Nicodemo (discepolo di Gesù)

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San Nicodemo
Gross St Martin - Grablegungsgruppe - Nikodemus.jpg

Discepolo di Gesù

Morte I secolo
Venerato da Tutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Ricorrenza 31 agosto

Nicodemo, dottore delle Legge, fariseo e membro del Sinedrio fu, in base al racconto del Vangelo secondo Giovanni, uno dei discepoli di Gesù. Gli è attribuito un Vangelo apocrifo. Marginale e meno argomentata è la tesi che, proprio insieme a Giuseppe d'Arimatea, sia stato uno dei custodi del Santo Graal.

Nicodemo è ritenuto santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa; viene festeggiato il 31 agosto.

Nel Vangelo secondo Giovanni[modifica | modifica sorgente]

Cristo e Nicodemo in un dipinto di Crijn Volmarijn
Nicodemo in una Deposizione dipinta del Perugino.

Nicodemo compare tre volte nel Vangelo secondo Giovanni:

Nell'ultimo episodio troviamo Nicodemo sul Golgota insieme a Giuseppe d'Arimatea, che contribuisce alla Deposizione di Gesù dopo la crocifissione e aiuta a deporne il cadavere nella tomba (Gv 19,39-42). Egli porta “una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre” per la preparazione del corpo di Gesù (Gv 19,39), una grande quantità, pari a circa 30 kg di oggi; in quel tempo la quantità indicata era utilizzata per la sepoltura di un re.

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,39-42)

39 Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch'egli, portando una mistura di mirra e d'aloe di circa cento libbre. 40 Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. 41 Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. 42 Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

Vangelo di Nicodemo[modifica | modifica sorgente]

Gli viene attribuito un vangelo apocrifo, il Vangelo di Nicodemo, scritto in greco e risalente orientativamente al II secolo, in cui si parla della deposizione di Gesù e in cui sembra essere rivista la figura e la posizione di Ponzio Pilato, tanto da far considerare tale scritto parte del cosiddetto "Ciclo di Pilato".

Il crocifisso ligneo e la "leggenda leobiniana"[modifica | modifica sorgente]

Una forte e solida tradizione[1] narra di Nicodemo che si prefisse il compito di riprodurre nel legno l'immagine di Gesù morto sulla Croce, così come egli se lo ricordava. Iniziò il lavoro: utilizzò legno di quercia per la Croce, di cui era composta la Croce di Cristo, e cedro del Libano per l’immagine. Dopo aver scolpito il corpo, si arrestò di fronte alla difficoltà di riprodurre il Volto. Dopo lunga preghiera, cadde addormentato; al suo risveglio ebbe la sorpresa di vedere l'opera compiuta da mano angelica. Prossimo a morire, Nicodemo affidò l'opera a Isacar, uomo giusto e timorato di Dio. Quest'ultimo, affinché la Croce non divenisse nota ai Giudei, la tenne nascosta. Di generazione in generazione fu segretamente custodita e venerata. Circa seicento anni dopo, nei pressi del luogo dove la Croce era custodita, giunse il Vescovo Gualfredo, al quale apparve in sogno un Angelo che gli svelò la presenza della Croce. Questa visione fu interpretata come la precisa volontà divina: la Croce doveva essere spostata da una terra di infedeli a un luogo dove fosse possibile il culto pubblico.

Croce che, dopo averla trasportata alla riva della vicina città di Giaffa, fu collocata su una barca affidata alla Divina Provvidenza, che la facesse giungere in luogo degno. Nella barca furono poste anche due ampolle contenenti il sangue di Cristo raccolto da Giuseppe d’Arimatea con Nicodemo. Dopo un lungo viaggio la barca giunse nei pressi di Luni. Gli abitanti locali tentarono in ogni modo di avvicinarsi alla barca, ma invano: era prodigiosamente sospinta a ogni tentativo di avvicinamento. A capo della diocesi di Lucca vi era allora un Vescovo noto per aver traslato nella città i corpi di molti santi, al quale apparve in sogno un angelo che gli suggerì di andare a Luni a recuperare la barca ed il suo prezioso carico.

Nel 742, dopo una contesa su chi avesse maggiori diritti di tenere il simulacro si stabilì che ai Lunensi sarebbe andata una delle due ampolle contenenti il sangue di Cristo (ancora oggi conservata e visibile a Sarzana), mentre i Lucchesi avrebbero tenuto la barca, la Santa Croce e l’altra ampolla. Il crocifisso ligneo è noto anche come Volto Santo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Relatio de revelatione sive inventione ac translatione sacratissimi vultus (Racconto della rivelazione, ovvero la scoperta e la traslazione del santissimo volto), redatta nel secolo XII in ambito lucchese, per fornire una base documentale alla sempre crescente venerazione tributata al Volto Santo di Lucca, che in realtà secondo la critica riunirebbe tre nuclei leggendari diversi, comunque riferibili all'epoca del vescovo Rangerio (1097-1112); cfr. G.Schnürer, Sopra L'età e la provenienza del Volto Santo di Lucca, pp. 17-24, 77-105.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • San Nicodemo in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.