Diario
Un diario è una forma narrativa in cui il racconto – reale o di fantasia – è sviluppato cronologicamente, spesso scandito ad intervalli di tempo regolari, solitamente a giorni.
Può essere la cronaca della vita o di un periodo di vita di una persona, ma anche la raccolta di annotazioni giornaliere in cui vengono descritti fatti di rilievo, avvenimenti politici, sociali, economici, osservazioni di carattere scientifico o altro.
Dal punto di vista della tipologia testuale è la forma che di solito rivela la parte più intima dell'autore. Chi scrive lo fa per puntualizzare a sé stesso ciò che gli sta accadendo in quel periodo, senza pensare troppo al passato ma ponendo l'attenzione sul presente. Solitamente all'inizio di una pagina viene scritta la data in cui si scrive; il destinatario può essere o il diario stesso o un amico immaginario. Il linguaggio è di solito semplice, esistono anche, oltre ai diari veri, quelli creati da un autore che si inventa un personaggio che parla di sé.
Con diario si indica anche il supporto materiale dove questo racconto viene realizzato; una moderna forma di diario, in questo senso, è quella affidata all'informatica attraverso la tenuta di blog personali.
Solamente nel Rinascimento il diario si distinse dall'autobiografia e dalla cronaca, assumendo la funzione di annotatore di appunti da ricordare e di eventi spirituali dello scrivente, utili per un miglioramento ed un perfezionamento.[1] In un secondo tempo questa tendenza passò anche nel mondo laico.
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Tipologie [modifica]
Esistono varie tipologie di diari: diario di viaggio, diario di bordo, diario intimo, diario per appunti, oltre che il libro di ricordanze.
Libri di ricordanze [modifica]
Diffusi già nel Medioevo, i libri di ricordanze erano una serie di memorie ("ricordanze" appunto) registrate per sé o per i familiari o per i posteri immediati, scritti generalmente con brani che iniziano ciascuno con "Ricordo che...". Frequenti soprattutto in aree dove l'alfabetizzazione era molto diffusa (come a Firenze), erano a metà strada tra la cronaca e l'autobiografia. Spesso questi libri sono dei preziosi documenti sulla vita e i costumi del tempo.
Tra questi il Libro di ricordanze di Giorgio Vasari o il Libro di ricordi di Bernardo Machiavelli, ma anche in qualche modo, sebbene in forma di dialogo, i Libri di famiglia di Leon Battista Alberti. Ne riprende la tradizione anche Pomo Pero di Luigi Meneghello.
Diario di viaggio [modifica]
Nell'Ottocento si trovano esempi frequenti di diari di viaggio, come quello di Alexis de Tocqueville, che nel suo Viaggio in America 1831-1832 coglie una serie di dati interessanti della realtà americana, mescolando vari punti di vista: quello storico, quello geografico, quello paesaggistico, quello politico.
Tra i diari di viaggio ci sono quelli di Stendhal, Zola, Goethe o Stevenson e, molto condito con l'immaginazione, il Voyage en Orient di Nerval. Nel XX secolo anche i film hanno preso a volte forme di racconto in viaggio (come Appunti per un'Orestiade africana o L'India vista da Rossellini). Lo sviluppo del giornalismo d'inchiesta e del reportage hanno portato alla nascita di reportage di viaggio o narrativa di viaggio che però non sempre prendono la forma di diario.
Diario di bordo [modifica]
Alla stregua del diario di viaggio, il diario di bordo ha da sempre aiutato esploratori di ogni specie ad appuntare le varie fasi delle proprie imprese. Si riferisce nel particolare a viaggi effettuati su imbarcazioni e che riportano quanto accade a bordo della stessa.
Diversi diari di bordo e di navigazione sono stati raccolti da Giovanni Battista Ramusio nel suo Navigazioni e viaggi (pubblicato intorno al 1550).
Tra i più famosi diari di bordo, quelli della prima navigazione verso l'America di Cristoforo Colombo (dal 3 agosto 1492 al 15 marzo 1493).
L'espressione è diventata parte del linguaggio comune, tanto da essere spesso ripresa anche da personaggi famosi per indicare annotazioni personali (John Steinbeck, William Least Heat-Moon, Robert M. Pirsig, Hugo Pratt).
Diario di guerra [modifica]
Esso è stato tenuto sia da ufficiali nella propria funzione sia da soldati. Anche il diario di Resistenza e di prigionia dovuta a guerra possono rientrare in questa categoria. Qualcuno considera diari anche il De bello Gallico o il De bello civili di Gaio Giulio Cesare.
Tra i diari di prigionia, quelli di Giovanni Ansaldo, Carlo Emilio Gadda o Un soldato racconta (1960) di Ruggero Y. Quintavalle. Anche Se questo è un uomo di Primo Levi (benché non abbia forma di diario, con le date), o il racconto dell'esilio di Teresina Bontempi oppure il romanzo Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
Diario intimo [modifica]
Il diario intimo è una sorta d'amico immaginario. Al diario non si nasconde nulla e si possono avere più modi per scrivere questo diario. Si può raccontare della giornata, oppure dei sentimenti che si ha e che si ha paura di dire agli altri. Il diario è comunque un racconto personale, che, può essere scritto in modo fantasioso, oppure si scrive la realtà.
Dall'Ottocento in poi, il diario prende sempre di più la forma del cosiddetto journal intime che mostra spesso emozioni, sensazioni e sentimenti allo stato nascente o latente, non ancora ben compresi dalla persona, come nel caso del celebre Diario di Anna Frank, dove la narratrice, immaginando di scrivere lettere a un'amica inesistente, ovvero un alter ego, racconta gli avvenimenti del giorno per esteso, scegliendo la forma della lettera. Altrettanto celebre è il precedente Diario intimo di Henri-Frédéric Amiel.
Nel diario intimo, il diarista si misura con il suo mondo interiore in una forma di scrittura che assomiglia di più a una presa di coscienza.
Hanno scritto diari intimi anche Niccolò Tommaseo, Vittorio Imbriani, Sully Prudhomme, Miguel de Unamuno e John Henry Newman. Come romanzi si possono ricordare il Le Journal d'une femme de chambre (1900) di Octave Mirbeau o il Diario intimo di un cattivo (1989) di Giorgio Saviane.
In questo ambito sono state anche raccolte memorie erotiche, più o meno storicamente interessanti (per esempio le Memorie di una maîtresse americana di Nell Kimball o i vari libretti anonimi che periodicamente affollano librerie ed edicole).
Diario per appunti [modifica]
Un esempio di diario per appunti può essere Il mestiere di vivere di Cesare Pavese. Si tratta di un diario che non racconta mai episodi interi, ma vi allude senza rendere espliciti i riferimenti a fatti e persone. In esso vi è un minimo di forma dialogica, ma il "tu" che a volte appare è in realtà un "io". Il diario di Pavese è fatto di sensazioni e di istanti che vengono espressi in forma sintetica e lapidaria, spesso senza verbo o costruite su un verbo all'infinito o al participio passato.
Diario medico [modifica]
Nella pratica psicoanalitica alcune scuole mediche stabiliscono che il paziente debba tenere un diario di sogni, scritto ogni mattino al risveglio. Anche per i disordini del sonno, come le parasonnie e le dissonnie possono richiedere la tenuta di un diario del sonno. Anche le diete e in generale qualsiasi terapia possono prendere la forma dell'appunto di diario.
Diari pubblicati [modifica]
Alcuni diari sono stati pubblicati e sono divenuti opere letterarie vere e proprie in quanto legati a esperienze emblematiche, a viaggi o intrecciati ad eventi storici o a trasformazioni sociali. Gli esempi sono diversi:
- Il diario di Anna Frank (1947) (e quelli di Dawid Rubinowicz e Dawid Sierakowiak)
- Il diario di Etty Hillesum (pubblicato solo nel 1981)
- La tregua di Primo Levi (1963)
- Latinoamericana di Ernesto Che Guevara (uscito nel 1993, ma anche altri suoi diari come L'anno in cui non siamo stati da nessuna parte o il Diario della rivoluzione cubana o il Diario del Che in Bolivia)
- Alice: I giorni della droga, di autore anonimo (1971)
- Pensieri dal carcere di Pierre Clémenti (1973)
- Christiane F.: Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, dal quale è stato tratto l'omonimo film (1981)
- Buonanotte, Signor Lenin di Tiziano Terzani (1992)
Con un grado maggiore di letteratura:
- Il Diary of a Nobody (1888-89) dei fratelli George e Weedon Grossmith (satira della società vittoriana)
- Il diario fittizio di Eva, la prima donna, scritto da Mark Twain (Eve's Diary, 1905)
- Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba (1911)
- La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo
- Il diario del ladro di Jean Genet (1949)
- Il Diario intimo di Sally Mara (1950) di Raymond Queneau (del quale è stato anche pubblicato il vero diario personale, Journal 1914-1965)
- Porci con le ali (1976) di Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera
- Microservi di Douglas Coupland (considerato anche un romanzo epistolare, 1995)
Altri diari importanti sono quelli di:
- Samuel Pepys, funzionario inglese del XVII secolo
- Restif de la Bretonne
- Stendhal
- Søren Kierkegaard, che vi scrive i primi appunti di quella che diviene la sua opera filosofica
- Edmond e Jules de Goncourt, che testimoniano la vita culturale e dei salotti di Parigi del secondo Ottocento.
- Lev Tolstoj, insieme a quelli della moglie Sof'ia
- Franz Kafka, tenuti dal 1910 al 1923, inframmezzati di racconti e apologhi (come quelli in ambito di letteratura italiana di Antonio Delfini, 1927-61)
- Thomas Mann
- Gerard Manley Hopkins
- André Gide
- Paul Valéry, al limite della riflessione critica e detti Cahiers
- il Giornale di guerra e di prigionia di Carlo Emilio Gadda
- Katherine Mansfield
- Jules Renard
- Paul Claudel
- Eugène Delacroix
- Robert Musil, dal 1899 al 1941
- Ernst Jünger, che coprono la guerra 1939-45
- Il Diario di Algeria, raccolta poetica di Vittorio Sereni (che racconta in versi la sua deportazione del 1943)
- Anaïs Nin, che esplora con sincerità e spregiudicatezza la propria femminilità
- Sibilla Aleramo, utilizzati anche per ricostruire la sua relazione con Dino Campana
- Simone Weil, antologizzati in L'ombra e la grazia e poi usciti sotto il titolo di Quaderni
- Joseph Goebbels, che testimonia da vicino il nazismo per oltre 20 anni
- Vaclav Nižinskij, per l'eccesso di visionarietà legata all'arte della danza
- Cesare Pavese, intitolati Il mestiere di vivere (1952)
- Virginia Woolf, che ricopre gli anni dal 1915 al 1941
- Witold Gombrowicz, dal 1953 al 1966
- Il Diario clandestino di Giovanni Guareschi (che copre gli anni 1943-45, ma è stato pubblicato nel 1949)
- Io di Cesare Zavattini (ricostruzione a cura di Paolo Nuzzi uscita nel 2002)
- Fernando Pessoa, con O Livro do desassossego por Bernardo Soares (1982), tradotto come Il libro dell'inquietudine
- Emil Cioran, con i Cahiers, (1957-72)
- Léon Bloy
- Rainer Maria Rilke
- Max Frisch con i due Tagebuch 1946-1949 e Tagebuch 1966-1971
Altri esempi di scrittura a scansione temporale diaristica sono:
- Un anno a Pietralata di Albino Bernardini
- Le Lettere a una professoressa di don Lorenzo Milani
- Il Diario di un curato di campagna di Georges Bernanos (decisamente un romanzo)
- Jacob von Gunten di Robert Walser (anch'esso un romanzo)
In qualche modo può essere considerato un diario anche lo Zibaldone di Giacomo Leopardi, sorta di brogliaccio di idee che sta dietro la sua opera. Del diario portano solo il nome le raccolte di saggi di Umberto Eco, Diario minimo (1963 e 1975) e Il secondo diario minimo (1992).
Nel 1984 da un'idea di Saverio Tutino è nata a Pieve Santo Stefano la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano che dall'inizio delle sue attività ha raccolto oltre seimila tra diari, epistolari e memorie di gente comune e famosa, con l'intenzione di conservarli e metterli a disposizione del pubblico e dei ricercatori.
Il diario e il cinema [modifica]
Della formula del diario si è occupato anche il cinema. Tra le trasposizioni cinematografiche, Il diario di Bridget Jones e la pellicola canadese La mia opposizione, diario di Friedrich Kellner. Molto cinema a passo ridotto e sperimentale, soprattutto nel decennio 1960-settanta ha preso la forma di diario. Per esempio in film di Jonas Mekas, David Perlov, Boris Lehman, Stan Brakhage o Alain Cavalier. Altri film usano la parola diario per stabilire una sorta di clima di confessione nel materiale narrativo del film (da Caro diario di Nanni Moretti a film come Diario di una casalinga inquieta o Le journal intime d'une nymphomane).
Note [modifica]
- ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pag.184
Bibliografia [modifica]
- Maurice Blanchot, Diario intimo e racconto in Il libro a venire [1959], Einaudi, Torino 1969, pp. 187–92.
- Lionel Trilling, Sincerity and Authenticity, Harvard University Press, Cambridge 1972
- Philippe Lejeune, Le journal intime, PUF, Paris 1976
- Georges Poulet, Entre moi et moi, Corti, Paris 1977
- Roland Barthes, Riflessione [1979], in Il brusio della lingua, Einaudi, Torino 1988, pp. 369–82.
- Philippe Lejeune, La pratique du journal intime, Publidix, Nanterre 1990
- Philippe Lejeune, Le Journal intime: histoire et anthologie, Textuel, 2006
Voci correlate [modifica]
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