Unione Sindacale Italiana

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USI
Unione Sindacale Italiana
Stato Italia Italia
Fondazione 1912
Internazionale AIT - IWA
Testata Guerra di Classe
poi Lotta di Classe
Sito web www.usi-ait.org

L'Unione Sindacale Italiana (Associazione Internazionale dei Lavoratori, USI-AIT) è un sindacato italiano.

Fu fondata nel 1912. Aderì più tardi all'Associazione internazionale dei lavoratori (AIT). Nel 1925 fu sciolta dal governo fascista. È oggi formalmente riattivata.

Storia (1912-1925)[modifica | modifica wikitesto]

Ricollegandosi al patrimonio di idee diffuso in Italia dalla Prima Internazionale, l'USI nacque a Modena nel 1912 rinsaldando le file organizzative del sindacalismo rivoluzionario sorto all'indomani del primo sciopero nazionale in Italia nel 1904. Si contrapponeva alla Confederazione Generale del Lavoro per la sua politica rivoluzionaria, per il rifiuto di contatti con qualsiasi partito politico, per la sua volontà di organizzare anche i lavoratori non qualificati, per il rifiuto dei patteggiamenti con lo Stato (rifiuto della legislazione sociale e dei lavori pubblici), per i metodi di lotta basati sull'azione diretta e la non esclusione della violenza.

All'USI aderirono principalmente delle camere del lavoro situate nel triangolo industriale del Nord (Torino-Milano-Liguria), in Emilia, in Toscana e nelle Puglie. Organizzò soprattutto dei metalmeccanici, dei muratori, dei minatori (con Attilio Sassi), dei contadini e dei giornalieri. Durante i suoi primi anni di vita l'organizzazione fu impegnata in una serie di lotte tendenti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, senza mai trascurare l'impegno antimilitarista che la caratterizzerà nel corso di tutta la sua storia. Nel 1913 riuscì a fare concorrenza al sindacato socialista riformista scavalcandolo per numero di affiliati in certi settori come la metallurgia. Contro il sindacalismo riformista, organizzato per federazioni di mestiere, cercò di promuovere un sindacalismo d'industria, più adatto per organizzare tutti i lavoratori di una fabbrica senza distinzione di qualifica. In questa ottica condusse lotte importanti e vittoriose alla Fiat di Torino.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale fu attraversata, come le altre organizzazioni della sinistra, dal ciclone dell'interventismo. Espulsi coloro che, al suo interno, si erano schierati per l'intervento militare dell'Italia contro l'Austria e la Germania (Alceste De Ambris, Filippo Corridoni e, in un primo tempo, Giuseppe Di Vittorio), l'USI continuò, sotto l'impulso di militanti anarchici quali Armando Borghi e Meschi, a propagandare coerentemente l'antimilitarismo. A guerra conclusa, nel corso delle lotte che portarono il paese molto vicino alla rivoluzione sociale e che vide l'USI in prima fila nell'organizzazione dell'occupazione delle fabbriche (in special modo in Liguria), l'organizzazione raggiunse la sua massima consistenza numerica (circa mezzo milione di iscritti), ma non eguagliò più l'influenza che esercitò nell'anteguerra. Dopo aver avuto rapporti con l'Internazionale rossa di Mosca, finì con l'aderire, alla fine del 1922, all'AIT di Berlino (Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Sin dai primi anni '20, si scontrò con le camicie nere ed il nascente fascismo che, una volta al potere, la indebolì e la paralizzò riducendola a compiti di solidarietà con i compagni perseguitati. Il regime fascista la sciolse nel 1925.

Dallo scioglimento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

L'USI-AIT continuò a vivere nell'esilio e nella clandestinità, partecipando alla guerra civile spagnola in appoggio al sindacato CNT-AIT e, attraverso l'impegno dei suoi militanti, alla resistenza antifascista. Nel secondo dopoguerra, con l'avvento della repubblica, coloro che avevano militato nell'USI rinunciarono a ricostituirla, per collaborare invece alla costruzione del sindacato unitario CGIL. Solo nel 1950, con la rottura dell'unità sindacale, alcuni di loro ricostituirono l'USI-AIT che però, fino alla fine degli anni sessanta, fu realmente attiva solo in poche regioni italiane. Nel 1971 inizia un nuovo periodo di stallo dell'USI, anche a causa della repressione che colpì alcuni suoi militanti, tra cui Giuseppe Pinelli della sezione Milano-Bovisa[1]. Nel nuovo clima politico della fine degli anni settanta l'USI riprende forza e organizza un congresso nazionale (detto della riattivazione) ad Ancona, nel 1983[2]. Nel 1996 la sezione romana dichiara la propria scissione dal resto dell'USI, e nel dicembre dello stesso anno, durante il XX congresso internazionale, viene dichiarata non compatibile ai principi dell'AIT-IWA e dell'anarco-sindacalismo, ritenendo i suoi metodi autoritari e orientati alla delega del potere invece che all'autogestione, citando anche l'appoggio dato a Rifondazione Comunista alle elezioni locali[3]. A questo si può aggiungere che nel 2008 un membro dell'USI viene candidata a Sindaco di Roma nella Lista Civica Amici di Beppe Grillo[4]. L'AIT-IWA riconosce come sua sezione legittima solo l'USI che quello stesso anno aveva tenuto il proprio congresso a Prato Carnico ed espelle la sezione romana, che continuerà però a mantenere il proprio nome e ad utilizzare l'acronimo della federazione internazionale, nonostante i richiami dell'AIT-IWA e di alcune sue sezioni (la spagnola CNT[5], la tedesca FAU[6], la polacca ZSP[7]). Da parte sua, l'USI Roma dichiara di essere fedele ai principi fondanti dell'AIT ma accusa l'attuale AIT di essersene allontanata[8].

Il sindacato oggi[modifica | modifica wikitesto]

Oggi sono due le organizzazioni sindacali ad usare il nome USI. Quella non legata all'AIT-IWA ha una sezione a Roma, una a Milano e una a Udine[9]. L'USI affiliata all'AIT-IWA ha invece una maggiore presenza territoriale, avendo sezioni in Lombardia (Milano, Monza, Brescia), Emilia-Romagna (Reggio Emilia, Bologna, Parma, Modena, Ferrara, Forlì-Cesena), Toscana (Carrara, San Vincenzo, Pistoia, Pisa, Firenze, Siena), Liguria (Savona), Piemonte (Alessandria), Friuli-Venezia Giulia (Trieste, Gorizia, Pordenone), Marche (Ancona, Macerata), Campania (Napoli, Sarno), Veneto (Quero), Calabria (Cosenza) e Puglia[10].

L'USI-AIT ha una struttura organizzativa basata sull'autogestione e sul federalismo libertario, per l'autoorganizzazione dei lavoratori e contro ogni accentramento burocratico. A tal fine solo le assemblee (e il Congresso Nazionale a livello nazionale) sono deliberative, mentre gli organi eletti hanno compiti esclusivamente esecutivi delle decisioni assembleari. Rifiuta inoltre ogni apparentamento politico, compresa la candidatura di suoi esponenti a ruoli di potere pubblico, caso per cui è prevista l'espulsione[11].

Mentre, fedele ai principi dell'anarco-sindacalismo, la prospettiva in cui si muove rimane quella della costruzione di una società socialista e libertaria, tra i suoi obiettivi immediati vi sono la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, un reddito minimo garantito per i disoccupati, la difesa della sanità, dell'istruzione e della previdenza pubblica, la smilitarizzazione del paese[12].

Congressi Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Pinelli
  2. ^ I congressi USI e la loro storia, su www.usi-ait.org
  3. ^ Against the illegitimate use of the initials USI-AIT | iwa-ait.org
  4. ^ http://www.serenettamonti.it/info/
  5. ^ Contra el uso ilegítimo de las siglas IWA/AIT | Confederación Nacional del Trabajo
  6. ^ Notizie
  7. ^ Against the illegitimate use of the initials USI-AIT | Związek Syndykalistów Polski
  8. ^ Punto 3 delle faq su www.usiait.it
  9. ^ Sito dell'USI Roma
  10. ^ Sezioni e settori dell'USI-AIT
  11. ^ Statuto e principi dell'USI-AIT
  12. ^ Dal sito dell'USI-AIT

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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