Torre Velasca
Coordinate: 45°27′35″N 9°11′26″E / 45.459796°N 9.190409°E
| Torre Velasca | |
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La Torre Velasca in una fotografia degli anni cinquanta.
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| Ubicazione | |
| Stato | |
| Località | Milano |
| Informazioni | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1958 |
| Uso | commerciale e residenziale |
| Altezza | Tetto: 106 m |
| Piani | 26[1] |
| Realizzazione | |
| Architetto | Studio B.B.P.R.: Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers |
| « La torre si propone di riassumere culturalmente e senza ricalcare il linguaggio di nessuno dei suoi edifici, l'atmosfera della città di Milano, l'ineffabile eppure percepibile caratteristica (...) » |
| (Ernesto Nathan Rogers, 1958[2]) |
La Torre Velasca è un grattacielo di Milano, situato nella piazza omonima, a sud del Duomo.
Il nome, derivato dal preesistente toponimo, è legato al governatore spagnolo Juan Fernández de Velasco, a cui fu dedicata la piazza nel Seicento. La torre svetta nel panorama cittadino, del quale è divenuta uno dei simboli più noti. Per il suo interesse storico-artistico, nel 2011 la Soprintendenza per i Beni Culturali l'ha sottoposta a vincolo culturale.[3]
Indice |
[modifica] Cenni storici
Fu progettata dallo Studio BBPR[4], su incarico della società Rice, con la collaborazione dell'ingegner Arturo Danusso, su un'area del centro di Milano devastata dai bombardamenti angloamericani del 1943. La progettazione iniziò fra il 1950-1951, ma l'idea iniziale di una torre in ferro fu scartata a causa degli alti costi del materiale[5]. Fra il 1952 ed il 1955 fu realizzato il progetto definitivo della torre, realizzata tra il 1956 e il 1957[6] con i finanziamenti della Società Generale Immobiliare.
Per costruirla servirono 292 giorni, 8 in meno del tempo contrattuale.[7]
[modifica] Caratteristiche progettuali
La Torre Velasca è il monumento più rappresentativo di quel periodo di transizione, in cui E. N. Rogers, direttore della rivista Casabella, rappresentava un punto di riferimento per quella parte della cultura disciplinare che cercava il superamento del razionalismo, traghettando quella eredità dei maestri europei verso un nuovo atteggiamento nei confronti dell'ambiente e della storia.[8] Nella fase preliminare venne interpellata una società newyorkese specializzata nella valutazione economica dei progetti d'architettura e stabilì che, data la situazione tecnologica dell'industria siderurgica italiana, il progetto sarebbe stato irrealizzabile. [9]
Il profilo della torre è la conseguenza di un lungo studio che trova le sue origini nella ricerca di risposte funzionali alla costrizione in cui si trova la base della torre, ubicata nella piccola piazza omonima, libera però di espandersi verticalmente.
I primi diciotto piani sono occupati da negozi e uffici, mentre i successivi piani, fino al ventiseiesimo, sono destinati ad appartamenti privati. Essi sono sviluppati su una planimetria più larga rispetto ai piani sottostanti e ciò conferisce la caratteristica forma "a fungo" alla torre, accentuata dalle numerose travi oblique. Quest'ultime sostengono l'espansione esterna dei piani superiori ma furono oggetto di ironia dei milanesi che diedero all'edificio il soprannome di "grattacielo delle giarrettiere" o di "grattacielo con le bretelle".
Malgrado l'indubbia valenza architettonica, nel 2012 il quotidiano inglese The Daily Telegraph l'ha inserita nella lista degli edifici più brutti al mondo.[10] La notizia ha scatenato dibattiti e polemiche sui principali quotidiani nazionali.
[modifica] La torre nel cinema e letteratura
- La Torre Velasca è uno dei luoghi del film Il vedovo di Dino Risi, con la coppia Sordi - Valeri.
- La Torre Velasca è anche ambientazione di parte del film Milano calibro 9 di Fernando Di Leo, girato nel 1972, e capostipite dei poliziotteschi/noir. In uno degli appartamenti della Torre abita il gangster chiamato "l'americano" (interpretato da Lionel Stander). Compare anche nella scena finale de La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori sempre dello stesso Di Leo.
- Parte della storia di Neppure un rigo in cronaca di Gino e Michele è ambientata nella neonata Torre Velasca.
[modifica] Note
- ^ Storia dell'architettura, Patrick Nuttgens, ed. Bruno Mondadori, p. 287
- ^ E.N. Rogers, Esperienza dell'architettura, Torino, 1958, p.312
- ^ La soprintendenza mette il «vincolo» sulla Torre Velasca - Milano
- ^ Il gruppo aveva perso Gian Luigi Banfi, morto nel 1945 a Gusen, ove era stato deportato (insieme a Barbiano di Belgiojoso) in quanto aderente al gruppo antifascista Giustizia e Libertà.
- ^ Manfredo Tafuri, Storia dell'architettura italiana. 1944-1985, Torino, 1986, p.68
- ^ M. Tafuri, Storia dell'a., cit., p.68
- ^ La scheda su www.iuav.it
- ^ Fulvio Irace, Milano, in AA. VV. (a cura di) Francesco Dal Co, Storia dell'architettura italiana. Il secondo Novecento, Milano, 1997, pp.63-64
- ^ dal sito del Comune di Milano, turismo.milano.it
- ^ Are these the ugliest buildings in the world?
[modifica] Bibliografia essenziale
- Fiori Leonardo, Pizzon Massimo (a cura di), B.B.P.R. La Torre Velasca, Abitare Segesta, 1982.
- Piva Antonio (a cura di), B.B.P.R. a Milano., Electa, 1982.
- Società generale immobiliare, Torre Velasca, 26 piani, 800 locali, Società generale immobiliare, 1958.
- Brunetti F., La Torre Velasca a Milano, Alinea, 1999.
- Rogers E. N., Il senso della storia, Unicopli, 1999.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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