Belle Époque

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La Belle Époque è un periodo storico, culturale e artistico europeo che va dalla fine dell'Ottocento fino all'inizio della Prima guerra mondiale.

La hall di Saint Lazare in un dipinto di Claude Monet del 1877.
Moulin Rouge - La Goulue manifesto di Henri de Toulouse-Lautrec del 1891.
Il Titanic era un simbolo della Belle époque.
Una Cadillac Model A del 1903.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

L'espressione "belle époque" (l'epoca bella, i bei tempi) nacque in Francia prima dello scoppio della Grande Guerra. Essa nasce in parte da una realtà storica e in parte da un sentimento di nostalgia. Dalla fine dell'Ottocento le invenzioni e progressi della tecnica e della scienza furono senza paragoni con le epoche passate. I benefici che queste scoperte apportarono agli standard di vita furono notevoli. L'illuminazione elettrica, la radio, l'automobile, il cinema, la pastorizzazione, il vaccino per la tubercolosi e altre comodità, tutte contribuirono ad un miglioramento delle condizioni di vita e al diffondersi di un senso di ottimismo.

Questa espressione ebbe fortuna perché esprimeva la contrapposizione fra l’epoca precedente e l’epoca successiva alla prima guerra mondiale, cioè tra il periodo della libertà e il periodo della perdita della libertà. La Belle Époque indicava la vita brillante nelle grandi capitali europee, le numerose esperienze artistiche, ma soprattutto esprimeva l’idea che il nuovo secolo, il Novecento, sarebbe stata un’epoca di pace e di benessere.

Rilevanza storica[modifica | modifica sorgente]

Successivamente alla fine della guerra franco-prussiana e della grande depressione del 1873-1895 e prima della tragedia della prima guerra mondiale, la Belle Époque si colloca come un periodo di pace e relativa prosperità. Le continue scoperte e le innovazioni tecnologiche lasciavano sperare che in poco tempo si sarebbe trovata una soluzione a tutti i problemi dell'umanità. Debellata la maggior parte delle epidemie e ridotta notevolmente la mortalità infantile, gli abitanti del pianeta toccavano ormai il miliardo e mezzo. Alla crescita demografica fece riscontro anche un impressionante aumento della produzione industriale e del commercio mondiale, che tra il 1896 e il 1913 raddoppiarono. La sterlina era il solidissimo riferimento economico.

Nel 1913 l'estensione della rete ferroviaria mondiale aveva raggiunto il milione di chilometri e le automobili cominciavano ad affollare le strade delle città americane ed europee. Il trasporto marittimo fu caratterizzato dalla corsa alla costruzione di transatlantici sempre più grossi e sfarzosi (non a caso, l'affondamento del Titanic, avvenuto nel 1912, fu poi considerato come il sogno infranto della Belle Époque).

Durante questo periodo nacquero il cabaret, il can-can e il cinema, che allietavano le serate di molte persone. Nuove invenzioni resero la vita più facile a tutti i ceti e livelli sociali, la scena culturale prosperava e l'arte prendeva nuove forme con l'impressionismo e l'Art Nouveau.

La borghesia celebrava i risultati raggiunti in pochi decenni di egemonia con esposizioni universali, in cui si esibivano le ultime strabilianti meraviglie della tecnica, con conferenze di esploratori, missionari e ufficiali, che raccontavano le grandezze e le miserie di mondi lontani, il cui contrasto con l'Occidente inorgogliva gli ascoltatori e confermava la loro certezza di appartenere a un mondo superiore, che nulla mai avrebbe potuto incrinare. I politici confermavano. Le guerre, se c'erano, erano lontane: in Cina, in Africa, sulle pendici dell'Himalaya. Tra le potenze europee ogni accordo sembrava possibile, pur di conservare un benessere tanto evidente[1].

Affrontare la vita con questo spirito significava caratterizzarlo in modo spensierato e positivo. Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire, anche e soprattutto dopo cena, di recarsi a chiacchierare nei caffè e ad assistere a spettacoli teatrali. Le vie e le strade cittadine erano piene di colori: manifesti pubblicitari, vetrine con merci di ogni tipo, eleganti magazzini. Questa mentalità e questo modo di affrontare la vita aveva condizionato anche i settori produttivi. In tutta Europa si erano sviluppate una serie di correnti artistiche giunte a teorizzare che ogni produzione umana poteva divenire un'espressione artistica. Ogni oggetto e ogni luogo diveniva un'elegante decorazione, un motivo floreale, una linea curva e arabesca.

Quando iniziò il nuovo secolo, Parigi volle celebrarlo con un'incredibile mostra nella quale venivano esposte tutte le innovazioni più recenti: l'esposizione universale (o Exposition Universelle). Nel 1900 persone da tutto il mondo sbarcarono in Francia per assistere a questa gigantesca fiera. La gente ne visitava ogni parte e ne ammirava tutti gli aspetti, dalle scale mobili (dette "tapis roulant") ai tram elettrici, assaggiando le cento varietà di tè importato dall'India.

L'Europa era in pace da trent'anni (circa dal 1870), cioè da quando la Germania aveva inaugurato un'industrializzazione e sviluppo che venivano garantite da una nuova politica di equilibrio. Nessuno pensava più, quindi, che la guerra potesse devastare ancora il mondo; nel 1896 ebbe perciò luogo anche il primo congresso sui giochi olimpici, che stabilì che le Olimpiadi si sarebbero svolte ogni 4 anni.

Fu così che il periodo che va dal 1890 al 1914 fu caratterizzato da un periodo di euforia e frivolezza, denominato "Belle Époque".[2]

Una società di consumatori[modifica | modifica sorgente]

Il progresso aveva un prezzo: il benessere di alcuni si basava sulle fatiche e sul disagio di molti altri, segnatamente del proletariato operaio e contadino. Tuttavia il proletariato, soprattutto quello operaio, durante la Belle Époque cominciò a godere di qualche vantaggio, non solo grazie alle proprie durissime lotte, ma grazie anche alla logica stessa dell'economia di mercato, in base alla quale se si vuole guadagnare di più bisogna produrre e vendere di più. Per aumentare le vendite era necessario che masse sempre più estese avessero il denaro sufficiente a comprare. Gli imprenditori, quindi, man mano che la produzione scendeva, accettarono di concedere aumenti salariali, facendo salire il reddito pro capite nei paesi sviluppati.

Dopo aver creato nuovi mercati nelle colonie, costringendole ad acquistare dall'Occidente i prodotti lavorati, i paesi sviluppati misero in moto una crescita esponenziale dei loro mercati interni, ponendo le basi per una vera e propria società di consumatori. Per realizzare compiutamente questo allargamento del mercato si provvide rapidamente alla crescita della distribuzione; beni di consumo come abiti, calzature, mobili, utensili domestici, che prima erano prodotti artigianalmente e venduti da piccoli commercianti al dettaglio, cominciarono a essere offerti da una rete commerciale sempre più ampia. Si moltiplicarono i grandi magazzini, furono incrementate la vendita a domicilio e la vendita per corrispondenza, furono trovate nuove forme per il pagamento rateale, che indebitava le famiglie, ma nel contempo rendeva accessibili ai meno abbienti una quantità prima impensabile di prodotti costosi. In appoggio a questa massiccia strategia di vendita nasceva la pubblicità, che cominciava ormai a riempire i muri delle città e le pagine dei giornali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'aristocrazia russa era in questo periodo storico sempre in prima linea; da un lato per il livello e la quantità degli acquisti (analogamente a come lo saranno tre quarti di secolo dopo gli emiri), dall'altro per la qualità degli artisti che da lì provenivano, soprattutto musicisti e ballerini o coreografi. È ironico che la fortuna russa nella Belle Époque si basasse sui mutui e prestiti concessi a gran parte della popolazione francese.
  2. ^ Dino Papale, Taormina Segreta - La Belle Epoque 1860-1914, Edizioni P&M., 1995.

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