Caratteri tipografici con grazie

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1leftarrow.pngVoce principale: Caratteri tipografici.

Evoluzione dei caratteri tipografici:
1 - lapidario romano
2 - Francesco Griffo
3 - Claude Garamond (disegno di Robert Slimbach)
4 - Gianbattista Bodoni
5 - Firmin Didot
6 - Stanley Morison
7 - Hermann Zapf

Ci si riferisce a caratteri tipografici con grazie (in inglese serif fonts) quali caratteri tipografici che possiedono alle estremità degli allungamenti ortogonali, detti per l'appunto grazie.

Caratteristiche ed evoluzione storica[modifica | modifica sorgente]

Il primo esempio nella storia di questa tipologia di carattere è il Lapidario Romano, esso nasce da una necessità concreta ancor più che estetica, nella fattispecie dalla difficoltà degli scalpellini dell'antica Roma di incidere le lettere nella pietra con terminazioni delle lettere ad angolo retto. Un modello piuttosto famoso ed usato è quello, ricostruito da L. C. Everett, inciso alla base della colonna traiana e preso a modello per il Trajan pubblicato dalla Linotype. Il lapidario originale aveva il rapporto base/altezza dell'asta verticale di uno a dieci, una copia dai rapporti meno estremi è utilizzata ad esempio per scrivere il titolo dei film della serie Guerre stellari di George Lucas a partire da La minaccia fantasma.

Quando si dice che l'arte della stampa con caratteri mobili fu inventata da Johann (o Johannes) Gänsfleisch, detto Gutenberg, non si vuole intendere che questa fosse sconosciuta in occidente, né tantomeno in oriente. Ciononostante, le difficoltà tecniche che Gutenberg dovette affrontare furono notevoli, soprattutto se si pensa che i cinesi dovevano incidere non singole lettere ma ideogrammi, e perciò parole intere. Le prime lettere da stampa furono molto simili a quelle usate dagli amanuensi, chiamate comunemente caratteri gotici o, in tedesco, fraktur. I caratteri gotici erano comunque più complessi e meno leggibili del dovuto.

I primi caratteri tipografici per la stampa vengono chiamati "veneziani". Il motivo è semplice, dopo una sanguinosa guerra civile, nel 1462, quasi tutti gli stampatori di Magonza lasciarono la città e molti di questi si trasferirono in Italia, principalmente a Roma ed a Venezia appunto. Tra questi anche lo stampatore francese Nicholas Jenson, il quale era stato inviato dal re di Francia, Carlo VII, a Magonza per imparare direttamente da Gutenberg. Jenson ideò e costruì a Venezia, intorno al 1470, quello che dovrebbe essere il primo carattere per la stampa non gotico. Fu utilizzato per la pubblicazione di Evangelica Præparatione, di Eusebio di Cesarea. Molti font tipografici che oggi portano il suo nome hanno ben poca relazione con il tipo originale, tranne il Centaur del disegnatore Bruce Roger che gli si avvicina molto.

Non si può dimenticare il notevole contributo dato all'arte della stampa dovuto all'editore veneziano Aldo Manuzio. Si ricorda il carattere tipografico, disegnato da Francesco da Bologna, detto il Griffo, per la prima edizione di de Ætna di Pietro Bembo, 1495 (qui è possibile trovarne una copia in formato digitale). Il corsivo di questo carattere è stato studiato da Francesco Griffo dagli scritti degli archivisti pontifici. Si tratta di un carattere tipografico elegante e proporzionato, ma ancora molto legato alla geometria. I font Bembo, ricostruito da Stanley Morison nel 1928, e Griffo Classico riprendono con sufficiente accuratezza lo stile del carattere originale.

È importante citare anche la costruzione dei caratteri, da molti attribuita a Leonardo da Vinci, inserita alla fine del volume scritto da Luca Pacioli nel de Divina proportione. Questi caratteri tipografici si avvicinano molto al lapidario romano.

La costruzione della lettera A ideata da Geoffroy Tory per l'edizione di Champ Fleury.
Francesco Torniello da Novara: Opera del modo de fare le littere maiuscole antique, Gotardo da Ponte, Milano 1517.
Lettera A dal testo di Luca Pacioli de Divina proportione, Paganino dei Paganini, Venezia, 1509.

Un altro dei primi esempi di carattere tipografico con grazie per la stampa fu ideato dal tipografo parigino Geoffroy Tory. Dopo gli studi in Italia, tornò in Francia, dove iniziò a lavorare per l'editore Henri Estienne. I suoi lavori furono i primi del periodo a liberare i caratteri tipografici dal peso della scrittura amanuense e a utilizzare le geometrie più simili ai caratteri moderni. Nella pubblicazione Champ Fleury (1529) egli illustra la teoria e il disegno delle maiuscole.

Anche il poliedrico ingegno di Albrecht Dürer, che precedentemente aveva disegnato anche caratteri gotici, ideò un sistema di costruzione delle lettere latine maiuscole, pubblicato in un lavoro sulle tecniche artistiche nel 1525.

Il famoso disegnatore Claude Garamond fu allievo di Tory, dal 1530, e prima di Simon de Colines, dal 1520. Il primo carattere tipografico disegnato interamente da Garamond fu ideato per l'edizione di Paraphrasis in Elegantiarum Libros Laurentii Vallae, di Erasmo ed era basato sul lavoro di Francesco da Bologna per il de Ætna. Nel 1540 il re Francesco I commissionò a Garamond il disegno di un nuovo tipo per il greco, battezzato appunto grec du Roi (greco del re) e usato dall'editore Robert Estienne. Dopo la sua morte, Christoph Plantin acquistò gran parte dei tipi prodotti da Garamond, che viene considerato tutt'oggi una delle massime espressioni del disegno tipografico del XVI secolo. Molti dei font disegnati oggi sono copie più o meno lontane dal disegno originale. Si cita il Simoncini Garamond, usato da molti editori italiani, quali ad esempio Mondadori ed Einaudi, molto meno aggraziato dell'originale. Una delle più eleganti ricostruzioni del carattere è sicuramente dovuta a Robert Slimbach, chiamata Adobe Garamond (font creato per la Adobe Systems, appunto) nel 1989, e vincitore di numerosi riconoscimenti. Il corsivo è ripreso dal disegno di Robert Granjon, un talentuoso figlio di Jean Granjon, contemporaneo e collega di Garamond. E appunto al disegno di Robert Granjon si rifanno numerose copie moderne del font Garamond.

L'inglese William Caslon (1692 - 1766), fu anch'egli un prolifico disegnatore. I suoi caratteri prendono spunto dal Garamond, giungendo a uno stile più ordinato e meno raffinato. La sua fonderia, nota come "H.W. Caslon & Co.", passò di mano a vari membri della famiglia, sino al 1937, quando venne acquistata da Stephenson Blake.

Grazie ai progressi nella tecnica dei metalli, l'italiano Giovanni Battista Bodoni (1740 - 1813) ed il francese Firmin Didot, riuscirono a creare caratteri tipografici molto più sottili. Compositore sin dal 1758 nella stamperia di Propaganda Fide a Roma, Bodoni è chiamato a dirigere la stamperia Règia di Parma nel 1768. Coadiuvato dai suoi migliori allievi, gli Amoretti, tra cui si distinse Andrea Amoretti, disegna nuovi caratteri tipografici, crea nuovi inchiostri e, finalmente nel 1791, fonda una propria stamperia. Tra le edizioni più note, distinte per la qualità delle incisioni, della carta, e della stampa: Gli Epithalamia exoticis linguis reddita (1775), le opere di Orazio (1791), del Poliziano (1795), la Gerusalemme liberata, la Oratio dominica (1806) stampata in 155 lingue e l'Iliade. Il Manuale Tipografico, pubblicato postumo nel 1818, è una delle più grandi opere integrali sulla tipografia mai composte.

Nella stessa epoca, il francese Firmin Didot, nato a Parigi il 14 aprile del 1764, letterato, tipografo, incisore e fonditore di caratteri, nonché fabbricante di carta, ideò, assieme al padre, una nuova serie di caratteri, molto vicina allo stile Bodoni, ma ancor più sottile grazie alla tecnologia applicata. In realtà il nome di Didot appartiene a un'intera famiglia che per tutto il Settecento lavorò nella produzione libraria e il cui capostipite fu François Didot (1699). François-Ambroise, il figlio, diede nome all'unità di misura tipografica, il punto Didot. A partire dal 1770 la misurazione dei caratteri non fu più a discrezione del fonditore, ma regolata secondo la nuova unità di misura. Anche il fratello Pierre-François, lavorò all'industria di famiglia.

Firmin, a sua volta figlio di François-Ambroise, lavorando come incisore di caratteri, si trovò di fronte a un difficile problema per un tipografo: un libro di matematica che trattava, nello specifico, gli integrali. Nel 1795 veniva edita la tavola dei logaritmi di Callet, i cui numeri incolonnati ponevano problemi per una stampa a caratteri mobili, e così Didot risolse il problema con l'invenzione della stereotipia.

Vale la pena ricordare anche l'incisione dei caratteri per l'edizione di Virgilio, presentata durante l'esposizione dei prodotti dell'industria nel 1798, che guadagnò ai Didot la fama che mantengono ancor'oggi.

L'inglese Stanley Morison (1889 - 1967) è l'incisore e disegnatore passato alla storia per il carattere tipografico Times New Roman[1]. Obiettore di coscienza venne imprigionato durante la prima guerra mondiale, e, nel 1918, divenne supervisore del disegno alla Pelican Press. Nel 1922 fondò una società, la Fleuron Society, che si dedicava alla tipografia. Dal 1923 al 1967 fu consulente per la Monotype Corporation, dove curò l'adattamento e la ricostruzione di caratteri tipografici storici, quali il Baskerville ed il Bembo. Pubblicò anche il Blado nel 1923.

Dal 1929 al 1960 fu anche consulente tipografico del Times e, come detto, nel 1931 assieme al grafico Victor Lardent creò il carattere Times New Roman, utilizzato per la prima volta nel 1932 e pubblicato dalla Monotype nel 1933.

Dal 1961 sino alla sua morte fu membro del gruppo editoriale della Encyclopædia Britannica.

Il tedesco Hermann Zapf (1918) è uno dei più prolifici disegnatori di caratteri tipografici al mondo. Sarebbe impossibile in questa sede ricordare tutti i suoi lavori, ma è obbligatorio menzionare il Palatino (1948), il Sistina (1950), molto simile al Traiano e l'Aldus (1953). Tutti i caratteri con grazie di Zapf sono caratterizzati da un'elevata spigolosità, con uno stile molto calligrafico ed unico.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sergio Castrucci, Il carattere Times. Una storia faustiana. in Il Covile, vol. 652, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Tipi, misure e caratteristiche dei font