Fascio (politica)
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Fascio è una parola che dal 1870 era riferita a gruppi politici radicali, socialrivoluzionari, particolarmente attivi in Italia, soprattutto in Sicilia. Nell'agosto 1883, per coordinare l'opposizione delle sinistre, fu creato il "Fascio della democrazia" da Andrea Costa, Giovanni Bovio e Felice Cavallotti.
Il riferimento culturale era l'idea di forza e di unità plebea del fascio nell'antica Roma. L'apice dell'attività dei Fasci fu, come detto, in Sicilia con sommosse ed azioni sovversive tra il 1894 ed il 1895.
L'origine socialista e "plebea" può essere rintracciata nell'opera di Arturo Labriola, di poco precedente alla Rivoluzione Russa, la quale rappresenta una variante poco nota del pensiero marxista e poi comunista. Diversamente da quella che sarebbe diventata, negli Anni '30, l'ortodossia socialista, Labriola poneva al centro del "problema capitalistico" i meccanismi della formazione del Grande Capitale e la speculazione finanziaria, le concentrazioni industriali e geopolitiche, l'abbassamento drastico delle tutele e la disgregazione dei gruppi etnici.
Successivamente l'idea di fascio venne estesa in chiave nazionalista dall'Unione Sindacale Milanese, in un celebre discorso di Alceste De Ambris. In qualche settimana le Unioni Sindacali di gran parte dell'area padana abbandonarono l'USI, fondando i Fasci d'Azione Rivoluzionaria internazionalista. Il 5 ottobre 1914, dopo meno di 50 giorni dallo strappo, Angelo Oliviero Olivetti pubblicò il loro manifesto nella collana "Pagine libere". A dicembre, poi, furono fondati i Fasci Autonomi di Azione Rivoluzionaria, con l'aggregazione dei Fasci Autonomi di Mussolini, già Direttore dell'Avanti e allievo di Labriola.
Ad ogni modo fu solo dal 1919 che Benito Mussolini pervenne al controllo dei Fasci, ribattezzati "da combattimento". La scissione comunista dai socialisti, dopo i fatti bolscevichi, fece il resto, lasciando ampio spazio all'opportunismo politico del Duce verso una deriva "di destra", inedita nel panorama socialista mondiale e aliena all'antagonismo originario dei Fasci verso la società di massa.
Negli anni del dopoguerra, in particolare negli ambienti popolari della capitale, l'epiteto di "fascio", iniziò ad assumere una connotazione evidentemente dispregiativa. Nella prima metà degli anni Settanta il termine venne usato per riferirsi goliardicamente, ma anche con disprezzo, ai militanti della destra politica. Gli si contrappose sul versante opposto il termine Zecca con il quale negli ambienti giovanili di destra si iniziarono a definire i giovani esponenti di area comunista e/o socialista.

