Damascio

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Damascio (in gr. ant.: Δαμάσκιος, in lat.: Damascius; Damasco, 480 circa – Alessandria d'Egitto (?), 550 circa) è stato un filosofo bizantino. Fu l'ultimo scolarca dell'Accademia di Atene ed è spesso considerato anche l'ultimo dei filosofi neoplatonici.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Damasco intorno al 480, si trasferì da giovane ad Alessandria, dove studiò ed insegnò prima retorica e poi filosofia. Ad Alessandria fu allievo di Ermia, dei suoi figli Ammonio ed Eliodoro e di Isidoro di Alessandria, del quale scrisse la biografia. Emigrato ad Atene, dove fu allievo di Marino di Napoli, Damascio fu posto a capo dell'Accademia di Atene intorno al 520. Quando Giustiniano, nel 529, chiuse l'Accademia, Damascio con altri sei filosofi accettò l'invito a recarsi alla corte sasanide. Nel 532 gli fu permesso di tornare e si crede che si sia recato ad Alessandria. Non si conosce con precisione l'anno della morte [1].

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Allontanandosi dal pensiero del suo maestro Proclo, che ai suoi tempi dominava la scuola neoplatonica, Damascio riprende e sviluppa la precedente posizione di Giamblico. Egli pone anteriormente all'Uno un altro principio totalmente ineffabile e trascendente, del quale non può dirsi neppure se sia conoscibile o meno. L'ascesa intellettuale, prospettata dal filosofo, si conclude infatti nell'assoluto silenzio dell'ineffabile abisso della divinità; alcuni studiosi hanno ravvisato, in questa dottrina, delle affinità con il pensiero indiano.

Nelle Dubitationes et solutiones de primis principiis (ἀπορίαι καὶ λύσεις περὶ τῶν πρώτων ἀρχῶν), Damascio esamina la natura e gli attributi di Dio e dell'anima umana. Quest'analisi è piuttosto divergente dal resto del neoplatonismo, poiché mette in evidenza numerose aporie e si risolve in un accentuato misticismo dominato dall'apofatismo; l'opera, inoltre, non presenta alcuna polemica contro il Cristianesimo, alle cui dottrine, infatti, Damascio non allude mai.

In questo trattato, Damascio indaga sul primo principio di tutte le cose, che ritiene essere una profondità insondabile ed inesprimibile, un Tutto-in-Uno. Il risultato principale è che Dio è infinito, e come tale, incomprensibile; che i suoi attributi di bontà, conoscenza e potenza sono accreditati a lui solo dall'inferenza dai loro effetti; che quest'inferenza è logicamente valida e sufficiente. Damascio insiste completamente sull'unità e l'indivisibilità di Dio, in contrasto con Porfirio, che aveva ammesso non solo una Triade, ma anche una Enneade (nove volte tanto la persona).

Quest'opera è inoltre di grande importanza per la storia della filosofia, a causa del grande numero di citazioni da filosofi precedenti, e, assieme agli scritti di Proclo, risulta fra le più ricche fonti contenenti frammenti degli Oracoli caldaici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il lessico Suda contiene informazioni errate sul filosofo. I compilatori lo identificano erroneamente come un « filosofo stoico », e, altrettanto erroneamente come un « discepolo di Simplicio », del quale, al contrario, Damascio fu maestro.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Opere pervenute[modifica | modifica sorgente]

  • Aporie e soluzioni sui primi principî. (l'opera principale, pervenuta attraverso i manoscritti greci appartenuti al cardinal Bessarione).
  • Commentario sul "Parmenide" di Platone.
  • Commentario sul "Fedone" di Platone. (erroneamente attribuito a Olimpiodoro).
  • Commentario sul "Filebo" di Platone (erroneamente attribuito a Olimpiodoro).
  • Vita di Isidoro. (pervenuta frammentariamente).

Opere perdute[modifica | modifica sorgente]

  • Commentario sulla "Repubblica" di Platone.
  • Commentario sul "Timeo" di Platone.
  • Commentario sul "I Alcibiade" di Platone.
  • Commentario sulle "Leggi" di Platone.
  • Commentario sul "Cielo" di Aristotele (gli scritti di Damascio citati da Simplicio sul tempo, lo spazio e i numeri dovrebbero far parte di altri commentarî aristotelici di Damascio).
  • Commentario sugli "Oracoli caldaici".
  • Logoi Paradoxoi (in 4 libri, dei quali è pervenuto un brevissimo riassunto di Fozio, contenuta nella Bibliotheca, cod. 130).

Edizioni delle opere[modifica | modifica sorgente]

  • Damascius, Traité des premiers principes, texte établi par L. G. Westerink et introduit, traduit et annoté par J. Combés, 3 voll., Les Belles Lettres, Paris 1986-1991, rist. 2002.
  • Damascius, Commentaire du Parménide de Platon, texte établi par L. G. Westerink, introduit, traduit et annoté par J. Combès, avec la collaboration de A.-Ph. Segonds, 4 tomes, Paris 1997-2003.
  • Westerink, L. G. (ed.), The Greek commentaries on Plato's Phaedo, vol. II [Damascius], North-Holland, Amsterdam, 1977.
  • Westerink, L. G. (ed.), Lectures on the Philebus wrongly attributed to Olympiodorus, North-Holland, Amsterdam, 1959.
  • Zintzen, C. (ed.), [Damascii] Vitæ Isidori reliquiæ (Bibliotheca græca et latina I), Olms, Hildesheim, 1967.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Maria Mazzucchi, Damascio, Autore del Corpus Dionysiacum, e il dialogo Περι Πολιτικης Επιστημης. In: Aevum: Rassegna di scienze storiche linguistiche e filologiche 80, Nº 2 (2006), pp. 299–334.
  • Carlo Maria Mazzucchi, Iterum de Damascio Areopagita. In: Aevum: Rassegna di scienze storiche linguistiche e filologiche 87, Nº 1 (2013), pp. 249–265.

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