Lakki
Portolago è una città di fondazione costruita dagli italiani negli anni trenta nell'isola greca di Leros nel Dodecaneso, oggi ribattezzata Lakkí (Λακκί).
La città, progettata e costruita “ex novo”, è un raro esempio di struttura urbana realizzata secondo i canoni del Movimento Moderno, sia come piano generale che come architettura dei singoli edifici. L’attenzione su questa cittadina da parte della Storia dell'architettura è un fatto recente, risalente agli anni novanta, tanto che Portolago è stato definito da alcuni come un “eccezionale caso” dimenticato di architettura dell'International Style, ritornato solo oggi ad essere oggetto di studio.
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[modifica] Riferimenti storico architettonici
Agli inizi degli anni trenta Portolago, uno dei maggiori porti naturali del Mar Mediterraneo per la collocazione e morfologia geografica, divenne sede di un'importante base navale della Marina Militare Italiana. Il fatto rese la località uno dei luoghi più importanti di tutto il Dodecaneso e fece sì che, in contemporanea, venisse sviluppato un moderno piano urbanistico, che comprendeva edifici pubblici, attrezzature, edifici commerciali e abitazioni, parchi e viali alberati. Mentre in Germania si costruiva, a Stoccarda, il Weissenhof Siedlung, un quartiere sperimentale che, sotto la guida di Ludwig Mies van der Rohe, vide impegnati alla realizzazione dei singoli edifici i migliori architetti del Movimento Moderno, da Walter Gropius a Le Corbusier, a Portolago il Razionalismo Italiano costruiva una vera e propria città secondo i medesimi attributi e caratteri.
I canoni dell'International Style si ritrovano tutti in questa nuova struttura cittadina, dalla semplificazione radicale della forma, che deve seguire la funzione, al rigetto dell'ornamento, all'adozione di grandi aperture orizzontali, all'uso dell'acciaio nelle strutture di cemento armato e nelle balaustre. La composizione architettonica, acquisisce un nuovo metodo progettuale razionalista, che si evidenzia sia nelle planimetrie dei singoli edifici, che nella morfologia urbana.
Ciò che al Razionalismo Italiano del Gruppo 7 e M.I.A.R. con i suoi maestri Giuseppe Terragni, Giuseppe Pagano, Adalberto Libera etc., non riuscì a fare in patria, dove prevalse il neoclassicismo semplificato di Piacentini, riuscirà invece in una piccola isola dell'Egeo, lontana dalle celebrazioni dei sogni imperiali ed anche dal controllo dei romani. (Il Ministero dei Lavori Pubblici era organo ufficiale incaricato della supervisione dei progetti e dei lavori). È anche strano che tutto questo sia rimasto ignorato per tanti anni, anche se una chiave di lettura può essere trovata da un lato nell'impossibile tentativo iniziale del Razionalismo Italiano di identificarsi con l'ideologia fascista e dall'altro nella lontananza non solo fisica dall'Italia e dal centro culturale europeo. Da questo deriva l'interpretazione che i greci stessi, dopo la liberazione, hanno dato superficialmente a Portolago identificandola come "architettura di regime" e quindi non degna di nota. Assieme a loro va unita, comunque, anche la storiografia architettonica italiana ed europea, che per decenni ha dimenticato, tutta l'architettura coloniale italiana liquidandola con il termine "fascista" e quindi accomunandola globalmente a quel neoclassicismo semplificato di Piacentini, che in vario modo aveva imperversato nelle città italiane durante il "ventennio".
Gli architetti che lavorarono a Portolago, progettisti degli edifici principali furono Armando Bernabiti e Rodolfo Petracco, autori anche di altre realizzazioni nelle altre isole del Dodecaneso, ma di fatto sconosciuti; solo recentemente la storiografia architettonica ha iniziato a ricostruire la loro attività professionale.
Diversi studiosi hanno incluso questa cittadina greca, costruita ex novo, tra le altre Città di fondazione realizzate in Italia, come Sabaudia e Littoria oggi Latina, o nelle altre colonie (Libia, Eritrea, Etiopia) per volere del regime fascista. Queste città vengono definite metafisiche, per il disegno urbanistico ed architettonico che idealmente si riallaccia alla grande stagione pittorica, propria del periodo, dei Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio.
C'è qualche critico che ritiene, infine, che Portolago, per i caratteri evidenziati, abbia addirittura la proporzione degli elementi urbani e architettonici, e il linguaggio essenzialmente appartenente al Movimento Moderno, qualche cosa in più rispetto alle altre Città di fondazione, e sia la migliore concretizzazione di una nuova struttura urbana realizzata nel periodo.
[modifica] Città ed edifici
La pianta della città è articolata su due piazze, una centrale all'aggregato urbano e l'altra posta sul lungomare, che seguono un'arteria principale, approssimativamente, un Cardo, da nord a sud. Nella piazza centrale della città si incrociano altre arterie, una da assimilarsi ad un Decumano, all'incirca da est ad ovest ed altre due che provenienti dal mare formano un ellissoide, che taglia quasi diagonalmente la città. In questa articolazione v'è effettivamente un riallaccio compositivo che ricorda Sabaudia. Vengono individuate le varie funzioni urbane, che seguono il principio razionalista dello “zoning”, così di focalizzano le aree: direzionali, commerciali, i quartieri abitativi; le varie attrezzature: religiose, scolastiche, sportive, militari e del tempo libero. In particolare si crea un lungomare e diversi parchi. Le strade sono ampie, con lunghi filari alberati di eucalipti, gli isolati non sono simmetrici e gli angoli sono arrotondati. Qualche commentatore ha voluto riconoscere in queste dimensioni stradali la vocazione militare della città, e le sue relative esigenze. La tesi appare legata alla visione fascista, che per molti anni ha contraddistinto il nuovo insediamento, che una lettura più attenta ha in questi ultimi anni smentito.
Gli edifici seguono le funzioni della città.
- Il mercato centrale (1934-1936) di Rodolfo Petracco dalla forma circolare con la torre con l'orologio, è giudicato da alcuni come uno dei più importanti edifici creati da quella prima stagione del Movimento Moderno; la torre in effetti è un di un esemplare razionalismo; parallelepipedo rotto dall'asimmetria della posizione dell'orologio e da una terrazza a sbalzo con la relativa apertura, che taglia lo spigolo della costruzione. La forma circolare del mercato con la copertura che sale a piani circolari concentrici è una architettura di forte impatto, che seppur si riallaccia a strutture antiche, (cupole ecc.), ha sicuramente una chiara impronta di quel nuovo moderno che muove e cambia l'ambiente costruito. Il metodo razionalista lo si legge, infatti, nell'articolazione delle piante degli altri edifici:
- il cinema-teatro, (1936-1938), unito all'Hotel Roma, oggi Leros, di Armando Bernabiti la cui facciata a tronco di cono dell'ingresso, quasi un boccascena, sposa con una forte espressività la tipologia del fabbricato;
- l'edificio polifunzionale sede del Municipio e della casa del Fascio (1935-1938), di Bernabiti crea una interconnessione ad angolo di volumi circolari concretizzando uno spazio architettonico plastico, dove la forma evidenzia la funzione, (scale, ingressi, percorsi coperti);
- l'asilo comunale, (1934-1936), di Petracco è, forse, con quella sua ritmica ripetizione di alte arcate con una sproporzione tra arco e pilastro, l'edificio che ricorda maggiormente le costruzioni della pittura metafisica;
- la chiesa di S. Francesco, ora S. Nicola, (1935-1939), di Bernabiti è una chiara costruzione simmetrica, bilanciata sulla struttura campanaria centrale, estremamente essenziale, dove ogni ornamento anche di semplice rivestimento è volutamente tralasciato; qui l'Art Decò è decisamente lontana;
- la scuola comunale (1934-1936), di Petracco evidenzia ancora l'intersezione di volumi parallelepipedi e circolari, che sembrano accentuarne il disegno degli elementi e dei particolari architettonici orizzontali; lunghe aperture, che ricordano la fenetre en longueur di Le Corbusier e poi zoccoli, cornici appena aggettanti, che chiudono le coperture piane in un linguaggio anche qui esemplarmente razionalista;
- con simili caratteri sono l'attuale bar-caffetteria opposta al Hotel ed il lineare mercato dei prodotti alimentari;
- alcune palazzine destinate ad unità abitative, (1934-1936), per ufficiali progettate congiuntamente da Bernabiti e Petracco forse sono il meglio dell'International Style, che si ritrova a Portolago; elementi cubici puri appena disegnati, spartiti da fenetre en longueur, o da qualche terrazza aggettante assimetrica, che ricordano il miglior Razionalismo Italiano di Giuseppe Terragni, lavorato sulla sezione aurea e scevro da ogni richiamo esterno alla tradizione locale o a canoni monumentalistici.
[modifica] Portolago e la conservazione delle architetture
La cittadina attualmente è il maggior porto dell’isola di Leros, dove arrivano e partono i traghetti, ed il punto d’incontro dei molti stranieri che affollano l’isola nella stagione estiva. Le sue caratteristiche di approdo naturale ne accrescono la sua vocazione turistica, ed è presente anche un porto turistico. Da qui partono o approdano tutte le crociere delle imbarcazioni da diporto nel Mare Egeo che circonda il Dodecaneso. Attualmente però la cittadina ha perso importanza e la località principale sembra essere Platanos con la vicina Agia Marina. Lakki ha oggi una popolazione non molto consistente e pari a 2.400 abitanti.
Dopo decenni di abbandono però, Portolago (o Lakki), ha urgente bisogno del restauro dei suoi edifici e della tutela degli stessi per evitare che un patrimonio architettonico venga distrutto. Fortunatamente oggi il tema della conservazione del Dodecaneso è venuto in luce in tutta la sua importanza ed ha suscitato un accesso dibattito tra vari soggetti pubblici e privati. Il patrimonio edilizio è in gran parte oggi tutelato dalla normativa Greca con decreti presidenziali, ma si dovranno predisporre gli strumenti finanziari e tecnici per il suo recupero. Dal punto di vista tecnologico, in particolare, il problema della corrosione delle armature metalliche nelle strutture in cemento armato, investe in modo drammatico la totalità degli edifici costruiti dagli italiani e dovranno al più presto trovarsi soluzioni tecniche adeguate di consolidamento.
[modifica] Bibliografia
- (EN) Anthony Antoniades, Italian Architecture in the Dodecanese. A Preliminary Assessment, Journal of Architectural Education (n. 1, 1984, pp. 18-25);
- Giuliano Gresleri & al., Architettura italiana d'oltremare, 1870-1940, Venezia, ed. Marsilio, 1993;
- Simona Martinoli e Eliana Perotti, Architettura coloniale italiana nel Dodecanneso (1912-1943), Torino, ed. Fondazione Agnelli, 1999;
- (EN) Vassilis Colonas, Italian Architecture in the Dodecanese Islands (1912 1943), Athènes, OLIKOS Press, 2002;
- Donata Pizzi, Città metafisiche, Città di fondazione dall’Italia all’oltremare 1920 1945, Ginevra - Milano, ed. Skira, 2005.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[1] (ΑΓΝΟΗΜΕΝΟΣ ΔΙΕΘΝΙΣΜΟΣ: sΗ ΑΡΧΙΤΕΚΤΟΝΙΚΗ ΤΟΥ ΛΑΚΚΙΟΥ- Un eccezionale caso di razionalismo ignorato)