Michele Psello

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Miniatura rappresentante Michele Psello al cospetto dell'imperatore bizantino Michele VII Ducas.

Michele Costantino Psello (greco: Μιχαήλ Ψελλός; latino: Michaël Psellus; Costantinopoli, 1018Costantinopoli, 1096) è stato un filosofo, scrittore, politico e storico bizantino.

Biografia e carriera politica[modifica | modifica sorgente]

La fonte principale che ci informa sulla vita di Psello sono le sue stesse opere, che contengono ampi passaggi autobiografici. Michele Psello nacque probabilmente a Costantinopoli, in una famiglia originaria di Nicomedia che contava tra i suoi avi membri della classe patrizia e consolare. Il suo nome di battesimo era Costantino, mentre Michele era il nome scelto quando più tardi divenne monaco. Psellos, che significa balbuziente, era probabilmente un soprannome dovuto ad un suo difetto di pronuncia.

Psello fu educato a Costantinopoli ma a circa dieci anni fu mandato fuori città a lavorare come segretario presso un giudice di provincia per permettere alla famiglia di costituire la dote per la sorella. Quando la sorella morì, abbandonò il lavoro e tornò a Costantinopoli per riprendere gli studi. Durante gli studi sotto la guida di Giovanni Mauropous, incontrò i patriarchi Costantino Leichoudes (Costantino III di Costantinopoli) e Giovanni Xiphilinos (Giovanni VIII di Costantinopoli) e l'imperatore Costantino X Ducas. Per qualche tempo lavorò di nuovo nelle province, stavolta come giudice. Qualche tempo prima del 1042 tornò di nuovo a Costantinopoli dove assunse un incarico minore a corte, come segretario (ὑπογραμματεύς) nella cancelleria imperiale. Da lì inizio una rapida carriera. Divenne un influente consigliere politico dell'imperatore Costantino IX Monomaco (1042-1055) e contemporaneamente divenne il professore più importante della nuova università di Costantinopoli, guadagnandosi il titolo onoroficio di "Console dei filosofi" (ὕπατος τῶν φιλοσόφων).

Verso la fine del regno di Monomaco, Psello ricevette forti pressioni politiche per ragioni che ignoriamo e decise di lasciare la corte, entrando nel monastero dell'Olimpo, in Bitinia nel 1054. Dopo la morte di Monomaco, però, fu presto richiamato a corte dalla nuova imperatrice Teodora (1055-1056).

Negli anni seguenti rimase attivo in politica servendo come consigliere politico di alto rango sotto diversi successivi imperatori. Giocò un ruolo politico decisivo nel passaggio di potere fra Michele VI Bringa e Isacco I Comneno nel 1057, poi fra questi e Costantino X Ducas nel 1059, fra Romano IV Diogene e Michele VII Ducas nel 1071. Dal momento che Psello era stato l'insegnante di Michele durante il regno del padre, Costantino, ed aveva giocato un ruolo fondamentale nella sua ascesa al potere contro i suoi avversari e il suo patrigno Romano IV, si aspettava probabilmente di guadagnare una maggior influenza politica come insegnante e consigliere sotto di lui. Invece, Michele sembrò essere meno propenso a favorire Psello e verso la metà del decennio 1070 non si hanno più notizie di una sua attività politica a corte. Dal momento che i suoi passaggi autobiografici si interrompono in questo punto, ci sono poche informazioni attendibili sui suoi ultimi anni. Alcuni studiosi ritengono che Psello si sia ritirato di nuovo in monastero in qualche momento del decennio 1070.[1] In base ad una nota del suo amico storico Giovanni Zonara, molti studiosi ritengono che Psello sia morto subito dopo la caduta di Parapinace nel 1078,[2] sebbene alcuni abbiano proposto date più tarde[3]: un'ipotesi particolarmente concreta rimane infatti l'anno 1096.[4]

Opere storiche[modifica | modifica sorgente]

Probabilmente l'opera di Psello più conosciuta e maggiormente accessibile è la Chronographia (Χρονογραφία). Si tratta della storia degli imperatori bizantini degli ultimi cento anni prima dell'epoca di Psello, periodo che copre i regni di 14 imperatori e imperatrici, ad iniziare dal regno quasi cinquantenario di Basilio II Bulgaroctono (976-1025), per finire nel 1077, durante il regno di Michele VII Ducas (1071-1078).

L'opera è strutturata come una serie di biografie. Diversamente da quasi tutte le opere storiografiche del periodo, pone maggiormente l'accento sulla descrizione dei caratteri, piuttosto che sui fatti politico-militari. L'opera comprende anche ampi elementi autobiografici sullo sviluppo politico e intellettuale di Psello, e pone maggiore importanza a quei periodi in cui Psello esercitò un posizione attiva in politica (specialmente durante il regno di Costantino IX Monomaco), dando così all'intera opera quasi il carattere di un memoriale politico. Si pensa che sia stata scritta in due parti. La prima riguarda gli imperatori succedutisi fino a Isacco I Comneno. La seconda, che ha un tono maggiormente apologetico, è in gran parte un encomio ai protettori politici di Psello, gli imperatori della dinastia Ducas.

L'eredità delle Opere storiche[modifica | modifica sorgente]

Nel 1453 durante un viaggio in Macedonia di via a Costantinopoli, uno scrittore della corte dei Medici, Leonardo da Pistoia (monaco) scoprì quattordici libri originale appartenuta a Michele Psello, risalente all'XI secolo scritti in greco per Ermete Trismegisto intitolato "Hermetica" dopo detto "Corpus Hermeticum".
Ritornato a Firenze, il monaco Leonardo da Pistoia consegnò il Corpus Hermeticum a Cosimo de' Medici che non più tardi del 1463 incaricò Marsilio Ficino di tradurre dal greco al latino.

Il Corpus Hermeticum composto da scritti dell'antichità rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale.

Altre opere[modifica | modifica sorgente]

Psello ci ha lasciato anche un gran numero di altre opere:

  1. Commento al De interpretatione di Aristotele.
  2. Un trattato sul Fedro di Platone.
  3. Uno studio allegorico su Omero.
  4. Una parafrasi dell'Iliade.
  5. De quinque vocibus, compendio dell'opera di Porfirio.
  6. L'opera miscellanea Omnifaria doctrina (Διδασκαλία παντοδαπή).
  7. Historia syntomos, un breve testo didattico storico, in forma di cronaca mondiale.
  8. La celebre De Operatione Daemonum (Περί ενεργείας δαιμόνων), una classificazione dei demoni.
  9. Un gran numero di trattati su vari argomenti: astronomia, medicina, musica, giurisprudenza (ad esempio, un esame della terminologia giudiziaria ateniese), fisica, matematica, metafisica, etica, teologia, alchimia, topografia (es. uno studio della topografia di Atene).
  10. Varie poesie didattiche su argomenti come la grammatica e la retorica.
  11. Tre Epitaphioi, orazioni funebri sui patriarchi Michele Cerulario, Costantino III Leichoudes e Giovanni VIII Xiphilinos.
  12. Orazione funebre per la madre, inclusa una gran quantità di informazioni autobiografiche.
  13. Diversi panegirici, discorsi persuasivi (compresi scritti contro i Bogomili e gli Euchitiani) e discorsi diretti ai suoi imperatori-patroni.
  14. Circa 500 lettere private, interessanti spaccati sulla civiltà bizantina di quell'epoca e sullo stesso Psello.
  15. Esercizi retorici e saggi su temi determinati.
  16. Versi occasionali, satirici ed epigrammatici.

Personalità[modifica | modifica sorgente]

Psello aveva ricevuto un'educazione che spaziava in tutto lo scibile umano ed era reputato uno degli uomini più colti del suo tempo. Era orgoglioso di aver reintrodotto da solo nella cultura bizantina lo studio serio della filosofia antica, specialmente quella di Platone e dei Neoplatonici (soprattutto Proclo), per i quali nutriva un'autentica venerazione. La sua predilezione per Platone e altri filosofi pagani portò alcuni suoi contemporanei a dubitare della sua fede ortodossa, fino ad arrivare, ad un certo punto, a costringerlo a fare pubblica professione di fede per allontanare da sé questi sospetti. Degni di nota sono i commenti alle opere di San Gregorio di Nazianzo e di altri grandi padri greci. Dai suoi interessi esoterici discendono i noti commentari sugli Oracoli caldaici e su alcuni scritti ermetici (da ricordare che il manoscritto più antico esistente del Corpus Hermeticum, acquistato da Lorenzo de' Medici e tradotto dal Ficino, appartenne a Psello). Era anche orgoglioso di essere un maestro di retorica, combinando la saggezza del filosofo e la persuasione del retore in un modello ideale di consigliere e capo politico. Tra i moderni commentatori, l'inclinazione di Psello per i lunghi passaggi autobiografici, gli ha guadagnato le accuse di vanità e ambizione, mentre la sua carriera politica e il contenuto della sua Chronographia lo hanno fatto giudicare servile e opportunista, a causa della sua ostentata posizione acritica verso alcuni degli imperatori e a causa anche di cambiamenti di lealtà politica durante la sua vita. Altri commentatori, però, hanno concluso che ci sia nelle sue opere, e specialmente la Chronographia, un potente sottinteso ironico che trasmette messaggi molto critici, se non sovversivi, verso gli imperatori descritti[5] e anche verso la morale e le credenze cristiane.[6]

Pseudo-Psello[modifica | modifica sorgente]

Si pensava una volta che ci fosse stato un altro autore bizantino con lo stesso nome, Michele Psello il Vecchio (ora detto Pseudo-Psello), che visse nell'isola di Andro nel IX secolo, che era stato il protetto di Fozio e il precettore dell'imperatore Leone VI il Saggio. Lo stesso Michele Psello veniva chiamato "il Giovane" da alcuni autori. Questa convinzione si basava su una frase di una cronaca medievale, la Σύνοψις Κεδρηνοῦ-Σκυλίτση, che fa menzione del nome. Si pensa adesso che l'inclusione del nome Psello in questa cronaca sia l'errore di un copista ignorante di epoca più tarda, e che non sia mai esistito alcun "Michele Psello il Vecchio".[7]

Il termine Pseudo-Psello è tuttora usato da alcuni studiosi per indicare l'autore di alcune opere più tarde che si pensa siano state falsamente attribuite a Psello in epoca bizantina.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

  • Chronographie ou histoire d'un siècle de Byzance (976-1077). Ed. Émile Renauld. 2 vols. Paris 1926/28. [edizione moderna di riferimento].
  • Imperatori di Bisanzio (Cronografia). Ed. Salvatore Impellizzeri. 2 vols. Vicenza 1984. [Nuova edizione critica e traduzione in italiano]
  • Chronographia, ed. E. R. A. Sewter. London 1953. [Traduzione in inglese, testo in linea
  • Chronographia, ed. Vrasidas Karalis. 2 vols. Athen 1992/96 [traduzione in greco moderno].
  • Vidas de los emperadores des Bizancio (Cronografia). Ed. Juan Signes Codoñer. Madrid 2005 [traduzione in spagnolo].
  • Autobiografia (Encomio per la madre. Ed. Ugo Criscuolo. Napoli 1989.
  • De omnifaria doctrina. Ed. Leendert G. Westerink. Utrecht 1948.
  • De operatione daemonum. Ed. Jean-François Boissonade. Nürnberg 1838, ristampa Amsterdam 1964.
  • '"Éloge inédit du lecteur Jean Kroustoulas." Ed. Paul Gautier. Rivista di studi bizantini e neoellenici, n.s. 17-19 (27-29), 1980-1982: 119-147.
  • Epistola a Giovanni Xifilino. Ed. Ugo Criscuolo. Napoli 1990.
  • Epistola a Michele Kerulario. Ed. Ugo Criscuolo. Napoli 1990.
  • Historia Syntomos. Ed. Willem J. Aerts. Berlino 1990.
  • Orationes hagiographicae. Ed. Elizabeth A. Fisher. Stoccarda/Lipsia 1994.
  • Orationes panegyricae. Ed. Geoge T. Dennis. Stoccarda/Lipsia 1994.
  • Oratoria minora. Ed. Antony R. Littlewood. Lipsia 1984.
  • Orazione in memoria di Constantino Lichudi. Ed. Ugo Criscuolo. Messina 1983.
  • Philosophica minora I. Ed. John M. Duffy. Stoccarda/Lipsia 1992.
  • Philosophica minora II. Ed. Dominic J. O'Meara. Lipsia 1989.
  • Poemata. Ed. Leedert G. Westerink. Stoccarda/Lipsia 1992.
  • 'Revue des Etudes Byzantines. P. Gautier 1980.
  • Scripta minora magnam partem adhuc inedita. 2 vols. Ed. Eduard Kurtz, Franz Drexl. Milano 1936/41.
  • Essays on Euripides and George of Pisidia and on Heliodorus and Achilles Tatius. Ed. Andrew R. Dyck. Vienna 1989.
  • Theologica I. Ed. Paul Gautier. Lipsia 1989.
  • Theologica II. Ed. Leendert G. Westerink, John M. Duffy. Monaco/Lipsia 2002.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Perikles P. Joannou: "Psellos et le monastère *?? ?a?s??". Byzantinische Zeitschrift 44: 283-290.
  2. ^ Herbert Hunger: Die hochsprachliche profane Literatur der Byzantiner. 2 vols. Monaco 1978.
  3. ^ Ioannes Polemis: "When did Psellos die?" Byzantinische Zeitschrift 58: 73-76.
  4. ^ Leighton D. Reynolds & Nigel G. Wilson, Copisti e Filologi, Padova, Editrice Antenore, 1969.
  5. ^ Efthymia Pietsch: Die "Chronographia" des Michael Psellos: Kaisergeschichte, Autobiographie und Apologie. Wiesbaden 2005.
  6. ^ Anthony Kaldellis: The argument of Psellos' Chronographia. Boston 1999.
  7. ^ Paul Lemerle: Le premier humanisme byzantin: Notes et remarques sur enseignement et culture à Byzance des origines au Xe siècle. Parigi 1971. (ch. 6)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rosario Anastasi: Studi sulla "Chronographia" di Michele Psello. Catania 1969.
  • Emmanuel Kriaras: "Psellos". In: Pauly Realenzyklopädie der Altertumswissenschaft. Suppl. vol. XI, 1124-1128.
  • Jakov Ljubarskij: "Some notes on the newly discovered historical work by Psellos". In: J. Langdon et al. (eds.), To Hellenikon. Studies in honor of Speros Vryonis. New York 1993. 213-228.
  • Paul Moore: Iter Psellianum. Toronto 2005. (Complete bibliography of Psellos' works)
  • Robert Volk: Der medizinische Inhalt der Schriften des Michael Psellos. Monaco 1990.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • A. Kaldellis, Anthony Kaldellis: The argument of Psellos' Chronographia, Boston 1999.
  • E. Pietsch: Die "Chronographia" des Michael Psellos: Kaisergeschichte, Autobiographie und Apologie, Wiesbaden 2005.
  • S. Papaioannou, Michael Psellos: Rhetoric and Authorship in Byzantium, Cambridge 2013.
  • F. Lauritzen, Depiction of Character in the Chronographia of Michael Psellos, Turnhout 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 9856247 LCCN: n80133121