il Resto del Carlino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Resto del Carlino)
il Resto del Carlino
Logo di il Resto del Carlino
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato tabloid a 5 colonne
Fondatore Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni
Fondazione 20 marzo 1885
Sede via E. Mattei, 106, Bologna
Editore Poligrafici Editoriale
Tiratura 159.752 (giugno 2014)
Diffusione cartacea 118.483 (giugno 2014)
Diffusione digitale 3.030 (giugno 2014)
Direttore Giovanni Morandi
Redattore capo Gianluigi Schiavon
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale inedicola.net
Sito web ilrestodelcarlino.it
Tablet PC su abbonamento
Smartphone su abbonamento
 

il Resto del Carlino è il giornale simbolo di Bologna e uno dei più antichi fra i quotidiani italiani tuttora in vita. È il primo quotidiano per diffusione in Emilia-Romagna e Marche[1], nonché l'ottavo quotidiano più venduto in Italia (il sesto escludendo i quotidiani sportivi)[2]. Tra il 1945 e il 1953 la testata ebbe il nome Giornale dell'Emilia.

Origine del nome[modifica | modifica sorgente]

Nel 1885 a Firenze circolava un giornale di nome Il Resto al sigaro[3], venduto nelle tabaccherie al prezzo di 2 centesimi. Costando un sigaro 8 centesimi, era facile per gli esercenti abbinare la vendita dei due prodotti e rendersi così promotori del giornale. Un gruppo di amici che frequentava abitualmente il capoluogo toscano trovò l'idea interessante e, nel giro di due mesi, decise di portarla a Bologna. I loro nomi erano Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni, con tutti e tre alle spalle studi di giurisprudenza e un'attività consolidata di giornalismo in altri quotidiani cittadini (Stella d'Italia, La Patria)[4].

Il loro giornale uscì con le stesse dimensioni e prezzo del foglio fiorentino. Costava due centesimi (invece dei 5 della stampa "seria" e di quella sportiva) e aveva un formato di 19 × 29 cm, più piccolo dell'attuale A4. Secondo i canoni dell'epoca la pagina "a lenzuolo" (broadsheet) era tipica della stampa d'informazione; invece i fogli cittadini popolari circolavano in formato ridotto. I fondatori scelsero questo secondo formato poiché il nuovo giornale non nasceva per fare concorrenza alla stampa "seria", ma per inserirsi nel mercato delle letture leggere.

Si decise che il nome dovesse richiamarsi all'originale fiorentino, senza tuttavia esserne una copia, e mantenerne il tono originale, scanzonato e bizzarro. Nella Bologna ottocentesca la moda giornalistica imponeva nomi come "La Striglia", "La Frusta", "Lo scappellotto". I fondatori scelsero "il Resto… del Carlino". Il carlino era stata una moneta dello stato Pontificio coniata dal XIII secolo al 1796, quindi alla fine dell'Ottocento non era più in circolazione da tempo. Con l'unità d'Italia e la nuova monetazione imperniata sulla lira, la moneta da 10 centesimi di lire continuava comunque, nell'uso popolare, ad essere chiamata "carlino". I puntini di sospensione nel nome del nuovo giornale erano ironici: la testata si rifaceva, infatti, a un diffuso modo di dire locale: "dare il resto del carlino" significava "dare ad ognuno il suo avere", "regolare i conti" e, per estensione, "pungolare i potenti e fustigare i prepotenti".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Prime pagine storiche
20 marzo 1885 (Anno I, Numero 1).
4 novembre 1886 (Anno II).
31 gennaio 1887 (Anno III).
11 giugno 1888 (Anno V).
9 novembre 1889 (Anno VI).
10 giugno 1903 (Anno XX).
27 settembre 1904 (Anno XXI).
25-26 aprile 1907 (Anno XXIV).
3 agosto 1914 (Anno XXX).
5 novembre 1918 (Anno XXXIV).

I primi anni di vita[modifica | modifica sorgente]

Il primo numero de Il Resto... del Carlino uscì il 21 marzo 1885[5]. L'editoriale, di Giulio Padovani, s'intitolava semplicemente «?». Padovani esordì con queste parole:

« Il punto interrogativo che scriviamo in fronte al primo articolo sta a sintetizzare la curiosità dei lettori riguardo al come e al perché della nostra pubblicazione. Questa curiosità ci affrettiamo di appagare il più breve e il più chiaramente possibile, a scanso di futuri equivoci. Vogliamo fare un giornale piccolo per chi non ha tempo di leggere i grandi: vogliamo fare un giornale per la gente che ha bisogno o desiderio di conoscere i fatti e le notizie senza fronzoli rettorici [sic], senza inutili e diluite divagazioni: un giornale il quale risponda al quotidiano e borghese che c'è di nuovo? che ogni galantuomo ha l'abitudine di rivolgere ogni mattina al primo amico o conoscente che incontra, (…)

[un giornale] dove l'uomo d'affari, l'operaio, l'artista, la donna, tutti, troveranno in un batter d'occhio... le notizie sugli avvenimenti più importanti. »

Sulla testata del nuovo quotidiano compare una giovane donna con una camicia bianca e un sigaro fumante in bocca - riferimento al tabaccaio da cui "si va a comprare il primo sigaro della giornata". La pagina è divisa in tre colonne. La forma di esposizione delle notizie è agile e si presta alla lettura "in un batter d'occhio".

Lo stampatore è la Tipografia Azzoguidi in via Garibaldi 3, dove è sistemata anche la redazione. Alberto Carboni firma il quotidiano come redattore responsabile. La prima tiratura è di 8.000 copie; il giornale è venduto sia nelle tabaccherie, dove viene distribuito come resto al sigaro, sia nelle altre botteghe, oltre che nelle ancora rarissime edicole. In maggio la signorina toglie la camicetta bianca e mette un abito nero. Dopo sei mesi le copie tirate diventano 14.000, ma anche i costi di produzione crescono e la proprietà non può fare altro che ritoccare il prezzo. L'aumento è minimo: un solo centesimo, che viene compensato con l'aumento del formato. La decisione però ha un effetto controproducente: i lettori sono spiazzati dalle nuove dimensioni mentre ai tabaccai il giornale non fa più comodo perché "non serve più come resto"'. Le vendite precipitano, si arriva allo stato di crisi.

La svolta arriva con l'ingresso di Amilcare Zamorani come socio e come gerente responsabile. Avvocato di origini ferraresi trapiantato a Bologna, Zamorani, a partire dal 1886, trasforma il "Resto del Carlino" (i tre puntini sono già scomparsi in dicembre) in un vero quotidiano di informazione. Il giornale assume il tono dei maggiori giornali nazionali e si colloca in un'area politica di riferimento, quella dell'"Associazione democratica" di radicali, repubblicani e socialisti legalitari. Il formato aumenta a 37x52 cm, le colonne pure (da tre a cinque), così come il prezzo: 5 centesimi.

Prima copertina di Italia Ride (1889).

Il 1º gennaio 1888 il Carlino assorbe il concittadino La Patria. Inoltre il giornale si dota di una propria tipografia. Per sfruttare al meglio la capacità produttiva, alla fine del 1889 nasce Italia Ride, settimanale satirico-umoristico a colori. Il periodico vive solo una stagione; tra i collaboratori figurano artisti del calibro di Galantara, Ardengo Soffici e Alfredo Baruffi.

Entro il 1890 il Carlino è diventato il primo quotidiano bolognese, forte delle 20.000 copie vendute. Nel 1895 viene acquistata la prima macchina rotativa; il giornale si trasferisce nella nuova sede di piazza Calderini. Compaiono fin da allora le inserzioni pubblicitarie di marchi in gran parte rimasti tuttora gli inserzionisti privilegiati del quotidiano: Fiat, Liebig, Olio Sasso, Acqua Fiuggi, Campari e l'Idrolitina del cavalier Gazzoni.

Il primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni dell'era Zamorani (1903-1905), il Carlino mantiene una linea di appoggio al governo Giolitti. Zamorani lascia nel 1905, affetto da una grave malattia, dopo avere indicato come successore Pio Schinetti.

Il quotidiano aumenta la tiratura durante tutta l'epoca giolittiana. Nel 1909, due anni dopo la morte di Zamorani, il giornale si sposta dall'area democratica-popolare a quella conservatrice-agraria. Entra in redazione Filippo Naldi (ex direttore de La Patria), che avrà una lunga carriera nel Carlino.

Nel 1911 il Carlino, in occasione del 50º anniversario dell'Unità d'Italia, lancia un'iniziativa promozionale: il "Raid aviatorio Bologna-Venezia-Rimini-Bologna". È la prima manifestazione del genere in Italia. Il circuito aereo, di circa 640 km, deve essere percorso senza scalo. Al vincitore sarebbe andato un premio di 15.000 lire. Partecipano dieci aviatori: sei italiani e quattro francesi. La gara si disputa il 19 settembre. Vince il transalpino Andrè Frey in 1h, 46' 53". Durante la gara si registra un fatto di portata storica: un aviatore, fuori concorso, copre la prima tappa Bologna-Venezia trasportando a bordo un sacco di corrispondenza. Effettua così il primo servizio di posta aerea in Italia, appena dieci giorni dopo il primo esperimento mondiale, avvenuto in Inghilterra il 9 settembre[6].

Nei primi anni dieci la Terza pagina del quotidiano si arricchisce della collaborazione di alcuni tra i massimi intellettuali italiani: Benedetto Croce, che collaborerà al giornale per un totale di 57 interventi tra il 1910 e il 1951, Giovanni Gentile, Giuseppe Prezzolini, Giovanni Papini, Giovanni Amendola, Aldo Valori, Ernesto Bonaiuti e Alfredo Oriani. Tutti furono chiamati al Carlino da Mario Missiroli, vero e proprio direttore de facto del quotidiano[7].

Nel 1914-1915, due dei tre principali quotidiani di Bologna, il liberale Carlino e il Giornale del mattino, democratico, si schierano tra i giornali interventisti, mentre il cattolico L'Avvenire d'Italia è più prudente. La Grande guerra fa salire la tiratura da 38.000 a 150.000 copie, grazie anche al servizio speciale per i soldati al fronte predisposto dal giornale (Gino Piva è il più valente corrispondente di guerra).

Forte del successo di vendite, il quotidiano raddoppia: nel settembre 1919 viene varata l'edizione pomeridiana: il Resto del Carlino sera.[8]
A partire dal 1923 il Carlino entra nell'orbita del regime fascista, che ha conquistato il potere l'anno prima. Tra il 1923 e il 9 settembre 1943, alla guida del quotidiano si succedono ben nove direttori, la cui nomina è controllata dal regime, quasi nessuno dei quali è giornalista di professione.

Nel 1945 il direttore Giorgio Pini è condannato penalmente per il suo passato di dirigente nella RSI. Lo storico nome Resto del Carlino viene cancellato. Il nuovo gestore, il Psychological Warfare Branch (PWB), la sezione informativa delle forze alleate, fonda la nuova testata Corriere dell'Emilia. Dopo pochi mesi il PWB ritiene che il Corriere possa camminare sulle proprie gambe. Prima di riconsegnare il quotidiano alla redazione, che si costituisce in cooperativa, effettua la nomina del direttore. La scelta cade su Gino Tibalducci (iscritto al PLI, quindi accreditato come moderato). Il nuovo quotidiano esce il 17 luglio 1945 con la testata Giornale dell'Emilia. Al fianco delle vecchie firme del Resto del Carlino sopravvissute all'epurazione, entrano nella redazione forze giovani come Enzo Biagi, Luciano Bergonzini, Federico Zardi.
Causa ristrettezze economiche, il quotidiano esce con un solo foglio (formato lenzuolo), di cui la prima facciata è dedicata alle notizie di interesse nazionale, mentre il retro è riservato alle notizie di Bologna.

Il secondo Novecento[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo quotidiano è gradito dal pubblico, come dimostrano le 120-130 000 copie giornaliere vendute. Tra il 1946 e il 1947 il direttore è Tullio Giordana, demolaburista cremasco. Nel numero del 26 maggio 1946 Giordana scrive un articolo, dal titolo «Castelfranco-Manzolino-Piumazzo. Un triangolo tracciato col sangue», in cui compare per la prima volta la locuzione «triangolo della morte»[9]
Nel 1953 il direttore Vittorio Zincone lancia un referendum tra i lettori sul ripristino del nome storico: vincono i sì. Il 4 novembre la testata torna ad essere Il Resto del Carlino. Il 23 dicembre anche l'edizione pomeridiana torna al nome originale Carlino Sera.

Nel 1955 viene chiamato a dirigere il Carlino il giornalista e storico fiorentino Giovanni Spadolini.

Il primo articolo di fondo di Spadolini sul «Resto del Carlino»:
La via della libertà

Nel momento stesso di assumere la direzione del Resto del Carlino, non posso pensare, senza un fondo di commozione, a quello che Bologna ha rappresentato nella storia del Risorgimento e dell'Italia moderna. A chi contempli oggi, nella prospettiva del tempo le vicende della città illustre - di cui il Carlino è compendio e simbolo - sembra quasi che Bologna abbia incarnato in sé tutte le tendenze fondamentali dell'anima italiana, tutte le correnti vive della politica democratica che costituiscono, oggi più che mai, l'unica salvaguardia contro le alternative totalitarie, contro le suggestioni della forza e della violenza. Bologna ha simboleggiato con Marco Minghetti i valori più alti del liberalismo della vecchia Destra; ha conservato e alimentato la tradizione repubblicana di Mazzini; ha promosso le prime forme del socialismo generoso e cavalleresco, alla Andrea Costa, ha assistito alle prime batteglie della Democrazia Cristiana di Romolo Murri contro le angustie della vecchia opposizione cattolica e dell'antica intransigenza clericale. (…)

[L'attualità politica]
Si tratta, oggi più che mai, di fondare un'autorità sociale e morale capace di contenere tutti i particolarismi, di domare tutte le resistenze dei feudalesimi organizzati, di annullare tutti i privilegi oligarchici, di realizzare una comunità di cittadini basata su una disciplina interiore, su un'adesione della coscienza. Il problema dell'unità è vivo oggi come ai tempi di Mazzini: contro tutti i ritorni municipalisti, contro tutte le tentazioni di un regionalismo dissennato e anacronistico, che vorrebbe rimettere in discussione quel nesso unitario, che fu la suprema difesa contro le eredità anarchiche e reazionarie della società italiana [e] che rappresentò la più alta conquista dello Stato liberale e del Risorgimento. (…)

Sulle colonne del Resto del Carlino del 15 aprile 1890, commemorando Aurelio Saffi, il degno continuatore della tradizione mazziniana, Carducci scriveva che il primo dovere della democrazia italiana era quello di affermare «un'autorità nazionale» che suonasse «riprovazione di un torbido comunismo derivante da un socialismo settario ed egoistico». A più di sessant'anni di distanza, la democrazia italiana si trova di fronte allo stesso imperativo: resistere alle insidie e alle minacce del comunismo, che ha rotto ormai ogni vincolo con la vecchia tradizione socialista, che è diventato esclusivo strumento di una politica di oppressione e di potenza. Ed oggi come ieri solo l'idea dello Stato nazionale, dello stato liberale, dello Stato moderno è in grado di neutralizzare l'offensiva totalitaria, che si appoggia a forze infinitamente più minacciose di allora, che non risparmia nessuno dei valori fondamentali della nostra civiltà.

Il "professore" ordina la creazione di un archivio delle foto e degli articoli, che il giornale non aveva ancora. Scrive i suoi pezzi sul Carlino firmandosi quasi sempre con degli pseudonimi: "Historicus", "Lector" e "Livio Visconti" sono i più usati.
Caratteristica del periodo spadoliniano è anche la cura della Terza pagina, che si riempie di firme illustri. Il giornale mette in mostra come collaboratori: Giuseppe Prezzolini, Manara Valgimigli, Ignazio Silone e il giovane Alberto Ronchey, fino a Guido De Ruggiero e Giovanni Papini. Sotto la guida di Spadolini muove i primi passi anche Luca Goldoni, che negli anni successivi diventerà una delle firme-simbolo del quotidiano.

Nel 1968 anche Spadolini lascia, chiamato a dirigere il prestigioso Corriere della Sera. La sua permanenza rimane una delle più longeve del dopoguerra. Con il "professore" parte per Milano anche il caporedattore Leopoldo Sofisti. Al loro posto arrivano Domenico Bartoli e il designer Giuseppe Trevisani, che ridisegna l'immagine grafica del giornale per adattarlo alla nuova tecnica di stampa in offset.

Anche agli inizi degli anni ottanta la grafica viene rinnovata. Il progetto è affidato a Sergio Ruffolo, già realizzatore nel 1976 del progetto grafico de la Repubblica. Ruffolo disegna uno schema di impaginazione in blocchi verticali, che compone secondo misure fisse titoli ed articoli in una gabbia definita. Cambia anche lo stile degli articoli che, collocati in questi spazi così precisi, si fa più semplice ed immediato. Il 18 dicembre 1982 il Carlino esce con la nuova veste grafica; sono nuovi anche i caratteri (senza grazie) e la titolazione. La grafica rimarrà la stessa per tutti gli anni novanta.

Tappe della rivoluzione tecnologica nella fattura del giornale
  • 1971: introduzione della stampa in offset
  • 1980: il computer entra in tipografia, la stampa a piombo viene sostituita dalla fotocomposizione
  • 1986: il computer entra in redazione
  • 1993: la videoimpaginazione sostituisce la fotocomposizione
  • 1999: i giornalisti compongono la pagina direttamente dal loro personal computer
  • 2004: entra in produzione il sistema tutto automatizzato Hermes 10

Negli anni novanta la famiglia Riffeser, erede di Monti, mette in sinergia il Carlino con altri due quotidiani: il fiorentino La Nazione e il milanese Il Giorno, costituendo la rete QN - Quotidiano Nazionale. Il Quotidiano Nazionale fornisce le notizie nazionali e internazionali uguali per tutti; ad esse ogni quotidiano locale aggiunge un dorso con le notizie che interessano il proprio bacino di riferimento.

Variazioni dell'assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

  • 1885: in marzo tre amici, Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni, fondano il giornale versando 100 lire a testa. Nella società si aggiunge Francesco Tonolla, molto più ricco dei tre, cui viene affidato il ruolo di amministratore.
  • Alla fine del primo anno entra nella società Amilcare Zamorani, che rileva la quota di Giulio Padovani. Il suo ingresso effettivo data dal 1º gennaio 1886.
  • 1909: in luglio il pacchetto di maggioranza della società editrice del Carlino, lo «Stabilimento Tipografico Emiliano», passa a un gruppo finanziario capeggiato dai deputati moderati Giuseppe Tanari ed Enrico Pini e dal banchiere Achille Gherardi. L'anno seguente Giovanni Sturani, già segretario della Federazione Interprovinciale Agraria, assume la direzione del quotidiano.
  • 1913: la gestione amministrativa del quotidiano è assegnata a Filippo Naldi, che ottiene alla fine dell'anno anche la direzione. Naldi ottiene l'appoggio finanziario di un gruppo di zuccherieri, formato da Piaggio, Bruzzone e Raggio. La cordata rileva il 50% del pacchetto azionario, un altro 40% va al binomio Pini-Gherardi, mentre il restante 10% al gruppo Massuccone.
  • 1915: la nuova ragione sociale della società editrice è «Stabilimenti Tipografici Italiani Riuniti».
  • 1921: dopo che, nel novembre 1920 il fascio di combattimento Arditi del popolo aveva compiuto un assalto alla sede comunale, all'inizio dell'anno gli zuccherieri emiliani e genovesi proprietari del giornale sostituiscono l'amministratore (il banchiere Achille Gherardi) e il direttore (Mario Missiroli) per consegnare la direzione del giornale a Nello Quilici (uomo di Italo Balbo), con la supervisione politica di Ugo Lenzi.
  • 1923: Filippo Naldi e Nello Quilici si trasferiscono a Roma. Naldi cede la proprietà della testata al gruppo finanziario che controlla già l'editrice del giornale.
  • 1925: in febbraio la «Stabilimenti Poligrafici Riuniti» passa sotto il controllo del senatore Giovanni Agnelli della Fiat, il quale è costretto ad acquistare metà o poco più del pacchetto azionario[10]. Nel nuovo Consiglio entrano Edoardo Agnelli, Arnaldo Mussolini, il consigliere delegato Germano Mastellari e gli ex deputati liberali Luigi Rava e Pietro Sitta, entrambi passati al fascismo.
  • 1927: la maggioranza delle azioni passa sotto il controllo diretto del segretario del PNF di Bologna, Leandro Arpinati, che mantiene il possesso delle proprie azioni nonostante la contrarietà dei vertici del partito.
  • 1933: Arpinati, in ottobre, è costretto, su pressioni di Mussolini, a cedere il controllo del giornale. Il Carlino diventa proprietà del partito fascista; dal 31 luglio 1940 è proprietà personale di Dino Grandi.
  • 1945: dopo la Liberazione, il CLN sospende sia il giornale che la testata per connivenza con la Repubblica Sociale. In sostituzione del Carlino, il Psychological Warfare Branch anglo-americano crea il «Corriere dell'Emilia». Dopo la fine dell'amministrazione controllata (luglio 1945), il PWB affida la gestione del giornale ai redattori, riuniti in cooperativa, i quali rinominano la testata «Giornale dell'Emilia». A fine anno la cooperativa cede il giornale alla Sicap di O. Maestro, la società che gestisce la pubblicità.
  • 1946: la gestione è in perdita; il quotidiano è sull'orlo del fallimento. In marzo viene salvato da una cordata di agrari e industriali bolognesi. Si ritorna all'assetto proprietario d'anteguerra. Nel gruppo azionario spicca il colosso saccarifero Eridania Zuccheri, che assume il controllo della nuova società editrice, la «S.A. Poligrafici Il Resto del Carlino».
  • 1953: dopo un lungo contenzioso giudiziario, la proprietà rileva la testata «Resto del Carlino», assieme a quella dell'edizione del pomeriggio, «Carlino Sera».
  • 1965: Attilio Monti acquisisce il controllo dell'Eridania Zuccheri.
  • 1976: la «S.A Poligrafici Il Resto del Carlino» passa ad Andrea Riffeser, nipote di Monti (è figlio di Maria Luisa Monti, figlia unica di Attilio). L'anno dopo la «S.A Poligrafici Il Resto del Carlino» modifica la propria denominazione in Poligrafici Editoriale. La società è controllata dal Gruppo Monti-Riffeser.
  • 1986: la Poligrafici Editoriale si quota in Borsa.
  • 1996: il Gruppo Monti-Riffeser assume la denominazione attuale: «Monrif».

Direttori[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Carboni, 20 marzo 1885 - 26 dicembre 1885
  • Amilcare Zamorani, 27 dicembre 1885 - 14 dicembre 1905
  • Pio Schinetti, 15 dicembre 1905 - 23 dicembre 1907
  • Guido Sestini, 24 dicembre 1907 - 20 agosto 1909
  • Umberto Silvagni, 21 agosto 1909 - 13 aprile 1910

Scelti dal gruppo finanziario che rileva il quotidiano nel 1909

  • Giovanni E. Sturani, 28 novembre 1910 - 2 luglio 1912
  • Lino Carrara, 3 luglio 1912 - 4 settembre 1913
  • Ettore Marroni, 5 settembre 1913 - 23 dicembre 1913

Scelti dai nuovi proprietari (industriali dello zucchero)

Graditi al regime fascista

  • Tomaso Monicelli, 5 agosto 1923 - 20 febbraio 1925
  • Widar Cesarini Sforza (1886-1965), 9 aprile 1925 - 25 maggio 1928
  • Giorgio Pini, 26 maggio 1928 - 4 marzo 1930
  • Achille Malavasi, 4 aprile 1930 - 24 dicembre 1933
  • Giorgio M. Sangiorgi, 3 gennaio 1934 - 15 novembre 1937
  • Armando Mazza, 16 novembre 1937 - 7 novembre 1940
  • Giovanni Telesio, 8 novembre 1940 - 27 luglio 1943

Dopo la caduta del fascismo: nomina approvata dal Minculpop defascistizzato

Graditi al regime della R.S.I.

Dopo la Liberazione[11]

  • Gino Tibalducci, 18 maggio 1945 - 16 marzo 1946

Dopo il ritorno degli industriali dello zucchero

Scelti dal gruppo Monti (oggi Monrif)

Firme illustri[modifica | modifica sorgente]

In ordine cronologico:

Le redazioni[modifica | modifica sorgente]

Le redazioni del Resto del Carlino
  • Cronaca di Bologna: dalla fondazione
  • Cronaca di Modena: dal 1926
  • Cronaca di Ferrara: dal 1926
  • Cronaca di Rovigo: dal 1939
  • Cronaca di Reggio Emilia: dal 1942
  • Cronaca di Pesaro: dal 1949
  • Cronaca di Ancona: dal 1949
  • Cronaca di Ravenna: dal 1950
  • Cronaca di Forlì: dal 1950
  • Cronaca di Ascoli Piceno: dal 1955
  • Cronaca di Rimini: dal 1957 (staccata da Forlì)
  • Cronaca di Macerata: dal 1961
  • Cronaca di Cesena: dal 1972 (staccata da Forlì)
  • Cronaca di Imola: dal 1983 (staccata da Bologna)
  • Cronaca di Fermo: dal 2004 (staccata da Ascoli)
  • Cronaca di Faenza e Lugo: dal 2004 al 2009 (staccate da Ravenna e poi riunificate)

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 124.600 122.817 159.377
Anno Media mobile
2012 129.454
2011 141.294
2010 146.751
2009 154.566
2008 161.018
2007 164.424
2006 166.057
2005 167.081
2004 174.066
2003 176.311
2002 176.212
2001 180.483
2000 185.573
1999 185.488
1998 191.978
1997 197.376
1996 203.825
1994 223.000
1992 232.000
1989 240.000
1984 245.000

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [http://www.primaonline.it/category/dati-e-cifre/ Dati ADS
  2. ^ Accertamenti Diffusione Stampa. URL consultato il 24/11/2013.
  3. ^ La testata ebbe una vita effimera: morì a soli due anni di età, nel 1887, soffocato dall'aumentato prezzo dei sigari fiorentini. Un altro Resto al sigaro, uscito a Milano nel 1886, durò nove anni.
  4. ^ Bologna nel 1885 contava già quattro quotidiani - la Gazzetta dell'Emilia, La Patria, La Stella d'Italia, L'Unione - e tre periodici umoristici - La Rana, Il Pappagallo ed Ehi! Ch'al scusa.
  5. ^ Il primo numero del giornale uscì il 21 marzo 1885, sebbene nella foga della partenza fu dimenticato di inserire in testata la data del giorno di vendita: la dicitura riportava unicamente Anno I, Num. 1, tanto che a lungo vi fu l’equivoco sulla data di uscita del primo numero poiché, la data riportata all’interno del giornale era 20 marzo 1885, ma essa era relativa alla arrivo delle notizie in redazione. Cfr. Ugo Bellocchi, Il Resto del Carlino, Giornale di Bologna, Società Editoriale "Il Resto del Carlino", 1973
  6. ^ Fosco Rocchetta, Fine estate 1911 guardando in su tra aviatori e dive coraggiose in La Voce di Romagna, 29 agosto 2011, p. 14.
  7. ^ Missiroli assumerà formalmente la direzione del quotidiano nel 1919.
  8. ^ L'edizione pomeridiana avrà vita fino al 1975. Vi debuttano come giornalisti: Paolo Morelli, Enzo Biagi (nel 1940) e Stefano Benni.
  9. ^ La locuzione è riferita alla zona dell'appennino modenese-reggiano in cui i partigiani comunisti effettuarono numerose uccisioni di ex fascisti, anche dopo la Liberazione.
  10. ^ Piero Paci, «Il fascismo alla conquista dei giornali bolognesi», in La Torre del Magione, maggio-agosto 2007.
  11. ^ Il giornale passa sotto il controllo del «Psychological Warfare Branch» anglo-americano; il 17 luglio, dopo che il PWB ha esaurito le sue funzioni, cambia nome in Giornale dell'Emilia.
  12. ^ Durante la sua direzione il quotidiano recupera la storica testata, Il Resto del Carlino.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Prime pagine scelte[modifica | modifica sorgente]

Bologna Portale Bologna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bologna