Giorgio de Chirico

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Giorgio de Chirico in una fotografia di Carl Van Vechten (5 dicembre 1936)

Giorgio de Chirico (Vòlo, 10 luglio 1888Roma, 20 novembre 1978) è stato un pittore e scrittore italiano, principale esponente della corrente artistica della pittura metafisica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giorgio de Chirico e Sandro Pertini
La firma di De Chirico

Giorgio de Chirico nacque a Vòlo, in Grecia, il 10 luglio 1888 da benestanti genitori italiani: il padre, Evaristo de Chirico, era un ingegnere ferroviario palermitano, tra i principali realizzatori della prima rete ferroviaria in Bulgaria ed in Grecia; la madre, Gemma Cervetto, era una ricca donna genovese. Nel 1891 ad Atene nasce il fratello Andrea Alberto, che assumerà dal 1914 lo pseudonimo di Alberto Savinio per la sua attività di musicista, letterato e pittore. Giorgio si iscrisse al Politecnico di Atene per intraprendere lo studio della pittura, studio che continuerà all'Accademia di belle arti di Firenze ed infine dal 1906 all'Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera. In questo periodo conobbe la pittura di Arnold Böcklin e dei simbolisti tedeschi.

Nell'estate del 1909 si trasferì a Milano dove rimase sei mesi, all'inizio del 1910, si recò a Firenze dove dipinse la sua prima piazza metafisica, l'Enigma di un pomeriggio d'autunno, nato dopo una visione che ebbe in Piazza Santa Croce. Nel 1911 de Chirico raggiunge il fratello Alberto a Parigi dove conosce i principali artisti dell'epoca, comincia quindi a dipingere quadri con uno stile più sicuro. Subisce l’influenza di Gauguin da cui prendono forma le prime rappresentazioni delle piazze d’Italia.

Tra il 1912 e il 1913 la sua fama si propaga, anche se ancora non ottiene un adeguato successo economico. In questo periodo comincia a dipingere i suoi primi manichini. Negli anni parigini, Giorgio dipinge alcune delle opere pittoriche fondamentali per il ventesimo secolo. Allo scoppio della prima guerra mondiale i fratelli de Chirico si arruolano volontari e vengono inviati a Ferrara. Dopo un primo periodo di disorientamento dovuto al cambiamento di città, Giorgio rinnova la propria pittura, non dipinge più grandi piazze assolate ma nature morte con simboli geometrici, biscotti e pani.

Negli anni Cinquanta la sua pittura è caratterizzata da autoritratti in costume di tipo barocco e dalle vedute di Venezia. Muore a Roma il 20 novembre del 1978 al termine di una lunga malattia. Pochi mesi prima, il suo novantesimo compleanno era stato celebrato in Campidoglio. Il suo sepolcro si trova in una cappella della chiesa di San Francesco a Ripa, insieme al venerabile Antonino Natoli da Patti, a cui sono attribuiti vari miracoli e all'ordine del quale Giorgio De Chirico fu devoto e benefattore.

Tecniche[modifica | modifica sorgente]

Le opere che de Chirico dipinse prima della costituzione della Metafisica erano definite enigmatiche, a Ferrara nel 1917. I suoi soggetti erano ispirati dalla luce del giorno delle città mediterranee, ma ha poi rivolto gradualmente la sua attenzione agli studi su architetture classiche. Le opere realizzate dal 1915 al 1925 sono caratterizzate dalla ricorrenza di architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche immerse in un clima di trascendenza e spettralità. Nei vari interni metafisici dipinti in quegli anni oggetti totalmente incongrui rispetto al contesto (ad esempio una barca a remi in un salotto) vengono rappresentati con una minuzia ossessiva, una definizione tanto precisa da sortire un effetto contrario a quello del realismo.

Nella sua pittura, infatti, si fa sempre più sentire una originale e romantica interpretazione della classicità e un interesse per la tecnica degli antichi Maestri rinascimentali. Il pittore russo Locoff lo inizia ai segreti della tempera grassa verniciata. Dipinge ormai tele naturaliste ed esegue numerosi ritratti, con colori caldi ma fermi. Si interessa alla scultura in terracotta e traduce nella terza dimensione i suoi soggetti preferiti. Continua a dipingere contemporaneamente opere di atmosfera metafisica e di impianto tradizionale e i colori che più usa sono il cobalto, l’oltremare, il vermiglio nelle tonalità squillanti, e svariate tonalità di verde. Numerosi autoritratti e ritratti, diverse nature morte sono a tempera.

Ritorna periodicamente ai suoi temi metafisici, pur continuando a dipingere nature morte, paesaggi, ritratti ed interni in costante opposizione con le tendenze dell'arte contemporanea. Nel 1917 s'interessa nuovamente di scenografia e comincia a dedicarsi alla pratica della scultura in bronzo che coltiverà per tutta la seconda metà degli anni sessanta. Inventa delle nuove illustrazioni per l'Apocalisse, da realizzarsi, questa volta, con la tecnica della litografia a colori. Continua a dipingere contemporaneamente opere di atmosfera metafisica e di impianto tradizionale. De Chirico fu anche incisore e scenografo. La datazione e l'attribuzione di alcuni suoi dipinti è assai ardua, perché l'artista stesso produsse nel secondo dopoguerra repliche dei suoi capolavori del periodo metafisico.

L'attività artistica[modifica | modifica sorgente]

Statues, meubles et généraux (1927)

Se durante la visita a un museo di scultura antica entriamo in una sala deserta, ci capita spesso che le statue ci appaiono sotto un aspetto nuovo. La statua eretta su di un palazzo o un tempio, ovvero al centro di un giardino o di una pubblica piazza, ci si presenta sotto diversi aspetti metafisici. Nel caso del palazzo, dove si staglia contro il cielo meridionale, essa ha qualcosa di omerico, un piacere severo e distaccato, con una punta di malinconia. Sulla piazza ha sempre un aspetto eccezionale, soprattutto se poggia su un piedestallo basso, in modo che sembri confondersi con la folla dei passanti, coinvolta nel ritmo della vita cittadina di tutti i giorni. Nel museo assume un aspetto ancora differente: ci colpisce per quel che ha di irreale.

È già stato osservato più di una volta l'aspetto curioso che riescono ad acquistare letti, armadi, specchiere, divani, tavoli, quando ce li troviamo improvvisamente dinnanzi sulla strada, in uno scenario nel quale non siamo abituati a vederli: come accade in occasione di un trasloco, oppure in certi quartieri dove mercanti e rivenditori espongono fuori dalla porta, sul marciapiede, i pezzi principali della loro mercanzia. Tutti questi mobili ci appaiono sotto una luce nuova, raccolti in una strana solitudine: una profonda intimità nasce tra loro, e si direbbe che un misterioso senso di felicità serpeggi in questo spazio ristretto da loro occupato sul marciapiede, nel bel mezzo della vita animata della città e del continuo andirivieni della gente; un'immensa e strana felicità si sprigiona in quest'isola benedetta e misteriosa contro cui si scatenerebbero invano i flutti strepitosi dell'oceano in tempesta.

I mobili sottratti all'atmosfera che regna nelle nostre case ed esposti all'aperto suscitano in noi un'emozione che ci fa vedere anche la strada sotto una luce nuova. Una profonda impressione ci possono suscitare anche dei mobili disposti in un paesaggio deserto. Immaginiamoci una poltrona, un divano, delle seggiole, radunate in una piana della Grecia, deserta e ricoperta di rovine, oppure nelle prateria anonime della lontana America. Per contrasto anche l'ambiente naturale tutt'intorno assume un aspetto prima sconosciuto.

La nascita della pittura metafisica avviene a Firenze nel 1910. I quadri di questo periodo sono memorabili per le pose e per gli atteggiamenti evocati dalle nitide immagini.

Mentre era ricoverato all'ospedale militare di Ferrara nel 1917, de Chirico conobbe il pittore futurista Carlo Carrà, con cui iniziò il percorso che lo portò a perfezionare i canoni della pittura metafisica: a partire dal 1920 tali teorizzazioni furono divulgate dalle pagine della rivista "Pittura metafisica". Questa pittura sarà ispiratrice di architetture reali realizzate nelle Città di fondazione di epoca fascista, dove il Razionalismo Italiano, accanto a strutture razionaliste lavorerà anche su forme, spazi e particolari architettonici metafisici (Portolago, Sabaudia ecc.).

Compare in questo periodo anche il tema archeologico, un omaggio alla classicità reinventata però in modo inquietante: ne sono noti esempi Ettore e Andromaca (1917) e Ville romane. La figura del manichino, presente anche nell'opera "Le muse inquietanti", dell'uomo-automa contemporaneo (Il grande metafisico, 1917), gli fu invece ispirata dall'uomo senza volto", personaggio di un dramma del fratello Alberto Savinio, pittore e scrittore.

In seguito, de Chirico collaborò alla rivista "La Ronda", che teorizzava una rivisitazione completa dei classici e una sincera fedeltà alla tradizione. Partecipò all'esposizione di Berlino del 1921. Ebbe un periodo di contatto con il surrealismo, con cui espose a Parigi nel 1925: le sue opere successive si segnalano per il virtuosismo tecnico e rappresentano un tributo e un ringraziamento al periodo barocco. Nel 1949-1950, de Chirico aderì al progetto della importante collezione Verzocchi (attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Forgia di Vulcano".

Secondo lo studioso Ubaldo Nicola, alcune opere di de Chirico - ed in particolare la pittura metafisica di cui egli fu iniziatore - sarebbero state ispirate dalle frequenti cefalee, di cui l'artista, proprio come Picasso, notoriamente soffriva, subendo il disturbo dell'aura visiva.[1] de Chirico fu anche incisore e scenografo.

de Chirico scrittore[modifica | modifica sorgente]

Giorgio de Chirico fu anche autore di scritti teorici, memorie autobiografiche, raccontini e di una vera e propria opera letteraria di una certa importanza: L'Hebdomeros (Ebdomero). Uscita nel 1929, anni in cui il classicismo è nell'aria, imposto dal "Ritorno all'ordine" dell'epoca fascista, caldeggiato anche da riviste come "La Ronda" e "Valori Plastici" (de Chirico concluderà la sua opera con la formula "Pittore classicus sum") è un libro che si presenta come romanzo ma in realtà è un tipo di narrazione indefinibile: senza una storia riconoscibile né una trama, come una sorta di ininterrotta scenografia teatrale.

È un misto volutamente nebuloso, senza nessuna coordinata spazio-temporale in cui si affastellano figure senza ruolo determinato come gladiatori, generali, centauri, pastori in un insieme di sogni, ricordi poco fedeli, suggestioni ipnagogiche, miti e reminiscenze che sono nient'altro che echi della sua pittura. Anche i luoghi sono quelli metafisici dei suoi quadri, che si spostano naturalmente nella loro innaturalezza (come in un sogno). Tra gli altri scritti si ricordano il romanzo autobiografico Il signor Dudron, il Piccolo trattato di tecnica pittorica, la Commedia dell'arte moderna (scritta con Isabella Far) e l'autobiografia Memorie della mia vita. Sue poesie in francese, ritrovate nell'archivio Paulhan, sono state pubblicate da J.-Ch. Vegliante (Poèmes Poesie, Paris, Solin, 1981).

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Tritone e tritonessa o Tritone e sirena 1908 - 1909
  • Centauro morente 1909
  • La partenza degli Argonauti 1909
  • Ritratto del fratello 1909
  • L'enigma di un pomeriggio d'autunno 1910
  • L'enigma dell'oracolo 1910
  • L'enigma dell'ora 1911
  • L’enigma dell’arrivo e del pomeriggio 1911-1912
  • La nostalgia dell'infinito 1912
  • Meditazione autunnale 1912
  • I piaceri del poeta 1912
  • La Torre Rossa 1913
  • Piazza con Arianna 1913
  • Il viaggio angoscioso 1913
  • Melanconia di un pomeriggio 1913
  • Il sogno trasformato 1913
  • L'incertezza del poeta 1913
  • L'angoscia della partenza 1913
  • La conquista del filosofo 1914
  • La stazione di Montparnasse 1914
  • Il canto d'amore 1914
  • L'enigma di una giornata 1914
  • Mistero e melanconia di una strada 1914
  • Il tempio fatale 1914
  • Il destino del poeta 1914
  • Il ritornante 1914
  • Il giorno di festa 1914-15
  • Piazza d’Italia 1915
  • Il doppio sogno di primavera 1915
  • La coppia 1915
  • Andromaca 1916
  • Interno metafisico con grande officina 1916
  • Melanconia della partenza 1916
  • Metafisica Interiore con Biscotti 1916
  • Il servitore fedele 1916
  • Il grande metafisico 1917
  • Metafisica Interiore 1917
  • Le muse inquietanti 1917
  • Ettore e Andromaca 1917
  • Le muse inquietanti 1918
  • Natura morta con salame 1919
  • I pesci sacri 1919
  • Autoritratto 1920
  • Il figliol prodigo 1922
  • Florentine Still Life 1923 circa
  • L'Ottobrata 1924
  • Au Board de la Mer 1925
  • Le Rive della Tessaglia 1926
  • La Commedia e la Tragedia (Commedia Romana) 1926
  • La famiglia del pittore 1926
  • Cupboards in a Valley 1926
  • Interno in una valle 1927
  • The Archaeologists 1927
  • Mobili nella valle 1927
  • Thèbes 1928
  • I fuochi sacri (for the Calligrammes) 1929
  • Gladiatori in riva al mare 1929
  • The Archaeologists IV (from the series Metamorphosis) 1929
  • Il ritorno del figliol prodigo I (from the series Metamorphosis) 1929
  • Bagnante (Ritratto di Raissa) 1929
  • Le mediant des Thermopiles 1929
  • Autoritratto nello studio di Parigi 1935
  • L'oca spiumata 1941
  • Forgia di Vulcano ed autoritratto 1949-1950, realizzati per la collezione Verzocchi
  • Ippolito e il suo cavallo 1959
  • Gli Amici Mediterranei 1970
  • Sole sul Cavalletto 1973
  • Ettore e Andromaca 1973
  • I bagni misteriosi 1973

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

  • È stato insignito della Legion d'Onore.
  • Il giorno 15 agosto 2008 è designato da molti esperti d'arte come il Waiting for de Chirico day, una giornata dedicata all'artista scomparso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Claudia Giammatteo, Quel diavolo di mal di testa, Focus Storia, febbraio 2010, p. 17.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • De Chirico Giorgio, Il meccanismo del pensiero, Critica, Polemica, Autobiografia 1911-1943. Einaudi, 1985.
  • Adorno Piero, L'arte italiana. D'Anna, 1986
  • Baldacci Paolo, Giorgio de Chirico 1888-1919 La metafisica. Leonardo Arte, 1997
  • Baldacci Paolo, Fagiolo Dell’Arco Maurizio (1982), Giorgio de Chirico Parigi 1924-1930, Galleria Philippe Daverio, Milano 1982, pp. 22.
  • (EN) Bohn Willard, The rise of Surrealism: Cubism, Dada, and the pursuit of the marvelous, SUNY Press, 2002. ISBN 0-7914-5159-3
  • Brandani Edoarto (a cura di); Di Genova Giorgio; Bonfiglioli Patrizia, Giorgio de Chirico, catalogo dell'opera grafica 1969-1977, Edizioni Bora, Bologna 1990 (1999), pp. 247.
  • Cavalesi Maurizio - Mori Gioia, De Chirico, Giunti Editore, Firenze 1988 (2007), pp. 50. ISBN 88-09-76080-8
  • Crescentini Claudio (a cura di), G. De Chirico. Nulla Sine Tragoedia Gloria, Atti del Convegno Europeo, Maschietto ed., Roma/Firenze 2002.
  • Crescentini Claudio, Giorgio de Chirico. L'Enigma velato, Erreciemme edizioni, Roma 2009
  • (DE) Dorschel Andreas, 'Metaphysisch malen: Philosophie und Bild bei Giorgio de Chirico', in: Kunst und Wissen in der Moderne. Böhlau, Wien - Köln - Weimar, 2009, 123-132.
  • Fagiolo Dell'Arco Maurizio, L'opera completa di De Chirico 1908-1924, Rizzoli, Milano 1984 (1999), pp. 121
  • Fagiolo Dell'Arco Maurizio, Giorgio De Chirico Carte, Extra Moenia Arte Moderna, Todi 1991, pp. 66
  • Fagiolo Dell'Arco Maurizio, Cavallo Luigi, De Chirico. Disegni inediti (1929), Edizioni grafiche Tega, Milano 1985, pp. 140
  • Garacci Mariasole, Fare pace con Giorgio de Chirico, Micromega, 22 aprile 2010.
  • Gimferrer Pere, De Chirico, 1888-1978, opere scelte, Rizzoli, Milano 1988, pp. 128.
  • (FR) Lista Giovanni, De Chirico et l'avant-garde, Éditions L'Âge d'Homme, 1983. ISBN 2-8251-2413-3
  • Mori Gioia, De Chirico metafisico, Giunti, Firenze 2007, pp. 50.
  • Nicola Ubaldo - Podoll Klaus, L'aura di Giorgio de Chirico: arte emicranica e pittura metafisica, Mimesis Edizioni, 2003. ISBN 88-8483-142-3
  • Pontiggia Elena, Gazzaneo Giovanni (2012), Giorgio de Chirico. L’Apocalisse e la luce, Silvana Editoriale, Cinisellobalsamo 2012, pp. 119.
  • (ES) Sáenz Olga, Giorgio de Chirico y la pintura metafísica, UNAM, 1990. ISBN 968-36-1050-1
  • (EN) Soby James Thrall , The early Chirico, Ayer Publishing, 1969. ISBN 0-405-00736-1
  • (EN) Stevens Mark, Late, great De Chirico in New York Magazine 7 ott 1996 - v. 29, num. 39, pp. 67 e 113.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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