Fernando Di Leo

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Fernando Di Leo

Fernando Di Leo (San Ferdinando di Puglia, 11 gennaio 1932Roma, 1º dicembre 2003) è stato un regista, sceneggiatore e scrittore italiano.

Autore di alcuni dei più interessanti film noir italiani, è stato oggetto dopo il 2000 di una riscoperta critica in seguito alle dichiarazioni di stima da parte del regista statunitense Quentin Tarantino e all'interesse di una nuova generazione di critici cinematografici raccolti prevalentemente attorno alla pubblicazione della rivista mensile Nocturno. Grazie a questa rivalutazione, Di Leo è oggi considerato un maestro del cinema noir.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le sceneggiature[modifica | modifica sorgente]

Fernando Di Leo nacque a San Ferdinando di Puglia, all'epoca in provincia di Foggia (dal 2004 confluito nella neo-costituita provincia di Barletta-Andria-Trani), l'11 gennaio del 1932. Di Leo entrò nel mondo del cinema come sceneggiatore. Nell'arco della sua carriera scrisse quarantatré film. Soltanto prima della sua affermazione come regista, gli spaghetti western e i noir da lui firmati sono più di venti, tra cui Il ritorno di Ringo e Kiss Kiss... Bang Bang, entrambi diretti dall'amico Duccio Tessari, e Omicidio per appuntamento e Gangster '70, diretti da Mino Guerrini.

Spesso nei primi lavori non è accreditato, come per le sceneggiature di Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più di Sergio Leone.[1] Gli ultimi film da lui scritti ma non diretti sono i poliziotteschi Uomini si nasce poliziotti si muore di Ruggero Deodato, e Liberi armati pericolosi di Romolo Guerrieri.

Le prime regie[modifica | modifica sorgente]

Di Leo fece il suo debutto nella regia nel 1963, con il film a episodi Gli eroi di ieri... oggi... domani, dirigendo insieme a Enzo Dell'Aquila l'episodio Un posto in paradiso. Nel 1968 diresse il suo primo film da solo, Rose rosse per il führer.

Nel 1969 si fece conoscere definitivamente con Brucia ragazzo, brucia, film che creò uno scandalo per l'argomento trattato: la sessualità femminile.[1] Lo stesso anno diresse un altro film simile, Amarsi male, che tratta anche delle problematiche giovanili di quegli anni.

I noir[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 Di Leo diresse anche I ragazzi del massacro, primo suo film tratto dalle opere dello scrittore Giorgio Scerbanenco. Il film è considerato uno dei migliori noir italiani nonché uno dei migliori film del regista pugliese.[1] Nel 1971 Di Leo diresse il suo unico horror, La bestia uccide a sangue freddo, protagonista Klaus Kinski, considerato un cult movie e un precursore della moda pulp negli Stati Uniti.[1]

Un'immagine da La mala ordina, la seconda parte della Trilogia del milieu

Dopo questa parentesi Di Leo tornò al noir con la famosa Trilogia del milieu, che iniziò con Milano calibro 9, interpretato da Gastone Moschin. Questo film influenzerà molto Quentin Tarantino.[1]

La trilogia proseguì con La mala ordina, film meno cupo di Milano calibro 9 ma forse ancora più spietato.[1] Infine nel 1973 Di Leo diresse Il boss, ambientato a Palermo. Dei tre film questo è probabilmente il più cinico e senza speranza.[1]

Dopo la trilogia del milieu Di Leo diresse altri noir, ma senza arrivare alle vette raggiunte con i film precedenti.[1] La città sconvolta: caccia spietata ai rapitori ebbe dei problemi di produzione e di sceneggiatura.[1] Diamanti sporchi di sangue è una sorta di remake di Milano calibro 9 ambientato a Roma.[1]

Di Leo in seguito diresse anche film noir/commedia, come I padroni della città e Colpo in canna, che vede protagonista Ursula Andress, che si comporta e lotta come un uomo.

I poliziotteschi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1974 Di Leo diresse il suo unico poliziottesco, Il poliziotto è marcio, che sin dal titolo dichiara la sua estraneità rispetto agli altri prodotti del genere, e mostra un poliziotto corrotto e cinico interpretato da Luc Merenda. Per questo il film ebbe molti problemi, ed è rimasto introvabile per più di trent'anni, ma la casa Raro Video ne ha pubblicato il DVD nel dicembre 2012.

I film erotici[modifica | modifica sorgente]

Di Leo ha anche diretto alcuni film erotici. Il più famoso di questi è La seduzione, con una giovanissima Jenny Tamburi che seduce l'amante di sua madre.

Avere vent'anni, ambientato in una delle ultime comuni hippy degli anni '70, ebbe molti problemi con la censura per l'agghiacciante e violentissimo finale, e conobbe due versioni.

Con il passare degli anni Avere vent'anni è diventato un vero e proprio cult tanto da meritarsi documentari e monografie.

Gli ultimi lavori[modifica | modifica sorgente]

Nel 1982, Fernando Di Leo diresse alcune sequenze del "lacrima movie" Pover'ammore, che risulta diretto da Vincenzo Salviani.[1]

Di Leo diresse soltanto altri tre film prima della sua morte.

Vacanze per un massacro - Madness, interpretato da un ottimo Joe Dallesandro e con le musiche di Bacalov mescola sapientemente tensione ed erotismo.

Razza violenta è un film sulla guerra del Vietnam, mentre il suo ultimo lavoro, Killer vs. Killers uscì soltanto all'estero.

La televisione[modifica | modifica sorgente]

Di Leo diresse nel 1981 anche una serie televisiva di sei puntate per la RAI, intitolata L'assassino ha le ore contate, che però non fu mai trasmessa.

I romanzi[modifica | modifica sorgente]

Di Leo è stato anche uno scrittore. Ha scritto infatti i romanzi noir Da lunedì a lunedì (così si doveva intitolare Milano calibro 9), e Beati gli ultimi... se i primi crepano, nel quale Di Leo rimaneggia le sue sceneggiature di Colpo in canna e Uomini si nasce poliziotti si muore, unendole in un unico romanzo.

Di Leo poi ha scritto i romanzi erotici Quello che volevano sapere due ragazze perbene, Le donne preferiscono le donne, Suite a due voci e Tra donne, suo ultimo romanzo.

Progetti incompiuti[modifica | modifica sorgente]

Il regista avrebbe dovuto dirigere un film intitolato Bazooka, una sorta di Rambo italiano. Il film però non si realizzò.[1]

Altri progetti irrealizzati sono Il pederasta, storia di un omosessuale, che risale al 1972 e che sarebbe stato il primo film ad affrontare senza tabù il tema dell'omosessualità maschile. Dopo alcune proteste il titolo fu cambiato in Uno di quelli. Il cast comprendeva Barbara Bouchet, Margaret Lee e Gianni Macchia, ma un'improvvisa malattia della Lee fece slittare le riprese. Di Leo in seguito riuscì a girare una scena a Fregene, ma subito dopo la produzione si ritirò per paura delle proteste.[1]

Un altro film mai realizzato da Di Leo fu Il dio Kurt, scritto da Franco Arcalli e tratto da un'opera teatrale di Alberto Moravia. Il film doveva narrare del mito di Edipo trasferito in un campo di concentramento nazista. Le riprese dovevano iniziare nel settembre 1973, a Trieste. Gli attori erano Henry Fonda e Charlotte Rampling, il budget era di un miliardo di lire. Ma i distributori, spaventati dal tema del film, bloccarono subito il progetto, e Di Leo non riuscì a girare neanche una scena.[1]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regie[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiature[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Documentari sul suo lavoro[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Autori vari, Calibro 9. Il cinema di Fernando Di Leo, Milano, Dossier Nocturno n.14, settembre 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davide Pulici, Fernando di Leo, Nocturno Libri, Milano 2000
  • Autori vari, Calibro 9: Il cinema di Fernando Di Leo, settembre 2003, Milano, Dossier Nocturno n.14.
  • Gordiano Lupi, Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso, 2009, Roma, Profondo rosso Edizioni, ISBN 978-88-95294-20-9.
  • Roberto Curti, Italia odia. Il cinema poliziesco italiano, 2006, Torino, Lindau, ISBN 88-7180-586-0.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 64209033 LCCN: nr2005025293 SBN: IT\ICCU\MODV\295807