Verginità di Maria

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Con la verginità di Maria (o concepimento virginale di Gesù) si intende la dottrina secondo cui, stando alla narrazione dei Vangeli (Mt1,18-25; Lc1,26-38), Maria concepì Gesù in maniera soprannaturale per opera dello Spirito Santo, senza cioè un rapporto sessuale.

Questa dottrina è distinta dal dogma della verginità perpetua di Maria, secondo il quale Maria restò vergine anche durante e dopo il parto, pertanto non è la madre dei fratellastri e sorellastre di Gesù citati nel Vangelo di Marco.

Il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria, avvenuto per volontà divina, è considerato verità di fede da tutte le confessioni cristiane, le quali fondano la propria dottrina sui vangeli.[1]

Il Vangelo di Matteo dice che Gesù nacque in modo miracoloso senza che Maria e Giuseppe "si conoscessero" (ossia "avessero rapporti sessuali", secondo il modo di dire semitico). Sulla base di questo passo, riferimenti alla verginità di Maria si trovano già nel Credo degli apostoli; in seguito, sulla base anche di alcune argomentazioni di diversi Padri della Chiesa, i vescovi riuniti al secondo concilio di Costantinopoli (553) fondarono il dogma della verginità perfetta di Maria, che implica la nascita verginale di Gesù.

La verginità di Maria è interpretata in modo differente dalle diverse confessioni cristiane, per la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Maria ha mantenuto la sua verginità sia durante che dopo la nascita di Gesù (perpetua verginità di Maria), al contrario secondo le Chiese Protestanti, le Chiese Evangeliche, la verginità di Maria è limitata a prima del parto, avrebbe perso la verginità con la nascita di Gesù e dopo la sua nascita avrebbe avuto dei figli con Giuseppe noti come Fratelli (fratellastri) di Gesù.

Tale dottrina non deve essere confusa con il dogma dell'Immacolata Concezione, il quale, invece, stabilisce l'immunità della Vergine Maria dal peccato originale.

Riferimenti nel Nuovo Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli scritti del Nuovo Testamento, il concepimento verginale di Gesù è riferito da due Vangeli, il Vangelo di Matteo e il Vangelo di Luca. Il Vangelo di Matteo dice:

« (Nuova Diodati) 24 E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; 25 ma egli non la conobbe, finché ella ebbe partorito il suo figlio primogenito, al quale pose nome Gesù.[2]  »   (Matteo 1,24-25)

. Il Vangelo di Luca dice invece:

« (Nuova Diodati) E Maria disse all'angelo: "come avverrà questo, perché io non conosco uomo?". E l'angelo rispondendo: "lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti adombrerà:pertanto, il santo che nascerà da te sarà chiamato figlio di Dio".  »   (Luca 1,34-35)

.

Gli altri vangeli non menzionano l'avvenimento: il Vangelo di Marco comincia con il racconto dell'inizio della vita pubblica di Gesù, mentre il Vangelo di Giovanni parla inizialmente della preesistenza e dell'incarnazione di Cristo, ma non di un concepimento verginale di Gesù (Gv1,1-14). L'evento non è citato neanche nelle lettere di Paolo: nella lettera ai Galati si dice che Gesù nacque da una donna (Gal4,4-7) ma non c'è un riferimento ad un concepimento verginale.

Riferimenti nell'Antico Testamento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Antico Testamento, Isaia predice la nascita di un figlio da una vergine per opera di Dio, e che questo figlio sia Dio stesso (come si evince dal nome Emmanuele, Dio-con-noi):[3]

« In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”. Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, cioè Dio-con-noi”. »   (Isaia 7, 10-14)

Secondo la legge di Mosè in vigore all'epoca, Giuseppe aveva facoltà di ripudiare la sposa infedele, che sarebbe stata condannata per lapidazione, poiché rimasta incinta prima della loro convivenza, cosa che non poteva che indicare un adulterio.

Riferimenti nei Vangeli apocrifi[modifica | modifica wikitesto]

Anche nei Vangeli apocrifi si parla del concepimento miracoloso da parte di Maria; i riferimenti si trovano nel Protovangelo di Giacomo e nell'Ascensione di Isaia. La verginità di Maria è invece negata da altri apocrifi quali il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo e il Vangelo degli Ebioniti[4]..

Riferimenti nel Corano[modifica | modifica wikitesto]

Anche il Corano, dove Gesù viene considerato un profeta, parla del concepimento miracoloso da parte di Maria per volontà di Dio:

« E quando gli angeli dissero a Maria: - O Maria! In verità Allah t'ha prescelta e t'ha purificata e t'ha eletta su tutte le donne del creato... O Maria, Iddio t'annunzia la buona novella di una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'altro e uno dei più vicini a Dio.

- O mio Signore! - rispose Maria - Come avrò mai un figlio se non m'ha toccata alcun uomo?
Rispose l'angelo: - Eppure Allah crea ciò ch'Egli vuole: allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: "Sii!" ed essa è. »

(Cor., III:42, 45, 47)

Argomenti a favore[modifica | modifica wikitesto]

In base al criterio dell'attestazione multipla, secondo cui ciò che è attestato da fonti diverse e molteplici del Nuovo Testamento può essere considerato storicamente autentico, il riferimento al concepimento verginale da parte di due Vangeli depone a favore della storicità dell'evento. Il fatto che i due Vangeli presentino dettagli e punti di vista differenti (Matteo espone quello di Giuseppe, Luca quello di Maria) è un altro punto a favore, perché significa che ciascuno dei due evangelisti, che scriveva per destinatari diversi (Matteo per gli Ebrei, Luca per i Greci e i Romani) ha attinto da tradizioni diverse [5]. I fautori della storicità del concepimento verginale affermano che finora non sono emerse prove storiche sufficienti per affermare che i racconti di Matteo e Luca non sono veritieri[6].

Il silenzio degli altri Vangeli viene spiegato con l'ipotesi che il racconto del concepimento verginale era probabilmente una tradizione di famiglia che inizialmente era conosciuta solo da pochissimi cristiani[7]; l'autore del Vangelo di Matteo l'avrebbe conosciuta dai parenti di Giuseppe, l'autore del Vangelo di Luca dai parenti di Maria[8]. È stato obiettato che Gesù non ha mai detto di sé che era figlio di una vergine concepita miracolosamente, cosa che se fosse avvenuta sarebbe stata riferita anche dagli altri vangeli, ma ciò non prova nulla, perché Gesù potrebbe avere taciuto per una forma di pudore[9]. Quanto alle lettere di Paolo, bisogna rilevare che esse hanno una finalità teologica e non biografica e danno pochi particolari sulla vita di Gesù[10].

Le storie di concepimenti verginali di donne da parte di esseri divini sono presenti in diverse religioni e mitologie ma non nell'ebraismo; vari autori ritengono poco plausibile che i giudei monoteisti del I secolo d.C. possano essere stati aperti all'influsso di storie pagane[11]. Inoltre è stato evidenziato che le differenze tra i racconti evangelici e i miti pagani sono rilevanti: ad esempio, nei primi mancano l'antropomorfismo e gli aspetti fantastici che caratterizzano le nascite miracolose di miti e religioni pagane[12][6].

Per quanto riguarda l'ipotesi che i racconti sul concepimento verginale di Gesù siano stati inseriti per rispondere alle calunnie dei giudei (riportate anche da Celso) su un concepimento umano adulterino di Gesù, come sostengono alcuni studiosi tra cui Stephen Harris[13], è stato obiettato che sarebbe stato più logico ribadire la paternità di Giuseppe anziché inventare la storia del concepimento verginale[6]. Alcuni autori ritengono comunque che le tradizioni su cui si basano i vangeli siano antecedenti alle calunnie sul concepimento di Gesù messe in giro dai giudei [14].

Vari teologi, tra cui Karl Barth, hanno messo in relazione la nascita verginale di Gesù con il dogma dell'Incarnazione e con il superiore dogma fondamentale della Sua natura Trinitaria, di Uomo e di Dio nello stesso tempo; Barth ha affermato che il concepimento verginale di Gesù è una componente essenziale del cristianesimo, tuttavia ha un significato cristologico, non mariologico[15].

Per Hans Urs von Balthasar il concepimento verginale di Gesù era necessario, perché non poteva avere due padri: un padre umano avrebbe infatti oscurato il suo rapporto con il Padre celeste. Il teologo svizzero concorda inoltre con Barth nell'affermazione che i racconti di Matteo e Luca sono compatibili con il Prologo del Vangelo di Giovanni[16].

Secondo altre argomentazioni teologiche, poiché si avrebbe una irrazionale creazione sia dal nulla di sé che dal nulla dell'altro, come l'effetto non può essere maggiore della causa, e come il servo non è più grande del suo signore (Giovanni 15:20), così Gesù non poté nascere dall'unione carnale di due esseri umani, che avrebbe prodotto un altro essere umano; ma Gesù oltre che Uomo è anche Dio e perciò infinito e che vive in eterno (sebbene dopo la morte di croce), onnisciente e onnipotente, tutte qualità che rivelerà nel Vangelo e che sono maggiori di quelle presenti e che possono trovarsi in due genitori umani, finiti e mortali.[senza fonte]

Per rispondere alle obiezioni scientifiche che ritengono impossibile l'evento, Joseph Ratzinger ha affermato che bisogna credere che Dio possa agire direttamente sulla materia[17]; altri ritengono che lo Spirito Santo possa avere creato miracolosamente in Maria i cromosomi maschili necessari per il concepimento[18].

Analisi critica[modifica | modifica wikitesto]

Al di là del significato letterale, i racconti evangelici sul concepimento verginale di Gesù vogliono comunicare che Giuseppe e Maria hanno ricevuto delle rivelazioni spirituali sulla futura nascita di Gesù e le hanno accolte con fede, accettando di aderire al progetto di Dio e di collaborarvi. Nel caso di Maria la rivelazione è avvenuta prima dell'evento e sotto forma di annunzio, mentre nel caso di Giuseppe è avvenuta dopo l'evento e sotto forma di sogno; sia gli annunzi che i sogni sono due forme di rivelazione divina che si ritrovano nell'Antico Testamento. Bisogna notare anche che Matteo, nel riferire la profezia di Isaia, non usa la parola almah (che significa "giovane donna") presente nella Bibbia ebraica ma la parola parthenos (che significa "vergine") presente nella versione in greco della Bibbia dei Settanta [19].

Parecchi studiosi si sono chiesti se oltre ad avere un significato spirituale i racconti sul concepimento verginale di Gesù si riferiscano ad un fatto storico.

Secondo vari autori, le basi storiche del concepimento verginale di Gesù sono deboli e l'evento non può essere provato con il metodo storico. Frederick Brumer ritiene che Matteo e Luca erano più interessati a fare affermazioni teologiche che storiche; l'accettazione del racconto di questi due vangeli è una questione di fede, basata su ragioni teologiche[20].

Anche per Karl Rahner e John Paul Meier non ci sono prove storiche sufficienti per sostenere la storicità dell'evento[21][22]. Altri studiosi sostengono che l'idea del concepimento verginale ha avuto origine nell'ambito delle prime tradizioni orali su Gesù piuttosto che su un fatto storico accertato. Matteo e Luca si sarebbero rifatti a queste tradizioni precedenti, che avrebbero rielaborato in maniera più sobria rispetto agli autori dei Vangeli apocrifi; tuttavia la tesi tradizionale che essi avrebbero avuto come fonte i familiari di Gesù (in particolare Maria, che sarebbe stata la fonte di Luca) è poco verosimile[23].

Vito Mancuso fa notare che secondo l'esegesi storica non tutti i contenuti dei vangeli sono da considerarsi certi, ma vi sono dati storicamente sicuri, dati probabili e dati improbabili; anche se una notizia si trova in due vangeli (come la nascita a Betlemme, citata sia da Matteo che da Luca) non per questo oggi è considerata sicuramente certa dal punto di vista storico. Se si ipotizza che i racconti di Matteo e Luca siano storici e provengano da tradizioni familiari come sostiene anche Joseph Ratzinger[17], ci si dovrebbe chiedere come mai i vangeli diano notizie così scarse sui genitori di Gesù, specie su Maria che al tempo della crocifissione era ancora viva[24].

Coloro che dubitano sulla storicità del concepimento verginale ritengono che la tradizione fu sviluppata dalla Chiesa primitiva per avvalorare la tesi che Gesù era il Figlio di Dio incarnato[25]. Per Hans von Campenhausen, la tradizione sarebbe di origine siriaco-occidentale[23].

Edward Schillebeeckx ritiene che le storie sul concepimento di Gesù non ci vogliano comunicare informazioni empiriche o rivelazioni segrete sulla storia della famiglia di Gesù, ma ci vogliano dire che Gesù è stato Figlio di Dio fin dal primo momento della sua esistenza umana e non lo è diventato successivamente al momento del Battesimo, della Resurrezione o dell'Ascensione[26].

Jürgen Moltmann pensa che i racconti di Matteo e Luca siano basati su elaborazioni secondarie concepite dopo la resurrezione di Gesù, con lo sviluppo dell'idea che un essere straordinario doveva avere avuto anche una nascita straordinaria; egli ritiene inoltre che la fede in Gesù come figlio di Dio e Signore è indipendente dalla credenza sul suo concepimento verginale e non si basa su di essa[27].

Martin Dibelius sosteneva che vi sarebbe stata un'evoluzione del pensiero nel passaggio dal giudaismo palestinese al giudaismo ellenistico, per cui dalle nascite miracolose ma con intervento umano presenti nell'Antico Testamento (come quella di Isacco) si passò ad accettare la possibilità di un concepimento miracoloso senza intervento umano[28].

È stato anche ipotizzato che i racconti evangelici abbiano avuto origine per influenza di storie similari presenti nelle mitologie di altri popoli, in modo particolare nell'ambiente ellenistico[29].

Hanna Wolff, psicoterapeuta protestante tedesca, sostiene che l'idea dell'incarnazione di Cristo mediante il concepimento verginale si è affermata in accordo alle conoscenze scientifiche dell'epoca, secondo cui la donna, durante il concepimento, era solo un contenitore passivo; in seguito ai progressi della biologia, con scoperta dell'ovulo e della partecipazione attiva della donna al concepimento dell'essere umano, le idee tradizionali andrebbero riviste[30].

Emil Brunner e Wolfhart Pannenberg hanno sostenuto, contrariamente alle idee di Karl Barth, che il concepimento verginale di Gesù raccontato da Matteo e Luca non sia compatibile con la sua preesistenza e incarnazione come raccontata dal Prologo del Vangelo di Giovanni; inoltre Gesù non avrebbe una piena natura umana se avesse un solo genitore umano anziché due[31][32].

Vari teologi ritengono oggi che il concepimento verginale di Gesù sia un teologumeno (parola usata da Martin Dibelius), cioè un'affermazione teologica legata alle idee del tempo in cui si è formata, ma che oggi è difficilmente sostenibile e bisogna reintepretare. I Vangeli di Luca e Matteo vogliono comunicare rispettivamente che Gesù è venuto al mondo non per caso ma per volontà di Dio e che in lui si è realizzata la profezia di Isaia sulla nascita del Messia[33]. Il teologo basco José Arregui ha affermato che i Vangeli utilizzano a volte un linguaggio figurato, pertanto è probabile che il racconto del concepimento di Gesù non ci voglia informare su aspetti biologici o ginecologici, ma dirci in modo simbolico che Gesù viene da Dio; la cosa non sarebbe incompatibile con una paternità di Giuseppe[34].

Per Hans Kung, la figliolanza divina di Gesù è un fatto ontologico avvenuto nella dimensione dell'eternità, mentre il concepimento della sua natura umana è un fatto biologico accaduto nella dimensione del tempo. L'incarnazione di Dio e la generazione umana di Gesù non si fanno concorrenza, perché agiscono su due piani diversi[35]. Anche Joseph Ratzinger, che pure difende il dogma della verginità di Maria, ritiene che la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata se egli fosse nato da un normale matrimonio umano[36].

Dal punto di vista scientifico, un concepimento verginale non è giudicato plausibile perché la riproduzione richiede l'intervento del maschio e della femmina ad eccezione dei casi di partenogenesi, ma nei mammiferi (compresa la specie umana) la partenogenesi naturale non è ritenuta possibile[37]; inoltre, la partenogenesi naturale non potrebbe produrre un maschio, perché il cromosoma Y (quello che determina il sesso maschile) è fornito dal maschio mediante gli spermatozoi[38].

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giorgio Di Simone Il cristo vero 1990 p. 147 "... o grandi principi dell'antichità erano considerati figli degli dèi e, come tali, di nascita misteriosa, ... la fede nella nascita virginale è, pertanto, indubbiamente posteriore alla preoccupazione di fondare la discendenza davidica"
  2. ^ Matteo 1:25 Italian: Riveduta Bible (1927) e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù.
  3. ^ Roberto Coggi La beata Vergine. Trattato di mariologia 2004 -p26 "2) ISAIA 7, 14 (LA PROFEZIA DELL'EMMANUELE) «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine ... In altri testi (9, 1-6; 11, 1-9) Isaia svelerà con più precisione certi aspetti della salvezza apportata da questo figlio"
  4. ^ A.A.V.V., Nuovo Dizionario di Mariologia, Edizioni Paoline, 1996
  5. ^ Geoffrey Ashe, The Virgin, Routledge Press, 1988
  6. ^ a b c Stanley J. Grenz, Theology for the Community of God, Broadman & Holman Publishers, 1994
  7. ^ R. Thomas, Recovering Jesus: the witness of the New Testament, Nefeld, 2007
  8. ^ Ronald Brownrigg, Who's Who in the New Testament, Routledge Press, 2001
  9. ^ Corrado Augias e Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli, 2013
  10. ^ J. Gresham Machen, Virgin Birth of Christ, Solid Ground Christian Book, 2011
  11. ^ Paul R. Eddy, Gregory A. Boyd, The Jesus Legend: A case for the historical reliability of the synoptic gospels, Baker Publishing Group, 2007
  12. ^ Stefano De Fiores, Maria nella teologia contemporanea, Roma, 1991
  13. ^ Stephen L. Harris, Understading the Bible, Mayfield, Palo Alto, 1985
  14. ^ Raymond E. Brown, The Birth of the Messiah, Doubladay & Company,1977
  15. ^ Karl Barth, Kirchliche Dogmatic, A.G. Zollikon, Evangelische Verlag, Zurigo, 1945
  16. ^ H.U. von Balthasar, Concepito per opera dello Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria, in A.A.V.V., Io credo. Riflessioni teologiche sulla professione di fede, Citadella,Assisi, 1977
  17. ^ a b Joseph Ratzinger, L'infanzia di Gesù, Rizzoli, 2011
  18. ^ Oliver Crisp, God Incarnate, T&T Clark, Londra, 2009
  19. ^ A.A.V.V., Nuovo commentario biblico. I Vangeli, Borla, 2005
  20. ^ Frederick Brumer, Matthew: The Christbook, Eerdmans Publishing Co., 2004
  21. ^ Karl Rahner, Saggi di cristologia e mariologia, Edizioni Paoline, 1965
  22. ^ J.P.Meier, Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, Queriniana
  23. ^ a b Enrico Dal Covolo, Aristide Serra, Storia della mariologia, vol. I, Città Nuova, 2009
  24. ^ Vito Mancuso, Il nuovo Gesù del Papa e la guerra all'esegesi storica, MicroMega, 21 novembre 2012
  25. ^ B.M. Metzger & D. Coogan, The Oxford Companion toth Bible, Oxford University Press, 1999
  26. ^ Edward Schillebecks, Jesus:An Experiment in Christology, Crossroad, New York, 1981
  27. ^ Jurgen Moltmann, The Way of Jesus Christ, SCM Press, Londra, 1990
  28. ^ Martin Dibelius, Jungfrauensohn und krippenkind, 1°Vol., J.C.B. Mohr, Tubinga, 1953
  29. ^ Helmut Koster, Ancient Christian Gospels: their history and development, Trinity Press, 2004
  30. ^ Hanna Wolff, Vino nuovo otri vecchi, Queriniana, 1992
  31. ^ Emil Brunner, Christian doctrine of Creation and Redemption, Westminster Press, Philadelphia, 1952
  32. ^ Wolfhart Pannenberg, Jesus God and Man, Westminster Press, Philadelphia, 1968
  33. ^ Corrado Augias e Marco Vannini, Inchiesta su Maria, Rizzoli, 2013
  34. ^ José Arregui, Le radici di Gesù, Adista documenti n. 76, 9 ottobre 2010
  35. ^ Hans Kung, Essere cristiani, Mondadori, 1974
  36. ^ Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia, 2005
  37. ^ Maurice Wegner, Clonazioni. L'individuo, le cellule e i geni, CNRS Editions, Parigi, 2007
  38. ^ Arthur Peacocke, DNA of our DNA, in The Birth of Jesus:Biblical and Theological Reflection, a cura di George J. Brooke, T.& T. Clark, Edimburgo, 2000

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Collegium S. Bonaventurae (Rome, Italy), Thomas de Rossy, André de Neufchâteau, Alexander V (antipope), Franciscus de Arimino, Ex typographia Collegii S. Bonaventurae, 1954

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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