Giovanni Scoto Eriugena

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Giovanni Scoto Eriugena

Giovanni Scoto Eriugena, o semplicemente Scoto Eriugena o Giovanni Eriugena[1] (in lat.: Iohannes Scotus Eriugena[2]; Irlanda, 810 circa – Inghilterra ?, dopo l'877), è stato un monaco, teologo, filosofo e traduttore irlandese, considerato uno dei più grandi filosofi altomedievali per il contributo nell'ambito speculativo (Periphyseon) e di traduttore dell'opera dello Pseudo-Dionigi, che avrà vasta influenza sino alla fine del Medioevo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Le sue origini irlandesi si possono dedurre dal suo stesso nome, infatti egli è scoto, ovvero abitante della Scotia Maior, nome dell'Irlanda all'epoca; inoltre, nei manoscritti egli si firmava Eriugena, cioè nato (gena) in Irlanda (Eriu). Nell'843 si trasferì in Francia per dirigere la Schola Palatina di Carlo il Calvo; questi gli affidò anche il compito di tradurre dal greco il Corpus Areopagiticum di Dionigi l'Areopagita, che Scoto studiò e commentò in latino, avvicinandosi al Neoplatonismo. Fu studioso e traduttore anche degli scritti di Origene e dei Padri di Cappadocia, tra cui San Basilio Magno, San Massimo il Confessore e San Gregorio di Nissa.

La sua filosofia si mantiene sulla linea di Sant'Agostino riguardo al Platonismo e alla teologia negativa. Senza dubbio, Eriugena volle spiegare la realtà mediante un sistema razionale e unitario che contraddiceva il dualismo della religione — secondo il quale Dio e mondo sono due realtà differenti — e i dogmi relativi alla creazione e alla volontà divina.

Per Scoto ragione e fede sono fonti valide di vera conoscenza, per questo non possono essere in contraddizione; però se così avvenisse, è la ragione che deve prevalere. Questa affermazione, assieme alla prospettiva di tendenza panenteistica che egli sostenne nel De divisione naturae, gli valsero il sospetto di eresia. Sulla sua morte circolarono diverse storie leggendarie o perfino favolose, una delle quali racconta che dopo la morte del suo protettore Carlo il Calvo, si rifugiò in Inghilterra, presso il re Alfredo il Grande, dove venne assassinato da alcuni monaci che lo consideravano un eretico a colpi di penne; sebbene questa storia sia la più pittoresca, non è la più credibile.

Sia per le incomprensioni nate da errate interpretazioni della sua dottrina, sia per l'estremizzazione operatane da alcuni filosofi della scuola di Chartres, nel 1210 arrivò contro alcune tesi dell'opera di Eriugena una condanna conciliare postuma, con il rogo di un numero non precisato di copie del De divisione naturæ; ancora nel 1225 papa Onorio III manderà una lettera ai vescovi francesi per chiedere la raccolta di ogni copia del libro da spedire a Roma per esservi bruciata.[senza fonte]

In tempi recenti, tuttavia, Eriugena è stato largamente riabilitato da eminenti filosofi cattolici, fra cui il neoscolastico Étienne Gilson e il cardinale Hans Urs von Balthasar, che ne hanno riconosciuto la sostanziale ortodossia. Recentemente anche Papa Benedetto XVI ha espresso su Eriugena un giudizio nel complesso positivo[3].

Il divino e la ragione[modifica | modifica wikitesto]

Per Scoto Eriugena filosofia e teologia si identificano. Egli dice infatti: "la vera filosofia è la vera religione e, viceversa, la vera religione è la vera filosofia". Filosofare significa vedere e riconoscere la validità e la fondatezza dei principi su cui si fonda la vera religione. Proprio per questa sua totale identificazione dei principi religiosi con quelli filosofici, Eriugena ebbe molti nemici. Comunque, secondo il monaco irlandese, il legame e l'accordo fra fede e ragione è intrinseco, in quanto entrambe sono generate da una medesima causa, ovvero la Sapienza divina, che si è rivelata nella Sacra Scrittura. Se non è sostenuta dalla ragione, la fede rischia di vacillare, per Scoto Eriugena, e arriva a dire che bisogna "credere a ciò che si dice con verità intorno all'unico principio delle cose" e "intendere ciò che con verità si crede". In questo, dunque, Eriugena si avvicina molto al pensiero di Sant'Agostino, per il quale vigeva il "credo ut intelligam et intelligo ut credam" (cioè credo per comprendere e comprendo per credere). La fede, per Eriugena, è dunque la ricerca e lo sforzo di interpretazione del significato delle Scritture, che porta al riconoscimento della loro intrinseca struttura razionale; esse, infatti, devono essere lette ed intese in senso allegorico, e non letterale, perché lo Spirito Santo, che parlava attraverso i profeti, si esprimeva attraverso immagini e metafore che hanno infiniti significati. Per Giovanni Scoto, anche gli scritti dei Padri della Chiesa debbono esser letti in più sensi, poiché certe volte sembrano essere in contrasto tra loro, e ciò è impossibile. Ed è solo attraverso la ragione, sottoposta allo Spirito, che noi possiamo vedere e comprendere i motivi e le vie d'interpretazione, e poi condurci oltre queste, nella profondità unica e divina della verità da cui nascono tali diverse esposizioni.

Le quattro nature[modifica | modifica wikitesto]

La più importante opera eriugeniana è il De Divisione naturae o, secondo il titolo più esatto, Periphyseon, in cui formula la sua teoria del divino partendo dunque dal neoplatonismo, ma integrandovi il concetto cristiano della natura personale di Dio, creatore del mondo. Per il filosofo, Dio è l'unica vera realtà, ed è dunque l'unico "protagonista" della sua filosofia: infatti, tutte le cose dipendono e sono generate da Lui e tutte le cose ritornano sempre a Lui, per Eriugena. Egli chiama l'insieme di tutte le cose "natura", e, poiché la natura si identifica con Dio, egli in essa distingue le quattro divisioni dell'essere divino. Esse sono:

  1. La natura increata e creante, che è Dio: l'Essere divino, in questa prima divisione, è considerato come principio primo, eterno, ed immutabile alla cui conoscenza l'uomo può solo avvicinarsi, senza mai però giungere ad un'adeguata rappresentazione e comprensione. Infatti, Egli è oltre la natura, oltre la bontà, oltre l'essenza, e dunque ciò che si dice di Lui nelle Scritture è detto non per Egli in Sé stesso, ma per noi, anche per quanto riguarda, ad esempio, la Trinità. Essendo dunque al di là, oltre tutto ciò che a noi è accessibile, la realtà di Dio è il non-essere, inteso come ciò che trascende il limite dell'essere. Questo concetto sarà poi ripreso in seguito per la formazione della teologia negativa di Nicola Cusano e di altri teologi e filosofi.
  2. La natura creata e creante, che è il Verbo procedente da Dio: anche in questa seconda divisione Dio è l'Autore delle cause primordiali o degli esemplari originali di tutte le cose. Tali "specie" o "forme" sono aspetti del pensiero divino. Esse sono coeterne a Dio, e, in quanto creatrici di ogni cosa, sono anche Sua manifestazione. In questa divisione Eriugena riprende chiaramente il concetto platonico delle Idee, dandone una spiegazione in chiave cristiana.
  3. La natura creata e non creante, che è tutta la realtà materiale (o fisica) posta nello spazio e nel tempo: questa divisione sarebbe l'esteriorizzazione delle idee divine (con un altro rimando alla teoria delle Idee platoniche), in quanto l'universo intero, inteso come ordine fisico, deriverebbe dalle ragioni ideali, e sarebbe effetto di quelle cause primordiali che sono nel Verbo divino. L'universo è dunque creato ed eterno, in quanto cosussistente nel Verbo eterno, e sarebbe composto d'anima e corpo, come un immenso organismo vivente. Le cose materiali che lo compongono sarebbe dunque solo un'apparenza, in quanto il loro vero fondamento è spirituale. Tale tesi è ripresa dal Neoplatonismo, il quale afferma che vi è un'unica sostanza, cioè quella divina, e il mondo non è che manifestazione di questa sostanza (teofania, ovvero, manifestazione di Dio). Per Scoto Eriugena, quindi, "Deus fit in omnibus omnia", cioè Dio diventa tutto in tutte le cose, come era per lo Pseudo-Dionigi l'Areopagita.
  4. La natura non creata e non creante, che è Dio stesso, concepito come ciò verso cui l'intero Creato tende: tale divisione rappresenta Dio come meta e fine del mondo, poiché tutto ciò che proviene da un principio tende naturalmente a tornarvici. Il filosofo dunque propone i temi della discesa e del ritorno al principio caratteristici del Neoplatonismo. In tutto ciò, inoltre, l'uomo è nell'intermezzo fra il mondo dei corpi e quello delle essenze; per Eriugena, l'uomo è un microcosmo che, attraverso l'intelletto, cerca di ricostruire l'intima ragione delle cose, cerca di ritrovare la loro unità d'essenza, oltre la moltitudine e la molteplicità caotica del mondo materiale e del mondo intellettuale. Chi dunque cerca con sforzo questa primordiale unità, comprende che le cose che sono create e mortali, sono invece coeterne al Verbo in quanto espressione delle essenze. Grazie alla fede e alla ragione l'uomo comprende il divino che vi è nel mondo, e contribuisce così al ritorno dell'universo a Dio. L'intelligenza umana, quindi, è solo un mezzo per contemplare il Verbo, ma essa può smarrirsi nelle cose e perdere la capacità di conoscere la verità. La redenzione dell'intelligenza umana, che per sua natura è distorta dalla verità, può avvenire solo attraverso Cristo, che rende possibile il ritorno alla conoscenza che Dio ha del mondo e di Sé stesso.

In questo modo, dunque, le quattro nature formano un "circolo divino", nel quale Dio stesso è il centro, e che si manifesta in modo incessante ed eterno, non uscendo mai da Sé, in quanto Egli crea tutto da Sé, in Sé e per Sé. Anche in questa tesi Scoto Eriugena si rimanda a Sant'Agostino, che parla di circolo ermeneutico riguardo alla ragione e alla fede.[4]

La libertà umana[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Scoto Eriugena fu anche un grande sostenitore della libertà umana, in particolare contro la negazione che ne aveva fatto il monaco Gotescalco: quest'ultimo, interpretando in modo estremo e letterale le tesi di Sant'Agostino d'Ippona, aveva formulato la dottrina della Doppia predestinazione, sostenendo che Dio, sin dal principio, ha destinato alcuni uomini alla salvezza e al bene e altri alla dannazione e al male. Ma Scoto Eriugena obietta che non è possibile attribuire a Dio una "pre-destinazione" intesa come "destinare prima", in quanto in Dio non esiste né primadopo. Prendendo come base la teologia negativa di Dionigi, Eriugena afferma inoltre che non è affatto possibile condizionare la volontà umana. Rifacendosi invece ad Agostino, sostiene che il male non è una realtà, ma un non-essere, e dunque Dio non lo conosce, poiché se lo conoscesse lo creerebbe, in quanto il pensiero e l'azione in Dio si identificano. Il male è dunque un'assenza di perfezione, o una negazione di realtà. Dunque, in Dio non vi può affatto essere prescienza del male dell'uomo, e di conseguenza non vi è può essere predestinazione al male. La caratteristica essenziale dell'uomo è, per Eriugena, il libero arbitrio, che è dunque la possibilità di peccare o di non peccare; tuttavia, pur essendo libero, l'uomo può fruire dell'aiuto della Grazia divina. Questo pensiero lo espone però all'accusa di Pelagianesimo, e la sua dottrina verrà infatti condannata da due sinodi.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • De divina prædestinatione (La predestinazione divina).
  • De divisione naturæ (La divisione della natura. Titolo originale: Periphyseon). L'opera maggiore e più conosciuta.
  • Expositiones super Ierarchiam celestem S. Dionysii (Esposizioni sulla "Gerarchia celeste" di Dionigi Areopagita).
  • Expositiones super Ierarchiam ecclesiasticam S. Dionysii (Esposizioni sulla "Gerarchia ecclesiastica" di Dionigi Areopagita).
  • Expositiones seu glossæ in mysticam Theologiam S. Dionysii (Esposizioni o glosse sulla "Teologia mistica" di Dionigi Areopagita).
  • Homilia in prologum S. Evangelii secundum Joannem (Omelia sul Prologo del Vangelo di Giovanni).
  • Commentum in S. Evangelium secundum Joannem (Commento al Vangelo di Giovanni).
  • Annotationes in Marcianum (Commento alle "Nozze di Mercurio con Filologia" di Marziano Capella).
  • Carmina (25 carmi composti in latino e greco)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scoto ed Eriugena sono modi diversi per esprimere la sua origine irlandese
  2. ^ Il nome compare in molteplici forme nei manoscritti delle opere. Il più diffuso è Iohannes Scotus Eriugena o Joannes Scotus Eriugena, ma altrettanto diffuso, sebbene meno corretto, è Erigena. Ugualmente diffusa è la variante Scottus. Il Floss, come curatore degli opera omnia dell'irlandese, editi nel vol. 122 della Patrologia latina, scelse di usare nel titolo la forma Joannes Scotus omettendo Eriugena, avendo effettivamente sia Scotus sia Eriugena il medesimo significato, ossia "originario dell'Irlanda", "scoto, irlandese" (nel medioevo l'Irlanda era detta anche Scotia Major). Diffusa nel basso medioevo fu la forma particolare di Scottigena o Scotigena, che si trova ad esempio nell'Apologia doctæ ignorantiæ del cardinale Cusano.
  3. ^ Udienza Generale, 10 giugno 2009.
  4. ^ Vedi il commento di Peter Dronke al primo dei sei volumi del Periphyseon, tradotto da Michela Pereira: "Sulle nature dell'universo (Vol I), Fondazione Valla-Mondadori,2012 con Commento di Peter Dronke.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulle nature dell'universo, a cura di Peter Dronke, traduzione di Michela Pereira con testo latino a fronte, Milano, Fondazione Valla-Mondadori: Libro I 2012, Libro II 2013, Libro III 2014.
  • Divisione della natura, testo latino a fronte, traduzione di Nicola Gorlani, Milano, Bompiani, 2013.
  • Omelia sul Prologo di Giovanni, Milano, Fondazione Valla-Mondadori, 1987.
  • De Praedestinatione Liber. Dialettica e teologia all'apogeo della rinascenza Carolingia, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2003.
  • Carmi, Introduzione, traduzione con testo a fronte e note di Filippo Colnago, Milano, Jaca Book, 2014.

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Werner Beierwaltes, Eriugena, I Fondamenti del suo pensiero, Vita e Pensiero, Milano, 1997.
  • Mario Dal Pra, Scoto Eriugena ed il neoplatonismo medievale, Fratelli Bocca, Milano, 1941.
  • Tullio Gregory, Sulla metafisica di Giovanni Scoto Eriugena, Sansoni, Firenze, 1960.
  • Francesco Paparella, Le teorie neoplatoniche del simbolo. Il caso di Giovanni Eriugena, Vita e Pensiero, Milano, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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