Spinetta Marengo

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Spinetta Marengo
frazione
Spinetta Marengo – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Provincia di Alessandria-Stemma.png Alessandria
Comune Alessandria-Stemma.png Alessandria
Territorio
Coordinate 44°54′48″N 8°37′12″E / 44.913333°N 8.62°E44.913333; 8.62 (Spinetta Marengo)Coordinate: 44°54′48″N 8°37′12″E / 44.913333°N 8.62°E44.913333; 8.62 (Spinetta Marengo)
Abitanti 7 337[1] (31/10/2012)
Altre informazioni
Cod. postale 15122
Prefisso 0131
Fuso orario UTC+1
Cod. catastale A182
Nome abitanti Spinettesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Spinetta Marengo

Spinetta Marengo (La Spinëta in piemontese) è una frazione di 7.337 abitanti del comune di Alessandria.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

È presente un ruscello sotterraneo in via Genova, il Rio Lovassina, che sfocia poi nel Bormida.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Marengo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Marengo.

Il 14 giugno 1800 fu teatro di un'importante battaglia tra l'esercito francese al comando di Napoleone e quello austriaco, guidato da Melas. La vittoria francese consolidò il potere del futuro imperatore e gli permise di riacquistare il dominio dell'Italia. Durante la battaglia morì il generale francese Desaix.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Il tesoro di Marengo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1928, presso il villaggio di Marengo, nel corso di scavi agricoli in un campo di proprietà della cascina Pederbona, furono rinvenuti preziosi reperti di epoca romana[2] (II secolo d.C.).

Gli oggetti, tutti in pessime condizioni, comprendevano tra gli altri: un busto loricato raffigurante l'imperatore Lucio Vero realizzato a sbalzo in lamina di argento, una "tabula ansata" anch'essa d'argento, recante una dedica "Fortuna Melior" da parte di Marco Vindio Veriano, comandante della flotta Flavia stanziata nella Mesia sul finire del II secolo d.C., un vaso d'argento decorato con foglie di acanto, una fascia raffigurante una serie di dei, una testa femminile lavorata a sbalzo.

Bottino di un saccheggio, probabilmente in epoca tardo romana, si ritiene che i reperti provengano da un sacello dedicato alla "Fortuna Melior" o un collegio adibito al culto imperiale, situati nella città di Pavia, l'antica Ticinum.

Sottoposti a restauro, gli oggetti sono oggi conservati nel Museo di Antichità di Torino.

La vicenda legata al ritrovamento e alla consegna del tesoro allo stato è avvolta nel mistero. La versione ufficiale del prof. Bendinelli recita che il proprietario della Pederbona, il cavalier Romualdo Tartara, tentò di vendere il tesoro a degli antiquari genovesi, ma che venne convinto a portarli alla direzione generale delle Antichità e Belle Arti di Roma, ricevendo nel 1935 un pagamento di 550.000 lire. Testimonianze e fatti emersi successivamente hanno dimostrato che gran parte dei reperti scomparve dopo la consegna alle autorità romane.

Un primo tentativo di ricostruire gli eventi di quel tempo avvenne nel 1968-1969 ad opera di una laureanda, con una ricerca circostanziata che fece emergere la scomparsa quasi certa di un consistente quantititativo di reperti e di tutti i documenti ufficiali relativi. Recentemente un rinnovato interesse sulla questione, fortemente promosso dal nipote dello scopritore interessato a fugare ogni ombra sulla onorabilità della famiglia, sta confermando quanto è stato sempre asserito dai Tartara nella ricostruzione della vicenda: i Tartara non hanno mai incassato alcun premio.

Marengo Museum[modifica | modifica wikitesto]

Il museo dedicato alla battaglia ha sede all'interno di Villa Delavo, fatta costruire nel 1846 dal farmacista Giovanni Antonio Delavo. Al suo interno sono conservati reperti e cimeli dell'epoca.

Il nuovo Museo, inaugurato nel 2010, ha una forte impronta multimediale e interattiva, con opere realizzate da artisti contemporanei. All'esterno del Museo si estende il parco della villa. Simbolo del Marengo Museum è la Piramide, edificata nel 2009 prendendo spunto un'idea dello stesso Napoleone, che volle ricordare in questo modo la gloria della vittoria e i soldati caduti in battaglia, primo fra tutti il suo Generale Desaix.

Di fronte al museo è situata una colonna con aquila di bronzo, installata dall'amministrazione di Alessandria, nel 1801, sottratta dagli austriaci dopo la caduta di Napoleone e riportata in loco nel 1918.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Spinetta Marengo dispone di una stazione situata sulla ferrovia Alessandria-Piacenza.

Tranvie[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1880 e il 1933 Spinetta Marengo fu servita da due linee tranviarie:

Persone legate a Spinetta Marengo[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra principale dopo la sparizione della Bevingros Eleven Spinetta è diventata la Spinettese X Five e milita in Terza Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Popolazione Residente Suddivisa per Sobborghi e Quartieri Città tav.4
  2. ^ http://www.ilpiccolo.net/articolo.php?ARTUUID=EA577641-D554-478F-BB57-8511A279535B&MUUID=13736974-10CC-462D-B183-9DFBDE6665FB Il tesoro di Marengo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

sito del Marengo Museum

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