Museo archeologico nazionale di Aquileia
| Museo Archeologico Nazionale di Aquileia | |
|---|---|
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Villa Cassis Faraone - Sede del Museo |
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| Tipo | Archeologia |
| Indirizzo | via Roma, 1 |
| Sito | Sito del museo |
Il Museo archeologico nazionale di Aquileia (UD) inaugurato nel 1882, è uno dei maggiori musei al mondo sulla civiltà Romana. La sede espositiva si trova presso la villa Cassis Faraone e si sviluppa su 3 piani con 12 sale. Il museo espone importanti collezioni, statue, suppellettili domestiche e ornamentali, in particolare la collezione di gemme e ambre e monete. Di grande rilevanza è anche la galleria lapidaria e la notevole quantità e qualità dei mosaici pavimentali. Il museo è aperto tutta la settimana escluso il lunedì pomeriggio con orario 8.30-19.30. Il prezzo del biglietto e di 4 euro per il biglietto intero e 2 euro per le riduzioni.
Indice |
Storia [modifica]
Il primo nucleo del museo fu una collezione privata del canonico Gian Domenico Bertoli nel '700 ospitato al n°6 di via Poppone dove furono tra l'altro rinvenuti interessanti affreschi di epoca romana. Il primo nucleo pubblico venne invece aperto nel 1807 nel battistero antistante la Basilica di Aquileia nel 1887 una enorme quantità di sculture e lapidi murate nella casa denominata Moschettini vennero recuperate e portate nel museo che venne collocato nella Villa Cassis attuale sede del museo. Nel 1879 venne acquisita la collezioni Bertoli inizialmente esposta nei locali Ritter di Monastero. Nei girdini di Villa Cassis furono costruiti nel 1898 i portici per accogliere il materiale lapideo e tra il 1940 e il 1950 vennero ampliati con un quadriportico. Il museo è stato completamente rimodernato e riordinato nel 1954-1955 col criterio di ridurre il materiale esposto e renderlo così più apprezzabile da parte dei visitatori.[1]
I direttori [modifica]
Tra i suoi direttori storici, Enrico Maionica, Giovanni Battista Brusin e Luisa Bertacchi. L'attuale direttrice è Paola Ventura.
Sale [modifica]
Piano terra [modifica]
Articolato in una successione di quattro stanze dove viene sviluppato in maniera organica il tema del scultura, secondo le molteplici espressioni del mondo antico. [2]
- Sala I – ritrattistica: è stata di recente oggetto di una revisione critica, che ha portato alla radicale modifica delle modalità espositive. Le teste-ritratto sono poste in ordine cronologico su due strutture semicircolari convergenti al centro della stanza. Assai vari appaiono gli esiti formali che spaziano dalla tendenza realistica alle correnti d’ispirazione ellenistica, fino a giungere ai profondi cambiamenti del III sec. documentati specialmente dalla classe dei sarcofagi. In questa sala trova spazio l' iscrizione su calcare di L. Manlio Acidino, una delle più antiche del patrimonio epigrafico, probabilmente parte della base di un monumento onorario, qui è collocato inoltre uno rilievo molto famoso il sulcus primigenius, che rappresenta un’azione di carattere ritualistico, interpretata come la fondazione di Aquileia.[3]
- Sala II: raccoglie i monumenti più significativi della grande statuaria, sia di derivazione locale che importata. Viene conservata in questa sala fra le altre la magnifica statua marmorea in abito cerimoniale detta "Tiberio Augusto divinizzato" e la scultura detta del Navarca, perché fu ritrovata assieme ad un pilastro con un rostro di nave.
- Sala III: riservata ai rilievi funerari, accanto a produzioni destinate ad una vasta utenza, caratterizzate da uno spirito celebrativo volto ad enfatizzare il defunto tramite il suo mestiere di cui esempi sono la "stele del carpentiere", la "stele del fabbro", "stele del bottaio" e l'"ara dell'esattore delle tasse", si hanno documenti interessanti per la loro peculiarità, fra cui monumenti funerari di soldati che uniscono al cippo l'elmo, formando un organico insieme, e ancora la sfera squisitamente intima, di ascendenza alessandrina, rievocata in un gruppo dal sepolcro lungo la cosiddetta via Annia che potrebbe rappresentare una defunta a colloquio con la propria anima; accanto a contenitori lapidei di semplice fattura si ebbe la produzione di urne riccamente lavorate, testimoniata dalla famosa "urna cineraria con scene di banchetto".
- Sala IV: raccoglie le principali attestazioni scultoree attinenti ai culti di divinità finora documentati e scoperti in Aquileia romana. L'arco cronologico copre il periodo che va dal I secolo d.C., rappresentato dal classicismo augusteo, al III secolo d.C.
Primo piano [modifica]
- Sala V, a sinistra delle scale: contiene i migliori esempi dell'oreficeria e della glittica ritrovati in zona. La presenza di gemme intagliate in città è ben documentata dai ritrovamenti a partire dall'epoca di fondazione della colonia (181 a.C.) fino al tutto il III secolo d.C. Assieme alle gemme in Aquileia si lavorava l'ambra, che giungeva dal Baltico, e che veniva nuovamente esportata, dopo essere stata lavorata in città. Nelle varie bachehe presenti nella sala sono presenti:
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- una scelta di cammei con ritratti e con raffigurazioni, soprattutto ninfe ed eroti, di età imperiale;
- oggetti di oreficeria di alta qualità (borchie, oggetti per toeletta femminile, una cintura a sbalzo, anelli, bracciali in argento e bronzo);
- manufatti in ambra lavorati in maniera raffinata (fendagli con raffigurazione di animali, scettri,ornamenti vari, frammento di specchi con Amore e Psiche della seconda metà del I secolo d.C.
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- Sala VI
- Sala VII
- Sala VIII
- Sala IX: contiene un'ampia selezione di vetri; è una delle più importanti, perché dai ritrovamenti, in particolare per la presenza di resti di lavorazione, si è ipotizzato che in Aquileia vi fosse una forte industria vetraria, con numerosi documenti che partono dalla fine del I secolo a.C. all'inizio del I secolo d.C. Tale industria deve aver avuto una vasta rete di esportazione.
Secondo piano [modifica]
Gallerie esterne [modifica]
Vi sono ospitati i grandi lacerti di mosaici provenienti da numerosi scavi nell'antico abitato di Aquileia. Tra quelli di maggior rilievo vi è quello raffigurante l'asaratos oikos, cioè gli avanzi di un banchetto gettati sul pavimento della sala da pranzo. Vi compaiono pesci, molluschi, lische, frutta. Il mosaico è databile intorno alla fine del I secolo a.C.
Risalente allo stesso periodo e probabilmente pertinente alla stessa abitazione è il mosaico policromo che raffigura Il ratto di Europa, da parte di Zeus in forma di toro: per rappresentare l'acqua sono state utilizzate tessere in pasta vitrea di colore azzurro, mentre per far risaltare la figura femminile di Europa è stato utilizzato uno sfondo nero.
Dalla zona tra l'anfiteatro ed il circo proviene una serie di mosaici policromi, che, secondo gli studiosi, appartenevano a grandi ambienti (terme o ad un palazzo imperiale del tardo-impero). tra questi sono da ricordare il mosaico di un mostro marino su un cocchio, un pannello con tritone e nereide (con il nome di "Klumene") e tre medaglioni con ritratti, inquadrati da fasce ottagonali, che raffigurano probabilmente due atleti, l'ultimo con un vecchio, forse un sacerdote.
Questa serie di mosaici trovano similitudini con mosaici di origine africana della metà del III secolo d.C.
Note [modifica]
- ^ "Touring Club Italiano - Friuli Venezia Giulia-" editore Touring s.r.l., 2005-Milano pp. 499
- ^ "Touring Club Italiano - Friuli Venezia Giulia-" editore Touring s.r.l., 2005-Milano pp. 499
- ^ "Touring Club Italiano - Friuli Venezia Giulia-" editore Touring s.r.l., 2005-Milano pp. 499
Bibliografia [modifica]
- Raffaele Mambella, Lucia Sanesi Mastrocinque - Itinerari Archeologici-Le Venezie - Newton Compton Editore - ISBN