György Lukács
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György Lukács de Szeged (Budapest, 13 aprile 1885 – Parigi, 4 giugno 1971) è stato un filosofo ungherese.
Si è molto impegnato a liberare il marxismo dalle interpretazioni dogmatiche: il marxismo umanistico proposto in Storia e coscienza di classe (1922) ha influenzato sia gli esistenzialisti francesi sia la scuola di Francoforte. Questa visione umanistica del marxismo affronta il problema dell'uomo nella società industriale e dell'alienazione che ne risulta per via delle costrizioni sociali.
In opere come Saggi sul realismo (1936) ha elaborato una teoria del realismo socialista che poi avrebbe influenzato vasti settori dell'estetica e della critica. La sua formulazione di un sistema estetico marxista critica duramente il controllo politico sull'arte e sui suoi interpreti.
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[modifica] Crescita ideologica
Studente universitario a Berlino ed Heidelberg, Lukács ebbe per maestri ed amici, sociologi come Max Weber e Georg Simmel e lo scrittore Thomas Mann. Di questo periodo sono Storia dello sviluppo del dramma moderno, L'anima e le forme, Teoria del romanzo.
Dopo la prima guerra mondiale si avvicinò sempre più al marxismo che, in Storia e coscienza di classe, mise in connessione con la filosofia hegeliana, descrivendo la relazione delle forme d'arte con la storia della lotta di classe.
Nel 1924 questo libro fu condannato come idealistico dall'Internazionale Comunista, e in seguito Lukács stesso lo ha in parte ripudiato. Ad esso, del resto, potrebbero applicarsi molte delle critiche che in La distruzione della ragione Lukács mosse a tutta la filosofia e sociologia occidentali del periodo tra le due guerre, giudicate irrazionali e prefasciste.
[modifica] Vita politica
Fu la rivoluzione sovietica a fare del filosofo un militante comunista.
Durante la rivoluzione ungherese del 1919, fu commissario del popolo per l'istruzione e commissario politico della V divisione rossa.
Dopo la sconfitta del governo comunista di Béla Kun, Lukács fu costretto all'esilio in Austria e Germania. Con l'avvento del nazismo nel 1933, si trasferì a Mosca.
Nel 1945 tornò a Budapest e prese parte attivamente alla vita politica e intellettuale del suo Paese, nonché a quella europea. Durante la Rivoluzione ungherese del 1956 fu membro dell'ultimo governo Imre Nagy e prese posizione per gli insorti mentre ricopriva la carica di ministro della cultura. Per punizione il governo Kádár lo inviò in Romania in una sorta di confino politico, dal quale tuttavia lo richiamò dopo un anno. Ritornato a Budapest, si ritrovò totalmente privo di potere e appoggio politico; da quel momento si dedicò quasi esclusivamente alla critica letteraria.
[modifica] Il concetto di Storia
Secondo Lukács la storia è costituita dall'interazione tra soggetto e oggetto; contrariamente a quanto afferma Hegel la storia non è accadere enigmatico e non fa riferimento ai valori, ma è il prodotto dell'agire umano. Egli in questo modo nega la concezione dello spirito hegeliano, sostenendo che la storia è sovvertimento prodotto dall'uomo.
[modifica] L'arte
Per quanto riguarda l'arte, essa è una forma di sistema in cui si supera l'accidentalità e si arriva ad un momento eterno; essa deve essere realista ma non naturalista. L'estetica è legata al realismo che dà l'idea dell'uomo nella sua totalità, non solo interiormente ma anche nelle sue interrelazioni (soprattutto in Walter Scott). Invece l'arte naturalista come quella di Zola, Maupassant o Verga si compiace nell'affondare nel patologico-fisioloigco, dimenticando la politica e la storia: l'uomo è considerato nella sua individualità e una conseguenza delle sue origini, ciò conduce alla creazione di personaggi staccati dalla società e in contrasto con la ricerca della totalità. Questo è uno dei motivi per cui egli preferisce il romanzo storico.
Il Realismo è visto come riproduzione fedele di circostanze tipiche in cui si intrecciano realtà con caratteristiche unitarie, dialettiche e problematiche. Il romanzo racchiude la storia di un popolo: per esempio in Ivanhoe di Scott il protagonista non è un eroe classico come Achille ma appartiene alla piccola nobiltà inglese. Si rievoca un intero periodo storico attraverso un eroe medio, che ha una dimensione umana e storica. La rievocazione di un passato si crea necessariamente con un anacronismo, perché non può essere identico. Infatti lo scontro di classi a quell'epoca era sicuramente caotico, mentre Scott lo presenta in maniera molto chiara. Per Lukács il primo eroe di un romanzo storico è Waverly nel 1814, che insieme a Ivanoe è un personaggio-tipo che rappresenta istanze sociali, è un'idea.
Lo scopo del romanzo storico è di dimostrare con mezzi poetici le circostanze storiche e far diventare la storia un modello assoluto. Esso crea un nesso tra la spontaneità delle masse e la consapevolezza storica della classe dominante; Scott cerca di comunicare questa consapevolezza alla massa comportandosi come un intellettuale organico. La rievocazione del passato lontano è ripresa da Cooper, considerato continuatore di Scott, che scrive delle lotte tra inglesi e indiani.
Per Lukács Manzoni è superiore a Scott nell'individuazione dei personaggi, anche perché Manzoni era stato uno scrittore di tragedie, e nel descrivere le vicende e le divisioni del popolo italiano.
[modifica] Opere
- Storia e coscienza di classe (1923)
- Saggi sul realismo (tr. 1950)
- Il marxismo e la critica letteraria (tr. 1953)
- Thomas Mann e la tragedia dell'arte moderna (tr. 1956)
- Prolegomeni a un'estetica marxista. Sulla categoria delle particolarità (tr. 1957)
- Teoria del romanzo (tr. 1962)
- L'anima e le forme (tr. 1963)
- Il romanzo storico (tr. 1965)
- Scritti di sociologia della letteratura (tr. 1976)
- La moda (tr. 1996)
- Ontologia dell'essere sociale (tr.1981)
- Prolegomeni all'ontologia dell'essere sociale (tr.1990)
[modifica] Bibliografia su Lukács
- A.A.V.V., Letteratura, storia, coscienza di classe. Contributi per Lukács, a c. di Istvan Mészaros, Napoli, Liguori Editore, 1977 (Con una nota di Lukács).
- A.A.V.V., György Lukács nel centenario della nascita 1885-1985, Urbino, QuattroVenti (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), 1986.
- G. Bedeschi, Introduzione a Lukács, Roma, Laterza, 2001.
- C. Cases, Su Lukács. Vicende di un'interpretazione, Torino, Einaudi, 1985.
- G. Compagnino, Il paradigma inattuale. Pirandello, Lukács e la tagedia, in Letteratura e lingue nazionali e regionali - Studi in onore di Nicolò Mineo, Roma, Il Calamo, 1996, pp.89-119.
- A. De Simone, Lukács e Simmel. Il disincanto della modernità e le antinomie della ragione dialettica, Milella, 1985.
- F. Fortini, Lukács in Italia,in Idem, Saggi ed Epigrammi,Milano, Mondadori, 2003.
- F. Fortini, Lukács giovane, in Idem, Saggi ed Epigrammi,Milano, Mondadori, 2003.
- D. Losurdo, Lukács e la distruzione della ragione, in D. Losurdo-P. Salvucci-L. Sichirollo, György Lukács nel centenario della nascita 1885-1985, Urbino, QuattroVenti (Istituto Italiano per gli Studi Filosofici), 1986.
- A. Manganaro, "Il romanzo storico" di György Lukács in Italia, in Idem, Significati della lettaratura. Scritture e idee da Castelvetro a Timpanaro, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 2007
- G. Oldrini, Il marxismo della maturità di Lukács, Napoli, Prismi, 1983.
- G. Oldrini, Lukács e Hegel: due estetiche a confronto, in Idem, L'estetica di Hegel e le sue conseguenze, Roma-Bari, Laterza, 1994.
- S. Thibor, György Lukács filosofo autonomo, La città del sole, 2006.
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