Povegliano Veronese

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Povegliano Veronese
comune
Povegliano Veronese – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Verona-Stemma.png Verona
Amministrazione
Sindaco Anna Maria Bigon (Lista Arcobaleno - centrosinistra) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 45°21′00″N 10°53′00″E / 45.35°N 10.883333°E45.35; 10.883333 (Povegliano Veronese)Coordinate: 45°21′00″N 10°53′00″E / 45.35°N 10.883333°E45.35; 10.883333 (Povegliano Veronese)
Altitudine 47 m s.l.m.
Superficie 18,69 km²
Abitanti 7 152[1] (01-01-2013)
Densità 382,66 ab./km²
Comuni confinanti Mozzecane, Nogarole Rocca, Vigasio, Villafranca di Verona
Altre informazioni
Cod. postale 37064
Prefisso 045
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 023060
Cod. catastale G945
Targa VR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 101 GG[2]
Nome abitanti poveglianesi
Patrono san Martino
Giorno festivo 11 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Povegliano Veronese
Posizione del comune di Povegliano Veronese all'interno della provincia di Verona
Posizione del comune di Povegliano Veronese all'interno della provincia di Verona
Sito istituzionale

Povegliano Veronese (Pojan[3] o Poejan[4] in veneto) è un comune italiano di 7.152 abitanti della provincia di Verona in Veneto.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Povegliano Veronese dista 14 chilometri, a sud ovest, da Verona. Sul suo territorio c'è una forte presenza di fontanili, polle e risorgive che spesso sono aree protette o molto curate, di censite ce ne sono 44. Da una di queste polle nasce il fiume Tartaro.

Le risorgive[modifica | modifica sorgente]

Povegliano Veronese sin dalla preistoria visse sulle paludi, come testimoniano le tante palafitte ritrovate durante i vari scavi archeologici. La complessa opera di bonifica fu iniziata non prima del 1400: se si eccettua un primo intervento operato dai padri benedettini nel 1200, l'escavazione su larga scala delle risorgive e la bonifica del suolo, anche con l'incanalamento delle acque stagnanti, furono iniziati nel XV secolo, quando i patrizi veronesi e veneziani intrapresero la coltivazione del riso nella media e bassa pianura e nel 1500 quando ci fu un notevole sviluppo della praticoltura. Cominciò allora quella che a partire dai primi decenni del Cinquecento sarebbe diventata "la corsa all'acqua", che indusse i proprietari a scavare quanti più fossi possibile.

Dalle famiglie nobili prendono nome alcune fosse: ad esempio, la Liona dai conti Lion, la Draga dai Draghi, la Giona (950 litri al secondo di portata massima, dei quali 700 dalla risorgiva vicina alla Pioppa) prese il nome dai conti Giona che la escavarono per irrigare la loro campagna di S.Bernardino di 1800 campi veronesi tra Vigasio e Trevenzuolo.

Le rive dei gorghi e dei condotti di alcune fosse sono più alte rispetto a quelle di altri corsi di risorgiva: il motivo è da ricercarsi, oltre che nella conformazione idrogeologica del terreno, anche nel calo di oltre due metri della falda freatica che si verificò verso la metà dell'Ottocento: questo fatto costrinse i proprietari di alcuni fossi ad abbassare il fondo delle risorgive e il letto dei condotti. In quello stesso periodo per ottenere più acqua furono aperti alcuni pozzi artesiani nei gorghi con tubi di 10 cm di diametro infissi fino ad intercettare la seconda falda. L'acqua, da sempre presente nel territorio, suggerì l'adozione della libellula (volgarmente chiamata cavaoci o sbusaoci) quale simbolo sullo stemma comunale attualmente in uso.[5]

I corsi d'acqua di risorgiva che nascono a Povegliano Veronese sono:

  • il fiume Tartaro con la sorgente principale al Dosso Poli e secondarie al Soco (chiamata dalla popolazione el gorgo del segretario), nel fossetto Cavazzocca e nei tre gorghi delle Riare;
  • la fossa Calfura con le due sorgenti in località di Madonna dell'Uva Secca;
  • la Giona con il gorgo alla Pioppa;
  • la Bora con tre gorghi presso la corte Livello ("el Liél"), uno a fianco del Gresanìn e due alla Muraiola;
  • la Draga con la sorgente principale, "el gorgo dela Salveregina". Vicino al Tartaro sulla via per Vigasio ed una secondaria (oggi asciutta) dietro la corte Pignolà;
  • la Liona con nove sorgenti nelle vicinanze di quella principale della Draga;
  • la Moretta con due gorghi nei pressi di S.Andrea;
  • la Ladisa che nasce vicino al confine con Mozzecane;
  • l'Acqua Bassa sul confine con Mozzecane;
  • la Gambisa con il gorgo ed il gorghetto al Cason;
  • la Fossona con quattro sorgenti ed un gorghetto a sinistra e sotto i Boschi di Sopra;
  • l'Acqua Bassa con due gorghi ed un gorghetto a sud (Boschi di Sopra).

La Fossona, l'Acqua Bassa ed un ramo della Bora, al ponte dei Mulinei formano un'unica fossa chiamata Gambarella che, nella zona più a sud del paese, riceve l'acqua di un'ultima risorgiva.

I nomi dei corsi d'acqua minori non rientrano nella toponomastica ufficiale, ma si sono tramandati oralmente. Sono riportati solo i corsi di risorgiva e non i canali e condotti che, negli ultimi decenni con l'introduzione dei mezzi meccanici, sono stati a volte deviati o intubati.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Povegliano Veronese è ritenuto un importante luogo di ritrovamenti preistorici ed i numerosi reperti archeologici, databili dall'eneolitico (2500 a.C.-1800 a.C.) all'età del bronzo (1800 a.C.-900 a.C.). Sin dalla preistoria erano presenti numerose paludi. Una complessa opera di bonifica fu iniziata solo nel XV secolo, quando i patrizi veronesi e veneziani intrapresero la coltivazione del riso nella bassa pianura e ci fu un notevole sviluppo della praticoltura.

I ritrovamenti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Povegliano Veronese è ritenuto dagli studiosi un importante luogo di ritrovamenti preistorici ed i numerosi reperti archeologici, databili dall'eneolitico (2500 a.C.-1800 a.C.), indicano con certezza una continuità di vita a partire dall'età del bronzo (1800 a.C.-900 a.C.).

L'ascia di Gambarella[modifica | modifica sorgente]

L'ascia di Gambarella fu ritrovata nel 1967 in località Gambarella. Il manufatto, in rame e lungo cm. 27, è ben conservato. A causa della mancanza di un preciso contesto è difficile la sua attribuzione cronologica e problematica l'interpretazione archeologica. Una necropoli preromana della media età del bronzo venne scoperta tra il 1876 e 1877 in località Gambaloni presso il condotto della fossa Gambisa durante l'escavazione della ghiaia. Nel 1880 furono riportate alla luce sepolture della tarda Età del Ferro nei campi magri della Bora e dell'Ortaia. Scavi più recenti hanno fatto emergere importanti ritrovamenti della media età del Bronzo in località Muraiola e un grande numero di tombe celtiche, romane e longobarde presso l'Ortaia.

Il cavallo ed i levrieri[modifica | modifica sorgente]

Il cavallo con i due levrieri è stato ritrovato nell'agosto del 1986 in una necropoli longobarda del VII secolo d.C. È una sepoltura rituale: il cavallo, ritrovato acefalo, è stato tumulato su un fianco con i due cani accucciati vicino. Le ossa dei tre animali sono state restaurate e consolidate in un istituto universitario e rimontate su appositi supporti nella posizione originaria. Questo e molti altri reperti archeologici sono esposti al pubblico in una mostra permanente presso villa Balladoro.

Le guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

Durante le due guerre mondiali, la popolazione di Povegliano ha subito gravi perdite, con la morte di 50 giovani inviati al fronte. Durante la seconda guerra mondiale, su 670 famiglie presenti, partirono al fronte 245 soldati.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Storicamente Povegliano Veronese basa la propria economia su agricoltura ed edilizia.

Edilizia[modifica | modifica sorgente]

Fino agli anni novanta erano queste due realtà a sorreggere gran parte dell'occupazione. In particolare, Povegliano Veronese ha insediate sul proprio territorio oltre 40[senza fonte] imprese edili (fra individuali e società), che ne fanno un piccolo record per la provincia di Verona.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Per quanto riguarda l'agricoltura, si coltivavano soprattutto frumento, granoturco e foraggio. Storicamente, nel 1700 la vite e il gelso divennero un caratteristico delle nostre campagne: le foglie dei gelsi alimentavano i caaléri (bachi da seta) che venivano allevati in grande quantità distesi sulle aréle sostenute dalle peagné nelle case, nei fienili o sotto le barchesse. Per l'economia familiare il baco ha rappresentato una voce fondamentale ed insostituibile ed il disegno di due farfalle del baco (in dialetto chiamate poéie) venne usato come simbolo sullo stemma del Comune dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli anni settanta. Dagli inizi del secolo fino agli anni cinquanta due filande hanno impiegato manodopera femminile nell'ordine di circa 200 unità annue. Si allevavano animali da stalla e da cortile. Dopo la seconda guerra mondiale l'attività produttiva ha iniziato un sensibile processo evolutivo. Fa parte dell'area di produzione del Riso Nano Vialone Veronese che viene coltivato su terreni della pianura veronese irrigati con acqua di risorgiva.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Povegliano ha conosciuto uno sviluppo demografico particolare. Dopo il 1000 il numero degli abitanti doveva essere scarsissimo, essendo il territorio paludoso e malsano: a ciò si aggiunga che nel 1233 il conte di San Bonifacio, per vendetta contro Ezzelino da Romano, da cui era stato messo in fuga, incendiò Povegliano insieme ad altri paesi tra cui Nogarole Rocca e Valeggio, fece uccidere una gran parte degli abitanti, mentre alcuni furono condotti prigionieri e altri fuggirono, sicché il paese rimase quasi spopolato. Nel 1696 la Parrocchia contava 828 abitanti; nel 1713 c'erano 415 maschi e 410 femmine. Nell'anno 1858 erano saliti a 1782 e nell'anno 1881 aveva raggiunto la cifra di 2110. In un mezzo secolo si assiste ad un quasi raddoppio: nel 1901 erano saliti a 2511. Nel 1942 (21 aprile) gli abitanti sono 3680[6].

Abitanti censiti[7]

Frazioni e località[modifica | modifica sorgente]

La frazione principale di Povegliano è Madonna dell'Uva Secca. Il luogo fu frequentato dall'Età del Bronzo a quella altomedioevale, come attestano i numerosi reperti rinvenuti in varie occasioni e la scoperta di una necropoli longobarda. La denominazione della località risulta però problematica e sembra essere il risultato della storpiatura di "della via secca" con cui era indicata la località fino a tempi non molto lontani. Questo perché il luogo era paludoso ed emergeva solamente una strada, da cui la denominazione. Altre località sono i Casotti, il Crosone, i Ronchi, le Bazene, i Boschi. Ci sono poi nel paese alcuni luoghi che hanno nomi noti assegnati per la particolarità del posto o per la conformazione:

  • La Veroneta (Via Vittorio Veneto);
  • I Pelagài (incrocio tra via Belvedere e Via Piave);
  • La Pontarèta (inizio di Via Piave), così nominata per il leggero salire della strada;
  • La Crose (in Via Piave alla fine della muraglia del parco Balladoro) così chiamata per la presenza di una croce in ferro;
  • La de soto (zona da Via Monte Grappa verso gli impianti sportivi);
  • Le Algarote (zona tra gli impianti sportivi e Via Algarote, in origine chiamata Le Casermète);
  • Le Campagnole (Via Campagnole);
  • El Casòn (lungo Via Nogarole, all'altezza della risorgiva Gambisa);
  • La Pignolà (in Via Nogarole dove insiste l'omonima corte);
  • El Torneghiso (sito nell'omonima via);
  • El Lièl (antica corte in Via San Giovanni, dove esiste ancora la pietra di misurazione del livello dell'acqua della fossa);
  • El Vò (omonima strada che porta al cimitero);
  • La Contrà Bruta (Via Garibaldi);
  • Le Colombare (omonima corte in Via Garibaldi);
  • La Pileta ( dalla parola dialettale veronese "pila" che significa mulino ) piccolo mulino. grande corte antica nel cui contesto si trovano i resti di un vecchio mulino ad acqua sulle rive del rio "Moretta".

Luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Chiese[modifica | modifica sorgente]

  • Santuario della Madonna dell'Uva Secca - XII secolo
Santuario della Madonna dell'Uva Secca

Alla periferia orientale di Povegliano, in mezzo all'aperta campagna, è situato il Santuario della Madonna dell'Uva Secca. La curiosa denominazione può essere spiegata come storpiatura popolare di Via Secca, o con la tradizione orale secondo la quale la Madonna ha fatto disseccare l'uva perché, apparsa sotto l'aspetto di una vecchietta vicino alla Chiesa, gliene fu rifiutato un grappolo. La Chiesa e il titolo dell'Uva Secca risalgono ancora al 1178 quando in uno dei più antichi documenti riguardanti le estensioni territoriali appartenenti al Comune di Verona, ritroviamo indicazioni di un edificio religioso in una via denominata “Via Sancte Marie ad Vithesiceum”, La “Via di Santa Maria della Vite Secca”, da cui derivò “Uva Secca”. Il luogo fu frequentato dall'"Età del Bronzo". Notizie più specifiche sulla Chiesa si incominciano ad avere dal XVI secolo, consultando le visite parrocchiali relative alla Parrocchia di Povegliano. Per esempio la visita del vicario del Vescovo Giberti nel 1526 informa che la Chiesa era dipendente dalla Parrocchia di San Martino e godeva di una rendita annuale. La visita dello stesso vescovo del 1533 ci fornisce invece notizie sul precario stato di conservazione dell'edificio che aveva bisogno di urgenti restauri del tetto, del campanile e della pala dell'altare maggiore. La Chiesa fu riedificata e ampliata nel 1611 ad opera dell'arciprete Francesco Priori e nello stesso anno l'affresco della Dormizione della Vergine venne trasportato all'Altare Maggiore. Testimonianza dell'avvenimento è rappresentata da una lapide in marmo a sinistra del Presbiterio che ne spiega i motivi in lingua latina:

« Ut intermeratae Virginis Mariae iconica imago ab invenusto vetustioris aedis loco hocusque traduceretur frequentieque populo pariter atque devoto aditus ad divina aptius aperirertur sacellum hocce ex communi sumptu ac priorum subsidio a fundamento construendum curativ. »
(Arciprete Francesco Priori)

Tradotto in italiano:

« Alla immagine dipinta a fresco della intemerata Vergine Maria, fu costruita questa Chiesetta dai fondamenti per cura dell'Arciprete Francesco Priori a spese comuni e con l'offerte di persone pie nell'anno del Signore 1611 e da disadorno luogo di più antico tempietto qua trasportata per dare maggior agio al popolo concorrente e devoto di venerarla. »
(Arciprete Francesco Priori)

In questa Chiesa fu istituita dal 1666 una società laicale della Beata Vergine della Via Secca. In seguito, con le disposizioni napoleoniche del 1806 la società fu soppressa. La Chiesa fu svaligiata più volte nei primi anni del Settecento durante il passaggio dei soldati francesi e tedeschi e nel corso dei tempi napoleonici fu chiusa al culto. Venne riaperta grazie ad una lettera di supplica inviata dal parroco di Povegliano Veronese al Vicario.

Il 1º luglio 1806 venne stilato un inventario che fornisce indicazioni sui beni mobili presenti nella Chiesa della Madonna dell'Uva Secca:

« …una pala con cornice nera e filetto pattinato rappresentante l'Annunciazione di Maria Vergine; una pala rappresentante S. Antonio da Padova, diversi quadretti appesi alle pareti rappresentanti diversi miracoli della Beata Vergine, una palla a tre sezioni, nella superiore delle quali e nella inferiore si vede dipinta l'assunzione di Maria Vergine, la media poi consiste in un quadrilungo di drappo a fiori che copre li nicchio in cui è riposta l'effige della Beata Vergine coricata dipinta sul muro. Il campanile dispone di due campane che servono per chiamare il popolo vicino alle funzioni e calcolate da periti di pesi venticinque circa. L'altare maggiore di marmo con colonne quattro di rimesso affricano il quale altare ha la sua vetta che tocca la volta della chiesa. Da cadauno dei due lati evvi un ingresso al coro con imposte ed architrave di marmo giallastro e sopra uno degli architravi poggia una statua di mattone rappresentante la Speranza e sopra l'altro poggia l'altra statua simile rappresentante la Carità. »

Nei primi anni 1990 la chiesa, trascurata per molto tempo, è stata fatta oggetto della debita attenzione da parte degli abitanti del paese che hanno costituito un comitato per restituirla alle pristine condizioni. l lavori di restauro, condotti in stretta collaborazione con la Sovrintendenza e grazie al cospicuo contributo della Fondazione Cariverona (per intercessione dell'allora Sindaco ex Consigliere della Fondazione stessa) e di realtà locali, hanno permesso, fra l'altro, di riscoprire le fondamenta originali della chiesetta medioevale.

  • Chiesa di San Martino Vescovo

Le prime testimonianze riguardanti la chiesa parrocchiale del paese risalgono al 1300 in cui, nella stessa zona della chiesa attuale, esisteva una piccola pieve (almeno dal 1137) intitolata a San Martino. Non era la parrocchiale, in quanto sotto giurisdizione dei Benedettini: la prima chiesa del paese era, infatti, quella di San Ulderico situata dove oggi si incrociano le vie Cavour e San Ulderico. Successivamente nel XV secolo venne demolita e ricostruita una chiesa vera e propria che divenne la parrocchiale. La chiesa di San Ulderico infatti, essendo costruita su una palude coperta con terreno di riporto, era in grave stato di usura a causa delle infiltrazioni d'acqua e dei cedimenti. Nel 1533 in Vescovo di Verona Matteo Gilberti diede ordine di ampliare la chiesa a spese del comune, ordine che fu ripetuto anche dal cardinale Agostino Valerio nella visita del 1582. La costruzione venne ultimata nel 1597 ma alcuni secoli successivi, l'Arciprete Don Bartolomeo Martini diede il via ai lavori di ricostruzione della chiesa parrocchiale, ultimati nel 1824 dall'Arciprete Don Fenzi. Così come è accaduto per le chiese più antiche, la stessa sorte venne riservata anche alla parrocchiale di San Martino che, nel settembre del 1964 venne demolita per lasciare spazio all'attuale edificio. L'abbattimento venne giustificato dalla necessità di migliorare la viabilità, dall'onerosità delle spese di ristrutturazione del tetto e dal bisogno di avere una piazza per il paese. La realtà dei fatti fu che per abbattere la chiesa furono necessari macchinari potenti e funi in acciaio che si spezzavano in continuazione, a riprova che l'abbattimento non era necessario ma solo frutto della mania dell'epoca di buttare le cose vecchie (e preziose) per ripristinarle con le nuove (assai poco pregiate). La cittadinanza non fu d'accordo e ne è riprova i verbali del consiglio comunale dell'epoca, che riportano accesi diverbi. Il patrimonio artistico fu in parte salvato ed in parte trafugato/svenduto, o addirittura sepolto con le macerie. Ne sono testimonianza le statue di San Luca e San Martino ritrovate lungo l'inizio di Via Nogarole (detta via Mora), ora restaurate e ricollocate. Anche l'organo fu praticamente svenduto e le canne bruciate.

Nel piano sotterraneo all'attuale edificio è stata ricavata una cripta dedicata a San Ulderico.

Il campanile della chiesa, staccato alcuni metri dall'attuale edificio, è stato risparmiato dalle demolizioni del 1964 e recentemente restaurato e consolidato. Il concerto campanario installato è uno dei migliori e più intonati della provincia di Verona. Le campane vennero smontate durante la seconda guerra mondiale, per essere fuse e ricavare materiale per fare i cannoni. Fortunatamente vennero risparmiate e ricollocate dopo la guerra.

  • Chiesa di San Ulderico

Villa Balladoro[modifica | modifica sorgente]

Villa Balladoro

Il vasto complesso seicentesco della Villa Balladoro si trova all'interno del centro abitato di Povegliano Veronese; una grande corte precede la casa padronale centrale, oltre la quale si sviluppa il parco. L'impianto presenta, nel suo insieme, la forma di una U, dove il palazzo è affiancato, secondo una disposizione simmetrica, da corpi di altezza inferiore con portici al pianoterra, in corrispondenza delle campate centrali e piccoli rustici, anch'essi porticati, che delimitano l'estensione del cortile in senso trasversale.

La facciata dell'antica residenza dei nobili Balladoro (ora Balladoro-Malfatti di Monte Tretto) si sviluppa su tre piani, per essere sormontata da un fastigio su cui è riportato lo stemma gentilizio della famiglia, affiancato da due vasi ornamentali; ai lati del settore mediano, con il portale bugnato e la soprastante apertura con timpano arcuato, sono collocate due lapidi che ricordano, rispettivamente, i soggiorni del principe Carlo di Lorena Comercy, nel 1701, e quello di Giovanni Antonio Riqueti, marchese di Mirabeau, nel 1704. Al XVIII secolo risalgono anche le sculture marmoree realizzate da Francesco Filippini e poste a decorare la cinta del parco; le due piccole e finte torri merlate laterali del corpo centrale sono invece ascrivibili al gusto romantico di un intervento attuato probabilmente nel XIX secolo.

Gli ambienti interni mostrano ancora gli affreschi originali con la raffigurazione di scene di vita campestre. Sul retro della Villa si apre l'immenso Parco Balladoro, meraviglioso giardino all'italiana che tra vialetti e piante secolari è luogo di visite continue. Attuale sede del Museo Archeologico, dell'Archivio Storico Balladoro e della Biblioteca Comunale, la villa è stata oggetto di un generale restauro, concluso di recente.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

  • Monumento ai caduti della prima e seconda guerra mondiale, Piazza IV novembre;
  • Monumento (degli Alpini, del Fante, e del Bersagliere) in piazza IV novembre
  • Monumento (al donatore di sangue) in Piazza dei Donatori

Sport[modifica | modifica sorgente]

Lo sport principe di Povegliano Veronese è il calcio. Il paese vanta una società di origini remote e una scuola calcio molto attiva. Fino agli anni settanta le società calcistiche erano addirittura due, l'U.S. Povegliano e la Giovane Povegliano. Le due squadre davano origine ad accesissimi derby, giocati presso il vecchio campo da calcio vicino al Comune. Negli anni ottanta partì una viva partecipazione al calcio a 5, che ha portato tra l'altro una società in C/1, una in C/2 e varie minori. Ad oggi gli impianti sportivi calcistici sono posti presso la parte sud del paese.

Molto attiva anche la società di pallavolo e la società di basket, che coinvolgono molti bambini.

È presente la scuola di karate e la pallamano.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Nel comune di Povegliano Veronese sono presenti molte associazioni culturali fortemente radicate nel paese. Spicca tra tutte la "Acropoli", che ogni anno organizza l'Università del Tempo libero. È l'associazione del settore con più iscritti nel Veneto.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Il Teatro San Martino di Povegliano Veronese si trova in centro a Povegliano (Piazza IV novembre), collegato all'oratorio della parrocchia ed in fianco al campanile. È stato oggetto di un restauro generale negli anni ottanta, in quanto era in completo stato di abbandono. Un tempo anche cineforum, era dotato di posti a sedere al piano e di un loggione con colonne in ghisa lavorate e ringhiera in ferro battuto. Le opere di restauro hanno tolto questi ornamenti (poi restaurati e recuperati) e tolto il loggione per formare la sala regia. Il teatro è ora dotato di 275 posti ed è completamente privo di barriere architettoniche.

Museo civico[modifica | modifica sorgente]

Il museo civico ha la sua sede all'interno di Villa Balladoro. Contiene ritrovamenti preistorici rinvenuti nella zona dell'età del bronzo e del ferro. È allestita in una sala una sepoltura rituale Longobarda trovata sempre a Povegliano.

Il corpo Bandistico[modifica | modifica sorgente]

Povegliano Veronese vanta la presenza di un importante corpo bandistico e gruppo di majorette intitolato a Santa Cecilia.

Nata nei primi anni dell'Ottocento, è una delle realtà musicali attualmente attive più datate nell'intera provincia veronese. Un documento del 1831 attesta la registrazione del corpo bandistico presso il Distretto di Polizia di Villafranca di Verona. Per quanto riguarda la data di fondazione del corpo, attualmente, è possibile indicare l'anno 1812, data deducibile indirettamente in seguito al ritrovamento di un manifesto commemorativo per il centenario della nascita del gruppo musicale, datato il 30 novembre 1912.

Il Corpo Bandistico Santa Cecilia di Povegliano Veronese è costantemente impegnato in manifestazioni pubbliche sia provinciali che nazionali, svolgendo un ampio repertorio tra musica tradizionale ad arrangiamenti contemporanei.

Squadra Suonatori di Campane[modifica | modifica sorgente]

Almeno dal 1844 esiste a Povegliano Veronese la Squadra di Suonatori di Campane (i canpanari, in dialetto veronese), che negli anni hanno mantenuto la loro rilevanza nella quotidianità e nelle feste sacre. La tipologia di suonata è ovviamente quella a Sistema Veronese (vd. Campane alla Veronese), famosa e celebrata in tutto il mondo. Mentre un tempo l'attività del campanaro era pressoché quotidiana, negli ultimi anni si è diradata per lasciare posto solamente a due appuntamenti. Il martedì sera per la scuola di suonatori e la domenica mattina per la suonata sacra prima della celebrazione dell'ultima messa. Oltre a questi appuntamenti i suonatori di campane si esibiscono in occasione di tutte le feste sacre. Dal 2009, oltre all'iscrizione all'Associazione Suonatori di Campane a Sistema Veronese, i campanari si sono costituiti in un'associazione denominata "Associazione Campanari Povegliano El Batòcolo". La torre ospita sei campane in tono di Reb3, la maggiore delle quali pesa circa 12,8 q.li. Smontate durante la seconda guerra mondiale per realizzare col bronzo nuovi cannoni, non furono fuse a scopi bellici ma comunque tornarono rotte e inutilizzabili. Gli stessi bronzi vennero fusi dalla ditta Cavadini di Verona nel 1946 e costituiscono, per le caratteristiche armoniche, uno dei complessi migliori della provincia.

Gli appuntamenti[modifica | modifica sorgente]

  • Mercato dell'antiquariato

Ogni prima domenica del mese, escluso il mese di agosto a Villa Balladoro.

  • Sacra Rappresentazione di Povegliano Veronese

Ormai divenuta tradizione, dal 2000 la Sacra Rappresentazione della Passione e la Morte di Cristo, viene messa in scena da un gruppo di giovani di Povegliano Veronese, ogni anno, nel giorno del venerdì Santo, presso la chiesa del paese. In alcune edizioni la rappresentazione ha avuto dei momenti itineranti, con una struttura a tappe, toccando diverse zone del paese. Questa rappresentazione vede ogni anno l'aumentare dei partecipanti sia da parte dell'organizzazione che da quella degli spettatori e ogni anno propone novità nella regia che creano un forte richiamo di pubblico anche da città vicine. Negli ultimi anni è mancato l'appuntamento a causa della mancata disponibilità di attori.[8]

  • Festa dell'Assunta

A cavallo di Ferragosto si svolge la festa dedicata alla Madonna dell'Uva Secca e al suo Santuario (del 1200 circa). Con la festa si raccolgono fondi per il sostentamento, il restauro e la manutenzione del Santuario e del suo brolo. Il comitato organizzatore in questa occasione offre a tutti nel giorno del 15 agosto le famose sate de galina, ossia una porzione di brodo con le zampe di gallina bollite: oramai un piatto tipico della cucina locale che attrae sempre moltissimi buongustai.

  • Feste Settembrine

Con il nome "Feste Settembrine" si indica la tradizionale Sagra paesana, che si svolge nel primo fine settimana di settembre.

  • Caminada de San Martin

Ogni seconda domenica di novembre si tiene la classica corsa podistica amatoriale, che si svolge sul territorio comunale tra le strade del paese e tra i luoghi più belli (risorgive, antiche corti, Villa Balladoro). Ogni anno migliaia di partecipanti si mettono in gioco.

  • Le Radici

Questa manifestazione è organizzata dall'Associazione GATEPO, che per tutto l'anno svolge attività per la rivistazione della vita contadina e delle sue tradizioni. Durante l'anno, oltre alle mostre espositive di trattori e mezzi d'epoca (grandiosa la collezione di trattori Landini) si svolge anche attività didattica per le scuole. Soprattutto ci sono tre appuntamenti fissi per rivivere la vecchia vita agricola, i segreti, le tradizioni, i costumi e gli usi. Si parte a novembre con l'aratura. L'11 novembre è San Martino ed è tradizionalmente considerato il capodanno dell'anno agrario. Durante i mesi estivi ci sono poi altri 2 appuntamenti: la semina e la trebbiatura. Durante tutti questi appuntamenti vengono rivissute le tradizioni e i lavori manuali, ma vengono anche rimesse in funzioni le vecchie macchine per farne apprezzare il funzionamento.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
luglio 1988 gennaio 1993 Francesco Perina Democrazia Cristiana Sindaco [9]
gennaio 1993 giugno 1993 Renato Cavallini Democrazia Cristiana Sindaco [10]
giugno 1993 aprile 1997 Graziano Scarsini Democrazia Cristiana Sindaco [11]
aprile 1997 maggio 2001 Leonardo Biasi Lista Civica Sindaco [12]
maggio 2001 maggio 2006 Leonardo Biasi Lista Civica Sindaco [13]
maggio 2006 maggio 2011 Anna Maria Bigon Lista Civica Sindaco [14]
maggio 2011 in carica Anna Maria Bigon Lista Civica Sindaco [15]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

I Preti della parrocchia[modifica | modifica sorgente]

I Parroci[modifica | modifica sorgente]

Mons. Scoppi Pietro Paolo (1500 - ...)

Don Giovanni Macario (1529 - ...), è celebre per aver accolto con il Vescovo Giberti in visita pastorale il poeta Berni, che sedette alla sua mensa.

Don Benedetto Albertini (1559 - ...)

Don Antonio Guglielmi (1565 - ...)

Don Alvise Locatelli (1582-1590)

Don Sigismondo Locatelli (1590-1600)

Mons. Francesco Priori (1600-1614), arciprete per 14 anni lasciò memoria indelebile delle sue opere. Eccone le principali: L'artistico tabernacolo in legno dorato dell'antica Chiesa - l'organetto portatile del coro, venduto nel 1697 a Mozzecane - il grande quadro di S. Martino - e la Chiesa della Madonna dell'Uva Secca. Nel 1614 Mons. Priori fu nominato arciprete di S. Paolo in campo Marzio a Verona.

Mons. Domenico Uguccioni (1614-1631), dopo 17 anni di cura parrocchiale rinunciò e fu fatto cancelliere vescovile e rettore di S: Giovanni in Foro a Verona. Nel 1630 sotto l'Uguccioni, le truppe tedesche perdute Mantova e Valeggio, invasero alcuni paesi del Veronese, tra i quali Povegliano mettendoli a fuoco. Gli abitanti terrorizzati fuggirono abbandonando poderi e animali; la sciagura s'accrebbe quando subito dopo scoppiò anche la peste di manzoniana memoria.

Don Giovanni Maria Domenichini (1631-1666), cappellano (curato) e nativo della Parrocchia. Era molto pio, affabile e di costumi intemerati; conoscitore esperto del canto gregoriano e del figurato. Sua opera principale fu la decorazione della chiesa della Madonna dell'Uva Secca alla quale donò anche il pregevole organo. Rifece le canne dell'organo portatile e comperò una nuova Pisside essendo stata rubata l'altra dai tedeschi nel 1630 proprio il giorno del Corpus Domini. Mori nell'anno 1666. Dopo pochi mesi di governo tenuto da don Domenico Paini, fu nominato Arciprete

Don Domenico Paini (1666-1667)

Mons. Carlo Trentossi (1667-1683), durante il suo governo spirituale la Compagnia del Corpus Domini comperò dalle monache di S. Giorgio di Verona un bell'altare in marmo e 54 venne rimossa una pala di legno dipinta, un'anticaglia al dire del Savoldo, ma forse opera preziosa non apprezzandosi in quel tempo il valore dei dipinti su legno. La Compagnia del S. Rosario si elesse a cappellano don Francesco Pernotari, che aveva l'obbligo di udire le confessioni dei confratelli e fungeva da organista, ricevendo lo stipendio dal Comune. Mons. Trentossi lasciò 200 ducati a ciascuna delle quattro compagnie laicali della Parrocchia con l'obbligo di celebrare 160 SS. Messe annue, per la durata di 50 anni, trascorsi i quali, il capitale rimaneva in possesso della rispettiva compagnia. Nella sacrestia della Madonna dell'Uva Secca si vede ancora nella tabella dei legati il nome Trentossi. Alla sua morte successe un increscioso e doloroso episodio; i fratelli e nipoti costituiti eredi di tutti i suoi beni in occasione della spartizione altercarono non solo, ma perfino, vennero al sangue! Il Savoldo semplicemente osserva: “così va roba di stola”. Prezioso monito ai Sacerdoti ed ai loro parenti ed a quanti si appropriano cose od averi sacri!

Mons. Angelo Bartolini (1683-1689), nobile veneziano, appartenente all'ordine dei Senatori. Era monaco a S. Giorgio maggiore di Verona e per i suoi illustri natali e per le squisite qualità di mente e di cuore era stimato degno di essere elevato alla dignità episcopale. Resse la Parrocchia per soli 6 anni, arricchendone la Chiesa del bellissimo altare maggiore. Ebbe un quarto sacerdote cooperatore nella cura pastorale, don Marcantonio Calvi: se pensiamo che allora la Parrocchia s'aggirava sulle 800 anime, vediamo quanto attualmente sia acuita la penuria del clero! Alla metà dell'anno 1689 rinunciò alla Parrocchia e si ritirò a Verona dove fu nominato Arciprete a S. Fermo e Rustico e vicario monastico.

Abate Francesco Savoldo (1689-1719), il suo nome eccelle tra gli altri per l'imperituro ricordo che egli scrisse di sé e della Parrocchia. Fu nominato Parroco con bolla 13 luglio 1684 dal nipote Mons. Sebastiano Pisani, Vescovo di Verona (1668-1690) avendo ottenuta questa carica per rinuncia di Mons. Bartolini con il quale permutò il beneficio semplice di S. Paolo primo Eremita in Verona con l'obbligo di residenza nella congregazione del Clero intrinseco e nel coro della Cattedrale, e di altri benefici in diocesi, ottenuti dal S. Pontefice Innocenzo XI (1676 - 1689), durante il suo lungo soggiorno in Roma alla corte papale; non si conosce pero quale carica ivi coprisse. Con decreto, Agosto 1689 lo stesso Vescovo Pisani lo nominava Vicario Foraneo delle Parrocchie di Povegliano, Vigasio, Alpo, e delle Curazie di S. Martino di Vigasio (attualmente parrocchia di S. Martino delle Forette), Castel d'Azzano (ora parrocchia), Ca' de' Tinaldi (ora parrocchia di Azzano) e di Isolalta. L'archivio parrocchiale possiede due suoi preziosi manoscritti, uno sul “Testamento del fu Bartolomeo da Povegliano” e altre memorie storiche sulla Parrocchia, l'altro intitolato: “Memorie de' privati avvenimenti, disagi e calamità sofferte in questa villa di Povegliano, nel corso della guerra tra l'Imperatore Leopoldo P.°, et le due corone di Francia e Spagna unite, per la successione a questa monarchia dopo la morte di Carlo II”. Il manoscritto va dal 1700 al 1718. Il Conte Vittorio Cavazzocca dei Mazzanti nel 1882 ebbe la felice idea di pubblicarlo sulla rivista intitolata: “Archivio Storico Veronese” ove comparve dal volume XIV fast. 40, al volume XVII fast. 50, sotto il titolo: “Memorie storiche dell'abate Francesco Savoldo”. Questa cronistoria molto interessante, scritta con brio e naturalezza, è ripiena di curiosi aneddoti, di assennate osservazioni e purtroppo anche di fatti crudeli e sanguinari. Gli abitanti ne ebbero a soffrire molto e in tutti sensi; furono derubati e svaligiati più volte dalle soldatesche, che non risparmiarono neppure la Chiesa. In queste circostanze Povegliano fu soggiorno di personaggi eminenti: la Villa Giona (ora Cavazzocca, i marchesi Giona l'avevano acquistata nel sec. XVII da Opilio Raimondi) ospitò il Principe Eugenio di Savoia nel 1701 e nel 1705; il gran colonnello dei Danesi pure nel 1701, il conte di Mursay luogotenente generale del Re Cristianissimo nel 1704, e il principe di Assia - Kassel. Il 20 luglio 1701 nello stesso palazzo Giona, si teneva il consiglio di guerra presieduto dal principe Eugenio di Savoia. Anche la villa Balladoro ospitò alcuni generali: l'austriaco Guidobaldo di Sternberg, il Principe Carlo di Lorena Commercy nel 1701, e nel 1704 il brigadiere di fanteria francese Giovanni Antonio Riquetti marchese di Mirabeau, conte di Baumont. I Conti Balladoro comprarono questa villa dai Fregoso verso la fine del 1600, ma la facciata attuale fu eretta dopo il 1723; le due notevoli statue della Vergine e di S. Eurosia scolpite da Francesco Filippini (n. 1670), allievo di Domenico Tomezzoli, conservate anticamente nel palazzo, si trovano attualmente nelle nicchie all'angolo destro della mura di cinta, nel luogo detto volgarmente la Madonnina di Balladoro. Nello spazio ove ora s'erge il monumento, nel corso degli anni 1701 - 1704, furono eseguite parecchie impiccagioni di soldati francesi e tedeschi, mentre il popolo era spettatore di tali macabre scene. Durante il governo del Savoldo fu celebre anche la visita pastorale del Vescovo Gian Francesco Barbarigo (1697 - 1714), avvenuta nel 1713. Il Savoldo rinunciò alla Parrocchia nel 1719 e si ritirò a Verona dove dopo un mese di dolorosa malattia, curato dal medico Bajo, morì il 24 settembre 1719 all'età di 68 anni. Dal registro dei morti della parrocchia di S. Paolo in Campo Marzio si rileva che fu sepolto nella Chiesa parrocchiale.

Don Pietro Ongaro (1719-1736), buono, mite e zelante della salvezza delle anime. II popolo in un primo tempo gli si mostrò piuttosto indifferente e freddo, ma poi conosciuta la sua virtù, lo circondò di tanto affetto e venerazione e lo colmò di cali favori, quali mai ebbero i suoi predecessori.

Don Michele Chincherini (1736-1741)

Don Bortolo Martini (1741-1781), iniziò i lavori della nuova Chiesa parrocchiale (in quel periodo a Povegliano c'erano accampamenti di soldati austriaci in combattimento per la terza Guerra d'Indipendenza).

Don Luigi Vivaldi (1781-1807)

Don Giosafatte Brizzi (1807-1823), al quale nel solenne ingresso a Parroco e Vicario Foraneo furono dedicate rime in italiano, latino e francese; terminò la Chiesa nel suo ultimo anno di cura parrocchiale.

Don Giuseppe Fenzi (1823-1852), sacerdote esemplare, di larga e inesausta carità verso i poveri, come ricorda l'epigrafe sepolcrale, completò la Chiesa e fece fare il pulpito, i confessionali e la bussola della porta maggiore.

Don Serafino Rossi (1852-1874), nativo di Vestena Nuova fu sacerdote di pietà profonda e di grande carità verso i poveri; questo è confermato dalle persone anziane del paese che l'hanno conosciuto.

Don Pietro Allegri (1875-1876), nominato Arciprete a Povegliano, subito vi rinunziava, venendo trasferito a Villafranca.

Mons. Pietro Bressan (1876-1902), fu il tipo evangelico del buon pastore, che profuse per i parrocchiani tutti i tesori delle sue elette virtù e soprattutto della sua pietà e carità. I poveri furono i suoi prediletti e per loro si privò più di una volta perfino del necessario: la sua attività esterna maggiore si esplicò nell'erezione dell'Asilo Infantile che sorse vasto, comodo e bello nel 1897. Asilo che ancora oggi accoglie i bambini ed a lui è stato intitolato. Dopo 25 anni di cura pastorale lasciava la diletta sua Parrocchia di Povegliano che perdeva in Lui il più buono dei padri, e veniva eletto Canonico della Cattedrale di Verona nell'1901. Negli ultimi otto anni di sua vita, travagliato da paralisi che gli aveva tolto il libero uso delle gambe, fu ammirabile a tutti per l'edificante esempio con cui sapeva pazientemente tollerare l'infermità. Ricco di meriti e compianto da quanti lo conobbero, mori il 19 maggio 1934 all'età di 88 anni, essendo nato a Belfiore il 20 marzo 1846.

Don Luigi Bonfante (15/08/1902 - 29/08/1957), nacque a Bonavicina il 9 febbraio 1866. L'insegnamento del Catechismo, base della vita cristiana, fu ed è la più grande preoccupazione del suo apostolato; nel 1937 fu inaugurata la nuova sede delle Scuole di Religione. Coltivò con sacrificio tutte le varie branche dell'Azione Cattolica; pensò con amore paterno ai poveri, aprendo per i vecchi una Casa di Riposo nel 1929. Lottatore indefesso contro il socialismo che voleva disseminare anche fra il suo popolo le deleterie teorie anticristiane, pensò ad una sala (che con il cortile serviva di ricercatori alla gioventù) per conferenze, dove valenti oratori dimostrassero al popolo la verità della dottrina sociale cattolica. L'attuale sala attigua all'Oratorio fu edificata nel 1926 e inaugurata dall'Ecc.mo Mons. Girolamo Cardinale Vescovo di Verona. Muore il 29 agosto 1957. A lui è dedicato un testo sulla sua vita e opere

Don Attilio Polato (1957-1985)

Don Igino Meggiorini (1985-1994), lascia Povegliano per la parrocchia di Nogara; è lo zio di Riccardo Meggiorini. Durante la sua permanenza furono iniziati e portati a termine i lavori di restauro e riqualificazione del Santuario della Madonna dell'Uva Secca;

Don Roberto Tebaldi (1994-2004), lascia Povegliano la parrocchia di B.go San Marco (VR), diverrà monsignore e vicario del Vescovo Mons. Zenti;

Don Giuliano Ceschi (2004-2007), lascia Povegliano per presiedere la Caritas diocesana di Verona dal Vescovo Mons. Zenti;

Mons. Osvaldo Checchini (2007-2013), lascia la parrocchia per servire a Lonato del Garda;

Don Daniele Soardo (2013-in carica), a Povegliano V.se dopo aver servito a Villafranca di Verona, per 10 anni in Brasile e per qualche mese in Terra Santa;

I Curati[modifica | modifica sorgente]

  • Con Parroco Mons. Pietro Bressan:

Don Riccardo Righetti (... - 1915)

Don Silvio Tramonte (1900 - ...)

Don Paolo Mazzi (1900 - ...)

Don Luigi Zanella (1900 - ...)

Don Pietro Portinari (1900-1914)


  • Con Parroco Don Luigi Bonfante:

Don Vincenzo Bettilli (1905-1921)

Don Silvio De Togni (1905-1908)

Don Felice Benvenuti (1905-1922)

Don Federico Trevisani (1910-1913)

Don Angelo Menegazzi (1911 - ...)

Don Domenico Bellorio (1914 - ...)

Don Giobatta Rodighiero (1913-1918)

Don Riccardo Righetti (... - 1916)

Don Gaetano Braga (... - ...) si sa solo che nel 1916 era sicuramente a Povegliano

Don Giuseppe Benamati (1916-1951)

Don Pietro Micheletto (1921-1928)

Don Tullio Benedetti (1929-1937)

Don Gaetano Turella (1937-1942), Nato a Montecchia di Crosara (Verona) il 25.Febbraio 1913.Allievo dell'Istituto Maschile Don Nicola Mazza, frequentò la scuola secondaria del Seminario Diocesano e conseguì il diploma di maturità al Liceo Classico Maffei di Verona. Compì anche gli studi di teologia nel Seminario Diocesano e fu ordinato sacerdote 11 Luglio 1937. Nel primo periodo di ministero pastorale fu Vicario del Parroco Don Luigi Bonfante a Povegliano dal 1937 al 1942. Nominato Parroco, fu Prevosto a S. Felice del Benaco dal 1942 al 1954 e poi Parroco a Carpi nel 1955 e a S. Pietro di Legnago dal 1955 al 1959. Successivamente fu Collaboratore nelle parrocchie cittadine di S. Paolo (1959 - 1960), S. Giorgio in Braida (1960-1967), S. Maria in Organo (1967-1977) ed ebbe gli incarichi di Assistente dell'Azione Cattolica e di Collaboratore Delegato Vescovile in vari rami diocesani di apostolato. Per molti anni fu Insegnante di Religione all'Istituto Tecnico Commerciale "Pindemonte" e in altre scuole superiori. Nel 1969 fu nominato Cappellano di Sua Santità ed ebbe il titolo di Monsignore. Dal 1978 è Collaboratore nella parrocchia di S. Pietro Apostolo. lasciò in eredità a Povegliano un libro in cui descrisse con perizia di particolari sia la chiesa parrocchiale che il Santuario della Madonna dell'Uva Secca;

Don Silvio Masotto (1944-1954)

Don Cristiano Sambugar (1946-1954)

Don Ernesto Castellani (1953-1957)

Don Luciano Foletto (1954-1958)


  • Con Parroco Don Attilio Polato (1957-1985)

Don Luciano Foletto (1954-1958)

Don Riccardo Adami (1958-1964)

Don Floriano Giarola (1964-1965)

Don Armando Faccioli (1965-1970)

Don Giovanni Soave (1970-1974)

Don Valeriano Frapporti (1974-1975)

Don Mario Venturelli (1975-1978)

Don Vittorio Sartori (1977-1979)

Don Claudio Turri (1979-1985)


  • Con Parroco Don Igino Meggiorini (1985-1994):

Don Domenico Scolari (1985-1991)

Don Luca Merlo (1991-1997)


  • Con Parroco Don Roberto Tebaldi (1994-2004):

Don Luca Merlo (1991-1997) andrà ad insegnare in seminario a Verona

Don Luciano Sartori (1997-2000) lascerà il sacerdozio negli anni a seguire

Don Alberto Ridolfi (2000-2005) lasciata Povegliano andrà a Negrar come curato e in seguito a Salionze come parroco


  • Con Parroco Don Giuliano Ceschi (2004-2007):

Don Alberto Ridolfi (2000-2005) lasciata Povegliano andrà a Negrar come curato e in seguito a Salionze come parroco

Don Gabriele Pesce (2005-2009) dopo essere stato a [Lonato] intraprenderà gli studi di [Nunziatura Apostolica]


  • Con Parroco Mons. Osvaldo Checchini (2007-2013):

Don Emanuele Bortolazzi (2009-2014)


  • Con Parroco Don Daniele Soardo (2014-in corso):

Don Emanuele Bortolazzi (2009-2014)

Personaggi Noti[modifica | modifica sorgente]

  • Francesco Savoldo, arciprete di Povegliano dal 1689 al 1719, dopo una permanenza alla corte di Papa Innocenzo XI.
  • Lory Del Santo, attrice e showgirl italiana.
  • Francesco Perina, Senatore della Repubblica nella X e XI Legislatura.
  • Tiziano Dalla Marta, politico, pittore, scrittore.
  • Giovanni Meloni, pittore.
  • Sergio De Guidi, poeta.
  • Luigi Zanotto, missionario Comboniano, e rappresentante alle Nazioni Unite (Palazzo Onu, NY).
  • Imelde e Angelo Zanotto, famiglia di missionari nel mondo.
  • Federica Bovo, cestista nazionale italiana basket
  • Annibale Zanon, M.O.V.M., disperso in Russia.
  • Claudio Perina, pittore
  • Antonio Bruno Zanon, musicista.
  • Claudio Caldana, pittore
  • Zanotto Gaetano, storico del paese e delle tradizioni andate.
  • Alberto Nosè, pianista di fama mondiale;

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 515.
  4. ^ Provincia In - Storia e curiosità dei 97 Comuni de la Provincia Veronese, La Rena Domila, l'informassion veronese. URL consultato il 26 novembre 2011.
  5. ^ Giorgio Bovo, Centro di Ricerca delle Tradizioni Popolari, Guida turistica e stradario di Povegliano Veronese, Verona, AA., 1996, capitolo risorgive.
  6. ^ Don Gaetano Turella: la chiesa parrocchiale di Povegliano Veronese.
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Il gruppo che si impegnava ogni anno si è perso a causa dei vari matrimoni ed ora si aspetta una nuova generazione
  9. ^ amministratori.interno.it - 1988. URL consultato il 16 novembre 2013.
  10. ^ amministratori.interno.it - 1993 1. URL consultato il 16 novembre 2013.
  11. ^ amministratori.interno.it - 1993 2. URL consultato il 16 novembre 2013.
  12. ^ amministratori.interno.it - 1997. URL consultato il 16 novembre 2013.
  13. ^ amministratori.interno.it - 2001. URL consultato il 16 novembre 2013.
  14. ^ amministratori.interno.it - 2006. URL consultato il 16 novembre 2013.
  15. ^ amministratori.interno.it - 2011. URL consultato il 16 novembre 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Savoldo Francesco, Memorie, a cura di Leonardo D'Antoni, 1992.
  • Carozzi Marco, La banda in piazza, 2002.
  • Bonizzato Luciano Povegliano processo ad una storia, 2004.
  • Don Turella Gaetano La Chiesa Parrocchiale di S. Martino in Povegliano Veronese, 1942.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]