Michele I Cerulario

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Michele Cerulario)
Michele Cerulario, miniatura del XII secolo.

Michele I Cerulario (in greco: Μιχαήλ Κηρουλάριος; Costantinopoli, 1000Costantinopoli, 21 gennaio 1059) fu Patriarca di Costantinopoli dal 1043 fino alla sua morte. Insieme a Papa Leone IX fu protagonista del Grande Scisma.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Michele Cerulario apparteneva a una famiglia aristocratica di Bisanzio. Nel 1040 era stato coinvolto in una congiura dell'imperatrice Zoe contro Michele IV Paflagonio: era stato costretto all'esilio ed era diventato monaco. Dopo la morte del patriarca Alessio I Studita, il 25 marzo 1043 Michele Cerulario fu nominato patriarca di Costantinopoli dall'imperatore Costantino IX Monomaco; da allora Michele Cerulario difese l'indipendenza del seggio patriarcale sia dalle ingerenze del papa di Roma che da quelle dell'imperatore di Costantinopoli.

Nel dicembre 1048 a Roma veniva eletto al soglio papale papa Leone IX. I dissapori tra le due Chiese riemergevano già da lunga data ad intervalli regolari, sulla scorta della secolare questione del Filioque inerente alla natura dello Spirito Santo e delle differenze liturgiche, tanto che il divario sin dai tempi di Fozio si era fatto sempre più ampio e che già dal 1024 il nome del papa non era più citato nei dittici di Santa Sofia).

Michele Cerulario, cominciò ben presto a prendere posizione sulla natura dello Spirito Santo e a contestare tutte le innovazioni che Leone IX stava introducendo nelle regole della Chiesa, in particolare la sua condanna sul matrimonio del clero. Infatti, a sua volta il patriarca attaccò la tradizione del celibato ecclesiastico, quindi la tonsura della barba e infine, nel 1051, la celebrazione dell'eucarestia con pane azzimo: tutti costumi in uso presso la chiesa latina, che egli accusò di eresia, proibendo al culto tutte le chiese di Costantinopoli che non utilizzavano il rito greco.

Tale atteggiamento nasceva non solo da esigenze teologico-dottrinali, ma anche da questioni politiche, in quanto la Chiesa di Roma minacciava le pretese orientali al primato in seno alla Chiesa.

Papa Leone inviò allora a Costantinopoli dei suoi legati con l'incarico di risolvere questa situazione critica e di convincere i fratelli d'oriente a rimuovere le contestazioni e ad accettare le nuove direttive che egli, in qualità di Primate dei cinque patriarcati cristiani, aveva impartito. Pena la scomunica del patriarca contenuta in una bolla già in possesso dei legati pontifici.

La missione guidata dal cardinale Umberto di Silvacandida e composta dagli arcivescovi Federico di Lorena e Pietro di Amalfi negò la legittimità dell'elezione di Michele, del titolo di ecumenico del patriarca e il suo preteso secondo posto in onore nella gerarchia ecclesiastica dopo il vescovo di Roma. In risposta il patriarca si rifiutò di ricevere i latini, dopodiché, il 16 luglio 1054, il cardinale Umberto depositò sull'altare di Santa Sofia la bolla di scomunica di Cerulario e dei suoi sostenitori. Il 24 luglio Cerulario rispose in modo analogo, scomunicando Umberto di Silvacandida e gli altri legati papali. Inoltre i legati papali e i rappresentanti del patriarcato si scagliarono contro l'anatema gli uni gli altri.

Al momento delle reciproche scomuniche, papa Leone era già morto a Roma e pertanto, l'autorità del Cardinale Umberto, legato pontificio, era di fatto venuta meno. Tuttavia le due Chiese rimasero ferme in uno scisma tuttora in essere e da allora in poi, pur considerandosi ciascuna essere cattolica e ortodossa, la Chiesa di Roma e quelle ad essa unite furono note come Chiesa cattolica, cioè universale, mentre quella di Costantinopoli e gli altri patriarcati orientali divennero Chiesa ortodossa, cioè fedele al dogma.

Nel 1055 a Costantino successe, con l'appoggio di Michele Cerulario, la cognata e co-imperatrice Teodora, la quale ricevette un'ambasciata di papa Vittore II, con cui cercò di instaurare una trattativa che non condusse ai risultati sperati.

Nel 1057 Michele Cerulario entrò in contrasto con il nuovo imperatore Michele VI Stratiotico, favorendo la rivolta degli eserciti d'Asia e l'ascesa al trono di Isacco I Comneno. Ben presto, però, anche il rapporto con il nuovo imperatore si deteriorò gravemente, tanto da portare Isacco ad abdicare nel 1059, nel timore di una rivolta generale sobillata dal patriarca, cui fu lasciato il compito di designare il successore. Michele scelse allora quale nuovo basileus Costantino Ducas, ma non riuscì a vedere il risultato della propria scelta, poiché morì il 21 gennaio di quello stesso anno.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Filippo Ermini, Michele Cerulario e lo scisma d'Oriente, Roma: Tipografia dell'Unione cooperativa editrice, 1897
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
Predecessore Patriarca di Costantinopoli Successore Cruz ortodoxa.png
Alessio I Studita 1043-1059 Costantino III Licude

Controllo di autorità VIAF: 12174202 LCCN: nr92038634