Cenomani

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I Cenomani, detti anche Galli cenomani o Aulerci cenomani, in greco Κενομάνοι o Γονομάνοι, erano un popolo gallico della Gallia cisalpina compreso tra gli Insubri a ovest e i Veneti ad est, il fiume Po a sud e le popolazioni dell'arco alpino dei Camuni e Triumpilini a nord.

Il loro territorio si estendeva dall'Adda all'Oglio, mentre la loro parentela con i Cenomani della Gallia celtica incontrati da Giulio Cesare è dibattuto.

Indice

[modifica] I Cenomani in Gallia

Erano originari della regione attorno all'attuale città di Le Mans (il Maine), a ovest dei Carnuti tra Senna e Loira.

La loro capitale era Vindinum o Suindinum (Subdinnum), poi Civitas Cenomanorum e Cenomani (vedi Notitia Dignitatum). Secondo il De bello Gallico di Cesare[1], si schierarono con la grande rivolta guidata da Vercingetorige (52 a.C.), fornendo 5.000 uomini. Al tempo di Augusto formarono una civitas stipendiaria nella Gallia lugdunense, mentre nel IV secolo fecero parte della Gallia Lugdunensis III.

[modifica] I Cenomani in Italia

Sia Polibio che Livio li menzionano espressamente tra le tribù dei Galli, che circa nel 400 a.C., sotto la guida di Elitovio avevano attraversato le Alpi in epoca storica, e avevano espulso gli Etruschi dal territorio in cui poi si sono stabiliti e, successivamente, continuato ad occupare. [2]

Così, durante la grande guerra gallica nel 225 a.C., quando i Boi e gli Insubri presero le armi contro Roma, i Cenomani, così come i loro vicini i Veneti, conclusero un'alleanza con la Repubblica romana, e le due nazioni insieme apprestarono una forza di 20.000 uomini, con la quale hanno minacciato la frontiera insubre[3].

Anche quando Annibale invase la Gallia Cisalpina continuarono ad essere fedeli ai Romani, e apprestarono un corpo di ausiliari che combatté con loro la battaglia della Trebbia. [4]

Dopo la fine della seconda guerra punica, tuttavia, presero parte alla rivolta dei Galli sotto Amilcare (200 a.C.), e di nuovo a pochi anni più tardi, unirono le loro armi con quelle degli Insubri: ma anche allora la defezione sembrò solo parziale, e dopo la loro sconfitta da parte del console Gaio Cornelio Cetego (197 a.C.), presentarono la sottomissione e da allora continuarono ad essere fedeli alleati dei Romani. [5]

Da questo momento in cui scompaiono dalla storia diventando gradualmente fuse nella condizione di peregrinus, finché nel 49 a.C. acquisirono, con il resto di Galli transpadani, i pieni diritti di cittadini romani. [6]

Livio parla di Brixia (la moderna Brescia) e di Verona come le città principale sul loro territorio. Plinio li assegna a Cremona e Brixia: mentre Tolomeo dà loro una portata molto più ampia, comprendente non solo Bergamum (moderna Bergamo) e Mantova, ma anche Tridentium (Trento), che è stata certamente una città retica. [7]

[modifica] Note

  1. ^ Cesare, De bello Gallico VII 75,3
  2. ^ Pol. ii. 17; Liv. v. 35.
  3. ^ Pol. ii. 23, 24, 32; Strab. vp 216
  4. ^ Liv. xxi. 55
  5. ^ Liv. xxxi. 10, xxxii. 30, xxxix. 3
  6. ^ Dione Cass. Xli. 36
  7. ^ Strab. vp 213; Liv. v. 35; Plin. iii. 19. s. 23; Ptol. iii. 1. § 31

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