Hýbris

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Hýbris (dal greco antico ὕβρις) è un termine tecnico della tragedia greca e della letteratura greca, che compare nella Poetica di Aristotele (il più antico studio critico su questo genere). Significa letteralmente "tracotanza", "eccesso", "superbia", “orgoglio” o "prevaricazione".

Nella trama della tragedia, la hýbris è un evento accaduto nel passato che influenza in modo negativo gli eventi del presente. È una “colpa” dovuta a un’azione che vìola leggi divine immutabili, ed è la causa per cui, anche a distanza di molti anni, i personaggi o la loro discendenza sono portati a commettere crimini o subire azioni malvagie. Al termine hýbris viene spesso associato, come diretta conseguenza, quello di "némesis", in greco νέμεσις, che significa "vendetta degli dèi", "ira", "sdegno" e che quindi si riferisce alla punizione giustamente inflitta dagli dèi a chi si macchia di tracotanza.

[modifica] La Hýbris nell'epica

All'interno dell'Epos omerico sono evidenti più di un episodio in cui alcuni fra i personaggi si macchiano di Hýbris oppure sfuggono a essa.

Nell'Iliade, Agamennone trattiene per sé come bottino di guerra Criseide, figlia di Crise, sacerdote di Apollo, nonostante quest'ultimo gli avesse offerto come "corrispettivo" della fanciulla innumerevoli tesori; a causa del rifiuto di Agamennone, ed avendo rapito una fanciulla sacra al dio Apollo, l'Atride contravviene alle regole non scritte della cultura omerica e scatena l'ira di Apollo stesso, che scaglierà sull'accampamento acheo una grave pestilenza.

Nell'Odissea, le Sirene che insidiano lo stesso Odisseo sono portatrici di grande conoscenza, una conoscenza quasi "divina" e per questo proibita ai mortali che, ascoltandone anche il semplice canto, sono per questa ragione indotti a seguirle, schiantandosi con le proprie imbarcazioni sugli scogli; in questo caso, il naufragio è la punizione divina per aver peccato di Hýbris ascoltando il canto delle sirene e desiderando quindi di essere partecipi di una conoscenza possibile solo alle Divinità.

[modifica] Origine del termine

Prima di assumere un significato prevalentemente letterario, nell'Atene classica hýbris era un termine di uso giuridico. Indicava una tipologia di reato o un affronto di particolare gravità, pur senza definire un'azione precisa. Una hýbris era un'azione delittuosa oppure un'offesa personale compiuta allo scopo di umiliare, il cui movente è dato non da un utile ma dal piacere, dall'orgoglio di sé che l'autore dell'atto traeva dalla malvagità dell'atto stesso, mostrando la sua superiore forza sulla vittima.

Hýbris è il nome di una figura correlata al mito greco, secondo il quale personificava violenza e dismisura, in contrapposizione con Dike («la Giustizia»). Esiodo, rivolgendosi al fratello Perse, lo incita ad ascoltare Dike e non a preferirle Hýbris. Passava per essere la madre di Coros («la Sazietà») "che freme terribilmente, deciso ad attaccare dappertutto"[1], oppure Coros era ritenuto suo padre [2], secondo il gioco dei simboli. Non possiede alcuna leggenda in nessun mito. Una tradizione poco conosciuta narra che si unì a Zeus, e che da lui ebbe un figlio, il dio Pan, divinità dei boschi.

[modifica] Note

  1. ^ Erodoto, VIII 77
  2. ^ Solone, 5 Diehl
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