Manara Valgimigli

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Manara Valgimigli

Manara Valgimigli (San Piero in Bagno, 9 luglio 1876Vilminore di Scalve, 28 agosto 1965) è stato un filologo, grecista, poeta e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a San Piero in Bagno, capoluogo del comune di Bagno di Romagna, oggi provincia di Forlì-Cesena, allora provincia di Firenze. Era figlio di un maestro elementare proveniente da Modigliana ivi trasferitosi per motivi di lavoro. Studiò presso il liceo classico di Lucca, e fu allievo di Giosuè Carducci all'Università di Bologna. Dopo la laurea, conseguita nel 1898, insegnò in svariati licei italiani, fino a quando, nel 1922, vinse il concorso per la cattedra di letteratura greca all'Università di Messina. Insegnò poi all'Università di Pisa ed infine in quella di Padova, ove rimase fino al 1948. Fu direttore della Biblioteca Classense di Ravenna dal 1948 al 1955.

Valgimigli arriva a Ravenna e alla Biblioteca Classense non più giovanissimo - ha superato i 70 anni - negli anni del dopoguerra e della ricostruzione. Pochi mesi prima, verso la fine della sua carriera universitaria era stato invitato ad una residenza “perpetua” dalla Scuola Normale di Pisa che gli offriva alloggio ed ospitalità, chiedendo in cambio solo la sua biblioteca; qualche mese dopo ancora l’Università di Padova gli offriva la continuazione dell’insegnamento. Il rettore gli scrive che il suo magistero era universalmente definito “incomparabile e non sostituibile”. Ma Valgimigli sceglie di trasferirsi a Ravenna e alla Classense. Racconterà poi il motivo di questa scelta: “io vi andai anche attratto, nei miei amori di filologo classico, dal celeberrimo codice, detto appunto "il Ravennate", della fine del secolo decimo, che il cremonese abate Pietro Canneti dei frati camaldolesi, comperò a Pisa nel 1792 e che contiene, con scolii marginali e interlineari, tutte le undici commedie di Aristofane che ci rimangono”; (il manoscritto 429, l’Aristofane oggi ravennate). Della biblioteca classense aveva fatto la sua casa, come scrive Marino Biondi nel suo saggio Le opere e i giorni a corredo della mostra che gli venne dedicata nel 1993.

Alla Classense Valgimigli donerà la sua biblioteca personale di lavoro – più di 7000 fra volumi e opuscoli - che riflettono la sua attività di filologo, di traduttore ed interprete dei grandi classici, di pedagogo.

Morì nel 1965.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Molte delle sue magistrali traduzioni (Sofocle, Eschilo, Saffo, Platone e Aristotele) sono ancora in uso nel teatro e nei testi scolastici. Scrisse anche saggi, poesie e libri autobiografici.

  • FEDONE di Platone, traduzione dall'edizione Fedone della casa Sandron di Palermo basata sulla collezione Graecia Capta (1938), Laterza, Bari 1949.

Sull'attività di Valgimigli come traduttore si legga il giudizio di Vincenzo Di Benedetto: "Singolare [...] è la capacità di rifuggire da ogni tentazione di 'effetto' esterno, sonante, declamatorio (una tentazione che invece inquina le traduzioni di un Ettore Romagnoli o di un Bignone). E in più, rispetto a esiti pur felici nella loro smaliziata modernità, quali le versioni di un Quasimodo, la presenza costante di un retroterra filologico, di una percezione professionale delle valenze inscritte nella parola, nel nesso, nel costrutto antichi" (V. Di Benedetto, "Valgimigli traduttore dell'Orestea", in Introduzione a Eschilo, Orestea, Rizzoli, Milano 1980 (BUR L 257), p. 40).

Sull'attività di Valgimigli in quanto filologo, penetrante il giudizio di Enzo Degani, che lo definisce: "lettore di poesia tutt'altro che svenevole, interprete quanto mai felice di poeti e filosofi di Grecia". (E. Degani, Italia, in la filologia Greca nel secolo XX. P. 1089).

Scelte politiche[modifica | modifica wikitesto]

Fu antifascista (firmò nel 1925 il Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce) e iscritto al Partito Socialista Italiano. Fu amico di Pietro Nenni e di Sandro Pertini.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Bonora (a cura di), "Manara Valgimigli" in Dizionario della Letteratura Italiana, Milano, Rizzoli, 1977
  • Ettore Mazzali, “Manara Valgimigli”, in AA.VV., Letteratura italiana. I critici, vol. IV, Milano, Marzorati, 1987, pp. 2437-2458.
  • Antonio Carrannante, "Manara Valgimigli (1876-1965) 'uomo di scuola' ", in Otto/Novecento, 1994, 1, pp.181-198.
  • Vincenzo Di Benedetto, "Valgimigli traduttore dell'Orestea", in Introduzione a Eschilo, Orestea, Milano, Rizzoli, 1980 (BUR L 257), pp. 39-41.
  • Alessio Catania, Roberto Greggi (a cura di), Le opere e i giorni di Manara Valgimigli: classicità umanesimo nella cultura italiana del Novecento, Bologna, Il nove, 1993.
  • Antonello Nave-Giorgio Ronconi, Quando la sera cala. Un carteggio tra Manara Valgimigli e Giuseppe Fatini (1956-1962), in «Atti e Memorie dell’Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti già dei Ricovrati e Patavina», CXXIV (2011-2012), III, pp. 155-190.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]