Lodovico Castelvetro

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Lodovico Castelvetro (Modena, 1505Chiavenna, 21 febbraio 1571) è stato un filologo e critico letterario italiano. È considerato il massimo rappresentante dell'aristotelismo letterario cinquecentesco.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studiò leggi e lettere nelle università di Bologna, Ferrara e Padova. Laureatosi a Siena, insegnò diritto nello studio di Modena dal 1532 al 1557, quando la lasciò in seguito ad una aspra contesa sorta con Annibal Caro innescata da un giudizio negativo espresso da Castelvetro su una canzone del Caro, intitolata Venite all'ombra de' gran gigli d'oro, motivato dal mancato stile e linguaggio petrarchesco e dai contenuti deludenti.
La polemica divampò ed un caro amico del Caro, M. Alberigo Longo Salentino (così si legge, proprio all'inizio dell'Ercolano), venne ucciso; forse ad ucciderlo fu lo stesso Castelvetro, uomo in cui l'umanità era pari al coraggio. Come conseguenza egli ricevette violentissime accuse di empietà e di eresia da parte del Caro. Era accusato di aver tradotto i Loci communes di Melantone e di aver scritto e diffuso proposizioni non ortodosse. Nel 1560 fu dichiarato eretico dall' Inquisizione e i suoi beni furono confiscati.
Fuggì allora a Chiavenna con l'intento di discolparsi dinanzi al Concilio di Trento. Nel 1564 fu a Ginevra, in Svizzera, dove insegnò per tre anni poetica. Quindi passò a Lione e infine a Vienna, dove fu accolto da Massimiliano II, cui dedicò la sua traduzione della Poetica di Aristotele. Dovette tuttavia allontanarsi da Vienna già l'anno successivo a causa di un'epidemia di peste.
Morì a Chiavenna nel 1571.

La polemica col Caro[modifica | modifica sorgente]

Lodovico Castelvetro fu coinvolto in una feroce polemica con M. Annibal Caro; polemica che ha spinto M. Benedetto Varchi a scrivere il suo Ercolano. Come si legge nell'Ercolano, il Castelvetro aveva fatto delle osservazioni negative a proposito sulla lingua del Caro; il Caro, nonostante fosse oberato di lavoro, gli rispose per le rime. M. Lodovico non aveva letto la risposta del Caro, ma mandò lo stesso un amico al Varchi insistendo perché la si pubblicasse, offrendosi addirittura di pagare le spese. Il Varchi gli consigliò

« "che non si curi né di vederla egli, né di procurare ch'altri veder la possa, e che ne stia a me, il quale l'ho letta più volte, e considerata ch'ella dice cose che non gli piacerebbono." »

Ma M. Lodovico insisté e il Varchi cedette, perché "A un popolo pazzo, un prete spiritato." Alla fine, la cosa fece tanto rumore che il signor conte Ercolani andò nella villa del Varchi a Castelli per farsi spiegare com'erano andate le cose; e da questi ragionamenti, nacque il libro che porta il suo nome.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Nel 1545 redasse un Commento alle Rime del Petrarca e una Sposizione di XXIX canti della Commedia.
Ma le opere più significative furono la Giunta fatta al ragionamento degli articoli et de verbi di messer Pietro Bembo, riguardante le tematiche grammaticali e la Poetica d'Aristotele vulgarizzata, et sposta per Lodouico Casteluetro, una delle prime indagini critiche sull'opera aristotelica, grazie alla quale Castelvetro approfondì le sue teorie sulla differenziazione fra storia e poesia: se alla prima disciplina spetta il compito, secondo Castelvetro, di narrare la verità dei fatti, la seconda si occupa del mondo verosimile e da qui deriva l'acutezza del poeta, il cui fine è di "porgere per rassomiglianza diletto".[1]

Fu il primo a dimostrare scientificamente, nelle sue Giunte (1549-1563 ca) alle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo come la lingua italiana derivasse dal latino. Pose le basi storiche della grammatica normativa.

Pubblicazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Giunta fatta al ragionamento degli articoli et de verbi di messer Pietro Bembo, in Modona, per gli heredi di Cornelio Gadaldino, 1563.
  • Poetica d'Aristotele vulgarizzata, et sposta per Lodouico Casteluetro, in Vienna d'Austria, per Gaspar Stainhofer, 1570.
  • Correttione d'alcune cose del Dialogo delle lingue di Benedetto Varchi, et vna giunta al primo libro delle Prose di m. Pietro Bembo doue si ragiona della vulgar lingua fatte per Lodouico Casteluetro, Basilaea, 1572.
  • Le rime del Petrarca brevemente esposte per Lodovico Castelvetro, in Basilea, ad istanza di Pietro de Sedabonis, 1582.
  • Esaminatione sopra la ritorica a Caio Herennio fatta per Lodouico Casteluetri, e dedicata all'altezza sereniss.ma del signor Duca di Modana, in Modana, per Andrea, e Girolamo eredi del Cassiani, 1653.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Le muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.148-149

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giunta Fatta Al Ragionamento Degli Articoli Et De' Verbi Di Messer Pietro Bembo di Lodovico Castelvetro, a cura di M. Motolese, Roma, Antenore, 2004. ISBN 8884555795.
  • Alberto Roncaccia, Il metodo critico di Ludovico Castelvetro, Roma, Bulzoni, 2006. ISBN 8878700983
  • Lodovico Castelvetro: filologia e ascesi, a cura di Roberto Gigliucci. Roma, Bulzoni, 2007. ISBN 9788878702202.
  • Ludovico Castelvetro: letterati e grammatici nella crisi religiosa del Cinquecento: atti della 13. giornata Luigi Firpo, Torino 21-22 settembre 2006, a cura di Massimo Firpo, Guido Mongini. Firenze, Leo S. Olschki, 2008 ISBN 9788822257475.
  • Stefano Jossa, All'ombra di Renata. Giraldi e Castelvetro tra umanesimo ed eresia, in "Schifanoia", 28/29, 2005, pp. 247-254.
  • Andrea Barbieri, La biblioteca di Lodovico Castelvetro, in "Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le antiche provincie modenesi", serie XI, vol. XXXII, Modena, Aedes Muratoriana, 2010, pp. 239 - 256.

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