Bill Viola

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Premio Premio Imperiale 2011

Bill Viola (New York, 25 gennaio 1951) è un artista statunitense, fra i più apprezzati artisti nell'ambito della Videoarte.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Nato a New York nel 1951, si iscrive al College of Visual and Performing Arts della Syracuse University. Inizia a realizzare videoarte nei primi anni settanta. Lavora per affermati artisti come Bruce Nauman e Nam June Paik.

Primi lavori[modifica | modifica wikitesto]

Bill Viola inizia la sua carriera studiando arte tra il 1969 e il 1973 alla Syracuse University di New York. Qui consegue la laurea nel 1973 in Visual e Performing Arts.

Tra il 1973 e il 1974 partecipa ad una mostra collettiva realizzando dodici videotape, cinque installazioni sonore e dieci installazioni video.

Nel 1975 espone per la prima volta le sue opere a due mostre internazionali: la biennale dei Giovani di Parigi e la biennale del Whitney Museum of Art.

Maturazione e affermazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1977, Bill Viola è invitato ad esporre le sue opere al La Troube University di Melbourne dalla direttrice artistica Kira Perov, che più tardi diventerà sua moglie.

Nel 1977, in Australia, incontra Kira Perov; nel 1979 cominciano a lavorare e viaggiare insieme. Nel 1980 si reca in Giappone dove trascorre diciotto mesi per una borsa di studio di scambi culturali.

Negli anni '80 Bill Viola decide di abbandonare la sua visione strutturalista dell'arte per avvicinarsi ad uno stile più visionario. È proprio in questi anni che Viola riscopre l'utilizzo della pellicola in bianco e nero, che servirà, inoltre, per la realizzazione di una mostra al MOMA di New York: la sua più grande mostra personale in assoluto.

Nel 1981 lavora per sei mesi nel centro ricerche della Sony, sperimentando le più avanzate tecnologie del tempo. Rappresenta gli Stati Uniti nella biennale di Venezia nel 1995 con cinque opere riunite sotto un unico titolo: Buried secrets.

Nel 1983 diviene professore in "Advanced Video" al California Institute of the Arts di Valencia.

Nel 1990, due eventi segnano la carriera d'artista di Bill Viola: la morte della madre nel mese di febbraio e la nascita del suo secondo figlio in quello di novembre. Quest'esperienza, infatti, ispirerà Viola per la realizzazione del video "The Passing": opera che assume come tema portante la morte e la nascita come simboli dell'assurdità della condizione umana.

Nel 1997 gli viene dedicata la Withney Museum of American Art di New York. Nel 2000 inizia ad usare schermi al plasma e cristalli liquidi per le sue videoinstallazioni.

Nel 2002 completa il suo progetto più ambizioso, Going Forth By Day, un ciclo di video ad alta definizione commissionato dal Guggenheim di New York e Berlino.

Nel 2003 il J. Paul Getty Museum di Los Angeles realizza una mostra personale, The Passions, una serie di lavori sulle emozioni umane, che ottiene critiche entusiastiche e una straordinaria affluenza di pubblico anche nelle successive tappe a Londra, Canberra e Madrid.

Nel 2004 realizza un video "a quattro mani" per una nuova produzione di Peter Sellars dell'opera Tristano e Isotta, presentata in prima mondiale all'Opéra di Parigi nell'aprile del 2005.

Nell'ottobre 2006 torna a Tokyo con una retrospettiva che prende il nome da un video del 1981, Hatsu-Yume, Primo Sogno.

Nel 2007 nella mostra Bill Viola: Las Horas Invisibles, che si tiene a Granada nel Muso de Bellas Artes, Palacio de Carlos V (Alhambra), per celebrare il restauro del Palacio stesso, sono esposte cinque installazioni. Per la prima volta in Polonia, a Varsavia, la Galleria d'arte nazionale Zacheta presenta nove installazioni in una mostra dal titola Bill Viola. L'artista ricorre a un nuovo espediente tecnico che permette di riprendere un evento in modo simultaneo e identico con due telecamere predisposte per realizzare una nuova installazione audio/video su tre schermi destinata alla Biennale di Venezia, Ocean Without a Shore. Il tema dell'installazione, destinata alla chiesa quattrocentesca di San Gallo, riguarda la presenza dei morti nella nostra vita (Ibn al-'Arabi, 1165-1240).

Nel 2013, su invito di Marco Tonelli, Assessore alla cultura di Mantova, l'opera The Raft viene esposta a Palazzo Te in stretto dialogo con l'affresco di Giulio Romano della Sala dei Giganti.

La Mostra di Roma del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Da ottobre 2008 a gennaio 2009 il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato la mostra "Visioni interiori" a cura di Kira Perov.

L'esposizione, considerata una delle più complete mai realizzate, ha presentato le opere degli ultimi 14 anni (dal 1995 al 2008).

I titoli delle opere esposte sono:

  • The Greeting (1995)
  • The Veiling (1995)
  • The Crossing (1996)
  • Dolorosa (2000)
  • Locked Garden (2000)
  • Memoria (2000)
  • Departing Angel (2001)
  • Surrender (2001)
  • Catherine's Room (2001)
  • Four Hands (2001)
  • Anima (2000)
  • Silent Mountain (2001)
  • Emergence (2002)
  • Observance (2002)
  • Bodies of Light (2006)
  • Ocean without a Shore (2007).

Il catalogo è stato pubblicato da Giunti Editore Arte Mostre Musei, 240 pagine, ottobre 2008.

- la Mostra a Parigi nel 2014: al Grand Palais

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • 1984 Polaroid Video Art Award for outstanding achievement
  • 1987 Maya Deren Award, American Film Institute
  • 1989 John D. and Catherine T. MacArthur Foundation Award
  • 1993 Skowhegan Medal (Video Installation)
  • 1993 Medienkunstpreis, Zentrum für Kunst und Medientechnologie, Karlsruhe, and Siemens Kulturprogramm
  • 2003 Cultural Leadership Award, American Federal of Arts
  • 2006 NORD/LB Art Prize
  • 2009 Eugene McDermott Award in the Arts
  • 2009 Catalonia International Prize

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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