Arnold Böcklin

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Autoritratto di Arnold Böcklin, 1873.

Arnold Böcklin (Basilea, 16 ottobre 1827San Domenico di Fiesole, 16 gennaio 1901) è stato un pittore svizzero.

Böcklin è stata una figura rappresentativa della storia dell'arte in Germania. Inizialmente fu paesaggista, ma, grazie ai frequenti viaggi in Italia, fu influenzato dal romanticismo: all'interno dello stile dell'Art Nouveau, fu simbolista. La sua pittura si rivela mitologica: creature oniriche (ninfe, naiadi e centauri) tra architetture classiche, simbolismi, allegorie e un richiamo spesso ossessivo alla morte. L'effetto è la creazione di mondi strani e fantastici.

La sua opera più famosa è L'Isola dei Morti.

La vita[modifica | modifica sorgente]

Figlio del mercante Christian Friedrich Böcklin e di Ursula Lipp, si trasferisce in Germania per studiare all'Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, discepolo del pittore romantico Johann Wilhelm Schirmer. A Düsseldorf conosce Feuerbach. Ritornato in Svizzera, incontra lo storico Jacob Burckhardt, che lo esorta ad intraprendere un viaggio in Italia.

La tomba di Arnold Böcklin al Cimitero Evangelico agli Allori di Firenze.

Si stabilisce dunque a Roma dopo sposa la giovane Angela Pascucci. Nella città eterna scopre il mondo mitico della cultura classica che rappresenterà una grande fonte d'ispirazione pittorica e poetica. Nel 1859 si reca a Monaco di Baviera, diventa poi professore alla Scuola d'Arte di Weimar. Lascia l'insegnamento nel 1862 e ritorna nuovamente a Roma. In questa occasione visita anche Napoli e Pompei, ricevendone nuove influenze sotto il profilo artistico. Nel 1866 rientra nella città natale, dove affresca con soggetti mitici lo scalone del Kunstmuseum che ora ospita anche molti dei suoi dipinti.

Nel 1870 gli nasce il figlio Carlo, che si dedicherà anch'egli alla pittura. Di nuovo sente il richiamo dell'Italia e nel 1874 si trasferisce a Firenze: incontra Hans von Marées e nasce la figlia Beatrice che muore precocemente. È a Firenze che, nel 1879, dipinge la prima versione della sua opera più famosa: l'Isola dei Morti, ispirata alla sistemazione del piazzale Donatello con al centro il cimitero degli Inglesi. Torna in Svizzera, a Zurigo.

Ritorna in Italia per motivi di salute: un attacco apoplettico lo costringe a riposarsi in località marine: soggiorna alla Spezia, Lerici, San Terenzo, ed infine a Firenze (1893). In questa occasione la Galleria degli Uffizi gli commissiona un autoritratto per la propria collezione. Nel 1895 acquista una villa a San Domenico di Fiesole (villa Bellagio) dove rimane fino alla morte, sopraggiunta nel 1901. È sepolto a Firenze nel Cimitero degli Allori.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle opere di Böcklin è conservata in musei di lingua tedesca. Importanti collezioni si trovano infatti a Basilea (Kunstmuseum), Winterthur (Collezione Oskar Reinhart), a Monaco di Baviera (Schackgalerie e Neue Pinakothek), a Berlino (Alte Nationalgalerie).

Tra le sue opere più note figurano "La Peste" (Die Pest - 1898), "Il gioco delle Najadi" (Das Spiel der Najaden, 1886), "La villa sul mare" (Villa am Meer, in due versioni, nel 1864 e 1865), (Im Spiel der Wellen, 1883) commentato da una famosa poesia di Guido Gozzano.

L'Isola dei Morti (prima versione).
L'Isola dei Morti (terza versione).
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi L'isola dei morti (dipinto).

La sua opera più famosa è L'Isola dei Morti (Die Toteninsel) che evoca in parte il Cimitero degli Inglesi che si trovava vicino al suo studio e nel quale era sepolta la figlia. Böcklin produsse cinque diverse versioni negli anni tra il 1880 e il 1886. Tema comune è un rematore ed una figura vestita di bianco in una piccola barca che attraversa delle acque profonde diretta ad un'isola sassosa. Nella barca c'è un oggetto che potrebbe essere una bara. Böcklin non diede né un titolo né una sua interpretazione dell'opera. Le cinque versioni dell'Isola dei morti si trovano a:

  1. (1880) - The Metropolitan Museum of Art, New York.
  2. (1880) - Kunstmuseum, Basilea.
  3. (1883) - Alte Nationalgalerie, Berlino.
  4. (1884) - Distrutta a Rotterdam durante la Seconda guerra mondiale.
  5. (1886) - Museum der bildenden Künste, Lipsia.

Adolf Hitler possedeva la copia ora conservata a Berlino.

L'eredità artistica[modifica | modifica sorgente]

Böcklin influenzò pittori surrealisti come Max Ernst e Salvador Dalí; ebbe una influenza anche su Giorgio de Chirico e Fabrizio Clerici.

Nel 1904 Otto Weisert gli dedicò un font di caratteri (chiamato appunto in suo onore “Arnold Böcklin”). Il design utilizza dei "viticci", degli avviluppamenti sulla maggior parte delle lettere maiuscole.

H. R. Giger ha reinventato il quadro e ha chiamato la sua opera Böcklin.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bryson Burroughs, The Island of the Dead by Arnold Böcklin, in The Metropolitan Museum of Art Bulletin, Volume 21, Numero 6 (giugno 1926), 146 – 148.
  • Clement Greenberg, Nation, Volume 164, Numero 12, 22 marzo 1947, 340-342.
  • Marisa Volpi, Arnold Böcklin. Disegni, Firenze 1982, 2, 6, 16.
  • C. Klemm, Arnold Böcklin, in I protagonisti, Locarno 1995, 304-305, 344.
  • John Vinocur, The Burlesque, and Rigor, of Arnold Böcklin, in International Herald Tribune, 12 gennaio 2002.
  • Tindaro Gatani, Arnold Böcklin e Jacob Burckhardt. Romani per 'amore' e 'nostalgia', in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 8, numero 35, settembre-ottobre 2007, Lugano 2007, 310-321.

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