Giorgio di Boemia

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Giorgio di Boemia

Giorgio di Poděbrady, in ceco Jiří z Poděbrad (Poděbrady, 6 aprile 1420Praga, 22 marzo 1471), fu re di Boemia dal 1458 al 1471. Fu il primo monarca europeo a rinunciare alla fede cattolica adottando la religione del riformista Jan Hus, rappresentando un notevole antecedente alla futura Riforma Protestante.

Nel 1462 presentò ai sovrani europei una proposta espressa in 21 articoli, per la creazione di un'istituzione superiore agli Stati, attraverso la quale risolvere pacificamente i dissidi.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Al principio del XV secolo in Boemia operava un sacerdote, Jan Hus, che ispirato dagli scritti del teologo inglese John Wycliff predicava il ritorno della Chiesa alla purezza delle origini. Dilagava in Europa l'indignazione non meno che il dissenso verso la corruzione e la condotta sregolata del clero; sensazioni che avrebbero portato circa un secolo più tardi nella cosiddetta Riforma Protestante. Erano inoltre gli anni del Grande Scisma d'Occidente, che gettava ulteriore discredito sull'istituzione ecclesiastica. Il predicatore ottenneva molti consensi tra gli abitanti della storica regione ceca, tanto da consentirgli si assumere, nel 1409, la carica di rettore all'università di Praga. Le reazioni di Roma portarono dapprima alla scomunica, e poi alla condanna a morte per eresia, eseguita il 6 luglio 1415. Ben presto la società boema fu scossa da un violento moto rivoluzionario, passato alla storia come rivoluzione ussita, che imperversò tra il 1419 e il 1434 e portò al riconoscimento dei Compactata. Tramite questi la Chiesa assicurava al piccolo regno la libertà di professare l'utraquismo, naturalmente non senza risentimenti e tentativi di riportarlo alla "normalità". Questo il clima in cui, nel 1420, nasce Giorgio di Poděbrady.

Giorgio di Poděbrady[modifica | modifica sorgente]

Sin dal 1310 la Boemia (e la Moravia e la Slesia a essa sottoposte) era divenuta possedimento di una dinastia "straniera", quella dei Lussemburgo. Nel 1378, alla morte dell'imperatore Carlo IV (re di Boemia con il nome di Carlo I), era salito al trono il figlio di quest'ultimo, Venceslao IV, osteggiato dalla nobiltà nonché dal fratello Sigismondo. Venceslao sarebbe morto nel 1419, poco dopo l'atto che avrebbe innescato la miccia rivoluzionaria. Fu il fratello a rivendicare la corona e a tentare di riportare all'obbedienza i rivoltosi, capeggiando contro di essi ben cinque crociate dagli esiti disastrosi. Solo nel 1436 riuscì, tramite l'accettazione dei Compactata, a insediarsi sul trono. Tuttavia sarebbe morto l'anno successivo senza eredi, e dopo una breve parentesi con Alberto II d'Asburgo, la corona Boema restò di nuovo senza testa nel 1439. In questo vuoto di potere, durato fino al 1453 (l'Asburgo aveva lasciato un erede in grembo alla moglie, Ladislao il Postumo, che salirà al trono appunto in quell'anno), salirono alla ribalta alcune famiglie nobiliari tra cui i signori di Kunštát e Poděbrady, legati tra l'altro all'utraquismo.

Giorgio iniziò la sua carriera nell'amministrazione come prefetto della regione di Mladá Boleslav. Riuscì ad entrare nell'organismo di governo della Boemia e nel 1448, in seguito ad un tentativo cattolico di annullare i Compactata da egli sventato, prese il posto di governatore del regno fino alla salita al trono di Ladislao, come già detto, nel 1453. Tuttavia Ladislao venne a morte nel 1457, senza lasciare eredi. A questo punto gli ordini del regno ne approfittarono per eleggere un monarca nazionale, e la scelta cadde su Giorgio, che nel 1458 fu incoronato re di Boemia e margravio di Moravia a dispetto delle vicine dinastie, Asburgo e Jagelloni.

Re Giorgio[modifica | modifica sorgente]

L'investitura di Giorgio comportò il giuramento di fedeltà di quest'ultimo alla Chiesa e al papa Pio II, il quale vide nel nuovo sovrano un'opportunità per riportare la Boemia sotto l'unica vera religione.

Ma Giorgio non considerava l'utraquismo un'eresia, e quando nel 1462 chiese al Papa la riconferma dei Compactata, questi rispose con un secco rifiuto.

La situazione si aggravò con il successore di Pio II, papa Paolo II, il quale invitò Giorgio a presentarsi a Roma entro 180 giorni, pena la scomunica.

Alla scadenza del periodo la scomunica arrivò senza remore, e all'interno del regno i signori cattolici si unirono nel 1465 in una lega, e furono appoggiati dal re d'Ungheria, Mattia Corvino, oltre che, naturalmente, dal papa.

Mattia riusciva nel 1469 a farsi eleggere re di Boemia dai cattolici, contendendosi il legittimo potere con Giorgio fino al 1471, quando questi venne a mancare. Mattia restò insediato in Boemia fino all'anno della sua morte, avvenuta nel 1490, nonostante nel 1471 fosse stato eletto legittimo sovrano Ladislao, appartenente alla dinastia lituano-polacca degli Jagelloni.

La Boemia rimarrà fino al 1526 sotto la guida polacca, anno in cui si insedierà sul trono, per poi rimanerci fino al 1918, una delle più potenti famiglie dell'epoca, gli Asburgo.

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