Bessarione (cardinale)

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Bessarione
cardinale di Santa Romana Chiesa
Johannes Bessarion aport012.png
Nato 2 gennaio ca. 1408, Trebisonda
Creato cardinale 18 dicembre 1439 da papa Eugenio IV
Deceduto 18 novembre 1472, Ravenna

Bessarione (in greco Βησσαρίων, al secolo forse Basilio; Trebisonda, 2 gennaio 1403Ravenna, 18 novembre 1472) è stato un cardinale e umanista bizantino.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nascita e studi[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una numerosa e povera famiglia a Trebisonda, allora capitale del piccolo Impero comandato dai Mega Comneni. La sua presunta origine comnena - affermata da fonti più tarde e taciuta da tutti i suoi contemporanei che invece lo vogliono di origini modeste - è difficilmente accertabile. Per secoli il suo nome di battesimo era stato ritenuto Giovanni, ma studi più recenti hanno dimostrato che era Basilio. Giovanissimo (1416/17) e dopo aver compiuto gli studi elementari a Trebisonda si trasferì a Costantinopoli, dove continuò i suoi studi presso Crisoccocca e diventò monaco basiliano assumendo il nome di Bessarione, santo del IV secolo.

Carriera ecclesiastica e politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1423 andò in Egitto. La successiva tappa importante furono gli anni trascorsi presso Giorgio Gemisto Pletone a Mistra, vicino alla antica Sparta, nel despotato della Morea, dove fu introdotto alla filosofia platonica (1430/2-1436). Cartofilace e diplomatico di successo tra le corti bizantine, ottenne presto la stima dell'imperatore Giovanni VIII Paleologo.

Al Concilio di Ferrara e Firenze[modifica | modifica sorgente]

Nel 1437 fu nominato arcivescovo titolare di Nicea e nel 1438 venne in Italia con il cardinale Cusano, prima a Ferrara, poi a Firenze, per discutere insieme alla numerosa delegazione bizantina e l'imperatore stesso, l'unione delle due Chiese, nella speranza di ottenere l'aiuto occidentale contro gli Ottomani che diventavano sempre più minacciosi nei confronti di Costantinopoli.

Mentre prima del Concilio di Ferrara Bessarione apparteneva al partito bizantino contrario all'unione, durante il Concilio si dimostrò fautore dell'unione della Chiesa romana con quella ortodossa. Su basi filologiche e teologiche Bessarione dimostrò che un passo dibattuto del testo di San Basilio (figura di spicco della chiesa ortodossa) sosteneva posizioni uguali a quelle della Chiesa di Roma, mentre le copie del testo che non avevano il passo incriminato erano tutte molto recenti. La questione dogmatica principale che divideva le due Chiese era quella detta del Filioque, riguardante il rapporto all'interno della Trinità tra il Figlio, il Padre e lo Spirito Santo: significativo, a questo proposito, è il dibattito che, durante il Concilio, avvenne tra il Bessarione e Ludovico da Pirano, presente in quanto Vescovo di Forlì. Ma le ragioni che dividevano le due religioni erano più profonde. Le ragioni ecclesiologiche e storico-politiche erano tanto complesse e profonde da sembrare più difficilmente superabili rispetto a quelle dogmatiche.

Questa ostilità dei Bizantini nei confronti dei cristiani latini era comprensibile, data la presenza di questi ultimi nel mondo bizantino, fin dalla quarta crociata del 1204, che aveva distrutto l'Impero bizantino con la conquista e il saccheggio di Costantinopoli e la divisione dei territori bizantini tra le potenze che avevano preso parte alla "crociata", soprattutto i veneziani. Il 6 luglio 1439 comunque, e per la volontà esplicita dell'Imperatore di raggiungere un compromesso, fu letto, alla presenza del papa Eugenio IV e dell'imperatore stesso, il decreto dell'unione delle Chiese, dal cardinal Cesarini in latino e da Bessarione in greco.

Il difficile ritorno a Costantinopoli[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo la missione italiana Bessarione tornò a Costantinopoli. Lì lui e gli altri fautori dell'unione trovarono un clima ostile tra la popolazione e il clero, in particolare i monaci, mentre una parte di quelli che avevano firmato il decreto dell'unione ora l'abbandonavano. Dato questo clima e la nomina a cardinale dal papa Eugenio IV il 18 dicembre 1439, con il Titolo dei Santi XII Apostoli, comunicatagli mentre si trovava a Costantinopoli, Bessarione si recò nuovamente in Italia nel 1440 dalla quale non tornò mai più nell'Impero bizantino.

Monumento funebre a Bessarione nella Basilica dei Santi Apostoli a Roma.

L'impegno per la conservazione della cultura greca classica[modifica | modifica sorgente]

Dopo un soggiorno a Firenze si recò con la corte pontificia a Roma.
Nel 1449 cambiò il suo titolo cardinalizio con la Sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto, pur mantenendo la commenda del Titolo dei Santi XII Apostoli. Subito dopo optò per la Sede suburbicaria di Frascati, che tenne fino al 1468, quando tornò a quella di Sabina, che tenne poi fino alla morte.

Caduta Costantinopoli nel 1453, si dedicò a soccorrere i dotti bizantini fuggiti dalle mani degli Ottomani. Tra il 1456 ed il 1465 fu Archimandrita di Messina e Barone della Terra di Savoca. Volendo salvare l'immenso patrimonio della cultura bizantina raccolse numerose opere che altrimenti non sarebbero mai pervenute in Occidente, costituendo una ricca biblioteca, articolata su due scriptoria, mentre era ancora in vita. Nel 1468 la donò alla città di Venezia, dove costituì il patrimonio iniziale della Biblioteca marciana. Tra le altre, salvò numerose opere contenute nella ricchissima biblioteca del Monastero di San Nicola di Casole, presso Otranto, che finì poi distrutta (ad opera degli Ottomani) nel corso della Battaglia di Otranto del 1480.

La missione diplomatica in Francia e la morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1472 venne inviato dal papa Sisto IV presso Luigi XI di Francia a perorare la causa di una crociata per la liberazione di Costantinopoli, nonostante la sua età e la sua scarsa salute. Nel viaggio di ritorno, a causa dei disagi, le sue condizioni peggiorarono e morì a Ravenna, in casa di un suo amico veneziano e podestà del luogo, Antonio Dandolo, secondo alcuni avvelenato su istigazione dei cardinali francesi suoi avversari.[1]

La sua salma, traslata in Roma il 3 dicembre dello stesso anno, fu inumata nella Basilica dei Santi XII Apostoli.

I conclavi[modifica | modifica sorgente]

Bessarione nella serie degli uomini illustri dello Studiolo di Federico da Montefeltro. Il quadro è ospitato presso il Museo del Louvre.

Basilio Bessarione ha partecipato all'elezione di:

Filologo umanista[modifica | modifica sorgente]

Di Bessarione è celebre l'opuscolo in cui, sulla base del testo greco originale (eàn) e di antichi autori della chiesa latina e greca, corregge il testo di Giovanni 21,22 da sic in si, rendendolo molto più consono al contesto.[2]

Filosofo neoplatonico[modifica | modifica sorgente]

La sua maggiore opera filosofica, scritta originariamente in greco, fu tradotta in latino e intitolata In calumniatorem Platonis (1457-1458). Si tratta di un testo favorevole al platonismo cristiano e avverso alle tesi sostenute da Giorgio di Trebisonda favorevoli alla integrazione di ispirazione tomistica dell'aristotelismo nella dottrina cristiana.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ S.G. Mercati, Per la cronologia della vita e degli scritti di Niccolò Perotti , Roma 1925, rist. 1973
  2. ^ In un'epoca in cui il testo della Vulgata era quasi sacro, suscitò scalpore tra i contemporanei, mostrando la vicinanza delle sue idee a quelle di Valla - che lo definì assai appropriatamente Latinorum Graecissimus, Graecorum Latinissimus - del Poliziano e a quelle di altri campioni del Rinascimento.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Geanakoplos, Deno John. Greek Scholars in Venice: Studies in the Dissemination of Greek Learning from Byzantium to the West, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1962. (EN)
  • Marino Zorzi, La libreria di San Marco, libri, lettori, società nella Venezia dei Dogi, Mondadori, Milano 1987, ISBN 88-04-30686-6, captt. II-IV
  • Bianca, Concetta. Da Bisanzio a Roma. Studi sul cardinale Bessarione, Roma nel Rinascimento, Roma 1999.
  • Giorgio Sfranze, Paleologo. Grandezza e caduta di Bisanzio, Sellerio, Palermo 2008, ISBN 88-389-2226-8
  • Ducas, Historia turco-bizantina 1341-1462, a cura di Michele Puglia, il Cerchio, Rimini 2008, ISBN 88-8474-164-5

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Successioni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Arcivescovo titolare di Nicea Successore Archbishop CoA PioM.svg
 ? 1437 - 1440  ?
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi XII Apostoli Successore CardinalCoA PioM.svg
Louis de Bar 1440 - 1471
dal 1449 in commendam
Pietro Riario
Predecessore Cardinale vescovo di Sabina Successore CardinalCoA PioM.svg
Branda Castiglione 1449 Amedeo VIII di Savoia I
Juan de Torquemada 1468 - 1472 Alain de Coëtivy II
Predecessore Cardinale vescovo di Frascati Successore CardinalCoA PioM.svg
Giuliano Cesarini 1449 - 1468 Latino Orsini
Predecessore Abate Commendatario di Santa Maria Maggiore di Summaga Successore Prepozyt.png
Pietro Foscari 1455 - 1472 Giorgio Costa
Predecessore Archimandrita del Santissimo Salvatore Successore BishopCoA PioM.svg
Luca IV de Bufalis 1456 - 1465 Pietro Vitali

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