Persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Acquaforte di Jan Luyken raffigurante la Persecuzione degli imperatori Diocleziano e Massimiano nell'anno 301 (Eeghen 686)

La Persecuzione di Diocleziano (o Grande Persecuzione) fu l'ultima e la più grave persecuzione nei confronti dei cristiani nell'impero romano.[1] Nel 303 d.C., gli imperatori Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro emisero una serie di editti volti a revocare i diritti legali dei cristiani e ad esigere che si adeguassero alle pratiche religiose tradizionali romane. Editti successivi presero di mira il clero e richiesero il "sacrificio universale": ordinarono a tutti gli abitanti di offrire un sacrificio agli dèi pagani. La persecuzione variava in intensità in tutto l'impero, più debole in Gallia e in Britannia, dove fu applicato solo il primo editto, e maggiore nelle province orientali. Le leggi persecutorie furono annullate da diversi imperatori in tempi diversi, ma Costantino con l'Editto di Milano di Licinio (del 313) segnò definitivamente la fine della persecuzione.[2]

I cristiani erano sempre stati oggetto di discriminazione locale nell'impero, ma i primi imperatori erano riluttanti ad emettere leggi generali contro di loro. Fu così fino all'anno 250, sotto il regno di Decio e poi di Valeriano, in cui tali leggi furono approvate. In base a tale normativa, i cristiani furono costretti a sacrificare agli dèi romani o subire la detenzione e l'esecuzione.[3] Gallieno nel 260, invece, emise il primo editto imperiale per quanto riguardava la tolleranza verso i cristiani,[4] che portò a quasi 40 anni di convivenza pacifica. La conversione di Diocleziano nel 284 non segnò un'inversione immediata del disprezzo per il cristianesimo, ma guidò un cambio graduale dei comportamenti ufficiali nei confronti delle minoranze religiose. Nei primi quindici anni del suo governo, Diocleziano espulse i cristiani dall'esercito, condannò i manichei a morte, e si circondò di nemici pubblici del cristianesimo. La preferenza di Diocleziano per il governo attivista, combinata con l'immagine di sé come un restauratore della gloria passata romana, presagiva la persecuzione più diffusa della storia di Roma. Nell'inverno del 302, Galerio esortò Diocleziano a iniziare una persecuzione generale dei cristiani. Diocleziano era diffidente, e chiese all'oracolo di Apollo di indicargli la direzione da seguire. La risposta dell'oracolo fu interpretata come un'approvazione della posizione di Galerio, e una persecuzione generale fu proclamata il 24 febbraio del 303.

Le politiche di persecuzione variavano intensità in tutto l'impero. Mentre Galerio e Diocleziano furono persecutori accaniti, Costanzo era poco entusiasta. Editti persecutori successivi, tra cui le richieste di sacrificio universale, non furono applicati durante il suo regno. Suo figlio, Costantino I, nell'assumere la porpora imperiale nel 306, restaurò la parità giuridica piena dei cristiani e restituendo loro le proprietà che in precedenza erano state confiscate durante la persecuzione. In Italia, nel 306, l'usurpatore Massenzio spodestò Severo, il successore di Massimino, promettendo piena tolleranza religiosa. Galerio terminò la persecuzione in Oriente nel 311, ma essa fu ripresa in Egitto, in Palestina e in Asia Minore dal suo successore, Massimino.

Costantino e Licinio, il successore di Severo, sottoscrissero l'Editto di Milano nel 313, che offriva un'accettazione più completa del cristianesimo di quella che l'editto di Galerio aveva fornito. Licinio spodestò Massimino Daia nel 313, ponendo fine alla persecuzione in Oriente.

La persecuzione non riuscì a controllare la crescita della chiesa. Nel 324, Costantino rimasto unico imperatore romano, fece del cristianesimo la sua religione preferita. Nonostante la persecuzione avesse provocato la morte di, secondo una moderna stima, da 3.000 a 3.500 cristiani, e la tortura, la detenzione, o dislocazione di molti altri, la punizione la maggior parte cristiani evitò la pena. La persecuzione, tuttavia, fece distinguere molte chiese tra quelli che avevano rispettato l'autorità imperiale (i traditores), e quelli che erano rimasti "puri". Alcuni scismi, come quelli dei donatisti in Nord Africa e i Melaziani in Egitto, sopravvissero a lungo dopo le persecuzioni. I donatisti si sarebbero riconciliati con la Chiesa cattolica solo dopo il 411. Nei secoli che seguirono, alcuni cristiani crearono un "culto dei martiri", ed esagerarono le barbarie dell'era persecutoria. Questi conti furono criticati durante l'Illuminismo e dopo, soprattutto da Edward Gibbon. Gli storici moderni come G. E. M. de ste Croix hanno tentato di determinare se le fonti cristiane esagerarono la portata della persecuzione di Diocleziano.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persecuzione dei cristiani nell'Impero romano e Impero romano.

Persecuzioni precedenti[modifica | modifica sorgente]

Dalla sua prima apparizione alla sua legalizzazione sotto Costantino, il cristianesimo era una religione illegale agli occhi dello stato romano.[5] Per i primi due secoli della sua esistenza, il cristianesimo e i suoi praticanti erano impopolari con le persone in generale.[6] I cristiani sono stati sempre sospettati[5] come membri di una "società segreta" i cui membri comunicavano con un codice privato[7] e che evitava la sfera pubblica.[8] Fu la popolare ostilità, la rabbia della folla, che guidò le prime persecuzioni, non provvedimenti ufficiali.[6] A Lugdunum (l'odierna Lione) nel 177, fu solo l'intervento delle autorità civili che fermò una folla pagana intenta nel cacciare i cristiani dalle loro case e picchiarli a morte. Al governatore della Bitinia e Ponto, Plinio, furono inviate lunghe liste di denunce da parte di cittadini anonimi, che l'imperatore Traiano gli consigliò di ignorare.[9]

Le fiaccole di Nerone (di Henryk Siemiradzki, ora al Museo Nazionale di Cracovia) rappresenta una delle prime persecuzioni contro i Cristiani, al tempo dell'imperatore Nerone
Una martire cristiana (olio su tela del pittore Henryk Siemiradzki, 1897, Varsavia, National Museum).

Per i seguaci dei culti tradizionali, i cristiani erano creature strane: non proprio romani, ma nemmeno del tutto barbari.[10] Le loro pratiche stavano minacciando profondamente i costumi tradizionali. I cristiani rifiutavano le feste pubbliche, rifiutavano di prendere parte al culto imperiale, evitavano le cariche pubbliche, e criticavano pubblicamente le antiche tradizioni.[11] Le conversioni strappavano le famiglie in pezzi: Giustino Martire racconta di un marito pagano che denunciò la moglie cristiana, Tertulliano racconta di bambini diseredati per essere diventati cristiani.[12] La religione romana tradizionale era inestricabilmente intrecciata nel tessuto della società romana e dello stato, ma i cristiani si rifiutavano di osservare le sue pratiche.[13] Nelle parole di Tacito, i cristiani hanno mostrato "l'odio della razza umana" (odium generis humani).[14] Tra i più creduloni, si pensava che i cristiani usassero la magia nera per raggiungere obiettivi rivoluzionari,[15] e praticassero l'incesto e il cannibalismo.[16]

Ciò nonostante, per i primi due secoli dell'era cristiana, nessun imperatore emise leggi generali contro la fede o la sua Chiesa. Le persecuzioni che furono effettuate durante quel periodo erano stabilite dall'autorità dei funzionari del governo locale.[17] In Bitinia e Ponto nel 111, le ordinò il governatore imperiale Plinio;[18] a Smirne (Izmir) nel 156 e Scilli vicino a Cartagine nel 180 le ordinò il proconsole; a Lione nel 177, le ordino il governatore provinciale.[19] Quando l'imperatore Nerone condannò a morte i cristiani per il loro presunto coinvolgimento nell'incendio del 64, lo fece in modo locale: non oltre confini della città di Roma.[20] Queste prime persecuzioni erano certamente violente, ma sporadiche, brevi e limitate in estensione,[21] rappresentando una minaccia limitata per il cristianesimo nel suo insieme.[22] La molta capricciosità delle azioni ufficiali, però, fece diventare la paura della persecuzione dello stato molto presente nell'immaginario cristiano.[23]

Nel III secolo, l'andamento cambiò. Gli imperatori diventarono più attivi e i funzionari del governo iniziarono a perseguire attivamente i cristiani, piuttosto che limitarsi solamente a rispondere alla volontà della folla.[24] Anche il Cristianesimo cambiò. I suoi praticanti non erano più semplicemente appartenenti "alle classi sociali più basse con il solo scopo di creare il malcontento"; alcuni cristiani erano ormai ricchi, o appartenenti alle classi sociali superiori.[25] Origene, scrivendo circa nel 248, racconta di "la moltitudine di persone diventata fedele, [comprende] anche i ricchi e le persone in posizioni di onore, e le signore di alta raffinatezza e nascita". La reazione ufficiale si fece più stretta. Nel 202, secondo la Historia Augusta, una storia del IV secolo di dubbia affidabilità, Settimio Severo (193-211) emise un editto generale ostile nel quale vietava la conversione sia al Cristianesimo che all'Ebraismo.[26] Massimino Trace scrisse a proposito dei leader cristiani.[27][notes 1] Decio (249-51), chiedendo una dimostrazione di sostegno per la fede, proclamò che tutti gli abitanti dell'impero devono sacrificare agli dèi, mangiare carne sacrificale, e testimoniare a questi atti.[29] I cristiani erano ostinati nella loro inadempienza. I dirigenti della Chiesa, come Fabiano, vescovo di Roma, e Babila, vescovo di Antiochia, furono arrestati, processati e giustiziati,[30] subirono lo stesso trattamento anche alcuni membri del laicato cristiano, come Pionio di Smirne.[31][notes 2] Il teologo cristiano Origene fu torturato durante la persecuzione e morì circa un anno dopo per le ferite conseguenti.[33]

La persecuzione di Dacio fu un grave colpo per la Chiesa.[34] A Cartagine, si verificò l'apostasia di massa (la rinuncia della fede).[35] A Smirne, il vescovo, Euctemon, sacrificò (agli dèi pagani) e incoraggiò gli altri a fare lo stesso.[36] Perché la Chiesa era stata in gran parte urbana, sarebbe dovuto essere facile identificare, isolare e distruggere la gerarchia della Chiesa. Questo non successe. Nel giugno del 251, Decio morì in battaglia, lasciando la sua persecuzione incompleta. Le sue persecuzioni non furono continuate per altri sei anni, permettendo ad alcune funzioni della Chiesa di riprendere.[37] [ Valeriano, amico di Decio, diventò imperatore nel 253. Sebbene fosse creduto inizialmente "eccezionalmente amichevole" verso i cristiani,[38] le sue azioni presto mostrarono il contrario. Nel luglio del 257, emise un nuovo editto persecutorio. Come punizione per seguire la fede cristiana, i cristiani avrebbero dovuto fronteggiare l'esilio o la condanna alle miniere. Nel mese di agosto del 258, emise un secondo editto, stavolta mettendo la morte come pena. Anche questa persecuzione entrò in fase di stallo nel giugno del 260, quando Valeriano fu catturato in battaglia e giustiziato. Suo figlio, Gallieno (260-68), concluse la persecuzione[39] e inaugurò quasi 40 anni di libertà da sanzioni ufficiali, un periodo lodato da Eusebio come la "piccola pace della Chiesa".[40] La pace continuò indisturbata, salvo occasionali persecuzioni isolate, fino a che Diocleziano divenne imperatore.[41]

Persecuzione ed ideologica sotto la tetrarchia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tetrarchia.

Diocleziano, acclamato imperatore il 20 novembre 284, fu un conservatore in ambito religioso, fedele al tradizionale culto romano. A differenza di Aureliano (27075), Diocleziano non favorì alcun nuovo culto di se stesso. Preferì gli dèi più antichi gli dèi dell'Olimpo.[42] Tuttavia, Diocleziano volle ispirare una rinascita religiosa in generale.[43] Il panegirico rivolto a Massimiano dichiarava:

« Tu hai venerato gli dei con altari e statue, templi e offerte, che tu hai dedicato con il tuo nome e la tua immagine, la cui santità è aumentato dall'esempio che dai di venerazione per gli dei. Sicuramente, gli uomini ora dovranno capire quale potere risiede negli dei, se tu li adori con tanto fervore. »

[44]

Come parte dei suoi piani per il rilancio della religione, Diocleziano investì negli edifici religiosi. Un quarto di tutte le iscrizioni riferite alle riparazioni di templi in Nord Africa tra il 276 e il 295 risalgono al regno di Diocleziano.[45] Egli associava se stesso con il capo del Pantheon romano, Giove, mentre il suo co-imperatore Massimiano, associava se stesso ad Ercole.[46] Questa connessione tra Dio e l'imperatore aiutò a legittimare le pretese di potere degli imperatori e accoppiava il governo imperiale con il culto tradizionale.[47]

Diocleziano non insistette sul culto esclusivo di Giove e di Ercole, che sarebbe stato un drastico cambiamento nella tradizione pagana.

Supporto pubblico[modifica | modifica sorgente]

Le comunità cristiane crebbero rapidamente in molte parti dell'impero (soprattutto in Oriente) dopo il 260, data in cui Gallieno portò la pace nella Chiesa.[48] I dati per calcolare le cifre sono quasi inesistenti, ma lo storico e sociologo Keith Hopkins ha dato stime grezze e sperimentali per la popolazione cristiana nel III secolo. Hopkins stima che la comunità cristiana sia cresciuta da una popolazione di 1,1 milioni nel 250 a una popolazione di 6 milioni nel 300, pari a circa il 10% della popolazione totale dell'Impero romano.[49][notes 3] I cristiani si moltiplicarono anche in campagna, dove prima non erano mai stati numerosi.[51] Le chiese nella parte finale del III secolo non erano più tanto modeste quanto lo erano state nel primo e nel secondo secolo. Grandi chiese erano evidenti in varie grandi città in tutto l'impero.[52] La chiesa di Nicomedia, era perino su una collina che dominava il palazzo imperiale.[53] Queste nuove chiese probabilmente rappresentavano non solo l'enorme crescita della popolazione cristiana, ma anche il crescente benessere della comunità cristiana.[54][notes 4] In alcune zone dove i cristiani erano influenti, come il Nord Africa e l'Egitto, le divinità tradizionali continuavano a perdere credibilità.[51]

Non si sa quanto sostegno ci fu per la persecuzione all'interno dell'aristocrazia.[56] Dopo la pace di Gallieno, i cristiani avevano raggiunto alti gradi nel governo romano. Diocleziano stesso promosse vari Cristiani a quelle cariche,[57] e sua moglie e sua figlia potrebbe essere state simpatizzanti della Chiesa.[58] C'erano molti individui volenterosi di diventare martiri, e anche molti provinciali disposti a ignorare qualsiasi editti persecutori dagli imperatori. Anche Costanzo Cloro era noto per aver disapprovato le politiche persecutorie. Le classi inferiori dimostravano solo una piccola parte dell'entusiasmo che avevano dimostrato per le persecuzioni precedenti.[59][notes 5] Esse non credevano più alle accuse infamanti che erano popolari nel I e II secolo.[61] Forse, come lo storico Timothy Barnes ha suggerito, la Chiesa, ormai stabile e radicata da molto tempo, era diventata parte integrante della loro vita.[59]

Entro i più alti ranghi dell'amministrazione imperiale, tuttavia, c'erano uomini che erano ideologicamente contrari alla tolleranza dei cristiani, come il filosofo Porfirio di Tiro, e Sosiano Ierocle, governatore della Bitinia.[62] Per E.R. Dodds, le opere di questi gli uomini hanno dimostrato "l'alleanza degli intellettuali pagani con l'Establishment".[63] Ierocle reputava assurde le credenze cristiane. Se i cristiani avessero applicato i loro principi applicati in modo coerente, affermava, avrebbero pregato di Apollonio di Tiana, invece di Gesù. I miracoli di Apollonio erano stati molto più impressionanti e Apollonio non aveva mai avuto il coraggio di chiamare se stesso "Dio".[64] Le Scritture sono piene di "menzogne e contraddizioni";. Pietro e Paolo avevano spacciato falsità.[65] All'inizio del IV secolo, un filosofo non identificato pubblicò un piccolo trattato nel quale attaccava i cristiani. Questo filosofo, che potrebbe essere stato un allievo di Giamblico tra i neoplatonici, aveva cenato più volte presso la corte imperiale.[66] Diocleziano stesso era circondato da anti-cristiani.[notes 6]

Prime persecuzioni[modifica | modifica sorgente]

Cristiani nell'esercito[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma dioclezianea dell'esercito romano.

A conclusione delle guerre persiane nel 299, i co-imperatori Diocleziano e Galerio viaggiarono dalla Persia alla Antiochia Sirana (Antakya). Il retore cristiano Lattanzio mise per iscritto che ad Antiochia gli imperatori erano impegnati in sacrificio e divinazione, nel tentativo di prevedere il futuro. Gli aruspici, coloro che presagivano il futuro basandosi sulle viscere degli animali sacrificati, non erano in grado di leggere gli animali sacrificati e non riuscirono a farlo nemmeno dopo ripetute prove. Il maestro aruspice infine dichiarò che questo fallimento era il risultato di interruzioni nel processo causate da uomini profani. Alcuni cristiani nella famiglia imperiale erano stati osservati mentre facevano il segno della croce durante le cerimonie e furono accusati di aver interrotto la divinazione dei aruspici. Diocleziano, infuriato da questa piega presa dagli avvenimenti, dichiarò che tutti i membri della corte dovevano offrire sacrifici. Diocleziano e Galerio inviarono anche lettere al comando militare, chiedendo che l'intero esercito eseguisse i sacrifici e che in caso contrario fosse licenziato.[69].[70] Dal momento che non ci sono segnalazioni di spargimento di sangue nel racconto di Lattanzio, i cristiani nella famiglia imperiale devono essere sopravvissuti all'evento.

Eusebio di Cesarea, uno storico ecclesiastico contemporaneo, racconta una storia simile: fu detto ai comandanti di dare ai propri soldati la possibilità di scegliere fra il sacrificare (agli dei pagani) o perdere l'incarico. Queste condizioni erano forti:un soldato avrebbe perso la sua carriera militare, la sua pensione statale e i suoi risparmi personali, ma non fatali. Secondo Eusebio l'epurazione ebbe largamente successo, ma Eusebio è confuso circa gli aspetti tecnici della manifestazione e la sua caratterizzazione della dimensione complessiva dell'apostasia è ambigua.[71] Eusebio, inoltre, attribuisce l'iniziativa dell'epurazione a Galerio, invece che a Diocleziano.[72]

Lo studioso moderno Peter Davies ipotizza che Eusebio si stesse riferendo allo stesso evento al quale si riferiva Lattanzio, ma che aveva sentito dell'evento attraverso le voci pubbliche e non sapeva nulla di ciò che era avvenuto a corte, mentre Lattanzio lo sapeva. Dato che era l'esercito di Galerio ad essere stato purgato, Diocleziano lasciò il suo esercito in Egitto per sedare le continue rivolte, gli Antiocheni avrebbero comprensibilmente creduto che l'artefice fosse stato Galerio.[72] Lo storico David Woods sostiene, invece, che Eusebio e Lattanzio si riferiscano a eventi del tutto diversi. Eusebio, secondo Woods, descrive gli inizi della purificazione dell'esercito in Palestina, mentre Lattanzio descrive gli eventi a corte.[73]. Woods afferma che il passaggio rilevante nel Chronicon di Eusebio fu danneggiato nella traduzione in latino e che il testo di Eusebio originariamente situi gli inizi della persecuzione dell'esercito in un fortino a Betthorus (El-Lejjun, Giordania).[74]

Sia Eusebio che Lattanzio[75] che Costantino dichiarono che Galerio fu il primo promotore della purga militare e il suo primo beneficiario.[76] [notes 7]. Diocleziano, a causa del suo grande conservatorismo religioso,[78] aveva ancora tendenze verso la tolleranza religiosa.{{#tag:ref|Barnes argues that Diocletian was prepared to tolerate Christianity—he did, after all, live within sight of Nicomedia's Christian church, and his wife and daughter were, if not Christians themselves (come per Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.1.3; Lactantius, De Mortibus Persecutorum 15.1), at least sympathetic to the faith—but was successively brought closer and closer to intolerance under Galerius's influence.[79] Galerio, al contrario, era un pagano devoto e appassionato. Secondo le fonti cristiane, egli fu sempre il principale sostenitore di tale persecuzione. Egli fu anche impaziente di sfruttare questa situazione a proprio vantaggio politico. Essendo l'imperatore di rango più basso, Galerio fu sempre elencato per ultimo nei documenti imperiali. Fino alla fine della guerra persiana nel 299, non aveva nemmeno avuto un grande palazzo.[80] Egli era anche impaziente di sfruttare questa posizione per ottenere un vantaggio politico.[81] Lattanzio afferma che Galerio bramasse una posizione più alta nella gerarchia imperiale.[82] La madre di Galerio, Romula, era aspramente anti-cristiana, poiché lei era stata una sacerdotessa pagana in Dacia e detestava i cristiani perché evitavano le sue celebrazioni.[83] Recentemente prestigioso e influente dopo le sue vittorie nella guerra persiana, Galerio potrebbe aver voluto compensare una precedente umiliazione ad Antiochia, in cui Diocleziano lo aveva ha costretto a camminare dietro la carovana imperiale, piuttosto che all'interno di essa. Il suo risentimento fece crescere il suo malcontento per le politiche ufficiali di tolleranza, dal 302 in poi, probabilmente sollecitò Diocleziano a emanare una legge contro i cristiani.[84] Poiché Diocleziano era già circondato da consiglieri anti-cristiani, questi suggerimenti gli furono consigliati con molta insistenza.[85]

Persecuzione Manicheana[modifica | modifica sorgente]

Gli avvenimenti si calmarono dopo la persecuzione iniziale. Diocleziano rimase ad Antiochia per i successivi tre anni. Visitò l'Egitto una volta, durante l'inverno del 301-302, dove diede inizio al sussidio di grano per la disoccupazione ad Alessandria.[84] In Egitto, alcuni manichei, seguaci del profeta Mani, furono denunciati alla presenza del proconsole d'Africa. Il 31 marzo 302, in un rescritto da Alessandria, Diocleziano, dopo aver consultato il proconsole per l'Egitto, ordinò che i manichei e i loro capi sarebbero dovuti essere bruciati vivi insieme alle loro Scritture.[86] Questa era la prima volta in assoluto che una persecuzione imperiale chiedeva la distruzione di letteratura sacra.[87] I Manichei appartenenti alle classi sociali inferiori furono condannati a morte, mentre quelli che appartenevano alle classi sociali superiori furono mandati a lavorare nelle cave del Proconneso (Isola di Marmara) o nelle miniere di Phaeno. Tutte le proprietà manichee furono sequestrate e depositate nel tesoro imperiale.[86]

Diocleziano trovava molte cose offensive nella religione manichea. La sua difesa dei culti tradizionali romani lo spinse a usare il linguaggio del fervore religioso.[88] Il proconsole d'Africa trasmise a Diocleziano un'indagine ansiosa sui Manichei. Alla fine di marzo 302, Diocleziano rispose: i manichei "hanno creato nuove e finora sconosciuto sette in opposizione alle credenze più antiche in modo che essi possano scacciare le dottrine che ci furono date in passato dalla grazia divina, per il bene della propria dottrina depravata".[89] Continuava: "la nostra paura è che con il passare del tempo, essi si adopereranno...per infettare...tutto il nostro impero...come con il veleno di un serpente maligno". Scrisse "L'antica religione non dovrebbe essere criticata da una appena creata".[89] I cristiani dell'impero erano vulnerabili alla stessa linea di pensiero.[90]

Diocleziano e Galerio, 302-303[modifica | modifica sorgente]

Diocleziano era ad Antiochia nell'autunno del 302, quando si verificò un esempio successivo di persecuzione. Il diacono Romanus visitava un tribunale mentre sacrifici preliminari erano in corso e interruppe le cerimonie, denunciando l'atto a voce alta. Fu arrestato e condannato ad essere bruciato vivo, ma Diocleziano annullò la decisione e decise, invece, di fargli tagliare la lingua. Romanus sarebbe stato giustiziato il 17 novembre 303. L'audacia di questo cristiano dispiacque a Diocleziano, e lasciò la città verso Nicomedia per spassare lì l'inverno accompagnato da Galerio.[91]

In tutti questi anni il didascalismo morale e religioso degli imperatori stava raggiungendo un livello febbricitante, ora, per volere di un oracolo, stava per raggiungere il suo picco.[92] Secondo Lattanzio, Diocleziano e Galerio litigarono sulla politica imperiale verso i cristiani a Nicomedia nel 302. Diocleziano sosteneva che vietare ai cristiani di applicarsi alla burocrazia alla carriera militare sarebbe sufficiente per placare gli dei, mentre Galerio spingeva per il loro sterminio. I due uomini cercarono di risolvere la loro controversia con l'invio di un messaggero per consultare l'oracolo di Apollo a Didyma.[93]. Anche Porfido potrebbe essere stato presente a questo incontro.[94] Al suo ritorno il messaggero disse alla corte che "il male sulla terra"[95] ostacolava la capacità di Apollo di parlare. Questo "male", Diocleziano fu informato dai membri della corte, potrebbe riferirsi solo ai cristiani dell'impero. Agli ordini della sua corte, Diocleziano accettò le richieste di una persecuzione universale.[96]

Grande persecuzione[modifica | modifica sorgente]

Primo editto[modifica | modifica sorgente]

Il 23 febbraio 303, Diocleziano ordinò la distruzione totale della chiesa cristiana di nuova costruzione a Nicomedia e fece bruciare le scritture lì contenute e saccheggiare i suoi tesori.[97] Il 23 febbraio ci fu la festa Terminalia, in onore di Terminus, il dio dei confini. È stato il giorno in cui avrebbero voluto estinguere il cristianesimo.[98] Il giorno dopo il primo "editto contro i cristiani" di Diocleziano fu pubblicato.[99][100] Gli obiettivi principali di questa normativa erano, come lo erano stati durante la persecuzione di Valerio, le proprietà dei Cristiani e gli esponenti religiosi. L'editto ordinò la distruzione delle scritture cristiane, dei libri liturgici e dei luoghi di culto in tutto l'Impero, e proibì ai cristiani di radunarsi per il culto. I cristiani furono privati anche del diritto di petizione ai tribunali, cosa che li rendeva potenziali oggetti della tortura giudiziaria; i cristiani non potevano rispondere alle cause intentate contro di loro in tribunale. Infine i senatori cristiani, gli equites, i decurioni, i veterani, e i soldati furono privati dei loro ranghi, e i liberti imperiali furono nuovamente ridotti in schiavitù.

Diocleziano chiese che l'editto fosse perseguito "senza spargimento di sangue",[101] opponendosi a Galerio che voleva che tutti coloro che rifiutavano di sacrificare (agli dei pagani) fossero bruciati vivi.[102] A dispetto della richiesta di Diocleziano, i giudici locali spesso applicarono esecuzioni durante la persecuzione, poiché la pena capitale era tra i loro poteri discrezionali.[103] Il consiglio di Galerio (di bruciarli vivi) diventò un metodo comune per l'esecuzione dei cristiani in Oriente.[104] Dopo che l'editto fu pubblicato a Nicomedia, un uomo di nome Eutius lo strappò e lo fece a pezzi, gridando "Ecco questo è il successo che hai fra i Gotici e i Sarmati!". Poco dopo fu arrestato per tradimento, torturato e bruciato vivo, diventando il primo martire dell'editto.[105][notes 8] Le disposizioni dell'editto erano conosciute e applicate in Palestina da marzo o aprile (appena prima di Pasqua), ed erano in uso da parte di funzionari locali in Nord Africa da maggio o giugno;[107] il primo martire a Cesarea fu il 7 giugno.[108] L'editto entrò in vigore a Cirta il 19 maggio.[109] Il primo editto era l'unico editto giuridicamente vincolante in Occidente.[110] In Oriente, invece, progressivamente si idearono leggi sempre più severe.

Secondo editto[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 303,[111] in seguito a una serie di ribellioni a Melitene (Malatya, Turchia) e in Siria, fu pubblicato un secondo editto, che ordinava l'arresto e la detenzione di tutti i vescovi e i sacerdoti.[112] Secondo lo storico Roger Rees, non vi era alcuna necessità logica per questo secondo editto; Diocleziano lo aveva emesso perché era inconsapevole del fatto che il primo editto fosse in corso o perché pensava che il primo editto non stesse funzionando abbastanza velocemente.[113] A causa della pubblicazione del secondo editto, i carceri si cominciarono a riempire: il sistema carcerario sottosviluppato del tempo non poteva gestire tutti i diaconi, i lettori, i sacerdoti, i vescovi, e gli esorcisti che venivano arrestati. Eusebio scrive che l'editto aveva fatto arrestare così tanti sacerdoti che criminali comuni dovevano essere rilasciati.[114]

Terzo editto[modifica | modifica sorgente]

In previsione dell'incombente ventesimo anniversario del suo regno il 20 novembre 303, Diocleziano dichiarò un'amnistia generale in un terzo editto. Ogni sacerdote imprigionato sarebbe stato liberato se avesse accettato di fare un sacrificio agli dei.[115] Diocleziano probabilmente con questo editto stava cercando di farsi un po' di buona pubblicità. Però potrebbe anche averlo fatto per cercato di fratturare la comunità cristiana pubblicizzando il fatto che il suo clero avevano apostatato (aveva rinnegato il cristianesimo).[116] La richiesta di sacrificare agli dei pagani era inaccettabile per molti dei prigionieri, ma i custodi spesso riuscirono ad ottenere almeno la conformità nominale. Alcuni membri del clero sacrificarono volentieri, altri lo fecero a causa del dolore della tortura. I custodi erano desiderosi di liberarsi del clero in mezzo a loro. Eusebio, nella sua opera Martiri della Palestina, riporta il caso di un uomo a cui, dopo averlo portato a un altare sacrificale, presero a forza le mani e gli fecero compiere il sacrificio. Il suo atto di sacrificio fu riconosciuto dal sacerdote e di conseguenza fu liberato sommariamente. Di altri si disse che avevano sacrificato anche se in realtà non avevano fatto nulla.[117]

Quarto editto[modifica | modifica sorgente]

Nel 304, il quarto editto ordinò a tutte le persone, uomini, donne e bambini, di raccogliersi in uno spazio pubblico e di offrire un sacrificio collettivo. Se si fossero rifiutati, sarebbero stati giustiziati.[118] La data precisa dell'editto è sconosciuta,[119] ma probabilmente fu emesso nel gennaio o nel febbraio del 304, e veniva applicato nei Balcani a marzo.[120] L'editto fu applicato a Tessalonica (Salonicco, Grecia) nel mese di aprile 304,[121] e in Palestina poco dopo.[122] Questo ultimo editto non fu applicato fino in fondo nei domini di Massimiano e Costanzo. In Oriente rimase applicabile fino al rilascio dell'Editto di Milano da parte di Costantino e Licinio nel 313.[123]

Rinunce, instabilità e rinnovata tolleranza, 305-311[modifica | modifica sorgente]

Diocleziano e Massimiano si dimisero il 1º maggio 305. Costanzo Cloro e Galerio divennero Augusti (imperatori anziani), mentre due nuovi imperatori, Flavio Severo e Massimino Daia, divennero Cesari (imperatori giovani).[124] Secondo Lattanzio, Galerio aveva forzato la mano di Diocleziano nella materia, e aveva assicurato la nomina di amici leali all'ufficio imperiale.[125] In questa "seconda Tetrarchia", sembra che solo gli imperatori orientali, Galerio e Massimino, abbiano continuato con la persecuzione.[126] Mentre abbandonavano l'incarico, Diocleziano e Massimiano probabilmente immaginavano che il cristianesimo fosse lì lì per morire: le Chiese erano state distrutte, la gerarchia della Chiesa era stata fortemente perseguita, e l'esercito e il servizio civile erano stati depurati (dai Cristiani). Eusebio dichiara che gli apostati della fede erano "innumerevoli" (μυρίοι) in numero.[127] In un primo momento, la nuova Tetrarchia sembrava ancora più forte della prima. Massimino, in particolare, era impaziente di perseguitare.[128] Nel 306 e 309, egli pubblicò i suoi editti con i quali esigeva un sacrificio universale.[129] Eusebio accusa anche Galerio di insistere con le persecuzioni.[130]

In Occidente, invece, stava per crollare ogni intento di repressione della Tetrarchia. Costantino, figlio di Costanzo, e Massenzio, figlio di Massimiano, furono trascurati nella successione dei Diocleziani, cosa che offese i genitori e fece arrabbiare i figli:[124] Costantino, contro la volontà di Galerio, successe al padre il 25 luglio 306. Egli concluse immediatamente eventuali persecuzioni in corso e offrì ai cristiani la piena restituzione di ciò che avevano perso durante la persecuzione.[131] Questa dichiarazione diede a Costantino l'occasione di ritrarre se stesso come un possibile liberatore dei cristiani oppressi in tutto il mondo.[132] Massenzio, nel frattempo, aveva preso con la forza Roma il 28 ottobre del 306, e ben presto portò la tolleranza a tutti i cristiani nel suo regno..[133] Galerio fece due tentativi di spodestare Massenzio, ma fallì entrambe le volte. Durante la prima campagna contro Massenzio, Severo fu catturato, imprigionato e giustiziato.[134]

La pace di Galerio e l'editto di Milano[modifica | modifica sorgente]

L'editto di Milano fu firmato da Costantino e Licinio nel 313 d.C. Attraverso questo editto permisero a tutti gli abitanti dell'Impero piena libertà di manifestare il proprio culto. Le motivazione del provvedimento furono soprattutto di carattere politico ma la tradizione vuole attribuire questa decisione ad un sogno fatto da Costantino nel 312 , alla vigilia con lo scontro con il suo rivale Massenzio; nel sogno Dio gli consigliava di porre sugli scudi dei soldati una croce. Quanto all'altro firmatario dell'editto, Licino, era pagano e lo rimase per tutta la vita.

Variazione regionale[modifica | modifica sorgente]

Martirii in Oriente (dubbio)
Asia Minore Oriente Danubio
Provincie di Diocleziano (303–305)
26[135]
31[136]
Provincie di Galerio (303–305)
14[137]
Provincie di Galerio (senza data)
8[138]
Provincie di Galerio (305–311)
12[139]
12[140]
Secondo Davies, 68–69.[notes 9]
Mappa dell'Impero Romano sotto la Tetrarchia, Che mostra le divisioni e le aree di influenza dei quattro tetrarchi.

L'applicazione delle disposizioni persecutorie fu incoerente fra regione e regione.[142] Poiché i Tetrarchi erano quasi totalmente sovrani nelle loro regni,[143] essi avevano un bel po' di controllo sulla politica persecutoria. Nel regno di Costanzo (Gran Bretagna e Gallia), la persecuzione fu, al massimo, applicato solo debolmente;[103] nel regno di Massimiano (Italia, Spagna e Africa), fu saldamente applicata, e in Oriente, sotto Diocleziano (Asia Minore , Siria, Palestina ed Egitto) e Galerio (Grecia e Balcani), le sue disposizioni furono applicate con più fervore che altrove.[144] Per le province orientali, Peter Davies fece una tabella del numero totale di martiri per un articolo sul Journal of Theological Studies.[141] Davies sosteneva che le cifre, anche se basate sulle collezioni di acta che erano incomplete e solo parzialmente affidabili, permettono di capire che la persecuzione fu più dura sotto Dioclezaino che sotto Galerio.[145] Lo storico Simon Corcoran, in un passaggio sulle origini dei primi editti di persecuzione, criticò l'eccessivo affidamento di Davies su questi documenti sul martirio dubbi e ha respinse le sue conclusioni.[146]

Britannia e Gallia[modifica | modifica sorgente]

Africa[modifica | modifica sorgente]

Italia e Spagna[modifica | modifica sorgente]

Nicomedia[modifica | modifica sorgente]

Palestina e Siria[modifica | modifica sorgente]

Prima dell'editto di tolleranza di Galerio[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'editto di tolleranza di Galerio[modifica | modifica sorgente]

Egitto[modifica | modifica sorgente]

Esito[modifica | modifica sorgente]

La persecuzione di Diocleziano fu fondamentalmente infruttuosa. Come uno storico moderno l'ha definita, era semplicemente "troppo poco e troppo tardi".[22] I cristiani non sono mai stati sterminati sistematicamente in ogni parte dell'impero, e l'evasione cristiana minava continuamente applicazione delle disposizioni.[147] Alcuni corrompettero nella loro strada per la libertà.[148] Il cristiano Copres fuggì per un cavillo:per evitare di sacrificare in tribunale, diede a suo fratello la carica di procuratore, e lo fece fare a lui.[149] Molti semplicemente fuggirono. Eusebio , nella sua Vita Constantini, dichiarò che " una volta di più i campi e i boschi hanno ricevuto gli adoratori di Dio».[150] Per i teologi contemporanei, non vi era alcun peccato in questo comportamento (nel fuggire). Lattanzio dichiarò che Cristo stesso lo aveva incoraggiato,[151] e il vescovo Pietro di Alessandria citò Matteo 10:23 ("Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra"[152]), a sostegno della tattica di fuggire.[153]

Partecipazione dei pagani[modifica | modifica sorgente]

La folla pagana era più in sintonia con le sofferenze dei cristiani di quanto non fosse in passato.[154] Lattanzio, Eusebio e Costantino scrissero di essere disgustati dagli eccessi dei persecutori. Costantino scriveva di essere stanco e disgustato dalle crudeltà che i carnefici avevano commesso.[155]

I martiri[modifica | modifica sorgente]

La forza d'animo dei martiri di fronte alla morte aveva fatto guadagnare rispettabilità alla fede rispetto al passato,[156] anche se probabilmente fece convertire poche persone.[157] Il pensiero del martirio, tuttavia, sosteneva i cristiani sotto processo e in carcere, rendendo più robusta la loro fede.[158] Legato indissolubilmente con la promessa della vita eterna, il martirio si dimostrava interessante per un segmento crescente della popolazione pagana che era, per citare Dodds, "innamorato della morte".[159] Per utilizzare celebre frase di Tertulliano, il sangue dei martiri è il seme della Chiesa.[160]

Periodo successivo[modifica | modifica sorgente]

Nel 324, Costantino, il convertito cristiano, governò l'intero impero da solo. Il Cristianesimo diventò il più grande beneficiario della liberalità imperiale.[161] I persecutori erano stati sconfitti . Come lo storico J. Liebeschuetz scrisse: "Il risultato finale della Grande Persecuzione fornì una testimonianza della verità del cristianesimo che esso (il Cristianesimo) non avrebbe potuto vincere in nessun altro modo".[162] Dopo Costantino , la cristianizzazione dell'impero romano sarebbe continuata a ritmo sostenuto. Sotto Teodosio, il cristianesimo divenne la religione di stato.[163] Nel 5° secolo , il cristianesimo era la fede predominante dell'impero, e riempì lo stesso ruolo che paganesimo aveva avuto fino alla fine del 3° secolo.[164] A causa della persecuzione, tuttavia, un certo numero di comunità cristiane fu diviso tra coloro che avevano rispettato le autorità imperiali (traditores) e coloro che avevano rifiutato di rispettarle. In Africa, i donatisti, che proestarono l'elezione del presunto traditor Ceciliano al vescovado di Cartagine, continuarono a resistere l'autorità della Chiesa centrale fino a dopo il 411.[165] Le Melitians in Egitto lasciarono la Chiesa egiziana divisa in modo simile.[166]

Giudizio dei posteri[modifica | modifica sorgente]

Nelle generazioni future, sia i cristiani che i pagani avrebbero visto il periodo di Diocleziano come, nelle parole del teologo Henry Chadwick, "l'incarnazione della ferocia irrazionale".[167] Per i cristiani medievali, Diocleziano era il più ripugnante di tutti gli imperatori romani.[168] Dal 4 ° secolo, i cristiani avrebbero descritto la "Grande persecuzione" del regno di Diocleziano, come un bagno di sangue.[169] Il Liber Pontificalis, una raccolta di biografie di papi, dichiara che ci furono 17.000 martiri, all'interno di un singolo periodo di trenta giorni.[170] nel 4 ° secolo, i cristiani crearono un "culto dei martiri" in omaggio ai caduti.[171] Gli agiografi ritraevano una persecuzione molto più ampia di quella che era stata realmente,[172] e dei cristiani responsabili di questo culto lavorarono di fantasia con i fatti. Ritenevano che la loro "età eroica" di martiri, o "Era dei Martiri ", fosse cominciata con l'adesione di Diocleziano alla carica di imperatore nel 284, invece che nel 303, quando le persecuzioni iniziarono effettivamente. Inoltre essi fabbricarono un gran numero di racconti di martiri (a dire il vero, la maggior parte dei racconti di martiri superstiti era falsa), esagerarono i fatti in altri e ricamarono i veri racconti con dettagli miracolosi.[171] Fra i documenti sui martiri che ci sono pervenuti, solo quelli di Agnese, Sebastiano, Felix e Adauctus, e Marcellino e Pietro sono anche solo lontanamente storici.[169] Ci si interrogò su queste scritture tradizionali, quando Henry Dodwell, Voltaire, e più famosamente Edward Gibbon si interrogarono sui racconti tradizionali dei martiri cristiani.[173]

Cosa ne pensa Edward Gibbon[modifica | modifica sorgente]

Nel capitolo finale del primo volume della sua Storia della decadenza e caduta dell'impero romano(1776), Gibbon afferma che i cristiani avevano molto esagerato la portata delle persecuzioni subite.

« Dopo che la chiesa aveva trionfato su tutti i suoi nemici, l'interesse e la vanità dei prigionieri li spingeva a magnificare il merito della loro sofferenza.[174] Un'adatta distanza di tempo e di luogo ha dato un ampio spazio al progresso della finzione, e i frequento esempi che potrebbero essere proclamati santi martiri, le cui ferite erano state immediatamente guarite, la cui forza era stata rinnovata, e il cui membro perso era stato miracolosamente restaurato, erano estremamente convenienti allo scopo di rimuovere ogni difficoltà, e di mettere a tacere ogni obiezione. Le leggende più stravaganti, furono inventate per l'onore della chiesa, applaudite dalla folla incredula e appoggiati dalla potenza del clero nonostante fossero basate sulla dubbia storia ecclesiastica.[175] »

Nel corso della sua storia, Gibbon implica che la Chiesa primitiva minava le virtù tradizionali romane, e in tal modo compromise la salute della società civile.[174] Quando Gibbon cercò di ridurre il numero dei martiri nella sua Storia, si pensò che avesse l'intenzione di diminuire la Chiesa e negare la storia sacra. Fu attaccato per la sua presunta irreligiosità di stampa.[176] Lo studioso dei classici contemporaneo Richard Porson derise Gibbon, scrivendo che la sua umanità non dormiva mai, "a meno che quando le donne sono violentate, o i cristiani perseguitati".[177]

Giudizio degli storici moderni[modifica | modifica sorgente]

Storici successivi, tuttavia, enfatizzarono ancora di più quanto sostenuto da Gbbon. Come marxista[178] lo storico G.E.M. de Ste. Croix scrisse nel 1954 , "La cosiddetta Grande Persecuzione è stata esagerata nella tradizione cristiana in una misura che neanche Gibbon ha pienamente capito."[179] Nel 1972, lo storico ecclesiastico Hermann Dörries era imbarazzato ad ammettere ai suoi colleghi che le sue simpatie erano nei confronti dei cristiani, piuttosto che nei confronti dei loro persecutori.[180] WHC Frend stima che 3.000-3.500 cristiani furono uccisi nella persecuzione.[181] Nonostante il numero di racconti verificabili di veri martiri sia crollato, e le stime del tasso di mortalità totale siano state ridotte, alcuni scrittori moderni sono meno scettici di Gibbon a proposito della gravità della persecuzione. Come l'autore Stephen Williams scrisse nel 1985 , "anche tenendo conto di un margine di invenzione, ciò che rimane è abbastanza terribile. A differenza di Gibbon, noi viviamo in un'epoca che ha sperimentato cose simili, e sa quanto è insicuro il sorriso di incredulità degli umani a tali fonti. Le cose potrebbero essere state tanto terribili quanto le nostre peggiori fantasie".[182]

Vittime[modifica | modifica sorgente]

Tra le numerose vittime della persecuzione, molte sono state successivamente canonizzate. Tra queste:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Clarke afferma che un'altra prova (Cyprian, Epistolae 75.10.1f; Origen Contra Celsus 3.15) mina il modo in cui Eusebio dipinge la politica di Massiminio, e, invece, sostiene la teoria di una persecuzione relativamente lieve.[28]
  2. ^ Nonostante qualche laico fu perseguito, gli obbiettivi primari della persecuzione furono sempre il clero e i Cristiani più influenti.[32]
  3. ^ Hopkins assumes a constant growth rate of 3.35% per annum. Hopkins' study is cited at Potter, 314. The historian Robin Lane Fox gives a smaller estimate of the Christian population in 300—4% or 5% of the empire's total population—but allows that Christian numbers grew as a result of the hardship of the years from 250 to 280.[50]
  4. ^ Clarke argues against reading a large advancement in either the numbers or the social status of Christians into this data.[55]
  5. ^ Clarke cautions, however, that this shift in attitudes may simply be an artifact of the source material.[60]
  6. ^ Aurelius Victor describes the circle around Diocletian as an imminentium scrutator;[67] Lactantius describes it as a scrutator rerum futurarum.[68]
  7. ^ Davies disputes Barnes' identification of Constantine's unnamed emperor (Oratio ad Coetum Sanctum 22) with Galerius.[77]
  8. ^ Gaddis writes that the quotation may be a slur on Galerius's trans-Danubian ancestry.[106]
  9. ^ Queste cifre contano solo il numero totale di martiriazioni, non il numero di individui martirizzati.[141] Davies trae i suoi dati dagli atti dei martiri collezionati dai Bollandisti.
  1. ^ Gaddis, 29.
  2. ^ Catholic Encyclopedia
  3. ^ W. H. C. Frend, The Rise of Christianity, Fortress Press, Philadelphia, 1984, p. 319, ISBN 978-0800619312.
  4. ^ Charles Piétri, entry on "Persecutions," in The Papacy: An Encyclopedia, edited by Philippe Levillain (Routlege, 2002, originally published in French 1994), vol. 2, p. 1156.
  5. ^ a b Frend, "Genesis and Legacy", 503.
  6. ^ a b Frend, "Genesis and Legacy", 511; de Ste-Croix, "Persecuted?", 15–16.
  7. ^ Dodds, 111.
  8. ^ MacMullen, 35.
  9. ^ Dodds, 110.
  10. ^ Schott, Making of Religion, 2, citing Eusebius, Praeparatio Evangelica 1.2.1.
  11. ^ Schott, Making of Religion, 1.
  12. ^ Dodds, 115–16, citing Justin, Apologia 2.2; Tertullian, Apologia 3.
  13. ^ Castelli, 38; Gaddis, 30–31.
  14. ^ Tacitus, Annales 15.44.6, cited in Frend, "Genesis and Legacy", 504; Dodds, 110.
  15. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 504, citing Suetonius, Nero 16.2.
  16. ^ Dodds, 111–12, 112 n.1; de Ste-Croix, "Persecuted?", 20.
  17. ^ Clarke, 616; Frend, "Genesis and Legacy", 510. See also: Barnes, "Legislation"; de Sainte-Croix, "Persecuted?"; Musurillo, lviii–lxii; and Sherwin-White, "Early Persecutions."
  18. ^ Drake, Bishops, 87–93; Edwards, 579; Frend, "Genesis and Legacy", 506–8, citing Pliny, Epistaules 10.96.
  19. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 5.1 (= Musurillo, 62–85); Edwards, 587; Frend, 508.
  20. ^ G. W. Clarke, "The origins and spread of Christianity," in Cambridge Ancient History, vol. 10, The Augustan Empire, ed. Alan K. Bowman, Edward Champlin, and Andrew Linott (Cambridge: Cambridge University Press, 1996), 869–70.
  21. ^ Clarke, 616; Frend, "Genesis and Legacy", 510; de Ste-Croix, "Persecuted?", 7.
  22. ^ a b Robin Lane Fox, The Classical World: An Epic History of Greece and Rome (Toronto: Penguin, 2006), 576.
  23. ^ Castelli, 38.
  24. ^ Drake, Bishops, 113–14; Frend, "Genesis and Legacy", 511.
  25. ^ Origen, Contra Celsum 3.9, qtd. and tr. in Frend, "Genesis and Legacy", 512.
  26. ^ Scriptores Historiae Augustae, Septimius Severus, 17.1; Frend, "Genesis and Legacy", 511. Timothy Barnes, at Tertullian: A Historical and Literary Study (Oxford: Clarendon Press, 1971), 151, calls this supposed rescript an "invention" of the author, reflecting his own religious prejudices instead of imperial policy under the Severans.
  27. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 6.28, cited in Frend, "Genesis and Legacy", 513.
  28. ^ Clarke, 621–25.
  29. ^ Clarke, 625–27; Frend, "Genesis and Legacy", 513; Rives, 135.
  30. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 6.39.4; Clarke, 632, 634; Frend, "Genesis and Legacy", 514.
  31. ^ E. Leigh Gibson, "Jewish Antagonism or Christian Polemic: The Case of the Martyrdom of Pionius," Journal of Early Christian Studies 9:3 (2001): 339–58.
  32. ^ Dodds, 108, 108 n.2.
  33. ^ Joseph Wilson Trigg, Origen (New York: Routledge, 1998), 61.
  34. ^ Clarke, 635; Frend, "Genesis and Legacy", 514.
  35. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 514, citing Cyprian, De lapsis 8.
  36. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 514, citing Martyrium Pionii 15 (= Musurillo, 156–57).
  37. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 514.
  38. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 7.10.3, qtd. and tr. in Frend, "Genesis and Legacy", 515.
  39. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 516.
  40. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 7.15; Digeser, Christian Empire, 52; Frend, "Genesis and Legacy", 517.
  41. ^ Frend, "Genesis and Legacy", 517.
  42. ^ Williams, 161.
  43. ^ Williams, 161–62.
  44. ^ Panegyrici Latini 11(3)6, qtd. and tr. Williams, 162.
  45. ^ Frend, "Prelude", 3.
  46. ^ Bowman, "Diocletian", 70–71; Corcoran, "Before Constantine", 40; Liebeschuetz, 235–52, 240–43; Odahl, 43–44; Williams, 58–59.
  47. ^ Curran, 47; Williams, 58–59.
  48. ^ Davies, 93.
  49. ^ Hopkins, 191.
  50. ^ Lane Fox, 590–92. See also: Rodney Stark, The Rise of Christianity: A Sociologist Reconsiders History (Princeton: Princeton University Press, 1996).
  51. ^ a b Frend, "Prelude", 2.
  52. ^ Keresztes, 379; Lane Fox, 587; Potter, 314.
  53. ^ Keresztes, 379; Potter, 314.
  54. ^ Keresztes, 379.
  55. ^ Clarke, 615.
  56. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 21.
  57. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.6.2–4, 8.9.7, 8.11.2, cited in Keresztes, 379; Potter, 337, 661 n.16.
  58. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 15.2, cited in Keresztes, 379; Potter, 337, 661 n.16.
  59. ^ a b Barnes, Constantine and Eusebius, 21; Clarke, 621–22.
  60. ^ Clarke, 621–22.
  61. ^ de Ste-Croix, "Persecuted?", 21.
  62. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 21–22.
  63. ^ Dodds, 109.
  64. ^ Lactantius, Divinae Institutiones 5.2.12–13; Digeser, Christian Empire, 5.
  65. ^ Lactantius, Divinae Institutiones 5.2.3; Frend, "Prelude", 13.
  66. ^ Lactantius, Divinae Institutiones 5.2.3ff; Barnes, Constantine and Eusebius, 22.
  67. ^ Aurelius Victor, Caes. 39.48, cited in Keresztes, 381.
  68. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 10.1, cited in Keresztes, 381.
  69. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 10.1–5; Barnes, "Sossianus Hierocles", 245; Barnes, Constantine and Eusebius, 18–19; Davies, 78–79; Helgeland, 159; Liebeschuetz, 246–8; Odahl, 65. Secondo Helgeland l'evento avvenne nel 301
  70. ^ Helgeland, 159.
  71. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.4.2–3; Barnes, "Sossianus Hierocles", 246; Helgeland, 159.
  72. ^ a b Davies, 89–92.
  73. ^ Woods, "'Veturius'", 588.
  74. ^ Woods, "'Veturius'", 589.
  75. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 10.6, 31.1 and Eusebius, Historia Ecclesiastica 8, app. 1, 3; Barnes, Constantine and Eusebius, 19, 294; Keresztes, 381.
  76. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 19, 294.
  77. ^ Davies, 82–83.
  78. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 20; Corcoran, "Before Constantine", 51; Odahl, 54–56, 62.
  79. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 19–21.
  80. ^ Jones, 71; Liebeschuetz, 235–52, 246–48. Contra: Davies, 66–94.
  81. ^ Odahl, 65.
  82. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 9.9–10; Odahl, 303 n.24.
  83. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 11.1–2; Odahl, 66.
  84. ^ a b Barnes, Constantine and Eusebius, 19.
  85. ^ Corcoran, Empire, 261; Keresztes, 381.
  86. ^ a b Barnes, Constantine and Eusebius, 20; Clarke, 648, citing Inscriptiones Latinae Selectae 660 and Mosiacarum et Romanarum Legum Collatio 25.36–8.
  87. ^ H.M. Gwatkin, "Notes on Some Chronological Questions Connected with the Persecution of Diocletian," English Historical Review 13:51 (1898): 499.
  88. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 20.
  89. ^ a b Mosiacarum et Romanarum Legum Collatio 15.3.3f, qtd. and tr. in Clarke, 648.
  90. ^ Clarke, 647–48.
  91. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 20–21.
  92. ^ Lane Fox, 595.
  93. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 10.6–11; Barnes, Constantine and Eusebius, 21; Odahl, 67.
  94. ^ Schott, "Porphyry on Christians", 278; Beatrice, 1–47; Digeser, Christian Empire, passim.
  95. ^ Eusebius, Vita Constantini 2.50. Davies (80 n.75) believes that this should be re-written as "the profane on earth".
  96. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 21; Elliott, 35–36; Keresztes, 381; Lane Fox, 595; Liebeschuetz, 235–52, 246–48; Odahl, 67; Potter, 338.
  97. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 22; Clarke, 650; Odahl, 67–69; Potter, 337.
  98. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum, 12.1; Barnes, Constantine and Eusebius, 21; Gaddis, 29; Keresztes, 381.
  99. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 22; Clarke, 650; Potter, 337; de Ste Croix, "Aspects", 75; Williams, 176.
  100. ^ The edict might not actually have been an "edict" in the technical sense; Eusebius does not refer to it as such, and the passage in the Passio Felicis which includes the word edictum ("exiit edictum imperatorum et Caesarum super omnem faciem terrae") may simply have been written to echo Luke 2:1 ("exiit edictum a Caesare Augusto ut profiteretur universus orbis terrae").
  101. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 11.8, qtd. in Clarke, 651; Keresztes, 381.
  102. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 11.8, cited in Keresztes, 381.
  103. ^ a b Clarke, 651.
  104. ^ Keresztes, 381.
  105. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 13.2 and Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.5.1; Barnes, Constantine and Eusebius, 22; Corcoran, Empire, 179; Williams, 176. The quotation is from Lactantius, and the translation by Williams.
  106. ^ Gaddis, 30 n.4.
  107. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.2.4; De Martyribus Palestinae praef.; and Acta Felicis (= Musurillo, 266–71); Corcoran, Empire, 180; Clarke, 651; Keresztes, 382; Potter, 337.
  108. ^ Eusebius, De Martyribus Palestinae 1.1–2, cited in Corcoran, Empire, 180.
  109. ^ Optatus, Appendix 1; Corcoran, Empire, 180.
  110. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 23; Corcoran, Empire, 181–82.
  111. ^ Corcoran, Empire, 181.
  112. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.2.5; 8.6.8–9 and De Martyribus Palestinae praef. 2; Barnes, Constantine and Eusebius, 24; Corcoran, Empire, 181; de Ste Croix, "Aspects", 76.
  113. ^ Rees, 63.
  114. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.6.8–9; Barnes, Constantine and Eusebius, 24; de Ste Croix, "Aspects", 76.
  115. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.6.10; Barnes, Constantine and Eusebius, 24; Corcoran, Empire, 181–82; de Ste Croix, "Aspects", 76–77.
  116. ^ Rees, 64.
  117. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 24, citing Eusebius, De Martyribus Palestinae (S), praef. 2; (S) 1.3–4; (L) 1.5b; and Historia Ecclesiastica 8.2.5, 6.10; Corcoran, Empire, 181–82; de Ste Croix, "Aspects", 76–77; Keresztes, 383.
  118. ^ Eusebius, De Martyribus Palestinae 3.1; Barnes, Constantine and Eusebius, 24; Liebeschuetz, 249–50; de Ste Croix, "Aspects", 77.
  119. ^ Baynes, "Two Notes", 189; de Ste Croix, "Aspects", 77.
  120. ^ de Ste Croix, "Aspects", 77.
  121. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 24, citing Martyrion ton hagion Agapes, Eirenes kai Chiones.
  122. ^ Eusebius, De Martyribus Palestinae 3.1; Barnes, Constantine and Eusebius, 24.
  123. ^ Liebeschuetz, 250–51.
  124. ^ a b Barnes, Constantine and Eusebius, 26–27; Odahl, 72–74; Southern, 152–53.
  125. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 18; Barnes, Constantine and Eusebius, 25–26; Odahl, 71.
  126. ^ Keresztes, 384.
  127. ^ Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.3.1, qtd. in Clarke, 655.
  128. ^ Clarke, 655.
  129. ^ Eusebius De Martyribus Palestinae 4.8, 9.2; Keresztes, 384.
  130. ^ Clarke, 655, citing Eusebius, Historia Ecclesiastica 8.14.9ff.
  131. ^ Lactantius, De Mortibus Persecutorum 24.9 and Divinae Institutiones 1.1.13; Barnes, Constantine and Eusebius, 28.
  132. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 28.
  133. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 30, 38.
  134. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 30–31.
  135. ^ Davies, 68 n.6.
  136. ^ Davies, 68 n.7.
  137. ^ Davies, 69 n.8.
  138. ^ Davies, 69 n.9.
  139. ^ Davies, 69 n.10.
  140. ^ Davies, 69 n.11.
  141. ^ a b Davies, 68.
  142. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 148–50.
  143. ^ Corcoran, "Before Constantine", 45–46; Williams, 67.
  144. ^ Lane Fox, 596; Williams, 180.
  145. ^ Davies, 68–69.
  146. ^ Corcoran, Empire, 261 n.58.
  147. ^ Clarke, 651; Lane Fox, 597–98.
  148. ^ Lane Fox, 597–98.
  149. ^ Oxyrhynchus Papyri 2601, tr. J.R. Rhea, quoted in Barnes, "Constantine and the Bishops", 382; Lane Fox, 598.
  150. ^ Eusebius, Vita Constantini 11.2, qtd. and tr. Nicholson, 50.
  151. ^ Lactantius, Divinae Institutiones 4.18.1–2, qtd. and tr. Nicholson, 49.
  152. ^ King James Version, qtd. in Nicholson, 51.
  153. ^ Nicholson, 50–51.
  154. ^ Drake, 149–53; Lane Fox, 598–601.
  155. ^ Constantine, Oratio ad Sanctum Coetum 22, qtd. and tr. in Drake, 150.
  156. ^ Drake, 98–103.
  157. ^ Lane Fox, 441; MacMullen, 29–30
  158. ^ Lane Fox, 441.
  159. ^ Dodds, 135.
  160. ^ Tertullian, Apologeticus 50; Dodds, 133; MacMullen, 29–30.
  161. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 48–49, 208–13.
  162. ^ Liebeschuetz, 252.
  163. ^ Iole Fargnoli, "Many Faiths and One Emperor: Remarks about the Religious Legislation of Theodosius the Great," Revue Internationale des Droits de l'Antiquité 53 (2006): 146.
  164. ^ Warren Treadgold, A History of the Byzantine State and Society (Standford: Stanford University Press, 1997), 122. See also: MacMullen, vii, and passim.
  165. ^ Barnes, Constantine and Eusebius, 56; Tilley, Martyr Stories, xi.
  166. ^ Leadbetter, 259.
  167. ^ Chadwick, 179.
  168. ^ Richard Gerberding, "The later Roman Empire," in The New Cambridge Medieval History, vol. 1, c.500–c.700, ed. Paul Fouracre (New York: Cambridge University Press, 2005), 21.
  169. ^ a b Curran, 50.
  170. ^ Liber Pontificalis 1.162; Curran, 50.
  171. ^ a b Barnes, New Empire, 177–80; Curran, 50.
  172. ^ de Ste Croix, "Aspects", 103–4.
  173. ^ David Womersley, The Transformation of The Decline and Fall of the Roman Empire, (New York: Cambridge University Press, 1988), 128, 128 n.109.
  174. ^ a b Womersley, Transformation, 128.
  175. ^ Gibbon, Decline and Fall, ed. David Womersley (London: Allen Lane, 1994), 1:578.
  176. ^ J. G. A. Pocock, Barbarism and Religion, vol. 5, Religion: The First Triumph (Cambridge: Cambridge University Press, 2010), ix–xi, 34; Patricia B. Craddock, Edward Gibbon: Luminous Historian, 1772–1794 (Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1989), 60–61, 122.
  177. ^ Porson, Letters to Mr. Archdeacon Travis (1790), xxviii, qtd. in Womersley, Gibbon and the 'Watchmen of the Holy City': The Historian and his Reputation 1776–1815 (New York: Oxford University Press, 2002), 184–85 n.39.
  178. ^ Weekly Worker obituary, retrieved Sept. 26, 2010
  179. ^ de Ste. Croix, "Aspects", 104.
  180. ^ Hermann Dörries, Constantine the Great, trans. R.H. Bainton (New York: Harper & Row, 1972), 13 n. 11.
  181. ^ Frend, Martyrdom and Persecution, 393–94; Liebeschuetz, 251–52.
  182. ^ Williams, 179.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche
  • Atti dei martiri
  • Arnobio, Adversus Nationes
  • Hermann Dessau, Inscriptiones Latinae Selectae (Berlin: Weidmann, 1892–1916)
  • Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, I-IX
  • Eusebio di Cesarea, De Martyribus Palestinae
  • Eusebio di Cesarea, Vita Constantini
  • Lattanzio, Divinae Institutiones
  • Lattanzio, De Ira Dei
  • Lattanzio, Liber De Mortibus Persecutorum
  • Sant'Ottato martire, Contra Parmenianum Donatistam
  • Porfirio, Frammenti
  • Tertulliano, Apologeticus
Fonti moderne
  • Barnes, Timothy D. "Legislation Against the Christians." Journal of Roman Studies 58:1–2 (1968): 32–50.
  • Barnes, Timothy D. "Sossianus Hierocles and the Antecedents of the "Great Persecution"." Journal of Roman Studies 80 (1976): 239–252.
  • Barnes, Timothy D. Constantine and Eusebius. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1981. ISBN 978-0-674-16531-1
  • Barnes, Timothy D. The New Empire of Diocletian and Constantine. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1982. ISBN 0-7837-2221-4
  • Barnes, Timothy D. "Scholarship or Propaganda? Poprphyry Against the Christians and its Historical Setting." Bulletin of the Institute of Classical Studies 39 (1994): 53–65.
  • Barnes, Timothy D. "Review: Constantine and the Bishops: The Politics of Intolerance." Phoenix 54:3–4 (2000): 381–383.
  • Barnes, Timothy D. "Monotheists All?" Phoenix 55:1–2 (2001): 142–162.
  • Baynes, Norman H. "Two Notes on the Great Persecution." The Classical Quarterly 18:3–4 (1924): 189–194.
  • Beatrice, Pier Franco. "Antistes Philosophiae. Ein Christenfeindlicher Propagandist am Hofe Diokletians nach dem Zeugnis des Laktanz." Aug 33 (1993): 1–47. (In German)
  • Castelli, Elizabeth A. Martyrdom and Memory: Early Christian Culture Making. New York: Columbia University Press, 2004.
  • Chadwick, Henry. The Church in Ancient Society: From Galilee to Gregory the Great. New York: Oxford University Press, 2001.
  • Clarke, Graeme. "Third-Century Christianity." In The Cambridge Ancient History, Volume XII: The Crisis of Empire, edited by Alan Bowman, Averil Cameron, and Peter Garnsey, 589–671. New York: Cambridge University Press, 2005. ISBN 0-521-30199-8
  • Corcoran, Simon. The Empire of the Tetrarchs, Imperial Pronouncements and Government AD 284–324. Oxford: Clarendon Press, 1996. ISBN 0-19-814984-0
  • Corcoran, Simon. "Before Constantine." In The Cambridge Companion to the Age of Constantine, edited by Noel Lenski, 35–58. New York: Cambridge University Press, 2006. Hardcover ISBN 0-521-81838-9 Paperback ISBN 0-521-52157-2
  • Curran, John. Pagan City and Christian Capital: Rome in the Fourth Century. Oxford: Clarendon Press, 2000. ISBN 0-19-815278-7
  • Davies, P.S. "The Origin and Purpose of the Persecution of AD 303." Journal of Theological Studies 40:1 (1989): 66–94.
  • Digeser, Elizabeth DePalma. The Making of a Christian Empire: Lactantius and Rome. Ithaca: Cornell University Press, 2000. ISBN 0-8014-3594-3
  • Dodds, E.R. Pagan and Christian in an Age of Anxiety: Some Aspects of Religious Experience from Marcus Aurelius to Constantine. New York: Norton, 1970.
  • Drake, H.A. Constantine and the Bishops: The Politics of Intolerance. Baltimore: Johns Hopkins University Press, 2000. ISBN 0-8018-6218-3
  • Edwards, Mark. "Christianity, A.D. 70–192." In The Cambridge Ancient History, Volume XII: The Crisis of Empire, edited by Alan Bowman, Averil Cameron, and Peter Garnsey, 573–588. New York: Cambridge University Press, 2005. ISBN 0-521-30199-8
  • Elliott, T. G. The Christianity of Constantine the Great. Scranton, PA: University of Scranton Press, 1996. ISBN 0-940866-59-5
  • Fox, see Lane Fox, Robin
  • Frend, William H.C. Martyrdom and persecution in the early church: a study of a conflict from the Maccabees to Donatus. New York University Press, 1967. Reissued in 2008 by James Clarke Company, U.K. ISBN 0-227-17229-9
  • Frend, W.H.C. "Prelude to the Great Persecution: The Propaganda War." Journal of Ecclesiastical History 38:1 (1987): 1–18.
  • Frend, W.H.C. "Persecutions: Genesis and Legacy." In The Cambridge History of Christianity, Volume I: Origins to Constantine, edited by Margaret M. Mitchell and Frances M. Young, 503–523. New York: Cambridge University Press, 2006. ISBN 978-0-521-81239-9
  • Gaddis, Michael. There Is No Crime for Those Who Have Christ: Religious Violence in the Christian Roman Empire. Berkeley, Los Angeles, and London: University of California Press, 2005. ISBN 0-520-24104-5
  • Gibbon, Edward. History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Vol. 1. edited by David Womersley. London: Penguin Classics, 1995. ISBN 978-0-14-043393-7
  • Helgeland, John. "Christians and the Roman Army A.D. 173–337." Church History 43:2 (1974): 149–163, 200.
  • Hopkins, Keith. "Christian Number and Its Implications." Journal of Early Christian Studies 6:2 (1998): 185–226.
  • Jones, A.H.M. The Later Roman Empire, 284–602: A Social, Economic and Administrative Survey. Oxford: Basil Blackwell, 1964.
  • Keresztes, Paul. "From the Great Persecution To the Peace of Galerius." Vigiliae Christianae 37:4 (1983): 379–399.
  • Knipfing, J.R. "The Edict of Galerius (311 A.D.) re-considered." Revue Belge de Philologie et d'Histoire 1 (1922): 693–705.
  • Lane Fox, Robin. Pagans and Christians. New York: Alfred A. Knopf, 1986. ISBN 0-394-55495-7
  • Leadbetter, William. "From Constantine to Theodosius (and Beyond)." In The Early Christian World, ed. Philip Francis Esler, 258–292. London: Routledge, 2004. ISBN 978-0-415-16496-2
  • Liebeschuetz, J. H. W. G. Continuity and Change in Roman Religion. Oxford: Oxford University Press, 1979. ISBN 0-19-814822-4
  • Löhr, Winrich. "Some Observations on Karl-Heinz Schwarte's 'Diokletians Christengesetz'." Vigiliae Christianae 56:1 (2002): 75–95
  • MacMullen, Ramsay. Christianizing the Roman Empire. New Haven: Yale University Press. ISBN 0-300-03642-6
  • Millar, Fergus. The Roman Near East, 31 B.C.–A.D. 337. Cambridge, MA: Harvard University Press, 1993. Hardcover ISBN 0-674-77885-5 Paperback ISBN 0-674-77886-3
  • Mitchell, Stephen. "Maximinus and the Christians in A.D. 312: A New Latin Inscription." Journal of Roman Studies 78 (1988): 105–124.
  • Nicholson, Oliver. "Flight from Persecution as Imitation of Christ: Lactantius' Divine Institutes IV. 18, 1–2." Journal of Theological Studies 40:1 (1989): 48–65.
  • Odahl, Charles Matson. Constantine and the Christian Empire. New York: Routledge, 2004. Hardcover ISBN 0-415-17485-6 Paperback ISBN 0-415-38655-1
  • Potter, David S. The Roman Empire at Bay: AD 180–395. New York: Routledge, 2005. Hardcover ISBN 0-415-10057-7 Paperback ISBN 0-415-10058-5
  • Rees, Roger. Diocletian and the Tetrarchy. Edinburgh: Edinburgh University Press, 2004. ISBN 0-7486-1661-6
  • Rives, J.B. "The Decree of Decius and the Religion of the Empire." Journal of Roman Studies 89 (1999): 135–154.
  • de Sainte-Croix, G.E.M. "Aspects of the Great Persecution." Harvard Theological Review 47 (1954): 75–113.
  • de Sainte-Croix, G.E.M. "Why Were the Early Christians Persecuted?" Past & Present 26 (1963): 6–38.
  • Schott, Jeremy M. "Porphyry on Christians and Others: "Barbarian Wisdom," Identity Politics, and Anti-Christian Polemics on the Eve of the Great Persecution." Journal of Early Christian Studies 13:3 (2005): 277–314.
  • Schott, Jeremy M. Christianity, Empire, and the Making of Religion in Late Antiquity. Philadelphia: University of Philadelphia Press, 2008. ISBN 978-0-8122-4092-4
  • Sherwin-White, A.N. "The Early Persecutions and Roman Law Again." Journal of Theological Studies 3:2 (1952), 199–213.
  • Tilley, Maureen A, Donatist Martyr Stories: The Church in Conflict in Roman North Africa. Liverpool: Liverpool University Press, 1996.
  • Tilley, Maureen A. The Bible in Christian North Africa: The Donatist World. Minneapolis: Fortress Press, 1997. ISBN 0-8006-2880-2
  • Tilley, Maureen A. "North Africa." In The Cambridge History of Christianity, Volume I: Origins to Constantine, edited by Margaret M. Mitchell and Frances M. Young, 381–396. New York: Cambridge University Press, 2006. ISBN 978-0-521-81239-9
  • Trompf, G.W. Early Christian Historiography: Narratives of redistributive justice. New York: Continuum, 2000. ISBN 0-8264-5294-9
  • Walter, Christopher. The Warrior Saints in Byzantine Art and Tradition . Ashgate Publishing, 2003. ISBN 1-84014-694-X
  • Williams, Stephen. Diocletian and the Roman Recovery. New York: Routledge, 1997. ISBN 0-415-91827-8
  • Woods, David. "Two Notes on the Great Persecution." Journal of Theological Studies 43:1 (1992): 128–134.
  • Woods, David. "'Veturius' and the Beginning of the Diocletianic Persecution." Mnemosyne 54:5 (2001): 587–591.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]