Discepolo che Gesù amava

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La perifrasi "discepolo che Gesù amava" è utilizzata nel Vangelo secondo Giovanni per indicare, secondo la tradizione e l'ipotesi più probabile, lo stesso Giovanni, anche se però alcuni degli ultimi studi di alcuni esegeti tendono ad escludere che si tratti di Giovanni l'apostolo. La vecchia traduzione "discepolo prediletto" è stata abbandonata da molti traduttori, perché sembra suggerire una preferenza particolare per questo discepolo. Tale sfumatura, però, è assente nel testo greco.

Indice

Occorrenze nel Vangelo di Giovanni [modifica]

Il "discepolo che Gesù amava" compare in vari passi:

  • nel cenacolo, quando Gesù annuncia il tradimento, e reclina il suo capo sul petto del maestro (13, 23);
  • è presente sotto la croce di Gesù (19,26-27);
  • viene avvisato insieme con Pietro da Maria Maddalena del fatto che "hanno portato via il Signore dal sepolcro"; vi corre insieme a Pietro e vi giunge prima di lui, ma non entra; entrato dopo Pietro, "vide e credette" (20,1-10);
  • riconosce il Signore risorto durante la pesca sul lago di Galilea (21,7);
  • segue Gesù insieme a Pietro durante l'episodio che segue al precedente: Pietro domanda a Gesù cosa ne sarebbe stato del discepolo, e Gesù risponde (in maniera non chiara) "Se voglio che rimanga finché io venga, che t'importa? Tu, seguimi". Ciò diffonde tra i fratelli della comunità la credenza che quel discepolo non sarebbe morto (21,20-23).

L'episodio dell'Ultima Cena suggerisce che il discepolo amato sia uno degli apostoli, dato che secondo i Sinottici solo essi vi parteciparono (c. Marco 14, 17, Matteo 26, 20, Luca 22, 14).

La testimonianza del discepolo amato sarebbe all'origine del quarto vangelo (c.19, 25 e 19, 35), anzi egli ne sarebbe addirittura l'autore (c. 21, 20 e 21, 24).

L'identificazione con Giovanni evangelista [modifica]

Nella tradizione antica il discepolo amato è concordemente identificato dai commentatori con Giovanni figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. L'ipotesi sembra tuttora spiegare al meglio i dati a nostra disposizione[1].

Occorre, tuttavia, cercare la motivazione per cui l'evangelista decise di celare il proprio nome dietro una perifrasi. Le possibili spiegazioni sono principalmente due:

  1. Una esigenza di umiltà volta a controbilanciare l'evidenza che questo vangelo attribuisce alla figura dell'apostolo Giovanni. Il quarto vangelo, infatti, è l'unico a raccontare l'atteggiamento affettuoso di Gesù con Giovanni durante l'Ultima Cena, la permanenza di Giovanni con Maria sotto la Croce dopo che tutti gli altri apostoli erano fuggiti (anche Pietro, il loro capo), l'affidamento di Maria a Giovanni, ecc. Esplicitando il proprio nome, l'evangelista correva il rischio di essere frainteso: si sarebbe potuto pensare che raccontava questi episodi o per propria gloria o per rivendicare qualche forma di primato nella comunità apostolica.
  2. Giovanni ha voluto testimoniare l'affetto di Gesù non per rivendicare una particolare predilezione per lui, ma per proporlo come possibilità per tutti i lettori. Chiunque legga il quarto vangelo è invitato a scoprire la bellezza di potersi egli stesso definire "discepolo amato dal Signore". Il rapporto fra Gesù e discepolo è proposto come un modello in tutti i suoi aspetti: affetto e confidenza reciproca, affiliazione a Maria, fede, ecc.[senza fonte]

Altre ipotesi [modifica]

Alcuni studiosi contemporanei hanno proposto altre soluzioni, tutte poco recepite dagli altri esperti.

Lazzaro di Betania [modifica]

Un'ipotesi vede nel discepolo amato da Gesù Lazzaro, colui che egli aveva risuscitato da morte (Giovanni 11,1-46).[senza fonte]

A supporto di questa identificazione si portano[dove? fonti?] alcuni passi che attestano che Gesù "amava" Lazzaro:

« Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». »   (Giovanni 11,3)

Questa è la versione italiana ufficiale della CEI; altre versioni traducono «Signore, ecco, colui che tu ami è malato», in accordo col testo latino della Vulgata: "Domine, ecce quem amas infirmatur" e con l'originale greco che riporta "hon phileis" (colui che ami).

« Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. »   (Giovanni 11,5)
« Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!». »   (Giovanni 11,35-36)

Maria Maddalena [modifica]

L'identificazione del discepolo amato da Gesù e autore del quarto vangelo con Maria Maddalena è stata proposta da alcuni studiosi, che hanno suggerito che Maria Maddalena fosse al vertice di una delle prime comunità cristiane[2]. Il più noto degli studiosi è Ramon Jusino, il quale presenta questo punto di vista nel libro Maria Maddalena, autrice del Quarto Vangelo? (1998). Conferme che Maria Maddalena sarebbe stata l'"amato discepolo" si trovano nei cosiddetti vangeli gnostici, per esempio nei codici di Nag Hammadi. Risulta, però, impossibile stabilire se gli autori gnostici abbiano semplicemente fornito una propria interpretazione delle frasi misteriose contenute nel vangelo di Giovanni o fossero tributari di una fonte precedente.[punti di vista minoritari] Questa ipotesi è in contraddizione con il seguente passaggio del vangelo di Giovanni:

« 1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». »
(Giovanni 20,1-2)

Note [modifica]

  1. ^ Cfr. la recensione del prof. Giuseppe Segalla al libro di J. Klüger, Der Jünger, den Jesus liebte in Rivista Biblica Italiana, 39(1989/3) pp. 351-363 e anche Evangelo e Vangeli, p. 379.
  2. ^ Marvin Meyer e Esther A. de Boer, The Gospels of Mary: The Secret Traditions of Mary Magdalene the Companion of Jesus (Harper San Francisco) 2004; Esther de Boer, Should we all turn and listen to her?': Mary Magdalene in the spotlight. pp.74-96.