Heidegger e il Nazionalsocialismo

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1leftarrow.pngVoce principale: Martin Heidegger.

Il rapporto tra il filosofo tedesco Martin Heidegger e il nazismo è stato ed è tuttora oggetto di diverse interpretazioni da parte degli studiosi.[1]

La vicenda[modifica | modifica sorgente]

L'Università di Friburgo in Brisgovia

La discussione sul presunto coinvolgimento nelle vicende storiche e politiche del nazismo concerne il periodo in cui Heidegger assunse la carica di rettore dell'Università di Friburgo nel 1933. Fu allora che egli aderì, seppur brevemente,[2] al partito nazionalsocialista. In questa occasione Heidegger pronunciò un discorso dal titolo L'autoaffermazione dell'università tedesca, nel quale difendeva l'autonomia dell'istituzione universitaria rispetto alla cosiddetta "scienza politicizzata", ma senza alcun riferimento al Partito nazista.[3]

Nello stesso anno, tuttavia, il 3 novembre pronunciò un altro discorso, dal titolo Appello agli studenti tedeschi, in cui si espresse in questi termini: «Non teoremi e idee siano le regole del vostro vivere. Il Führer stesso e solo lui è la realtà tedesca dell'oggi e del domani e la sua legge».[4] A ogni modo si dimise dall'incarico di rettore nel 1934, pur continuando ad insegnare; da quel momento in poi Heidegger non partecipò più direttamente all'azione politica del nazismo.[5]

Le reazioni[modifica | modifica sorgente]

Molte sono state le reazioni e le interpretazioni, in particolare di condanna, seguite a questi discorsi pronunciati dal pensatore tedesco. Alcuni suoi allievi o discepoli, come Karl Löwith o Emmanuel Levinas,[6] hanno preso le distanze sin dagli anni Trenta e Quaranta, sottolineando anche quanto l'esplicito anti-umanismo dell'opera heideggeriana abbia contribuito, in un certo senso, all'elaborazione di un'ideologia totalitaria negatrice dei diritti umani, quale quella nazista.[7] Altri, come Hans-Georg Gadamer, hanno preso le difese del maestro,[8] sottolineando la superficialità di molte accuse, spesso scarsamente documentate e tendenziose,[9] che non tengono conto di come Heidegger, nei suoi corsi degli anni '30, abbia anzi cercato di mostrare il fondamento nichilistico del nazismo, soprattutto in relazione al biologismo razziale.[10]

Nel 1987 un libro di Victor Farias ha sollevato nuovamente la polemica,[11] del resto mai sopita, sulla compromissione biografica e filosofica di Heidegger con l'ideologia e la vicenda storica del nazismo. Le tesi di Farias, tuttavia, sono state criticate a fondo da François Fédier, pensatore francese, allievo di Jean Beaufret, che ne ha denunciato la mancanza di basi documentali e l'intento esclusivamente diffamatorio.[12] In ogni caso, ancora oggi molti ritengono che Heidegger non abbia mai pronunciato un'abiura esplicita riguardo al nazismo,[13] sebbene egli in realtà abbia fornito varie spiegazioni del suo coinvolgimento politico, come, ad esempio, in un'intervista al periodico tedesco Der Spiegel,[14] pubblicata, per suo stesso volere, dopo la sua morte.[15]

Ulteriori reazioni di condanna[modifica | modifica sorgente]

Di recente il filosofo torinese Maurizio Ferraris ha ricordato come:

« (...) quello che non si è visto in generale (e che ha provocato una semi-cecità circa le propensioni ideologiche di Heidegger) è che il pensiero heideggeriano nel suo insieme è iper-gerarchico, e che l'appello al nichilismo e alla volontà di potenza, l'insistenza sulla Decisione, l'abbandono della nozione tradizionale di "verità", costituiscono una adesione profonda e non opportunistica al Führerprinzip"[16]»

Anche Emmanuel Faye nel suo libro Heidegger. L'introduzione del nazismo nella filosofia,[17] ha sostenuto che l'intero pensiero filosofico di Heidegger sarebbe completamente, seppur in maniera celata, permeato dall'ideologia nazista. Il libro intende dimostrare come non solo la "persona" Heidegger sarebbe stata a pieno titolo inserita negli schemi della burocrazia tedesca di quegli anni, ma come il suo pensiero avrebbe ereditato termini e concetti dalla propaganda nazista; profonde influenze nell'ontologia di Heidegger (quindi, nel settore che più lontano sembra dal fatto politico "privato") avrebbero avuto testi come il Mein Kampf di Adolf Hitler, la cosiddetta "biologia della razza" e le riletture nazionaliste dei poeti del romanticismo tedesco.

Faye propone un ridimensionamento notevole della figura di Heidegger e una relativizzazione del suo pensiero al periodo storico nel quale fu elaborato; esso non si distinguerebbe, se non per sfumature e maggiore abilità di sintesi e organizzazione, dal pensiero dei molteplici intellettuali che operarono nel e a favore del regime nazista, e che con la fine del regime nazista sarebbero divenuti pura e semplice testimonianza di un periodo storico. Faye è anche autore di alcuni articoli di quotidiano, in cui sostiene che già nel 1922 a Todtnauberg, con la moglie Elfride, sebbene allora il nazismo neanche esistesse come istituzione, Heidegger avrebbe predisposto, vicino a un ostello della gioventù, la sua Hütte (capanna, baita), dove la moglie sarebbe stata incaricata, secondo la testimonianza di Günther Anders, di attirare nei movimenti giovanili nazionalsocialisti degli studenti.[18]

Il volume collettaneo del 2007 Heidegger à plus forte raison vuole tuttavia dimostrare la completa inattendibilità del libro di E. Faye.[19]

I "Quaderni neri"[modifica | modifica sorgente]

Il 13 marzo 2014 sono stati pubblicati i diari del filosofo relativi al decennio 1931-1941, detti Quaderni neri per la tipica copertina cerata in uso all'epoca. I detrattori di Heidegger sembrano aver trovato in essi una risposta positiva alla questione se egli fosse stato nazista e antisemita. Adolf Hitler viene per esempio definito «il Führer che ha risvegliato una nuova realtà, che dà al nostro pensiero la retta via e la forza d'urto», le leggi razziali di Norimberga del 1935 sembrano essere apprezzate in quanto rappresentano la «difesa del sangue tedesco», e, dal 1939, con lo scoppio della guerra, compare il termine Weltjudentum («Ebraismo mondiale»), un'espressione che sembrerebbe assumere una declinazione nefasta: «L'ebraismo mondiale, istigato dagli emigranti lasciati uscire dalla Germania, è dovunque imprendibile e non ha la necessità, nonostante tutto lo spiegamento di forze, di partecipare ad azioni militari. Invece a noi non resta che sacrificare il miglior sangue dei migliori figli del popolo» (1941).[20]

Sull'argomento, tuttavia, essendo recente, manca ancora una riflessione critica da parte degli studiosi.[21]

Apologie di Heidegger[modifica | modifica sorgente]

Molti studenti di Heidegger, invece, che seguirono direttamente le sue lezioni, hanno preso le sue difese. Lo studente Siegfried Bröse ad esempio, uditore dei corsi di Heidegger dal 1934 al 1944, così si espresse:

« Almeno a partire dalla fine del 1934 e l'inizio del 1935, e con una sempre maggiore lucidità, Heidegger non ha mai perso l'occasione, durante i suoi corsi, di precisare il suo punto di vista rispetto ai discorsi del ministro della Propaganda del Reich, Goebbels, e di altri corifei, e molto spesso con una tale acutezza nella critica e una tale chiarezza nel rifiuto che i suoi studenti potevano quanto meno temere di essere perseguiti politicamente.[…] I corsi di Heidegger non erano frequentati soltanto da studenti, ma anche da persone che esercitavano già da tempo una professione, o addirittura da pensionati; ogni volta che ebbi l'occasione di parlare con costoro, emergeva sempre l'ammirazione per il coraggio con il quale Heidegger, dall'alto della sua posizione filosofica e nel rigore del suo discorso, osava attaccare il nazionalsocialismo. »
(Da una lettera di Siegfried Bröse al rettore dell'Università di Friburgo, datata 14 gennaio 1946 [22])

Così Hermine Rohner, allieva di Heidegger dal 1940 al 1943:

« [Heidegger] non mostrava alcun timore, persino nei corsi aperti agli studenti di tutte le facoltà, […] di criticare il nazionalsocialismo in maniera così esplicita e con il taglio così asciutto che era solito imprimere ai termini che sceglieva, che mi capitò di esserne spaventata al punto d'alzare lo sguardo al cielo per augurarmi, di tutto cuore, dopo la catastrofe che si era abbattuta su Hans e Sophie Scholl, che non ci fosse ad assistere alcuna persona dalla mentalità analoga a quella del sinistro usciere dell'università di Monaco. Altrimenti la stessa sorte sarebbe sicuramente toccata a Heidegger. Mi meravigliavo, dopo qualche giorno, di trovarlo ancora al suo posto. »
(Hermine Rohner, da una lettera alla Badische Zeitung del 13 agosto 1986 [23])

Altre prese di posizione[modifica | modifica sorgente]

Per Habermas, l'acriticità di Heidegger nei confronti del nazismo sarebbe dovuta alla sua deresponsabilizzante svolta (Kehre) verso l'Essere come Tempo e Storia: «Egli distacca le sue azioni ed affermazioni da sé come persona empirica e le attribuisce ad un destino di cui non si deve rispondere.»[24]

Altri ancora, come Jürgen Habermas, hanno preso una posizione per certi versi neutrale e maggiormente filosofica;[24] Si è anche rilevato che nei riferimenti di Heidegger alla sua situazione storica, che a suo dire vedeva l'Europa stretta «nella grande tenaglia tra Russia e America», fra il totalitarismo sovietico da un lato e il regime monopolista dall'altro, ma accomunati entrambi dal fatto di esprimere «lo stesso triste correre della tecnica scatenata», egli avrebbe espresso l'esigenza insopprimibile di una svolta radicale delle condizioni e delle situazioni storico-linguistiche in cui l'essere umano si trova "gettato" suo malgrado.[25]

Secondo Derrida il cosiddetto «silenzio di Heidegger sul nazismo» sarebbe scaturito invece dalla consapevolezza, da parte del filosofo, della propria inadeguatezza nel misurarsi criticamente con lo spirito di questa ideologia.[26] Recentemente, l'intervista di Heidegger allo Spiegel è stata analizzata dal punto di vista filosofico e psicoanalitico, sulla base dei principi della decostruzione: in particolare, l'intervista è caratterizzata da una serie di lapsus che tradirebbero la "cattiva coscienza" del filosofo di fronte alla "questione ebraica".[27]

Un incontro avvenuto nel luglio del 1967 tra Heidegger e il poeta ebraico Paul Celan metterebbe invece in luce, secondo una più recente interpretazione proposta dallo studioso Cesare Catà, come da un lato l'adesione di Heidegger al regime nazionalsocialista fosse connotata da forti contrasti ideologici con esponenti ufficiali della cultura hitleriana, e ad esempio assai distante da ogni accento antisemita; quegli stessi esponenti d'altronde, come Ernst Krieck o Alfred Baeumler, accusarono il filosofo di non esprimere alcuno dei fondamenti della visione nazionalsocialista. D'altro canto, secondo la medesima interpretazione il pensiero heideggeriano troverebbe diversi parallelismi con gli aspetti meno politici e più esoterici del nazionalsocialismo, di cui erano espressione personaggi marginali del regime, quali Richard Walter Darré, Karl Haushofer e Otto Rahn.[28]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Secondo George Sans, il presunto coinvolgimento di Heidegger nella vicenda storica e politica del nazismo è al centro di un dibattito tuttora irrisolto (cfr. Al crocevia della filosofia contemporanea, Gregorian & Biblical Press, Roma 2012, pag. 208. ISBN 978-88-7839-160-4).
  2. ^ Egidio Sterpa, Qualcosa di liberale, p. 105, Greco Editori, 2005.
  3. ^ Cfr. il Discorso di rettorato pronunciato da Heidegger il 7 maggio 1933.
  4. ^ Dario Antiseri, Stato e mercato, tandem virtuoso in Avvenire (Milano), Avvenire Nuova Editoriale Italiana S.p.A., 16 giugno 2010. URL consultato il 04/06/2014.
  5. ^ Per avere informazioni circa la ricezione sulla stampa italiana dell'intera vicenda, è possibile consultare i documenti pubblicati on line al seguente link: http://www.eudia.org/libro-bianco.
  6. ^ E. Levinas, Alcune riflessioni sulla filosofia dell'hitlerismo (1934), trad. it. Quodlibet, 1997.
  7. ^ K. Löwith, Der europäische Nihilismus (1940), Il nichilismo europeo. Considerazioni sugli antefatti spirituali della guerra europea, trad. it., Laterza, Roma-Bari 1999.
  8. ^ Cfr. l'intervista a Gadamer, Heidegger fu un gran genio senza coraggio, 22 maggio 2001.
  9. ^ Gadamer, Superficialità e ignoranza. In merito alla pubblicazione di Victor Farias, in Risposta a colloquio con Martin Heidegger, pag. 175 e segg., op. cit.
  10. ^ Nelle lezioni del '33 il filosofo avviò lo strappo da Hitler, dall'archivio storico del Corriere della Sera, 16 aprile 2011.
  11. ^ Victor Farias, Heidegger et le nazisme, Verdier, Lagrasse 1987; trad. it. di M. Marchetti e P. Amari, Bollati Boringhieri, Torino 1988.
  12. ^ François Fédier, Heidegger e la politica. Anatomia di uno scandalo, ed. it. a cura di Gino Zaccaria, trad. di Maurizio Borghi, Egea 1993.
  13. ^ Le opinioni di alcuni sostenitori di questa tesi sono riportate in AA.VV., Risposta a colloquio con Martin Heidegger, trad. it. di Carlo Tatasciatore, Guida, Napoli 1992.
  14. ^ Parte dell'intervista è pubblicata ne Il colloquio di «Der Spiegel» con Martin Heidegger, in AA.VV., Risposta a colloquio con Martin Heidegger, op. cit., pag. 107 e segg.
  15. ^ Si veda il breve riepilogo nell'intervista a Nicolas Tertulian per l'Enciclopedia Multimediale delle scienze filosofiche.
  16. ^ Maurizio Ferraris, Manifesto del nuovo realismo, Laterza, Bari 2012, p. 15.
  17. ^ E. Faye, Heidegger, l'introduction du nazisme dans la philosophie. Autour des séminaires inédits de 1933-1945, Parigi, 2005.
  18. ^ Emmanuel Faye, «Così pubblicò i suoi corsi per celebrare il nazismo» in Corriere della Sera (Milano), Rcs Quotidiani S.p.A., 03/05/2012. URL consultato il 04/06/2014.
  19. ^ M. Amato, Ph. Arjakovsky, M. Conche, H. Crétella, F. Dastur, P. David, F. Fédier, H. France-Lanord, M. Gallou, G. Guest, A. Schild, Heidegger à plus forte raison, Fayard, Paris, 2007. Una raccolta di contributi poi confluiti nel volume è disponibile al sito Paroles des Jours.
  20. ^ Ranieri Polese, Heidegger, antisemita e vero nazista in Corriere della Sera, 14 marzo 2014. URL consultato il 14 marzo 2014 (archiviato il 14 marzo 2014).
  21. ^ Ad oggi sono stati scritti solamente degli articoli di giornali, da parte dei detrattori di Heidegger, secondo i quali egli sarebbe rimasto deluso per l'inettitudine del nazismo ad attuare il «nuovo inizio» da lui prospettato. Il regime nazionalsocialistà non "distruggendo"( Domenico Losurdo, Heidegger's black notebooks aren't that surprising in The Guardian (Londra), Guardian Media Group, 19 marzo 2014. URL consultato il 04/06/2014.) e non "superando" «l'età moderna» (per lui risultante dal dominio ebraico( François Rastier, Non c’è nessun affaire Heidegger in Alfabeta2 (Milano), Cooperativa Alfabeta, 2 marzo 2014. URL consultato il 04/06/2014.), né rappresentando un'alternativa alla razionalità tecnico-scientifica della modernità, ne sarebbe stato il «compimento» con l'«americanismo».( Ranieri Polese, Heidegger, antisemita e vero nazista in Corriere della Sera (Milano), Rcs Quotidiani S.p.A., 14 marzo 2014. URL consultato il 04/06/2014.) Esso sarebbe stato per lui «una mera “rivoluzione” nell’ente, senza trasformazione dell’essere, che non crea alcuna storia originaria»( Alessandra Iadicicco, Heidegger e gli ebrei, tutto quello che avreste voluto sapere in La Stampa (Torino), Editrice La Stampa, 13 marzo 2014. URL consultato il 04/06/2014.) e — come il bolscevismo, la Chiesa cattolica o il mondo occidentale, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti — una parte della fase nichilista della "metafisica". Heidegger si sarebbe cioè distanziato dal nazismo filosoficamente e non moralmente o politicamente, non per il suo essere un regime criminale, almeno secondo i suoi detrattori.( Tonia Mastrobuoni (intervista a Günter Figal presidente della Heidegger-Gesellschaft), Günter Figal “Disgustose e terribili quelle frasi del mio Heidegger” in La Stampa (Torino), Editrice La Stampa, 18/03/2014. URL consultato il 04/06/2014.) Heidegger agli ebrei, di cui non parlò mai come razza, avrebbe imputato lo sradicamento dell'essere (Entwurzelung), la bastardizzazione del mondo, l'autoestraneazione dei popoli( Antonio Gnoli (intervista a Donatella Di Cesare), Martin Heidegger in Repubblica.it (Roma), Gruppo Editoriale L'Espresso, 18/12/2013. URL consultato il 04/06/2014.), per lui «il giudaismo è sempre associato all’assenza di terra e all’ossessione per il calcolo e il commercio» e si "augurò" che «l’ebraismo si auto-escluda dal popolo tedesco». Anche se per lui «queste considerazioni non hanno niente a che fare con l’antisemitismo. Il quale è sia insensato che abietto».( Gianluca Veneziani, Guerra Francia-germania per il filosofo antisemita in Libero (Milano), Editoriale Libero s.r.l., 12/12/2013. URL consultato il 04/06/2014.).
  22. ^ Lettera pubblicata sulla rivista francese Critique nel novembre 1966.
  23. ^ Tratto da "Libro Bianco", Studenti di Heidegger e il nazismo.
  24. ^ a b Jürgen Habermas, Der Philosophische Diskurs der Moderne. Zwölf Vorlesungen, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag, 1985. Tr. it.: Il discorso filosofico della modernità. Dodici lezioni, Roma-Bari, Editori Laterza, 2ª ed. 2003, p. 159. ISBN 88-420-5239-6; ISBN 978-88-420-5239-5.
  25. ^ Heidegger, Einführung in die Metaphysik, Niemeyer, Tübingen 1953; trad. di G. Masi, in Introduzione alla metafisica, Milano, Mursia, 1968, pag. 48.
  26. ^ Derrida, Il silenzio di Heidegger, in Risposta a colloquio con Martin Heidegger, op. cit., pag. 183.
  27. ^ F. Dal Bo, La lingua malata. Linguaggio e violenza nella filosofia contemporanea, Bologna, Clueb, 2008. ISBN 978-88-491-2841-3
  28. ^ Cesare Catà, La passeggiata impossibile. Martin Heidegger e Paul Celan tra il niente e la poesia, prefazione di Diego Poli, Roma, Aracne editrice, 2012.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]