Museo archeologico di Rodi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 36°26′41.39″N 28°13′37.27″E / 36.44483°N 28.227019°E36.44483; 28.227019

Museo archeologico di Rodi
Esterno
Esterno
Tipo Archeologia, lapidario
Indirizzo Rodi (città)
Sito Sito ufficiale

Il Museo archeologico di Rodi, affacciato su una piazzatta al termine della nota via dei Cavalieri di Rodi città, è il principale museo dell'isola di Rodi, contenenti reperti rinvenuti per lo più in loco e nelle isole circostanti. È ospitato nell'edificio monumentale dell'ospedale di San Giovanni dei Cavalieri di Rodi, completato nel 1440 sotto il Gran Maestro Pierre d'Aubusson.

Percorso espositivo[modifica | modifica wikitesto]

Dall'entrata principale sul lato est si accede nell'ampio cortile interno, circondato da un doppio loggiato su tutti i lati, sul modello dei caravanserragli bizantini. Al centro del cortile, in asse con l'ingresso, è collocata una scultura funebre leonina tardo-ellenistica, davanti a un mosaico pavimentale paleocristiano, un tempo nella basilica di Arkasa, sull'isola di Karpathos; un altro mosaico con la stessa provenienza si trova anche nel secondo cortile minore. Sul lato sud una scalinata monumentale porta al loggiato del piano superiore, con soffitto a travi lignee, da cui si accede alla maggior parte del percorso espositivo (sale sui lati nord, ovest e sud).

Il grandioso salone sul lato est (sala I) era anticamente la principale corsia ospedaliera della struttura, con grandi arcate ogivali al centro, che reggono il soffitto; qui sono esposti materiali lapidei medievali relativi ai cavalieri, come stemmi, lastre tombali e sarcofagi dei gran maestri. Una piccola cappella si apre in asse col portale di accesso, creando una nicchia che corrisponde all'avancorpo in facciata. Le sale da II a VI sono dedicate alla scultura, con pregevoli esempi della scuola rodia, fiorita nel tardo ellenismo, tra le più importanti espressioni del cosiddetto "barocco ellenistico". Tra questi spiccano statue di piccole/medie dimensioni di Asclepio, Igiea e Afrodite, come la Venere al bagno che si tiene i capelli, variante della Venera accovacciata di Doidalsas (sala V). Interessante anche la testa del poeta Menandro, copia romana di un originale greco del IV secolo a.C., e la Venere Marina, versione della Venere pudica del IV secolo a.C. Nella sala III sono collocati esempi di scultura greca arcaica (tra cui due torsi di kouroi) e rilievi funebri del periodo classico ed ellenistico, tra cui la stele funebre di Krito e Timarista (madre e figlia), scolpito da un artista locale influenzato dai rilievi del Partenone.

Le sale con numeri arabi da 1 a 15 contengono oggetti per lo più ceramici, frutto degli scavi italiani effettuati tra il 1912 e il 1948. In particolare le sale 1-3 espongono ritrovamenti della regione di Ialiso (dal IX al IV secolo a.C.), mentre dalla 9 alla 15 sono dedicate alla zona dell'acropoli dell'antica Camiro e delle necropoli nei dintorni.

Interessante dal punto di vista della storia della tecnologia il reperto proveniente da Ialiso e datato tra il VII ed il VI secolo a.C. che consiste di una serie di tre lenti di ingrandimento realizzate in cristallo di rocca ed incastonate in cornici di bronzo dotate di una piccola protuberanza che ne migliora la presa. Le lenti di diverso potere diottrico sono piano-convesse ed hanno un diametro di circa 1,5 cm. Le cornici di bronzo riportano simboli che consentono l'identificazione dell'ingrandimento della lente. Si tratta probabilmente delle più antiche lenti di ingrandimento conosciute. Esse sarebbero state utilizzate per lavori di oreficeria e per l'incisione di sigilli.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pannello illustrativo del reperto, in lingua inglese, a cura del Museo archeologico di Rodi. Il reperto è esposto in una saletta aperta nel 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Archaeological Museum of Rhodes, Scheda sul museo. URL consultato il 21-05-2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]