Giovanni Segantini

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Giovanni Segantini
pittore
Giovanni Segantini, Autoritratto
Giovanni Segantini, Autoritratto
Dati generali
Data di nascita 15 gennaio 1858
Luogo di nascita Arco, Italia
Data di morte 28 settembre 1899
Luogo di morte Pontresina, Svizzera
Dati artistici
Opere famose Natura morta con Santa Cecilia
L'angelo della vita
Trittico delle Alpi
Ave Maria a trasboro
Stile divisionismo

Giovanni Segantini (Arco, 15 gennaio 1858monte Schafberg, 28 settembre 1899) è stato un pittore italiano, tra i massimi esponenti del divisionismo[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni, figlio di Agostino Segatini (infatti il cognome del padre all'anagrafe era Segatini, fu in seguito lo stesso pittore a modificare il proprio cognome in Segantini), nasce ad Arco, nella parte italofona del Tirolo, in una famiglia in condizioni economiche precarie[2]. Alla morte della madre nel 1865 viene mandato dal padre a Milano, in custodia presso la figlia di primo letto Irene.

Privato di un ambito familiare vero e proprio, Segantini vive una giovinezza chiusa e solitaria, spesso vagabonda, tanto che nel 1870 è rinchiuso nel riformatorio "Marchiondi", dal quale tenta di fuggire nel 1871 e vi rimane poi fino al 1873. Segantini viene quindi affidato al fratellastro Napoleone, che ha bisogno di un garzone per il suo laboratorio fotografico a Borgo Valsugana; vi rimane fino al 1874, sviluppando così una prima idea artistica propria, tanto che al ritorno a Milano si iscrive ai corsi serali dell'Accademia di Belle Arti di Brera, che frequenta per quasi tre anni.[2]

La Natura

A Milano riesce a vivere grazie a un lavoro presso la bottega di Luigi Tettamanzi, artigiano decoratore, e insegnando disegno all'istituto "Marchiondi". Tale piccolo sostegno economico gli consente di frequentare, dal (1878) al 1879, i corsi regolari dell'Accademia di Belle Arti di Brera, seguendo le lezioni di Giuseppe Bertini, affinando il proprio bagaglio di conoscenze e di esperienza e stringendo le prime amicizie negli ambienti artistici cittadini, in primis con Emilio Longoni. Comincia a dipingere, con evidenti influssi dati dal verismo lombardo, ma già nel 1879, durante l'esposizione nazionale di Brera, viene notato dalla critica e ottiene i primi riconoscimenti: tra chi ne lo sostiene c'è Vittore Grubicy, con il quale instaura un rapporto di lavoro e di amicizia che durerà per lungo tempo.[2]

L'anno dopo conosce anche Luigia Bugatti, detta Bice, la donna che ne sarà compagna per tutta la vita; si trasferisce in Brianza, a Pusiano, e lavora grazie al sostegno economico di Grubicy, collaborando strettamente con Emilio Longoni: in questi anni la sua arte tenta di distaccarsi dalle impostazioni accademiche giovanili, ricercando una forma espressiva più personale e originale. Nel 1883 Segantini si vincola in modo definitivo al sostegno di Grubicy, con il quale sottoscrive un apposito contratto.[2]

Nel 1886 lascia l'Italia per trasferirsi a Savognin, nel cantone Grigioni; nel corso della propria evoluzione artistica prende ad avvicinarsi al movimento divisionista, prima con semplici sperimentazioni e col tempo in maniera sempre più netta e totale. Nel frattempo Grubicy compie per lui una fortunata attività promozionale che ne accresce la fama in patria e all'estero, tanto che nel 1888 viene presentato all'Italian Exhibition di Londra; diventa così anche un apprezzato e ricercato collaboratore di riviste d'arte. Nel corso dello stesso anno comincia a integrare la propria caratterizzazione artistica divisionista con accenni simbolisti, soprattutto attraverso l'uso di allegorie basate su modelli nordici.[1]

Nel 1894 lascia Savognin e si trasferisce in Engadina, a Maloggia, anche seguendo un desiderio di più profonda meditazione personale e di riscoperta del proprio misticismo: il piccolo villaggio di Maloggia gli consente una vita alquanto solitaria, e la possente presenza del maestoso e incontaminato paesaggio alpino intorno si rispecchia inevitabilmente nelle opere del periodo. Da Maloggia si sposta solo nel più freddo periodo invernale, durante il quale soggiorna in albergo a Soglio, in Val Bregaglia, con radi viaggi anche a Milano. Formula un grandioso e ambizioso progetto, la realizzazione del padiglione dell'Engadina per l'Esposizione Universale di Parigi del 1900: una costruzione rotonda del diametro di 70 metri le cui pareti avrebbero dovuto ospitare una gigantesca raffigurazione pittorica del panorama engadinese, lunga 220 metri; nonostante il suo profondo impegno nell'opera, tuttavia, la stessa viene ridotta per i costi troppo elevati e la conseguente mancanza di fondi (viene a mancare anche il promesso supporto finanziario degli albergatori engadinesi, tra i primi committenti dell'opera) e si trasforma nel Trittico della Natura (o delle Alpi), la sua opera più celebre: il trittico pittorico viene però rifiutato, ritenuto non in sintonia con l'immagine turistica che i committenti intendevano trasmettere a Parigi, e finisce per essere esposto nel padiglione italiano.

Muore a soli 41 anni sullo Schafberg, il monte che domina Pontresina, il 28 settembre del 1899, colto mentre sta dipingendo da un letale attacco di peritonite. Oggi il suo corpo riposa nel piccolo cimitero di Maloggia.[2]

Giovanni Segantini e l'Engadina[modifica | modifica sorgente]

Il nome e la fama di Giovanni Segantini si sono legati indissolubilmente all'Engadina, non solo perché la valle svizzera lo ospitò nei suoi ultimi anni e più volte il pittore ne ritrasse i panorami alpini nelle sue opere, ma anche perché in Engadina si sono conservati i più importanti segni della presenza e dell'arte di Segantini, visitabili dal pubblico.

A Maloja, il villaggio alpino che lo ospitò dal 1894 fino alla morte, i luoghi che il pittore frequentava, verso i quali passeggiava e nei quali traeva l'ispirazione per le sue opere sono oggi uniti da un percorso commemorativo in 12 tappe, il Segantini Weg: percorrendolo (è una semplice escursione di circa 2 ore) si può visitare il cosiddetto Atelier, riproduzione in legno e in scala ridotta di quello che doveva essere il padiglione engadinese all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, nonché il piccolo cimitero nel quale il pittore venne sepolto.

St. Moritz, il centro più importante dell'Engadina, ospita invece il Segantini Museum, a tutt'oggi la più grande raccolta di opere del pittore italiano. Venne creato per dare una degna collocazione al grandioso Trittico delle Alpi, al quale poi vennero aggiunte altre opere e molti disegni preparatori; progettato dall'architetto Nicholaus Hartmann (1880–1956), fu inaugurato nel 1908. In occasione del centenario della morte di Segantini, il museo è stato ristrutturato e ampliato, sia negli ambienti espositivi che nella collezione: custodisce 55 tele e opere su carta, insieme a molti disegni e bozzetti a matita, pastello e carboncino. Nel percorso espositivo è documentata l'intera evoluzione artistica di Segantini: tra le altre opere esposte, al periodo pre-divisionista risalgono le tele La vacca nella stalla del 1882, La benedizione delle pecore del 1884 e La tosatura delle pecore del 1886-1887; l'adesione al divisionismo è documentata da Il capriolo morto del 1892 e La raccolta del fieno del 1889-1898; il momento centrale della visita è naturalmente offerto dalla grande sala sormontata dalla cupola centrale del museo che ospita il Trittico delle Alpi, insieme all'intera sequenza dei bozzetti preparativi.

Sullo Schafberg, il monte sopra Pontresina ove Segantini morì e dal quale si domina l'intera alta Engadina, è stato dedicato al pittore un rifugio alpino, la Chamanna Segantini.

Opere maggiori[modifica | modifica sorgente]

Traghetto all'Ave Maria
(II versione)

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Segantini, Ploughing, Neue Pinakothek in Munich.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Gabriella Belli e Franco Rella (a cura di), L'età del Divisionismo, Milano, Elacta, 1990
  2. ^ a b c d e Luciano Budigna, Giovanni Segantini, Milano, Fabbri, 1964

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Annie-Paule Quinsac, Segantini: Catalogo generale, Milano, Electa, 1982;
  • Annie-Paule Quinsac, Segantini: trent’anni di vita artistica europea nei carteggi inediti dell’artista e dei suoi mecenati, Oggiono, Lecco, Cattaneo, 1985;
  • Reto Bonifazi, Segantini: Ein Leben in Bildern, Werd-Verlag/Pestalozzianum-Verlag Zürich, 1999; ISBN 978-3859322806
  • Carl Dallago, a cura di P. Rosà, G. Nicoletti e S. Zucal, Il grande Segantini. Scritti scelti, Il Margine, Trento, 2008, ISBN 978-88-6089-033-7.
  • Laura Casone, Giovanni Segantini, catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo, 2010, CC-BY-SA.

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