Mimesi

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« L'imitazione del bello della natura o si volge a un singolo oggetto oppure raccoglie le osservazioni fatte su diversi soggetti e le mette insieme su uno solo. La prima si chiama copia, simile, ritratto... La seconda invece è la via che porta al bello universale e alle figure ideali, ed è quella che hanno seguito i greci »
(J. Winckelmann, 1756)

Mimesi viene dalla parola greca μίμησις (derivata a sua volta dal verbo μιμεîσθαι), che significa imitazione. In particolar modo ci si riferisce all'imitazione della realtà e della natura che è il fondamento, secondo l'estetica classica, della creazione artistica. Ogni forma d'arte sarebbe così un'attività di mimesi.

La mimesi secondo Platone e Aristotele[modifica | modifica wikitesto]

Sia Platone che Aristotele vedevano nella mimesi la rappresentazione della natura.

Platone pensava che anche la creazione ad opera del demiurgo fosse essa stessa una forma di imitazione e che quindi la riproposizione artistica di questa realtà creata fosse in effetti l'imitazione di un'imitazione. Il concetto di mimesi si applica principalmente alle arti visive, ma investe anche la poesia, la letteratura e la musica.

Dato che le cose già di per sé sono simulacri imperfetti della realtà delle idee, le immagini artistiche risultano "copia di una copia".

L'arte per Platone è quindi diseducativa e distruttrice. Essa sollecita la sfera dei sensi, la parte meno nobile dell'uomo e nel contempo ne offusca le capacità razionali facendo appello alla fantasia e all'emozione. Ne risulta che l'arte non può essere una forma di conoscenza ma di confusione, il cui effetto è quello di nascondere la distinzione tra vero e falso.

Le conseguenze politiche di un tale pensiero sarebbero per Platone di una violenza senza precedenti: l'espulsione di tutti gli artisti quale primo provvedimento dell'insediamento di uno stato di filosofi.

La radicalità di questa condanna dell'arte e degli artisti sarà ribaltata in Plotino e nel neoplatonismo, che la commuteranno in esaltazione.

Aristotele considerava il dramma come "l'imitazione di un'azione" e distingueva tre forme di imitazione: come le cose sono, come vengono descritte e come dovrebbero essere. Per lui i personaggi della tragedia sono migliori della media degli esseri umani, quelli della commedia peggiori. La sua opera più nota su quest'argomento è la Poetica.

La mimesi nel Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Umanesimo Rinascimentale viene data una nuova interpretazione dell'ideologia platonica secondo la quale l'arte è vera imitazione. Viene quindi attribuita all'arte, in nome di Platone, una funzione mediatrice tra l'umano ed il divino, tra il sensibile e l'ideologico. Aspra è invece la critica da parte di Rousseau nei confronti del teatro (quindi dei media). Esso spinge il pubblico all'accettazione della propria condizione, allontanandolo dalle reali necessità umane. Lo spettatore, divertito e sollazzato, è quindi portato a ridere della rappresentazione comica della propria esistenza.

La mimesi nella psicologia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Il termine mimesi copre una gamma di comportamenti umani accomunati dal fare come.

Secondo Marcel Jousse, il bambino imita non solo gli altri esseri umani ma tutto. Per esempio, per capire che cos'è una sedia, imita la sedia.

L'uomo ha bisogno di un modello esistenziale da imitare, che può essere un personaggio leggendario o una persona vicina. Per René Girard la relazione del desiderio non è binaria (soggetto-oggetto) ma triangolare (soggetto, mediatore, oggetto): il soggetto desidera, per imitazione, gli oggetti desiderati da un terzo. Per esempio, il complesso di Edipo sarebbe una forma di mimesi: il bambino desidera imitare il padre.

La mimesi nell'estetica moderna[modifica | modifica wikitesto]

Altri studiosi hanno approfondito il concetto di mimesi specificamente applicato all'arte.

In particolare, Erich Auerbach ha dedicato alla questione il più famoso dei suoi scritti, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale (1946), che si apre con il confronto tra la rappresentazione del mondo nell'Odissea e nella Bibbia, per arrivare, attraverso l'analisi di varie opere, alla letteratura europea del XX secolo, con To the Lighthouse (Gita al faro) di Virginia Woolf.

La mimesi nell'arte greca[modifica | modifica wikitesto]

Nel Doriforo, scultura di Policleto, è presente il Principio di Mimesi secondo il quale Policleto ricerca tutte le caratteristiche più maestose e di particolare bellezza delle altre sculture e le unisce in questo personaggio che rappresenta l'uomo ideale, ma irraggiungibile poiché simile alla perfezione.

La mimesi nella Pedagogia dell'Espressione[modifica | modifica wikitesto]

«Rendersi simile nelle voce e/o nel gesto a qualcuno o a qualcosa» (Repubblica 393c ss.) Platone così definisce cos'è "fare la mimesis" (mimeisthai).

La mimesis viene descritta da Platone nella Repubblica come il dinamismo che consente l’educazione.

Se un uomo diventerà un cittadino bello buono e giusto, oppure se fallirà in questa impresa, sembra dipendere unicamente da come e da ciò di cui egli farà la mimesis.

Il rendersi simile che caratterizza la mimesis può essere esteriore o interiore, superficiale o profondo, può rivolgersi all’apparenza dell’altro o a qualcosa che nell’altro veramente è.

Questa attività la possiamo facilmente riconoscere, pur se con caratteristiche diverse a seconda delle età, nel giocare spontaneo dei bambini nati in qualunque parte del mondo. Questa semplice osservazione rende evidente l’universalità e la naturalità di questo possesso umano.

Le potenzialità della mimesis in ogni ambito dell’educativo sono oggetto di studio e di ricerca in Italia da parte del Laboratorio di Pedagogia dell’Espressione del Dipartimento di Progettazione Educativa e Didattica dell’Università degli Studi Roma Tre.

Le attività di ricerca del MimesisLab si sviluppano in tre distinti settori che operano in sinergia: filosofico educativo; pedagogico sperimentale; artistico.

Da queste ricerche emerge come un’attenzione qualificata alla mimesis nell’azione educativa sviluppi nel soggetto qualità umane che hanno potenzialità di rifondare la convivenza su basi che incrementano la partecipazione alla felicità. Fornendo percorsi essenziale per l’educazione interculturale, l’educazione alla pace, l’educazione all’empatia.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]