Villa Malaparte

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Villa Malaparte
Villa Malaparte 1.jpg
Villa Malaparte
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Campania Campania
Località Capri
Informazioni
Condizioni non aperta al pubblico
Costruzione Anni 1930
Inaugurazione 1943
Stile Architettura razionalista italiana
Piani 2
Realizzazione
Proprietario storico Curzio Malaparte
 

Villa Malaparte, anche nota come Casa Malaparte, è un'abitazione privata situata nell'isola di Capri su un irto e stretto promontorio roccioso, che sembra sorgere dal mare. Progettata da Adalberto Libera, è considerata uno dei capolavori dell'architettura moderna, rappresentando un meraviglioso esempio di integrazione tra modernità razionalista e ambiente naturale.

La casa appare in molti film, quali Il disprezzo o La pelle.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'amore di Curzio Malaparte per l'isola di Capri iniziò nel 1936 quando, recatosi a far visita all'amico Axel Munthe, ne rimase entusiasta.[2] Dopo l'acquisto del terreno su Punta Massullo per dodicimila lire, l'amicizia con Galeazzo Ciano, allora Ministro degli Esteri ed appassionato frequentatore di Capri insieme alla moglie Edda, gli consentì di ottenere i permessi per costruirvi la villa.[3]

La villa, battezzata dallo scrittore Casa come me,[1][2] è costituita da un grande salone sulle cui pareti si aprono quattro grandi finestroni, costruiti in modo da offrire in ognuno un panorama diverso. Vi sono poi lo studio, la stanza da letto, un piccolo appartamento per gli ospiti, chiamato l'ospizio e la favorita, la camera da letto della compagna del momento. Mentre ricorda per la sua semplice struttura le abitazioni locali, possiede note chiaramente razionaliste come il tetto a terrazza con un paravento ondeggiante, certi segni della scuola di Le Corbusier. La sua forma di parallelepipedo rotto dalla gradonata, che sale ampliandosi sulla terrazza solare della copertura, ha una semplice armonia, che diviene parte delle strutture naturali della roccia e crea un eccezionale ambiente costruito.[4]

Secondo recenti acquisizioni di documenti e lettere[5] il progetto della villa è in realtà interamente attribuibile allo stesso Malaparte; Libera aveva presentato prima della rottura con Malaparte un progetto diverso e mai realizzato. Tutto ciò emerge da lettere dell'architetto viareggino Uberto Bonetti, che si occupò della realizzazione del progetto e che scrive appunto che «la realizzazione materiale dell'edificio è stata effettuata su disegni propri ma dietro Vostro[6] indirizzo estetico e costruttivo: piante, sezioni ecc.» Questo spiegherebbe anche la modestia della parcella presentata da Bonetti, riferita al puro lavoro tecnico-esecutivo.

L'eredità[modifica | modifica sorgente]

La casa osservata dal sentiero del Pizzolungo

Nel proprio testamento Curzio Malaparte scrive:[7]

« Mosso da sentimenti di riconoscenza verso il popolo cinese ed allo scopo di rafforzare i rapporti tra Oriente ed Occidente istituisco una fondazione denominata "Curzio Malaparte" al fine di creare una casa di ospitalità, di studio e di lavoro per gli artisti cinesi in Capri »

Gli eredi, scontenti della decisione del congiunto, hanno impugnato il testamento. Ne è nata una battaglia giudiziaria al termine della quale, contro le ultime volontà del Malaparte, la proprietà è stata attribuita agli eredi i quali hanno in seguito assegnato la proprietà alla Fondazione Ronchi, veste giuridica degli eredi Malaparte. Casa Malaparte è oggi un centro di produzione culturale promossa dalla Fondazione Ronchi, sede di incontri di architettura e design.[4]

La villa non è aperta al pubblico. Essa, infatti, risulta di proprietà della Fondazione Giorgio Ronchi.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Annamaria Boniello, Le linee di Casa Malaparte ispirano la nuova collezione Persol Capri Edition. (Capri), Capri Press, 13 marzo 2012.
  2. ^ a b c Scrittori, artisti e nobili insediatisi sull'isola, Capri.net.
  3. ^ Curzio Malaparte, Capri Dream.
  4. ^ a b Villa Malaparte, Isola di Capri.
  5. ^ (IT) articolo di Stefano Bucci in Corriere della Sera, 10 luglio 2009, pp. pagina 41.
  6. ^ Riferendosi a Malaparte.
  7. ^ Giuseppe Scaraffia, Processo all'eredità di Kafka, Il Sole 24 ORE, 20 luglio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Attanasio, " Curzio Malaparte: Casa come me, Punta del Massullo, tel. 160, Capri ", ISBN 978-88-6419-077-8, Arte Tipografica, Napoli 1990
  • V. Savi, J. Bostik, Orfica, surrealistica: Casa Malaparte a Capri e Adalberto Libera, in: «Lotus International» n. 60, 1989, pp. 6–31. leggere l'articolo
  • Giallo Libera-Malaparte, in: «L'Architettura, cronache e storia» n. 443, 9/1992, pp. 594–595.
  • Nicoletta Setola, Casa Malaparte: il cantiere, le tecnologie, i materiali, in "Costruire in laterizio" n. 124, luglio-agosto 2008. leggere l'articolo
  • Curzio Malaparte, Benedetti italiani Vallecchi Editore Firenze,2005 cap.I°
  • M. Ferrari, "Adalberto Libera, casa Malaparte a Capri. 1938-1942". Ilios ed. Bari 2008

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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