Catene (film 1949)

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Catene
Titolo originale Catene
Paese di produzione Italia
Anno 1949
Durata 86 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere sentimentale, drammatico
Regia Raffaello Matarazzo
Soggetto Libero Bovio, Gaspare Di Maio
Sceneggiatura Aldo De Benedetti, Nicola Manzari
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Gino Campese
Scenografia Ottavio Scotti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Catene è un film del 1949, diretto dal regista Raffaello Matarazzo. Nel 1974 il regista Silvio Amadio ne realizzò un remake.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Napoli: Guglielmo e Rosa sono una coppia felicemente sposata, hanno due figli, Tonino ed Angelina, e vivono insieme all'anziana madre di lui; l'uomo è un meccanico ed è proprietario di una piccola officina, che gestisce aiutato anche dal figlio. Un giorno, un ladro d'auto è costretto a lasciare il mezzo da lui rubato ad un meccanico per via di un guasto, e va proprio nell'officina di Guglielmo, ma il complice Emilio insiste perché porti subito via l'auto, per timore di essere scoperto. Recatisi nell'officina, vi trovano però solo Rosa ed insistono affinché questa apra l'officina per portare via l'auto; Emilio riconosce però nella donna un suo vecchio grande amore.

Il giorno seguente Guglielmo vede sul giornale la notizia del furto dell'auto e si reca subito alla polizia per aiutarli nelle indagini. La banda viene arrestata ma non Emilio, che riesce a farla franca, ed inizia ad insidiare Rosa, minacciando la donna di far leggere al marito una sua vecchia lettera nella quale lei si dichiarava innamorata di lui.

Poco tempo dopo Emilio si presenta a Guglielmo, offrendogli il suo aiuto per ingrandire la sua attività e l'uomo accetta. Rosa lo va a cercare nel suo albergo implorandogli di andare via da Napoli. Durante un pranzo con degli amici in un ristorante sul mare, arriva per caso Emilio, e Rosa, sulle note della canzone Torna, ripensa ai momenti passati con lui e non si ritrae quando Emilio le prende di nascosto la mano, il figlio Tonino è l'unico ad accorgersene ma preferisce soffrire in silenzio.

Emilio si reca un'ultima volta a casa di Rosa, dovendo annullare l'accordo per un viaggio in America, ma chiede ugualmente un ultimo appuntamento alla donna. L'uomo invia anche una lettera alla donna con un ultimatum, se non si reca all'appuntamento andrà da Guglielmo. Tonino cerca in tutti i modi di trattenere a casa la madre senza riuscirci, ma Angelina, con assoluta innocenza, rivela al padre l'esistenza della lettera. Rosa è intanto arrivata da Emilio e disperata lo minaccia con una pistola senza riuscire a sparare. Sopraggiunge Guglielmo e dopo aver fatto uscire la donna, affronta il rivale uccidendolo con un colpo di pistola.

L'uomo decide di scappare per non finire in galera nonostante la madre ed i figli cerchino di convincerlo a restare, ma li fa giurare di non far entrare mai più Rosa in casa loro. Tornata dalla stazione di polizia, Rosa viene scacciata in malo modo dalla suocera che le fa trovare la sua valigia già pronta. Mentre Guglielmo riesce ad imbarcarsi come clandestino per l'America, la piccola Angelina soffre per la lontananza della madre fino ad ammalarsi, ma sembra guarita dopo una breve visita di questa.

Nel frattempo Guglielmo viene scoperto dalla polizia in Ohio e riportato subito in Italia, dove inizia il processo, Rosa è disposta a tutto pur di salvare il marito dalla prigione, e dunque dichiara il falso dicendo che era l'amante di Emilio, in questo modo la difesa può invocare il delitto d'onore ed ottenere l'assoluzione di Guglielmo. Il piano funziona e l'uomo viene rilasciato. L'avvocato lo convoca subito per spiegarli quanto successo, ma soprattutto per convincerlo dell'assoluta fedeltà e amore di Rosa. Intanto la donna, stremata e sofferente, pensa addirittura al suicidio ma il marito arriva appena in tempo, dicendole che ora le crede ed i due possono finalmente riunirsi e tornare vivere in pace e sereni con i loro due figli.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Protagonisti Amedeo Nazzari e l'attrice di origine greca Yvonne Sanson; bistrattato dalla critica, sebbene avesse delle piccole venature neorealistiche, fu premiato al botteghino da un inaspettato quanto enorme successo commerciale (risulterà essere il maggior incasso della stagione cinematografica 1949-50) facendo così la fortuna della Titanus.

Diretto da Raffaello Matarazzo, sarà il primo di una lunga serie di film strappalacrime che appassioneranno il pubblico italiano per tutti gli anni cinquanta.

Quarant'anni dopo la sua uscita nelle sale, Giuseppe Tornatore ne farà una citazione in una scena del suo film Nuovo cinema Paradiso (1989).

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Rete degli Spettatori

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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