Concilio di Aquileia

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Concilio di Aquileia
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 3 settembre 381
Accettato da Chiesa cattolica
Concilio precedente Concilio di Costantinopoli I
Concilio successivo Concilio di Efeso
Convocato da Sant'Ambrogio
Presieduto da Papa Damaso I
Partecipanti vescovi del Norditalia e alcune rappresentanze dalle attuali Francia, Spagna e Africa nord-occidentale
Argomenti processo contro due vescovi illirici, Palladio di Ratiaria e Secondiano di Singidunum
Documenti e pronunciamenti messa al bando dell'arianesimo e con la scomunica dei due vescovi imputati

Il concilio di Aquileia fu un sinodo che si aprì il 3 settembre del 381 ad Aquileia.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Il concilio di Nicea del 325 aveva definitivamente bandito la dottrina ariana, ma alla morte di Costantino, avvenuta nel 337, l'eresia aveva ripreso vigore prima in Oriente e poi in Occidente, favorito dall'appoggio dell'imperatore Costanzo II. Durante il suo regno, molti vescovi ortodossi furono perseguitati o sostituiti con vescovi ariani.

Morto Costanzo (361) e conclusa la parentesi pagana di Giuliano l'Apostata, la dottrina ortodossa rifiorì, grazie soprattutto all'impulso datagli da Teodosio che culminò con l'emanazione dell'editto di Tessalonica. L'eresia ariana era comunque ancora molto diffusa nelle provincie danubiane dell'impero. Artefice principale dell'azione contro l'arianesimo fu il vescovo di Milano Ambrogio, che applicò una politica di attesa, perché quando veniva a morire un vescovo ariano, i nuovi eletti provenivano sempre dalle fila ortodosse.

Al posto di Germinio defunto, Ambrogio riuscì a far eleggere Anemio vescovo di Sirmio, città fondamentale non solo perché era la capitale della Pannonia, ma anche perché vi risiedeva l'imperatrice Giustina, che al contrario era una ariana fervente e cercava di contrastare l'impresa del vescovo di Milano. Prima ancora dell'ordinazione di Anemio, due vescovi danubiani, Palladio di Ratiaria (città dell'odierna Bulgaria) e Secondiano di Singidunum, ariani e perciò minacciati di perdere i loro vescovadi, avevano ottenuto dall'imperatore Graziano che la loro causa fosse giudicata in un concilio ecumenico da tenersi in Aquileia.

Il sinodo[modifica | modifica sorgente]

Vista la situazione, l'ortodossia mirava dunque a debellare definitivamente il fenomeno eretico riconfermando, in sostanza, gli accordi raggiunti durante il concilio di Nicea.

Il concilio fu convocato ad Aquileia, città importantissima dal punto di vista cristiano, perché centro di diffusione verso l'Europa centrale e la Pannonia in particolare. In Aquileia avevano peraltro sede numerose congregazioni e scuole ascetiche che avevano contribuito non poco alla rivincita dell'ortodossia cristiana. Di fatto, il sinodo, cui parteciparono i vescovi del Norditalia e alcune rappresentanze dalle attuali Francia, Spagna e Africa nord-occidentale, fu un processo contro due vescovi illirici, Palladio di Ratiaria e Secondiano di Singidunum, tra gli ultimi sostenitori dell'eresia ariana.

Conclusioni del sinodo[modifica | modifica sorgente]

Il sinodo si concluse confermando la messa al bando dell'arianesimo e con la scomunica dei due vescovi imputati.

Inoltre fu inviata una lettera del concilio agli imperatori, ma rivolta in particolare a Graziano che comprendeva Roma nel suo dominio, di non prestar fede all'antipapa Ursino ed alle sue calunnie contro papa Damaso.

Per finire in una quarta lettera, pure questa indirizzata agli imperatori, il concilio perorava la causa di Paolino di Antiochia e di Timoteo di Alessandria, e domandava inoltre, che gli imperatori convocassero in Alessandria un grande concilio per mettere fine alle divisioni fra i cristiani.

Elenco dei vescovi che parteciparono al sinodo[modifica | modifica sorgente]

  • Diocesi di Pannonia
      • Anemio (o Anomio) di Sirmio
      • Massimo di Emona
      • Felice di Zara
      • Costanzo di Siscia (chiamato anche legato dei Galli)

ed altri vescovi la cui sede è sconosciuta, fino al numero totale di 32.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pio Paschini - Le vicende politiche e religiose del territorio friulano da Costantino a Carlo Magno (secc. IV-VIII) - Memorie Storiche Forogiuliesi - Anno VII (1911)