Leonida Repaci

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Leonida Rèpaci nel 1956

Leonida Rèpaci[1] (Palmi, 5 aprile 1898Marina di Pietrasanta, 19 luglio 1985) è stato uno scrittore, saggista, poeta, drammaturgo e pittore italiano. Fratello dell'avvocato e politico Francesco Rèpaci, e zio di Antonino Rèpaci magistrato e scrittore, nel 1929, insieme a Carlo Salsa e Alberto Colantuoni, fondò il Premio Viareggio, del quale è stato presidente fino alla morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Leonida Rèpaci nacque a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, il 5 aprile 1898. Ha un'infanzia difficile: sua madre rimane vedova con dieci figli e con pochi soldi.

Dopo il terremoto del 1908, il fratello avvocato lo porta a Torino dove completa gli studi superiori, si iscrive all'Università, alla facoltà di Giurisprudenza ma, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale, è costretto suo malgrado ad interrompere gli studi, viene arruolato e va al fronte dove ottiene, con una medaglia d'argento, anche il congedo illimitato dopo il ferimento a Malga Pez.

Tornato a Palmi scrive il poemetto La Raffica ispirato alla morte di Anita, Nèoro e Mariano tre dei suoi nove fratelli, morti a causa dell'epidemia di spagnola. Nel 1919 ritorna a Torino e consegue la laurea, l'anno seguente prende l'abilitazione all'avvocatura e incomincia a frequentare ambienti e personaggi politici di sinistra.

Durante l'occupazione delle fabbriche Antonio Gramsci in persona lo chiamerà a collaborare a L'Ordine Nuovo, rivista fondata dallo stesso Gramsci, da Angelo Tasca, Palmiro Togliatti e Umberto Terracini con articoli molto critici verso i prodromi della nascente dittatura fascista, che vengono pubblicati accanto a quelli di Gobetti, Lenin, Trotsky, Thomas Mann e altri famosi letterati dell'epoca.

Rèpaci lascia quindi Torino per Milano dopo la marcia su Roma, ma continua a collaborare a Ordine nuovo, firmandosi con lo pseudonimo di Gamelin, il protagonista di un romanzo di Anatole France.

La sua intransigenza ideologica supportata da un carattere ribelle e bellicoso lo porterà ad assumere la difesa degli imputati dell'attentato al teatro Diana, ponendosi in modo esplicito contro il regime e, tra il '22 e il '24 a misurarsi in duello addirittura contro Galeazzo Ciano e padrino nei duelli contro Farinacci e tra Curzio Malaparte e Ottavio Pastore.

Nell'agosto del '25 Rèpaci viene arrestato a Palmi, insieme ad altri comunisti e socialisti, come presunto assassino di un personaggio fascista del luogo durante una festa religiosa; il processo serviva al regime per scardinare la roccaforte rossa e abbattere uno degli scogli socialisti più forti in Calabria: inaspettatamente Rèpaci venne assolto ma l'accaduto avvelenerà per sempre di diffidenze e sospetti i rapporti con i suoi concittadini, essendo diffusa la voce riguardante influenze del partito fascista sulla sua assoluzione. I testimoni falsi di quel processo alla fine o confessarono o si suicidarono e Rèpaci venne assolto dopo sei mesi di carcere.

Nel 1925 dopo aver portato in teatro il racconto La madre incatenata, inizia La storia dei Rupe, che nel 1933 gli farà vincere il Premio Bagutta e, tra varie versioni, lo accompagnerà fino agli anni settanta.

Dopo aver lavorato, fra il 1923 e il 1925, alla redazione de L'Unità, collaborò poi alla Gazzetta del Popolo e a La Stampa.

Nel 1929, da una sua idea, con il contributo di Salsa e Colantuoni, nasce a Milano il Premio Viareggio[2]. Nei giorni del premio Viareggio, immerso nel grande fervore organizzativo, conobbe e sposò Albertina Antonelli[3].

Finita la Seconda guerra mondiale, Repaci, spinto dal suo spiccato senso organizzativo, fondò con Renato Angiolillo il quotidiano indipendente il Tempo rimanendone nove mesi condirettore. Nel febbraio 1945, rotto il sodalizio con Angiolillo, accettò la direzione de L'Epoca, per poi passare alla direzione dell'Umanità, insieme a Giuseppe Faravelli e Virgilio Dagnino. Organizzò infine con Mario Socrate e Franco Antonicelli il memorabile convegno Cultura e Resistenza, a Venezia.

Il dopoguerra dopo il ripristino del Premio Viareggio per Rèpaci è un susseguirsi frenetico di proposte e idee che lo maturano positivamente sia intellettualmente sia a livello umano che sociale; fonda e presiede il Premio Fila delle Tre Arti, e il Premio Sila (1948).
Nel 1948 dietro insistenza di alcuni amici decide di candidarsi, senza poi venire eletto, al collegio senatoriale di Palmi nella lista del Fronte Democratico Popolare. Nel 1950 è componente del Consiglio Mondiale della Pace e nel 1951 membro della Giuria Internazionale per i Premi della Pace. Collabora in seguito anche a Milano Sera, a Vie nuove e a Paese Sera.

Nel 1956 vince il Premio Crotone con Un riccone torna alla terra e due anni dopo il Premio Villa San Giovanni con la Storia dei fratelli Rupe. A poco a poco si allontana dall'attività giornalistica per dedicarsi alla stesura definitiva della trilogia Storia dei Rupe, e il secondo volume, Tra guerra e rivoluzione, vince nel 1970 il Premio Sila. In quel periodo la sua naturale irrequietezza lo porta a darsi alla pittura, con discreto successo sia di critica sia di pubblico, allestendo personali a Milano e a Roma. La morte coglie il "Leone mai domo" a Pietrasanta (Lucca) il 19 luglio 1985.

La tematica[modifica | modifica sorgente]

L'opera di Rèpaci si può definire autobiografica e a diretto contatto con la vita vissuta, fin dal suo esordio L'ultimo cireneo (1923) dove racconta del suo ferimento al fronte, al libro In fondo al pozzo la esperienza traumatica del carcere, per arrivare alla La Pietrosa racconta (1984) una rievocazione sentimentale della moglie tanto amata. Infine la sua opera più cara per l'impegno profuso nel tempo la trilogia Storia dei Rupe la vicenda di una famiglia italiana numerosa e fattiva della media borghesia provinciale la quale esprime il travaglio del tempo attraverso esperienze sociali, spirituali e psicologiche dei primi trent'anni del Novecento; lo scrittore dimostra in questo un interesse preminente per i problemi e le vicende della sua terra. Nella narrazione oltre al filone autobiografico si aggiungono temi politici e sociali con un autentico e totale impegno realistico, ma si caratterizza anche un eccesso lirico descrittivo pieno di colore e di violenza intrisa di travolgente sensualità.

Nel 1959 Federico Fellini lo fa partecipare, nella parte di sé stesso, al film La dolce vita, insieme alla pittrice Anna Salvatore e all'attrice Laura Betti.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Poesie[modifica | modifica sorgente]

Il Ribelle e l'Antigone - Palmi Zappone 1919 - (Coll. Angelo Bastone)
  • Il Ribelle e l'Antigone, Palmi, Tip. Zappone, 1919.
  • I poemi della solitudine, Palmi, Tip. Signoretta, 1920.
  • Il prezzo del fascismo, Patria Indipendente 1971.
  • Poemetti civili, Siracusa, Cartia, 1973.
  • La parola attiva. Poesia come racconto, Milano, A. Mondadori, 1975.
  • La Pietrosa racconta, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1984.
  • Mamma leonessa, Roma, Gangemi, 1984.
  • Ogni volta, Cosenza, Periferia, 1986.
  • Poesia aperta, Milano, Rusconi, 1986.

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • L'ultimo Cireneo, Milano, Avanti!, 1923; Milano, Alpes, 1928; Milano, Ceschina, 1934.
L'ultimo cireneo. Milano, Avanti! 1923 - - (Coll. Angelo Bastone)
  • All'insegna del gabbamondo. Romanzi brevi, Milano, Codara, 1928 (contiene: All'insegna del Gabbamondo, Madre e figlio, Vita e miracoli di Valentino Gaudenzi, Le violette, Re incubo sulla fune); edizione accresciuta Milano, Ceschina, 1942 (contiene anche: Cata l'incendiaria, La nostra povertà ci protegge, Sposalizio davanti al mare, Notte bianca, Guerra di fanciulli, La farfalla bianca).
All'insegna del gabbamondo. Codara 1928 (Coll. Angelo Bastone)
  • Cacciadiavoli. Racconti, Milano, Ceschina, 1930 (contiene: Cacciadiavoli, Gelosia, Crepuscolo, Ritorno al nido, Golateddha, Mani, Una donnina qualunque, Il principe innamorato).
  • La carne inquieta, Milano, Ceschina, 1930.
  • Racconti della mia Calabria, Torino, Buratti, 1931 (contiene: L'intrusa, Fogli strappati, Il cappone di Natale, Creatura, Santazzo il tempesta, Lao e il sillabario, L'accompagnatore), di questa edizione sono stati stampati anche 5 esemplari su carta a mano contrassegnati con le lettere dell'alfabeto; Milano, Corbaccio, 1941.
  • Fatalità contemporanea. I fratelli Rupe, Milano, Ceschina, 1932.
  • Galoppata nel sole, Milano, Corbaccio, 1933 (contiene: Galoppata nel sole, Il ceppo nuziale, Primo amore, L'entrata speciale, Il sogno di Quasimoda, Il poncio, Il dormiente risvegliato, Giornata del vecchio, La nemica, Naufraghi, Lori, Albina, Spinetto sogna, Giovannino, Un uomo qualunque, La fata della notte, Signore di paese, L'anima e l'ordigno, Smorfia libraio, La dote di Fiora, Falso allarme, Volontà della specie, Marianna).
  • Fatalità contemporanea. Potenza dei fratelli Rupe, Milano, Ceschina, 1934.
  • Passione dei fratelli Rupe. 1914, Milano, Ceschina, 1937.
  • Taccuino segreto. Quasi un romanzo, Milano, Bompiani, 1940.
  • La tenda rossa. Racconti, Milano, Ceschina, 1954 (contiene: Terza primavera dell'uomo già col titolo "Il poncio", Cacciadiavoli, Cola Pagamàno, Santazzo il tempesta, Vita e miracoli di Valentino Gaudenzi, La tenda rossa, La figlia bella, Fogli strappati al quaderno ignoto, Guerra di fanciulli, La cinese bianca).
  • Un filo che si svolge in trent'anni. Tutti i racconti di Repaci, Milano, Ceschina, 1954.
  • Peccati e virtù delle donne. Caratteri e ritratti, Milano, Ceschina, 1954.
  • Un riccone torna alla terra, Milano, Ceschina, 1954.
  • Il deserto del sesso, Milano, Ceschina, 1957.
  • Storia dei fratelli Rupe, Milano, A. Mondadori, 1957.
  • Il pazzo del casamento, Milano, A. Mondadori, 1958.
  • Amore senza paura. Romanzo-inchiesta, Milano, Sugar, 1963.
  • Magia del fiume, Milano, Ceschina, 1965.
  • II caso Amari, Milano, Rizzoli, 1966.
  • Storia dei Rupe, 4 voll., Milano, A. Mondadori, 1969-1973.
  • Lanterne rosse a Montevenere. Romanzo di una contestazione, Napoli, A. Marotta, 1974.
  • La farfalla bianca, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1986.

Teatro[modifica | modifica sorgente]

  • L'Attesa. Commedia in tre atti, Torino, Rivista Il Dramma, Le Grandi Firme, 1930.
  • L'Inaugurazione. Un atto, Torino, Rivista Il Dramma, Le Grandi Firme, 1930.
  • La madre incatenata.Tragedia moderna in tre atti, Milano,in proprio,1926; Milano,Ceschina, 1931.
  • Ribalte a lumi spenti 1937-1938, Milano, Ceschina, 1939.
  • Ribalte a lumi spenti 1938-1940, Milano, Garzanti, 1941.
  • Ribalte a lumi spenti 1940-1941, Milano, Ceschina, 1943.
  • Teatro, Roma, Macchia, 1949.
  • Omaggio al teatro, Milano, Ceschina, 1957.
  • Teatro di ogni tempo, Milano, Ceschina, 1967.

Saggi[modifica | modifica sorgente]

Taccuino politico, Milano Ceschina 1949 (Coll. Angelo Bastone)
  • Con la ciurma dell'"Alessandro". Genti e città, Milano, Ceschina, 1933.
  • Galleria. Taccuino artistico degli anni di guerra 1941-1942-1943, Milano, Ceschina, 1948.
  • Giro del mondo di ieri, Milano, Bompiani, 1948.
  • Ricordo di Gramsci, Roma, Macchia, 1948.
  • Socialismo sognato, Roma, Macchia, 1948.
  • Taccuino politico, Milano, Ceschina, 1949.
  • Francesco Cilea, Palmi, Biblioteca Comunale Palmi, 1953.
  • Giramondo, Milano, Ceschina, 1960.
  • Compagni di strada, Roma, Edizioni Moderne Canesi, 1960.
  • Per Giuseppe Cesetti, Viterbo, Agnesotti, 1961.
  • Il Sud su un binario morto, Cosenza, Pellegrini, 1963.
  • Calabria grande e amara, Milano, Nuova accademia, 1964.
  • Alvaro e la Calabria, Milano, Cromotipia Sormani, 1965
  • Stalin e Kruscev nei giardini della morte, Roma, Centro Italiano Diffusione Arte e Cultura, 1966.
  • Taccuino segreto. Prima serie (1938-1950), Lucca, Fazzi, 1967.
  • Monteleone, Roma, Gesualdi.
  • Repaci '70 e la cultura italiana, 2 voll., Roma, Costanzi, 1968.
  • Leonida Repaci, Milano, Galleria d'Arte Cavour, 1970.
  • Messaggio per Cilea, Cosenza, Pellegrini, 1972.
  • Luigi Spanò, Roma, Galleria Dimensione, 1974.

Opere tradotte[modifica | modifica sorgente]

Trad. svedese de "La carne inquieta" Fritzes 1947 (Coll. Angelo Bastone)
  • Les frères Rupe, Trad. Baronne D'Orchamps, Parigi, Albin Michel, 1937.
  • La puissance des frères Rupe, Trad. Baronne D'Orchamps, Parigi, Albin Michel, 1938.
  • La passion des fréres Rupe 1914, Trad. Baronne D'Orchamps, Parigi, Albin Michel, 1938.
  • Brinnande Blod, Trad. Karin De Laval, Stoccolma, Fritzes, 1947.
  • Un richard retourne à sa terre, Trad. Ginette Bertrand, Parigi, Del Duca, 1958.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Rèpaci, Leonida» dal sito dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma (on line)
  2. ^ Repaci mantenne la presidenza per tutto il resto della sua vita. Grazie al suo grande senso organizzativo, il «Viareggio» continua ad essere a tutt'oggi uno dei premi di letteratura più ambiti della letteratura italiana.
  3. ^ La coppia visse affiatata fino alla morte di lei, avvenuta nel 1984.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Ravegnani (a cura di), Repaci controluce. Antologia e critica, Milano, Ceschina, 1963.
  • Antonio Altomonte, Leonida Repaci, Firenze, La Nuova Italia, 1976.
  • Sandra Giannattasio (presentazione di), Leonida Repaci pittore, Roma, Dimensione, 1974.
  • Antonio Orlando, Il socialismo sognato di Leonida Repaci, Ragusa, Cultura duemila, 1994.
  • Santino Salerno, A Leonida Repaci. Dediche dal '900, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003.
  • Natale Pace, Il Debito - Leonida Repaci nella storia, Reggio Calabria, Roberto Laruffa ed. 2006.
  • Santino Salerno (a cura di), Leonida Repaci. Una lunga vita nel secolo breve, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2008.
  • Santino Salerno (a cura di), Sonavan le quiete stanze. La Pietrosa di Leonida Repaci, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]