Scuola rodia

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La Scuola rodia fu una delle nuove correnti fondamentali dell'arte ellenistica, assieme a quella alessandrine e quella pergamena. Si sviluppò nell'Isola di Rodi, un vivacissimo centro commerciale delle Sporadi meridionali.

Indice

Contesto storico [modifica]

Testa del Laocoonte

Rodi fu conquistata da Alessandro Magno nel 322 a.C., alla cui morte entrò nei possedimenti macedoni di Antigono, stringendo però al contempo forti legami culturali e commerciali con i Tolomei di Alessandria per formare così la lega rodo-egiziana che controllò i traffici commerciali nell'Egeo per tutto il III secolo a.C. La vicinanza coi regni di Pergamo e Selucide garantiva un posizione strategica in tutto il Mediterraneo orientale.

La città divenne un centro marittimo, commerciale e culturale di grande importanza la cui moneta circolava per tutto il Mediterraneo. Le sue famose scuole di filosofia, scienza, letteratura e retorica rivaleggiavano con quelle di Alessandria. Fra i più importanti esponenti di questo grande momento di sviluppo vi furono il maestro di retorica Eschine, Apollonio di Rodi, gli astronomi Ipparco e Gemino, il filologo e grammatico Dionisio Trace.

Nel 305 a.C., il figlio di Antigono assediò Rodi al fine di rompere l'alleanza col rivale egiziano. Dopo un anno, nel 304 a.C., si arrivò a un accordo di pace e l'assedio fu tolto: gli abitanti dell'isola decisero di vendere gli equipaggiamenti abbandonati dagli assedianti per poter così erigere una statua al dio Helios, statua conosciuta come il Colosso di Rodi. Seguì un lungo periodo di pace e prosperità, che si mantenne anche in epoca romana.

Scultura [modifica]

Testa di Ulisse dal gruppo di Polifemo di Sperlonga

Simbolo dell'orgoglio cittadino era il perduto colosso, eretto nel 292 a.C. e costruito in bronzo, per un'altezza complessiva di 32 metri circa. Tali imprese favorirono lo sviluppo di una scuola di scultura, in marmo e in bronzo, che divenne presto molto famosa.

Esempio tipico del virtuosismo degli scultori rodi è la Nike di Samotracia (200-180 a.C. circa), raffigurante una vittoria alata sulla prua di una nave. Essa è investita da un vento impetuoso, che fa aderire il setoso panneggio al corpo, risaltandone lo slancio e gonfiandosi in pieghe mai schematiche, di estrema abilità virtuosistica. Altra opera estremamente nota scolpita a Rodi è il Gruppo del Laocoonte, forse copia ad opera degli scultori Agesandro, Atanodoro e Polidoro di un bronzo fuso a Pergamo nel II secolo a.C. Alle stesse mani sono riferite anche le statue del Gruppo di Polifemo e le altre statue rinvenute nella grotta della Villa di Tiberio a Sperlonga nel 1957.

Bibliografia [modifica]

Voci correlate [modifica]