Amo te sola

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Amo te sola
Amo te sola.jpg
Enrico Viarisio e Vittorio De Sica in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1935
Durata 79 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mario Mattòli aiutoregia Giacomo Gentilomo
Soggetto Nando Vitali
Sceneggiatura Mario Mattòli, Giacomo Gentilomo
Produttore Società Anonima Grandi Film
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Giacomo Gentilomo
Scenografia Gastone Medin
Costumi Gino Carlo Sensani
Interpreti e personaggi

Amo te sola è un film del 1935 diretto da Mario Mattòli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  • È il secondo film di Mario Mattòli, tratto da una commedia di Nando Vitali "Il gatto in cantina" ridotto per lo schermo da lo stesso Mattoli con la collaborazione di Gentilomo. Mattòli nel 1928 abeva sposato Mity sorella di Milly che copre il ruolo di Grazia. Il primo film di Mattòli fu Tempo massimo interpretato ugualmente da De Sica e Milly.
  • Amo te sola fu girato negli stablimenti Cines con il titolo provvisorio prima "Accadde un giorno" e poi "Idillio 1848".

Trama[modifica | modifica sorgente]

Siamo a Firenze nel 1848. Nel Granducato di Toscana si vive una forte tensione politica. Giovanni, giovane compositore napoletano appena giunto nella città entra casualmente in contatto con alcuni liberali e viene convinto a comporre l'inno dei Volontari.Tra lui e una fanciulla di buona società nasce un tenero amore ma Giovanni è costretto a fuggire a Milano per problemi con la polizia. Nella città scaligera trova il successo professionale componendo e rappresentando un'opera buffa in occasione del secondo trigesimo della liberazione di Milano. Torna dalla sua amata, ma si trova invischiato in una serie di equivoci e incidenti che sembrano distruggere il rapporto. tutto si risolve positivamente proprio poco prima che Giovanni parta per la guerra di Indipendenza, accompagnato dal canto dell'inno da lui composto.

La critica[modifica | modifica sorgente]

  • "Il film presenta un '48 comico, un piccolo intrigo patriottico e romantico sullo sfondo di una Firenze granducale. Esso costituisce per Mattoli un sensibile progresso Ancor c'è, qua e là, dell'esitazione nella ripresa. Ancora qualche scena gli casca per non aver saputo trovare la cadenza conclusiva (l'inaugurazione dell'illuminazione a gas, la partenza del musicista innamorato da Firenze, il corteo finale, ecc.). Ma si sente che il regista è già fuori della fase del tirocinio e alla ricerca di una sua maniera. Maniera garbata, leggera, piacevole, che gioca con delle situazioni teatrali ma no ne abusa, tenendole in un tono sfumato e scherzoso, che rasenta la farsa senza cadervi. De Sica recita godibilmente, ma la vera trovata del film è Milly in costume: nessuna attrice ha più di lei il seenso della commozione aggraziata." (F. Sacchi, "Corriere della sera", 7 gennaio 1936)

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