Ippia di Elide
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Ippia di Elide (Elide, 460 a.C. ca. – Grecia, 400 a.C. ca.) è stato un filosofo, matematico e astronomo greco antico attivo soprattutto nei campi dell'astronomia e della geometria.
Per la sua versatilità, Ippia fu incaricato di importanti compiti diplomatici per conto della sua città: la sua fama di sofista e la sua attività politica lo condussero a viaggiare ad Atene, Sparta e in Sicilia.
Insieme a Protagora, Gorgia e Prodico, egli costituisce il gruppo dei cosiddetti «grandi sofisti».
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[modifica] Cenni biografici
Ippia nacque ad Elide, nel Peloponneso, probabilmente nel 443 a.C. Dalla Suida[1] sappiamo che il padre si chiamava Diopide, e che ebbe come maestro un certo Egesidamo. Sofista tra i più noti, compì vari viaggi nel corso della sua vita, sia per motivi professionali sia per il suo impegno politico. Ippia si recò infatti varie volte in ambasceria ad Atene, e svolse la sua attività di insegnamento soprattutto in terre doriche (Sparta, colonie siciliane).
Probabilmente, fu proprio la sua attività politica a causargli la morte. Secondo quanto riporta Tertulliano, Ippia sarebbe infatti stato ucciso per aver tramato contro la propria città[2]. Tale testimonianza farebbe risalire la tragica fine di Ippia alla rivolta oligarchica del 399 a.C., oppure ad un tentativo degli esuli democratici di tornare in patria (343 a.C.). È tuttavia possibile che in questo caso Tertulliano confonda il sofista con un omonimo, figlio di Pisistrato, che subì tale sorte.
Le fonti ci indicano inoltre che Ippia ebbe una figlia, Platane, che sposò l'ormai anziano Isocrate; il retore adottò poi anche il terzo genito di lei, un giovane di nome Afareo[3]. Per quanto invece riguarda la sua professione di sofista, Platone lo descrive vantarsi di aver guadagnato più soldi di quanto guadagnerebbero altri due sofisti messi insieme[4].
[modifica] Il pensiero
Ippia è la dimostrazione più lampante del fatto che i sofisti nella loro attività non si occuparono unicamente di politica ed etica, come si è soliti credere. I suoi interessi infatti comprendevano la matematica, l'astronomia, la retorica, la storia e la mitologia, oltre a una serie di nozioni riguardanti varie arti (pittura, scultura, musica, poesia) e tecniche (sartoria, falegnameria e altre).
Purtroppo, non ci è pervenuto nessuno dei suoi numerosi scritti, e molte informazioni su di lui si conoscono attraverso i due dialoghi di Platone a lui dedicati (l' Ippia maggiore e l' Ippia minore), oltre ad una serie di testimonianze minori [5].
[modifica] La polymathia e l'autarchia
Ippia divenne famoso nella storia della filosofia per la sua polymathia (lett.: conoscenza di molte cose): il sofista vantava infatti di poter conoscere ogni cosa di qualsiasi argomento, grazie alla sua prodigiosa memoria[6]. Tale versatilità, derisa da vari autori a lui contemporanei (in primis Platone), gli permetteva di poter tenere discorsi su qualsiasi argomento, affrontandoli tra l'altro in numerosissimi scritti. Ippia intendeva in questo modo seguire e registrare tutti i progressi dell'umanità nei vari campi delle scienze e delle arti.
Accanto a questa prodigiosa capacità, Ippia proponeva anche la propria autarchia, ovverò la capacità di compiere lavori specifici come e meglio dei più qualificati artigiani. Famoso è il suo viaggio ad Olimpia, durante il quale fece sfoggio di alcuni abiti e gioielli che si era confezionati da se medesimo, la cui fattura era di qualità uguale, se non identica, a quella dei migliori tessitori e artigiani dell'Ellade[7].
Come già accennatto, tale fama provocò d'altra parte derisione da parte degli intellettuali dell'epoca: era impossibile prendere sul serio una persona che vantava di poter sapere tutto e compiere qualsiasi cosa alla perfezione.
[modifica] Ippia, il matematico
Come matematico, Ippia fu il primo ad introdurre una curva nella geometria greca, la cosiddetta Trisettrice di Ippia, tale curva verrà utilizzata in seguito da Dinostrato (350 a.C. circa)per risolvere un problema classico della matematica greca, ovvero quello della quadratura del cerchio - anche se è possibile stabilire se Ippia sia stato consapevole di questa applicazione.
[modifica] Note
- ^ DK 86A1
- ^ DK 86A15
- ^ DK 86A3
- ^ Plat., Hipp. mai., 282d-e
- ^ Come per gli altri presocratici e sofisti, la raccolta di riferimento per le testimonianze e i frammenti è quella cura da Diels e Kranz (DK).
- ^ DK 86A11
- ^ DK 86A12
[modifica] Bibliografia
- Carl C. Boyer - Storia della Matematica, ISEDI, Milano (1976)

