Chiesa di San Sebastiano (Mantova)

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Coordinate: 45°09′03.15″N 10°47′17.69″E / 45.150875°N 10.788247°E45.150875; 10.788247

Chiesa di San Sebastiano
Chiesa di San Sebastiano (Mantova)
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località Mantova
Religione Cattolica
Titolare Sebastiano
Diocesi Mantova
Consacrazione 1529
Architetto Leon Battista Alberti
Stile architettonico rinascimentale
Inizio costruzione 1460
Completamento 1529
L'interno

Il tempio di San Sebastiano, altra denominazione della chiesa, è un edificio religioso di Mantova, progettato da Leon Battista Alberti e oggi adibito a famedio dei caduti. La chiesa sorge a margine del centro lungo una delle arterie principali che conducevano alla zona paludosa del Tè, appena fuori le mura, dove si trovavano le stalle dei famosi cavalli vanto della casata dei Gonzaga.[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La costruzione fu iniziata circa nel 1460, un decennio prima dell'altra realizzazione albertiana a Mantova, Sant'Andrea. Come la maggior parte dei progetti albertiani, la chiesa venne completata da Luca Fancelli. Consacrata nel 1529 la chiesa fu oggetto di un primo restauro nel 1600 e subì un arbitrario restauro completato nel 1926 che ha previsto l'aggiunta di due scalinate. Il tempio è ora adibito a famedio dei caduti per la Patria.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Alberti progettò un edificio austero e solenne, che fece da fondamento per le riflessioni rinascimentali sugli edifici a croce greca. La chiesa è divisa su due piani, con quello inferiore seminterrato, che ricorda un podio classico. Si accede al piano superiore oggi dalle due rampe di scale laterali, mentre originariamente esisteva una scala laterale a sinistra. Anche le cinque aperture del portico in facciata sono frutto del restauro. La parte superiore della facciata è originale e ricorda un'elaborazione del tempio classico, con architrave spezzata, timpano e un arco siriaco, a testimonianza dell'estrema libertà con cui l'architetto disponeva gli elementi. Forse l'ispirazione fu un'opera tardoantica, come l'arco di Orange[1].

All'interno l'impianto è centrico, a croce greca, articolato su un vano centrale, pressoché cubico e coperto da volta a crociera, da cui si dipartono tre corti bracci absidati di uguale misura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 104.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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