Fotocomposizione

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La fotocomposizione è un processo di composizione tipografica "a freddo". Questa evolveva la cosiddetta composizione "a caldo", usata fino a quel momento per la sola stampa tipografica, da macchine Linotype. In queste ultime, infatti, veniva usato un crogiolo contenente piombo fuso (da cui il termine "composizione a caldo") per la formazione di caratteri in piombo a rilievo. La fotocomposizione invece veniva coerentemente definita composizione "a freddo", perché eseguita da un computer dedicato all'immissione dei testi e da una fotounità (fotografica dapprima e crt-cathode ray tube e laser in seguito) ad esso collegata che non aveva parti calde. Il risultato di tale processo era una pellicola contenente l'impaginato che avrebbe impressionato una lastra da utilizzare nella stampa offset. Le "uscite" del processo di fotocomposizione erano utilizzate inoltre anche in tutti quei processi in cui veniva richiesta una alta definizione di caratteri su una pellicola accurata, come per esempio, per le matrici nella produzione di timbri e di cliché.

Cenni storici e tecnologia[modifica | modifica wikitesto]

Un terminale di fotocompositrice tradizionale: la Linotype CRTronic 360
Una fotounità evoluta CTF degli anni '90: la Flasheuse ScanView DotMate5000

Vary-typer, Fotosetter, Rotofoto, Diatype sono solo alcuni dei modelli che hanno fatto la storia, o meglio la preistoria, della fotocomposizione. Con le loro tecnologie questi sistemi furono i veri precursori di tecnologie che elaborate e rese più sofisticate sarebbero state adoperate da case come Compugraphic (Editwriter ed Mcs), Berthold, Bobst Eurocat, Mergenthaler Linotype (Linotronic) e Monotype, che solo decenni fa fecero la vera storia della fotocomposizione tra gli anni ottanta e gli anni novanta. Fino agli anni '80 i sistemi collegati a macchine fotocompositrici elaboravano il solo testo (senza immagini) in chilometrico o idiota, cioè giustificavano (una specie di formattazione) solo dopo aver scritto l'intero testo. Infatti, dopo la stesura del testo si imponevano i parametri di stile, corpo, lunghezza della riga e relativa interlinea. Quando veniva dato lo start l'intero testo veniva giustificato (formattato) in base ai parametri dati in testa (all'inizio del testo). Visibilmente sul monitor si potevano osservare le riga delle pagine che scorrevano velocemente, processo che richiedeva a volte, decine e decine di minuti (secondo la lunghezza del fotocomposto). Era come se il testo fosse unito da una parola dopo l'altra ed una riga dopo l'altra, ininterrottamente per chilometri (chilometrico) e solo dopo tale "giustificazione" il testo idiota assumeva la veste grafica che l'operatore aveva deciso di dare. Un'altra peculiarità di queste macchine era che non lavoravano in background, il multitasking era praticamente inesistente, ragion per cui, quando il fotocompositore "giustificava", c'erano enormi tempi morti non potendo operare in alcun modo sulla fotocompositrice per la creazione di un nuovo lavoro. Le prime fotocompositrici inoltre non erano programmate per mettere note a piè di pagine, queste dovevano essere create separatamente. Le tipolitografie che realizzavano "edizioni" oltre alla fotocompositrice standard erano attrezzate anche di un sistema di fotocomposizione costosissimo dedicato alle sole 'edizioni' che permetteva di mettere note in automatico. Solo verso l'inizio degli anni '90 si ebbero i primi impaginatori o Preview. Questi ricevevano i dati dal monitor principale su cui si erano immessi i testi in chilometrico. Questi dati venivano visualizzati dal preview, corretti a video, opportunamente impaginati e quindi mandati in stampa alla fotounità. Il Preview risolveva molti problemi, perché verificando a video l'esattezza dello scritto e di altre caratteristiche grafiche come il giusto stile, il corpo, l'interlinea ed il kerning (crenatura), permetteva un risparmio in tempi e costi. Prima della nascita del preview, infatti, bisognava necessariamente sviluppare la carta del fotocomposto per controllare e correggere le bozze, verificare l'impaginato per poi rimandare il lavoro finale così corretto ad un'altra stampa su carta, svilupparla nuovamente e visionarla. Se tutto era in ordine, si procedeva alla definitiva pellicola fotografica fotocomposta. Un metodo lento e dispendioso. Un ulteriore vantaggio del preview era poter visualizzare contemporaneamente oltre che il semplice testo, anche foto, schizzi, diagrammi e disegni. Si poteva in definitiva visualizzare a video un menabò vero e proprio. Eventi che negli anni '90 assestarono un vero colpo alla fotocomposizione fu l'avvento di importanti programmi grafici che giravano su PC, in particolar modo il sistema grafico che immise sul mercato la Apple Computer con il suo Macintosh. Stampanti laser ad alta risoluzione fecero il resto. I terminali di fotocomposizione cessarono di essere sistemi "dedicati" e le postazioni di lavoro furono sostituiti da semplici PC e Macintosh che elaboravano, impaginavano testi e ritoccavano foto. Non si doveva più acquistare un sistema di fotocomposizione, ma la sola fotounità. I piccoli litografi inoltre, si accorsero che nella stragrande maggioranza del loro lavoro commerciale potevano fare a meno della fotounità. Affidarono infatti, ai service di fotocomposizione i lavori più importanti (ad esempio lavori con retinati particolari, edizioni pregiate o a più colori) realizzando la stragrande maggioranza del restante lavoro in casa senza fotounità. Questo comprendeva la realizzazione di pseudo-pellicole per bolle, fatture, carta intestata, moduli semplificati, dépliant monocromatici, testi, bigliettini da visita ecc.). Questo lavoro veniva realizzato (non per produrre copie ma per creare appunto una specie di pellicola) con una stampante laser collegata al PC o al Mac. Applicarono una tecnica, usata da moltissimi piccoli ed alcuni medi litografi (che perdura anche in alcune realtà fino ai nostri giorni), consisteva in questo: Usando una stampante laser, si faceva uscire la composizione del lavoro su semplici fogli di poliestere per poi annerire chimicamente il toner depositato portandolo al nero di densità di stampa. Ciò avvenne prima con una semplice macchinetta (si faceva passare il foglio di poliestere attraverso rulli che diffondevano un prodotto chimico anneritore) e negli anni subito dopo con bombolette spray di basso costo con le quali spruzzare il liquido chimico anneritore direttamente sul foglio di poliestere.

Matrici di caratteri[modifica | modifica wikitesto]

Le matrici di caratteri delle fotocompositrici erano fisiche e venivano realizzate su pellicola (tipo Editwriter della Compugraphic Corporation) o su pesanti dischi di cristallo trasparente (tipo Euorocat della Bobst). Una sola famiglia di stili (per "famiglia" si intendeva un unico carattere nella versione standard o normale, corsivo, bold ed extrabold) aveva un costo esoso e solo negli anni '90 incominciarono ad apparire i primi caratteri digitalizzati, più economici e meno ingombranti. Una polemica sorta in quegli anni riguardò moltissimi tipolitografi che si lamentavano per la scarsa qualità dei caratteri digitalizzati che apparivano 'alonati' e se ingranditi, con il tipico scalino dentato. Si voleva dimostrare che il carattere, in litografia preteso "netto", senza il minimo alone e ben definito, aveva una qualità superiore se realizzato da una matrice fisica di fotounità (qualità fotografica) rispetto ad uno digitalizzato della nuova tecnologia usata su fotounità (o fotocompositrici) CRT dapprima (tipo il sistema MCS della Compugraphic Corporation) e laser dopo.

Evoluzione della fotocomposizione[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione naturale della fotocomposizione è stata nei nostri anni prima il CTF (acronimo per Computer to Film, una fotocompositrice sofisticata che usava tutti i profili per ottenere velocemente testo e immagine impaginato su film) e quindi la tecnologia di oggigiorno, il CTP (acronimo per Computer to Plate) dove ad essere impressionata (non incisa), è direttamente, saltando alcuni passaggi per andare in stampa, una lastra (termica, viola o UV tradizionale).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]