Giunta Pisano

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Giunta Pisano, soprannome di Giunta di Capitino (1190-1200 circa – 1260 circa), è stato un pittore italiano, considerato il maggiore innovatore della pittura italiana nel secondo quarto del XIII secolo. Le poche notizie sulla sua vita coprono un periodo che va dal 1229 al 1254.

Dati biografici[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un certo Capitino, nel 1241 e nel 1254 è documentato a Pisa e potrebbe essere stato a Roma nel 1239. Al 26 maggio di quell'anno un documento registra in città un suo garzone (di "Mgistri Juncte"), per cui si è ipotizzato che anche l'artista fosse in città. Inoltre il 4 maggio si trova in un altro documento la menzione del figlio di Giunta, Leonardo, come testimone: per comparire in un tale atto doveva aver compiuto almeno 25 anni, per cui si stima che sia nato verso il 1210-1215. Da questa stima si ricava che la data di nascita del padre oscilli entro il 1190 e il 1200 circa[1]. Il Rosini nel suo saggio Storia della pittura italiana esposta coi monumenti (1838), azzarda questa ipotesi sulla sua origine:

« ...alcune più minute ricerche [...] inducono a credere, che Giunta fosse pistojese per nascita, e pisano per adozione »
(p.106)

Di lui si conoscono quattro croci sagomate e dipinte, tutte firmate, e una tavola di San Francesco del 1230 conservata presso la Pinacoteca Vaticana[1].

Il nome di Giunta compare qualche altra volta tra documenti e firme di opere: il 30 gennaio 1229, senza il titolo di pictor, in un documento ("Iuncta quondam Guidocti da Colle"); nel Crocifisso di Santa Maria degli Angeli, non datato ("Iuncta pisanus Capitini me fecit"; nel perduto Crocifisso di Frate Elia, di cui ci è stata tramandata l'iscrizione ("Frater Elias fieri me fecit / Iesu Christe pie / miserere precantis Elias / Iuncta Pisanus me pinxit A.D. MCCXXXVI ind. 9"); frammentaria nel Crocifisso di San Ranierino di Pisa; in un documento del 28 gennaio 1241 e in uno del 28 agosto 1254 ("Iuncta Capitinus pictor"); infine nel Crocifisso di San Domenico a Bologna ("Cuius docta manus me pinxit Iunta Pisanus")[1].

Opere[modifica | modifica sorgente]

La perduta croce di Assisi[modifica | modifica sorgente]

La sua opera più importante e probabilmente anche la più antica è ora distrutta ma la conosciamo grazie una copia del XVIII secolo: si trattava di un Crocifisso su tavola lignea sagomato commissionato dai francescani nel 1236 per il loro centro, la Basilica di San Francesco di Assisi. In questa opera Giunta aveva ripreso il tema del Christus patiens, introdotto probabilmente qualche decennio prima nella pittura monumentale dal cosiddetto Maestro bizantino del Crocifisso di Pisa, ed è il primo pittore italiano ad usare questa iconografia: opposta al Christus triumphans, prevedeva una patetica e commovente raffigurazione del Cristo morto sulla croce, con il capo reclinato in una smorfia di dolore. Vi figurava anche il ritratto del committente, frate Elia, generale dell'ordine francescano.

Il Crocifisso di Bologna[modifica | modifica sorgente]

Un'idea delle novità apportate da Giunta Pisano su questo tema si può ottenerla dal successivo Crocifisso della basilica di San Domenico a Bologna, dipinto probabilmente tra il 1250 e il 1254. Si tratta della prima opera pervenutaci nel quale il corpo di Cristo è arcuato verso la sinistra, debordando dal braccio della croce e occupando una delle due fasce laterali dove anticamente venivano raffigurate le scene della passione, che quindi cedono il passo ad uno sfondo di motivi geometrici. Sui tabelloni alle estremità dei bracci laterali Maria e San Giovanni sono raffigurati a mezzo busto (invece delle piccole figure intere bizantine) e nell'atteggiamento del compianto.

Le altre croci[modifica | modifica sorgente]

Anche nelle due croci del Museo Nazionale di San Matteo a Pisa venne ripreso lo stesso schema. Si tratta di una croce firmata dall'artista proveniente dalla chiesa di San Ranierino a Pisa e di una croce processionale dipinta sui due lati (verso e recto) proveninete dal monastero di San Benedetto a Pisa che, sebbene non firmata, è attribuita con poche incertezze a Giunta.

Una quarta croce firmata si trova ad Assisi nel Museo di Santa Maria degli Angeli.

I dossali francescani[modifica | modifica sorgente]

Ben tre dossali raffiguranti Francesco e storie della sua leggenda, in particolare i miracoli taumaturgici operati dal Santo, sono stati da vari studiosi attribuiti a Giunta, anche se nessuna di queste attribuzioni può dirsi sicura. Questi dossali si trovano rispettivamente a Pisa, Assisi e Roma (Pinacoteca vaticana).

Altre attribuzioni dubbie[modifica | modifica sorgente]

Luciano Bellosi attribuisce dubitativamente a Giunta un dittico - Madonna in trono con Bambino su una valva e Crocifissione con Dolenti sull'altra - attualmente conservato presso l'Art Institute di Chicago. Un'altra croce dipinta processionale attribuita con forti incertezze a Giunta si trova nel Museo Nazionale di San Matteo a Pisa (si tratterebbe della terza del museo e della quinta croce a lui attribuite).

Importanza e valutazioni stilistiche[modifica | modifica sorgente]

Rispetto ai precedenti maestri toscani quali Berlinghiero Berlinghieri, Giunta fu capace di rendere in maniera più efficace la fisicità del corpo divino usando ombre più sfumate che smorzano nell'anatomia lo stile duro, grafico della pittura anteriore. Inoltre sono notevoli le equilibrate proporzioni alla figura. Studi recenti comunque hanno dimostrato come l'arte italiana del periodo non era un caso isolato, anzi un certo rinnovamento si manifestava contemporaneamente anche in area bizantina: per esempio negli affreschi del monastero di Mileševa, datati 1222-1228, sono presenti volti con tratti più marcati, ombre pastose che danno volume, in contrasto con la rarefatta compattezza e levigazione della più stretta osservanza bizantina.

Pisa ebbe intensi rapporti con l’area di influenza bizantina (e direttamente con Costantinopoli) sia a causa della sua fiorente attività commerciale, sia per il ruolo giocato nelle Crociate. Questi rapporti investirono anche l’arte e la cultura tanto che in città, agli inizi del XIII secolo, erano presenti artisti bizantini, come documentato da importanti lasciti scultorei e pittorici ancora ammirabili in città. Il grande crocifisso dipinto da un maestro bizantino fu probabilmente fonte di ispirazione per Giunta.

La sua pittura fu poi sicuramente influenzata anche dal rinnovamento religioso promosso dai francescani, come si può vedere dal tentativo di umanizzare il sacro e di coinvolgere emotivamente l'osservatore in un clima di umile e fervente religiosità.

Senza abbandonare lo stile bizantino, egli ne tese le potenzialità espressive fino al limite, aprendo la strada che avrebbe permesso a Cimabue - il cui debito nei confronti di Giunta (e di altri artisti pisani come Ugolino di Tedice) è stato evidenziato dal Bellosi - e a Giotto di rifondare la pittura in uno stile pienamente "italiano".

Opere documentate[modifica | modifica sorgente]

I critici hanno proposto diverse cronologie delle croci di Giunta Pisano (in ordine dal più antico al più tardo).

  1. Crocifisso di Santa Maria degli Angeli ad Assisi
  2. Crocifisso di San Ranierino del Museo nazionale di Pisa
  3. Crocifisso di San Domenico a Bologna (1254)
  1. Croce di Santa Maria degli Angeli
  2. Crocifisso di San Domenico
  3. Crocifisso di San Ranierino (quinto decennio del XIII secolo)
  1. Crocifisso di San Domenico (eseguita entro gli anni trenta del XIII secolo)
  2. Crocifisso di Santa Maria degli Angeli ad Assisi (prima della metà del terzo decennio del XIII secolo)
  3. Crocifisso di San Ranierino (quinto decennio del XIII secolo)
  1. Crocifisso di Santa Maria degli Angeli ad Assisi
  2. Crocifisso di San Ranierino (quinto decennio del XIII secolo)
  3. Crocifisso di San Domenico (sesto decennio del XIII secolo)

Opere attribuite[modifica | modifica sorgente]

Il Crocifisso di San Benedetto

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Sindona, cit., p. 84.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Cesare Brandi, Il Crocifisso di Giunta Pisano in S. Domenico a Bologna, in "L'arte", N.S. VII, 1936, pp. 71-91.
  • Dino Campini, Giunta Pisano Capitini e le croci dipinte romaniche, Milano, Martello, 1966.
  • Miklós Boskovits, Giunta Pisano. Una svolta nella pittura italiana del Duecento, in "Arte illustrata", VI, 55-56, 1973, pp. 339-352.
  • Angelo Tartuferi, Giunta Pisano, Soncino, Edizioni dei Soncino, 1992.
  • Elvio Lunghi, Il crocefisso di Giunta Pisano e l'icona del "Maestro di San Francesco" alla Porziuncola, Assisi, Edizioni Porziuncola, 1995.
  • P. Servus Gieben, La croce con Frate Elia di Giunta Pisano, in Il cantiere pittorico della basilica superiore di San Francesco in Assisi, a cura di Giuseppe Basile, Assisi, Casa Editrice Francescana, 2001, pp. 101-110.
  • Silvestro Nessi, La grande croce dipinta da Giunta Pisano per la basilica di San Francesco in Assisi, in "Il Santo", N.S. XLV, 3, 2005, pp. 691-721.
  • Luciano Bellosi, La Croce bolognese di Giunta Pisano, in Id. "I vivi parean vivi". Scritti di storia dell'arte italiana del Duecento e del Trecento, Firenze, Centro Di, 2006, pp. 14-17.
  • Enio Sindona, Cimabue e il momento figurativo pregiottesco, Rizzoli Editore, Milano, 1975. ISBN non esistente

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