Acquedotti di Roma

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Notizie sui principali acquedotti di Roma.

Roma, via Appia - Parco degli Acquedotti
Roma, via Appia - Parco degli Acquedotti

Indice

[modifica] Acquedotti di epoca romana

[modifica] Aqua Appia

Per approfondire, vedi la voce Acquedotto Appio.

L'acquedotto venne costruito dai censori Appio Claudio Cieco (da cui riprende il nome) e Caio Plauzio Venox nel 312 a.C. e captava sorgenti lungo una strada secondaria che si staccava dalla via Prenestina tra il VII e l'VIII miglio.

Roma intraprende la sua costruzione nel bel mezzo della seconda guerra sannitica (327-304 a.C.) e in concomitanza della costruzione della via Appia dando prova della propria forza e capacità di pianificazione.

Il condotto era quasi completamente sotterraneo, alla profondità di circa 15 m, e la sua lunghezza complessiva era di poco più di 11 miglia (11.190 passi), pari a 16,5 km; la portata giornaliera corrispondeva a 841 quinarie, pari a poco più di 34.000 mc.

Dopo l'ingresso in Roma presso Porta Maggiore (nella località detta ad spem veterem), si dirigeva verso il Celio e l'Aventino e terminava nei pressi della porta Trigemina, nel Foro Boario.

Fu restaurato nel 144 a.C., ad opera di Quinto Marcio Re e in concomitanza con la costruzione dell'aqua Marcia, nel 33 a.C., a cura di Agrippa, e tra l'11 ed il 4 a.C., ad opera di Augusto: questi ne potenziò la portata fino a 1,825 quinarie, pari a 75.737 mc (876 litri al secondo), captando nuove vene d'acqua presso il VI miglio della via Prenestina.

[modifica] Anio Vetus

Per approfondire, vedi la voce Acquedotto Anio vetus.

L'acquedotto venne costruito tra il 272 e il 270 a.C., con il bottino della vittoria contro Taranto e Pirro da due magistrati appositamente nominati dal Senato (duumviri aquae perducendae), i censori Manio Curio Dentato e Flavio Flacco; fu il secondo ad occuparsi dell'impresa, essendo il collega morto cinque giorni dopo l'incarico. Ebbe l'appellativo di "vecchio" (vetus) solo quando, quasi tre secoli dopo, fu costruito l'acquedotto dell'Anio Novus (o "Aniene Nuovo").

Raccoglieva le acque dell'Aniene sopra Tivoli all'altezza del XXIX miglio della via Valeria, tra Vicovaro e Mandela, presso la confluenza nell'Aniene del torrente Fiumicino, circa 850 m a monte di San Cosimato, ovvero in una regione della Sabina che era stata conquistata dallo stesso Manio Curio Dentato poco tempo prima.

Il condotto era per la maggior parte sotterraneo, ad eccezione di alcuni ponti, e giungeva in città nello stesso luogo dell'aqua Appia, per terminare presso la porta Esquilina. La lunghezza dell'acquedotto era di 43 miglia, pari a 63,5 km circa, dei quali solo 221 passi erano in superficie, su muri di sostegno. La portata era di 4.398 quinarie giornaliere (pari a 182.517 mc e 2.111 litri al secondo): solo poco più di metà, a causa di dispersioni o captazioni abusive, giungeva però a destinazione.

[modifica] Aqua Marcia

Per approfondire, vedi la voce Acqua Marcia.
Resti dell'acquedotto Marcio a Tivoli

L'acquedotto venne costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re: per questo compito gli fu assegnata dal Senato la somma considerevole di 180 milioni di sesterzi.

Raccoglieva l'acqua dell'alto bacino dell'Aniene, attingendo direttamente dalle sorgenti, abbondanti e di ottima qualità e purezza. Plinio il Vecchio la considerava l'acqua migliore tra quelle che arrivavano a Roma ("clarissima aquarum omnium") e "come un dono fatto all'Urbe dagli dei". Partiva nei pressi di Agosta, dove ancora oggi è possibile riscontrarne tracce nell'ex cava di pietra.

La lunghezza dell'acquedotto era di 61.710 passi, pari a poco più di 91 km. Il percorso era sia sotterraneo, sia su arcate (per circa 7.463 passi, pari a 11 km circa); un tratto di circa 9 km di arcate fiancheggiava la via Latina). Arrivava a Roma nella località ad spem veterem, come gli acquedotti precedenti, scavalcava la via Tiburtina su un arco che fu poi trasformato nella Porta Tiburtina delle mura aureliane e terminava in prossimità della porta Viminale. La distribuzione raggiungeva il Campidoglio, mentre un ramo secondario (rivus Herculaneus) raggiungeva il Celio e l'Aventino.

Oltre a numerosi restauri minori, fu in gran parte ricostruito in seguito ad un incremento di portata, pressoché raddoppiata con la captazione di una nuova sorgente (detta "Augusta"), tra l'11 e il 4 a.C., sotto Augusto. Sotto Caracalla (213 d.C.) venne realizzata la diramazione dell'aqua Antoniniana per le nuove terme, che attraversava la via Appia su un arco ("arco di Druso"). Un altro ramo secondario fu utilizzato per l'alimentazione delle terme di Diocleziano.

[modifica] Aqua Tepula

L'acquedotto venne costruito dai censori Caio Servilio Cepione e Lucio Cassio Longino nel 125 a.C. Il nome gli derivò dalla temperatura "tiepida", a 16-17 gradi, dell'acqua.

Captava sorgenti situate nella zona vulcanica dei Colli Albani, dette della Pantanella e dell'Acqua Preziosa, al X miglio della via Latina.

Il percorso dell'acquedotto era quasi tutto sotterraneo con una lunghezza di 18 km, dei quali 9.580 m sulle arcuazioni dell'aqua Marcia. La portata giornaliera, una delle più basse, era di 445 quinarie (pari a circa 18.467 mc), 92 delle quali derivate dall'aqua Marcia' e 163 l'Anio Novus.

Nel 33 a.C. fu ristrutturato e modificato da Agrippa e fu fatto confluire nel nuovo condotto dell'aqua Iulia, dal quale si separava nuovamente nei pressi della città. Correva, quindi, in un condotto distinto sopra gli archi dell'aqua Marcia, insieme all'aqua Iulia, e giungeva in città ad spem veterem, seguendo poi lo stesso percorso dell'aqua Marcia fino alla Porta Viminale. La portata complessiva dei due acquedotti, al tempo di Sesto Giulio Frontino, era di 1.606 quinarie (pari a 66.649 mc).

[modifica] Aqua Iulia

Per approfondire, vedi la voce Aqua Iulia.

L'acquedotto venne costruito dall'edile Agrippa nel 33 a.C. e prese il nome dalla gens Giulia, in onore di Augusto. Venne unito in un unico condotto con quello dell'aqua Tepula, e restaurato da Augusto tra l'11 e il 4 a.C.

Raccoglieva l'acqua da sorgenti nel territorio tuscolano, dal XII miglio della via Latina, identificate presso il ponte degli Squarciarelli a Grottaferrata. Arrivava a Roma come gli acquedotti precedenti nella località ad spem veterem, presso Porta Maggiore, e seguiva, quindi, lo stesso percorso dell'aqua Marcia fino a porta Viminale.

l percorso complessivo era pari a 15.426 passi, pari a quasi 23 km, dei quali circa 7000 (circa 11 km) in superficie; la portata era di 1.206 quinarie (pari a 50.043 mc, 579 litri al secondo) in origine, e in seguito fu accresciuta di 92 quinarie provenienti dall'aqua Marcia e di altre 163 dalll'Anio Novus. Laqua Iulia riforniva il Celio, l'Esquilino, il Viminale e il Quirinale, il Foro Romani e il Campidoglio, il Palatino e il Piccolo Aventino.

Probabilmente, una diramazione di questo acquedotto, di cui sono visibili alcune arcate, alimentava la fontana monumentale di piazza Vittorio Emanuele, costruita sotto Alessandro Severo (nymphaeum Alexandri o "Trofei di Mario").

[modifica] Aqua Virgo

I resti dell'acquedotto Vergine in via del Nazareno

L'acquedotto venne costruito da Agrippa (che allora era già stato tre volte console e non deteneva più nessuna magistratura) e inaugurato il 9 giugno del 19 a.C., a servizio dell' impianto termale del Campo Marzio.

Le sorgenti erano all'VIII miglio della via Collatina nell'"agro lucullano", a poca distanza dal corso dell'Aniene. Il nome ("acqua Vergine"), deriva, secondo una leggenda, dalla fanciulla che aveva indicato ai soldati il luogo della sorgente, o, più probabilmente, si riferisce alla purezza dell'acqua.

La fontanella di vicolo della Spada di Orlando

Il percorso seguiva la via Collatina, in parte su arcate ,e raggiungeva l'abitato alle pendici del Pincio. Da qui, delle arcate di epoca claudia (in parte conservate in via del Nazareno) attraversavano il Campo Marzio, scavalcando l'attuale via del Corso (via Lata) sull'"arco di Claudio", un'arcata dell'acquedotto monumentalizzata per celebrare la conquista della Britannia ad opera di questo imperatore.

L'acquedotto fu costantemente restaurato e tuttora alimenta fontane grandi e piccole fra Trevi, Colonna e Campo Marzio: la fontana di Trevi e la fontana della "Barcaccia" a piazza di Spagna, con le condutture di alimentazione che danno il nome alla "via dei Condotti", la fontana dei Quattro Fiumi a piazza Navona, ma anche la fontanella di vicolo della Spada di Orlando. La portata giornaliera era di 2.504 quinarie (pari a 103.916 mc e 1.202 litri al secondo).

Secondo Sesto Giulio Frontino, 200 quinarie erano riservate per il suburbio, mentre le restanti che giungevano in città erano distribuite attraverso 18 castella (centri di distribuzione) secondari e 1.457 erano riservate alle opere pubbliche, 509 alla casa imperiale e le restanti 338 alle concessioni private. Il percorso dell'acquedotto era di 20 km, quasi tutto sotterraneo meno 2 km in superficie. Acqua Virgo,inoltre è uno degli acquedotti più importanti.

[modifica] Aqua Alsietina

Anche nota come aqua Augusta, fu costruito sotto Augusto nel 2 a.C., a servizio dei quartieri oltre il Tevere (Trastevere) e della naumachia (luogo per spettacoli di combattimenti navali) che vi era stata appena costruita. Un nuovo condotto venne realizzato da Traiano nel 109 d.C.

Raccoglieva l'acqua del lago di Martignano. La portata giornaliera dell'acquedotto era di 392 quinarie (pari a 188 litri al secondo, cioè 16.257 mc al giorno): di queste 254 erano riservate ad uso dell'imperatore e 138 concesse ai privati. Il percorso interamente sotterraneo era lungo quasi 33 km.

[modifica] Aqua Claudia e Anio Novus

Per approfondire, vedi le voci Aqua Claudia e Anio Novus.
Il ramo secondario tra Celio e Palatino, sulle pendici del Palatino

I due acquedotti furono iniziati entrambi da Caligola nel 38 e terminati da Claudio nel 52.

Il primo raccoglieva le acque dell'Aniene presso i monti Simbruini, mentre il secondo captava sorgenti nell'alta valle dell'Aniene. Terminavano ad spem veterem presso Porta Maggiore: quest'ultima era la monumentalizzazione degli archi che scavalcavano le vie Prenestina e Labicana, più tardi inserita nelle mura aureliane.

Dal VII miglio della via Latina correvano su arcate, tuttora in parte conservate nel Parco degli Acquedotti. Nella località di Tor Fiscale scavalcava due volte l'aqua Marcia, formando una sorta di recinto trapezoidale, che venne utilizzato come fortificazione dai Goti di Vitige, in lotta con Belisario nel 539 ("Campo Barbarico").

Un ramo secondario, costruito ad opera di Nerone (arcus Neroniani) se ne distaccava per dirigersi verso il Celio, nella parte occupata dalla Domus Aurea; successivamente questo ramo fu prolungato da Domiziano a servizio dei palazzi imperiali del Palatino, scavalcando su altissime arcate la valle tra questo e il Celio.

Il percorso dell'Anio Novus era il più lungo di tutti, misurando quasi 87 km (58.700 passi), dei quali 73 km (49.300 passi) in canale sotterraneo e 14 km (9.400 passi) sopraterra. Di questi ultimi, circa 7 km corrispondevano alle arcuazioni dell'aqua Claudia, al quale, a partire dal VII miglio della via Latina, l'Anio Novus fu sovrapposto.

La portata giornaliera, la maggiore di tutte, era di 4.738 quinarie, pari a 196.627 mc e 2.274 litri al secondo. Secondo Sesto Giulio Frontino, il percorso era complessivamente lungo 46.406 passi (pari a oltre 68 km), dei quali 54 km (36.230 passi) in canale sotterraneo e 16 km (10.176 passi) sopra terra: di questi 4,5 km erano su arcate. A causa delle erogazioni intermedie e delle intercettazioni abusive, solo 3.312 quinarie giungevano alla piscina limaria e solo e 2.855 quinarie al "castello" (castellum) terminale, dove l'acqua si mescolava a quella dell'Anio Novus.

[modifica] Aqua Traiana

L'acquedotto venne costruito sotto l'imperatore Traiano nel 109 d.C. e raccoglieva le acque di sorgenti sui monti Sabatini, presso il lago di Bracciano (lacus Sabatinus).

La lunghezza complessiva era di circa 57 km e la portata giornaliera di circa 2.848 quinarie, pari a poco più di 118.000 mc.

Raggiungeva la città con un percorso in gran parte sotterraneo lungo le vie Clodia e Trionfale e poi su arcate lungo la via Aurelia. Arrivava a Roma sul colle Gianicolo, sulla riva destra del fiume Tevere.

Tagliato una prima volta durante l'assedio di Roma dei Goti di Vitige, nel 537, fu restaurato da Belisario ed ebbe interventi sotto papa Onorio I nel VII secolo. Per i danni ancora subiti dai Longobardi e dai Saraceni, subì a più riprese altri restauri tra VIII e IX secolo e fu infine ricostruito come "acqua Paola" nel XVII secolo.

[modifica] Aqua Alexandrina

L'ultimo degli undici grandi acquedotti dell'antica Roma fu costruito sotto Alessandro Severo intorno al 226.

Raccoglieva l'acqua del "Pantano Borghese" sulla via Prenestina, alle falde del colle di Sassolello, a 3 km dall'odierno paese di Colonna: le medesime sorgenti furono successivamente utilizzate da papa Sisto V per la sua "Acqua Felice".

Con un percorso quasi interamente sotterraneo, con viadotti per superare le vallate, arrivava, presso Porta Maggiore e si dirigeva nel Campo Marzio dove sorgevano le "terme di Nerone", restaurate da Alessandro Severo nel 226 e quindi conosciute come Thermae Alexandrinae (Terme Alessandrine) e dotare in tal modo di un autonomo rifornimento idrico.

Il percorso complessivo era di 22 km e la portata giornaliera intorno ai 22.000 mci.

[modifica] Acquedotti della Roma papale e moderna

Ingresso del condotto d'ispezione all'acquedotto dell'Acqua Vergine in via del Nazareno (ancora in funzione)
Fontana dell'Acqua Felice a piazza San Bernardo
Infilata dei Fontanoni dell'Acqua Paola al Gianicolo ed a Ponte Sisto

Va tenuto presente che il sistema di distribuzione delle acque potabili a Roma era, fino a pochi decenni fa, privo di cloro e molto "identitario": i rioni conoscevano l'acquedotto che alimentava le loro fontane, grandi e piccole, e distinguevano il sapore di un'acqua dall'altra. La distribuzione era assicurata da figure che oggi probabilmente non esistono più, i "fontanieri", ed era oggetto di trattative e regalìe, grandi o piccole a seconda dell'importanza dell'utente. Ad esempio i Farnese, quando ebbero ottenuto l'acqua per alimentare le fontane di Piazza Farnese, in segno di gratitudine e per pubblica utilità fecero aprire la fontana del Mascherone a via Giulia, che con il suo vascone serviva, oltre che al popolo, anche all'abbeverata degli animali.

[modifica] Acqua Vergine

Sotto papa Niccolò V, nel 1453 Leon Battista Alberti fu incaricato di restaurare l'acquedotto dell'Aqua Virgo di cui fu incrementata la portata con nuove sorgenti. Terminava con la fontana di Trevi. Un ampliamento si ebbe nel 1840 e nel 1936 venne affiancato da un nuovo acquedotto, la cui mostra fu costituita dalla Fontana del Nicchione, sotto il Pincio.

[modifica] Acqua Felice

Un nuovo acquedotto venne costruito sotto papa Sisto V (al secolo Felice Peretti) nel 1586 da Matteo di Città di Castello e Giovanni Fontana, riutilizzando le sorgenti dell'Aqua Alexandrina. Arrivava a Roma presso la porta Tiburtina (allora "porta San Lorenzo") e terminava con la Fontana del Mosè, oggi visibile in piazza San Bernardo.

[modifica] Acqua Paola

L'acquedotto, alimentato dall'Aqua Traiana, fu ricostruito nel 1605 per volere di papa Paolo V, ad opera di Giovanni Fontana e Carlo Maderno e termina con la "Fontana dell'Acqua Paola" sul Gianicolo (1611). È alimentato da questo acquedotto anche il Fontanone di Ponte Sisto, detto anche Fontanone dei cento preti. Quest'ultimo era stato costruito per celebrare il passaggio dell'acqua Paola sulla riva sinistra del Tevere, ed era installato in origine sull'altra riva, all'inizio di Via Giulia, incorporato nell'"Ospizio dei Cento Preti". Con la demolizione dell'ospizio a seguito della costruzione dei muraglioni, il fontanone venne smontato e reinstallato sulla riva destra, dove oggi si trova.

Così scarsi erano il valore e la qualità che il popolo le riconosceva, da essere diventata proverbiale: di una medicina di nessun valore o effetto, ad esempio, si dice ancora che cura "come l'Acqua Paola".

[modifica] Acqua Pia Antica Marcia

L'alimentazione primaria di questo acquedotto era fornita dal restauro dell'antico acquedotto dell'Aqua Marcia, la cui ricostruzione fu affidata da papa Pio IX a Luigi Canina. La mostra terminale è costituita dalla "Fontana delle Naiadi" in piazza Esedra.
Per la gestione di queste acque fu fondata, nel 1868, la società Acqua Pia Antica Marcia SpA, il cui marchio si può ancora rinvenire su alcune fontane e tombini, e che rimase a lungo una delle principali fornitrici di acqua della città di Roma, finché essa ebbe dimensioni "normali". La domanda cresceva, però, con l'espandersi della città, e l'incremento dell'approvvigionamento non avvenne senza resistenze: nel 1929, al momento della captazione di una fonte secondaria da immettere nell'acquedotto situata in comune di Agosta, gli abitanti del paese si organizzarono in una vera e propria guerriglia e non permisero alla società Acqua Pia Antica Marcia la captazione della seconda Fonte. La suddetta società riuscì a completare l'ampliamento solo dopo la fine della seconda guerra mondiale.

[modifica] Acquedotto del Peschiera-Capore

Per approfondire, vedi la voce Acquedotto del Peschiera-Capore.

L'acquedotto del Peschiera: iniziato nel 1937 ha iniziato a fornire acqua alla città di Roma nel 1949 benché sia stato completato solo nel 1980. Trasporta le acque di due grosse sorgenti carsiche dell'appennino centrale della Provincia di Rieti: le sorgenti del Peschiera e delle Capore. La sua mostra terminale è costituita dalla Fontana del piazzale degli Eroi. In seguito ai successivi ampliamenti le acque sono riunite a quelle provenienti dalla sorgente "Le Capore" (Casaprota) formando un unico e articolato sistema di acquedotto.

[modifica] Acquedotto Appio-Alessandrino

  • Acquedotto Appio-Alessandrino: potenziamento dell'Acquedotto Felice, realizzato tra il 1963 e il 1968, capta l'acqua di falda dalle antiche captazioni, appositamente ampliate, dell'Acqua Appia e Alexandrina (Pantano Borghese) e nuove riserve, nei pressi della Borgata Finocchio e di Torre Angela. Assicura la fornitura idrica di quartieri e borgate a sud-est di Roma (Borghesiana, Torre Gaia, Tuscolano, Prenestino, E.U.R-Laurentino, Acilia ed Ostia Lido).

[modifica] Bibliografia

  • Comune di Roma \ Assessorato alla Cultura - I.W.S.A. - A.C.E.A., ”Il trionfo dell’acqua. Acque e Acquedotti a Roma - IV. sec. a. C. - XX sec.”. Mostra organizzata in occasione del 16° Congresso ed Esposizione Internazionale degli Acquedotti (31 ottobre 1986 - 15 gennaio 1987) Museo della Civiltà Romana, Ernesto Paleani Editore, Roma, 1986
  • Ministero per i beni culturali \ Istituto Nazionale per la Grafica - I.W.S.A. - A.C.E.A., ”Il trionfo dell'acqua. Immagini e forme dell'acqua nelle arti figurative”. Mostra organizzata in occasione del 16° Congresso ed Esposizione Internazionale degli Acquedotti (4 novembre 1986 - 15 gennaio 1987) Istituto Nazionale per la Grafica - Calcografia, Ernesto Paleani Editore, Roma, 1986

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