Ferecide di Siro
Ferecide di Siro (in greco: Φερεκύδης; Syros, 600-596 a.C.[1] – VI secolo a.C.) è stato un filosofo greco antico.
Figlio di Babis, è l'autore dell'Heptamychia, uno dei primi lavori in prosa della letteratura greca, che ha fatto da ponte fra i lavori mitologici e il pensiero presocratico. È uno dei Sette sapienti greci secondo Ermippo di Smirne nella sua opera Sui sapienti, citato da Diogene Laerzio. Incerta la sua data di nascita, Diogene Laerzio la pone al 584-1 a.C. essendo la sua acmé (ovvero i suoi quaranta anni) durante la 59sima olimpiade (544-1 a.C.), mentre la Suda afferma essere nato nella 45sima olimpiade (600-597 a.C.). Comunque gli si attribuisce una vita di ottantacinque anni. Suo discepolo fu Pitagora che di lui si prese cura e lo seppellì a Delo. Si tramanda anche che per primo abbia svolto un discorso sulla metempsicosi, ovvero che l'anima dell'uomo è immortale, che essa è la vita del corpo e che uno spirito viene a noi dal cielo mentre un altro è formato di semi terreni.
L'importanza di Ferecide è dovuta all'elaborazione di una concezione del tempo secondo la quale questo, diversamente dal tempo eterno del periodo mitologico, viene considerato il principio "primissimo". Tale concezione verrà abbandonata dal pensiero filosofico posteriore che invece lo relegherà tra le "cose derivate". Oggi il filosofo politico Antonio Maria Baggio ha riscoperto il suo pensiero, facendolo diventare un precursore di un filone di pensiero politico incentrato sul concetto di "fraternità".
Note[modifica]
- ^ Nicola Abbagnano, Storia della filosofia. Volume 1, cit. p. 10; Gruppo Editoriale L'Espresso, 2006.
Bibliografia[modifica]
Hermann Sadun Schibli, Pherekydes of Syros, Oxford University Press, 1990, pp. 240