La bisbetica domata

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati per questo nome, vedi La bisbetica domata (disambigua).
La bisbetica domata
Commedia in cinque atti
Taming of the Shrew di Augustus Egg
Taming of the Shrew di Augustus Egg
Autore William Shakespeare
Titolo originale The Taming of the Shrew
Lingua originale Inglese
Genere Commedia
Composto nel 1590-1591
Prima assoluta 1593
Personaggi

Nella cornice:

  • Christopher Sly, un pezzente ubriaco.
  • Una Ostessa, (nella versione del 1594: un Taverniere).
  • Un Signore.
  • Bartolomeo, Paggio del Signore.
  • I Cacciatori del Signore.
  • I Servi del Signore.
  • Una compagnia di Attori.

Nella recita:

  • Battista Minola, vecchio cittadino di Padova.
  • Caterina, la sua figlia maggiore.
  • Bianca, la sua figlia minore.
  • Servi di Battista.

La trama Petruccio-Caterina:

  • Petruccio, gentiluomo di Verona.
  • Grumio, suo servo personale.
  • Curzio, capo della servitù nella casa di campagna di Petruccio.
  • Nataniele, Filippo, Giuseppe, Nicola, Pietro: servi della casa di campagna di Petruccio.
  • Un Sarto.
  • Un Merciaio.

La trama di Bianca:

  • Gremio, vecchio cittadino di Padova, pretendente di Bianca.
  • Ortensio, gentiluomo di Padova, pretendente di Bianca (si traveste da Licio).
  • Lucenzio, gentiluomo di Pisa, pretendente di Bianca (si traveste da Cambio).
  • Vincenzo, cittadino di Pisa, padre di Lucrezio.
  • Tranio, servo personale di Lucenzio (si traveste da Lucenzio).
  • Biondello, altro servo di Lucenzio.
  • Un Pedante di Mantova (si traveste da Vincenzo).
  • Una Vedova, che sposa Ortensio.

Una Guardia, altri Servi.

 

La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) è una commedia di William Shakespeare.[1] È divisa in cinque atti scritti sia in versi che in prosa.

Particolarmente incerta è la sua data di composizione, generalmente è ritenuta antecedente al 1594, ma non è escluso che sia successiva a quella data. La vicenda narra di Petruccio, avventuriero veronese, che sposa e soggioga l'intrattabile Caterina di Padova, attirato soprattutto dalla sua dote.

Trama[modifica | modifica sorgente]

L'opera comincia con una introduzione, una forma narrativa in cui Cristopher Sly, l'ubriacone ambulante che viene raccolto da un Lord, riccamente vestito, che gli fa credere di essere stato addormentato per anni. Sly e un paggio si siedono a vedere una rappresentazione di attori girovaghi dal titolo "La bisbetica domata". Dopo la prima scena Sly scompare. Battista Minola, un gentiluomo di Padova, ha due figlie: la più vecchia. Caterina, conosciuta per la scontrosità, e la più giovane. Bianca, al contrario nota per la sua gentilezza ed obbedienza. Bianca possiede due corteggiatori, Gremio ed Ortensio, mentre Caterina non ne ha alcuno. Quindi Batista decide di allontanare Bianca dalla società finché Caterina non sarà sposata.

Intanto Lucenzio, un giovane pisano, vede Bianca e si innamora perdutamente di lei, mentre Gremio ed Ortensio uniscono le loro forze per trovare un marito a Caterina. Quando Petruccio, un amico di Ortensio, arriva a Padova in cerca di moglie, essi gli parlano del brutto carattere di Caterina, ma anche del suo denaro : Petruccio decide all'istante che l'avrebbe sposata. Nel frattempo Lucenzio si è scambiato d'abito con Tranio, il suo servo, per diventare il tutore in letteratura di Bianca.

Nello stesso modo Ortensio si traveste da tutore di musica e promette a Petruccio di introdurlo in casa di Battista. I fatti successivi aiutano Petruccio nel suo disegno ed il matrimonio viene fissato.

Il giorno del matrimonio, Petruccio arriva dalla cerimonia vestito molto squallidamente e rifiuta di restare al banchetto, con grande rammarica di Caterina, che parte con il suo sposo. Nel frattempo la corte di Lucenzio verso Bianca procede bene. Petruccio e Caterina conducono una vita molto modesta, in cui la povera ragazza è costretta dal marito ad una serie di privazioni e di umiliazioni che piegano a poco a poco il suo ostinato carattere e la rendono sempre più accondiscendente. Al termine dell'opera vi è uno smascheramento generale : Bianca sposa il suo Lucenzio ed Ortensio una ricca vedova. Dopo la discussione viene proposta alle tre mogli una professione di obbedienza: Bianca e la vedova rifiutano, mentre Caterina obbedisce e legge alle altre due l'elenco dei loro doveri.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Condizione femminile all'epoca[modifica | modifica sorgente]

Shakespeare, in questa commedia, dimostra la sua personale sensibilità critica nei confronti del ruolo della donna del suo tempo ed analizza con grande abilità la psicologia femminile.

Egli si oppone alle fredde regole sociali dei matrimoni combinati per interesse o prestigio delle famiglie e, nella figura di Caterina, ci mostra con ironia i conflitti interiori di una moglie domata dal matrimonio. Caterina mostra, al contempo, la sottile intelligenza femminile, il coraggio e l'ostinazione che la sorreggono nel rapporto difficile con Petruccio.

Shakespeare non ha una considerazione molto positiva della natura femminile: egli sottolinea soprattutto la civetteria e la superficialità della donna, attratta dal lusso e dall'apparenza esteriore. Per esempio, egli dice che il solo fatto che la donna ami truccarsi è un segno delle sue false intenzioni nei confronti dell'uomo.

Il contrasto tra Caterina, donna diretta, ma sincera, e Bianca, fanciulla educata, ma prepotente, alla fine mette in guardia il pubblico sulle false apparenze ed insegna che non sempre la sposa che si piega remissiva ai doveri è capace di amare veramente.

Bisogna però ricordare che il padre mercante Battista è pronto a disporre delle figlie come merce, dandole al migliore offerente; si può quindi pensare che, in questo caso, Shakespeare si ponga dalla parte delle fanciulle che tentano di opporsi.

Non c’è dubbio che il punto di vista presentato nella commedia è quello maschile e storicamente elisabettiano, che gode dell'oppressione cui è sottoposta la bisbetica.

Commento[modifica | modifica sorgente]

I personaggi principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Personaggi shakespeariani.
  • Caterina: Sorella di Bianca e figlia di Battista Minola, un ricco mercante di Padova. La sua reputazione è di bisbetica, ma in realtà lo è solo all'apparenza. Caterina è la prima fra le brillanti ed argute protagoniste dei brani di Shakespeare. Essa ha scoperto che l'unica soluzione che possa preservare la sua integrità è di opporsi a ciò che gli altri dicono. Ella possiede un modesto senso dell'umorismo ed un carattere irascibile e scontroso.
  • Petruccio: È un giovane uomo proveniente da Verona, che dice di essere venuto a Padova per sposarsi con una ragazza ricca e benestante. È un uomo allegro, impaziente e molto soddisfatto di Caterina. Egli possiede una corporatura robusta ed un'altezza considerevole. All'inizio è scontroso ed anche un po’ brutale nei confronti di Caterina, ma in seguito, dopo averla conquistata, si rivela invece egli “bisbetico” e scherzoso.
  • Bianca: All'inizio è una ragazza dolce, tranquilla, gentile ed obbediente; in seguito, però, in contrapposizione all'addolcimento di Caterina, diventa scontrosa e disobbediente al padre. Bianca funge da esempio a Caterina, mostrando i suoi punti deboli, ma alla fine dimostra di possederne alcuni lei stessa.
  • Lucenzio: È il tipico innamorato, che si infuoca a prima vista. Come personaggio, egli è dipinto molto vivacemente e possiede una corporatura snella e minuta.
  • Battista: È il tipico padre, il quale vuole niente meno che la completa obbedienza delle sue due figlie; egli spera di organizzare le loro vite definitivamente. Esso è anche occupato a sposare le sue figlie per soldi e spinge spesso i corteggiatori di esse a farlo. È un uomo di mezz’età e di corporatura bassa.

Elementi comici[modifica | modifica sorgente]

Spesso Petruccio deride Caterina per conquistarla, usando anche dei termini un po' scurrili.[senza fonte] Egli in realtà è un uomo di origini nobili, il quale però si finge un po’ maleducato ed impertinente. Lo stesso Lucenzio, travestito da Cambio (il tutore), dando lezioni di letteratura a Bianca, maltratta e deride il suonatore di violoncello, il quale, incaricato di istruire la ragazza alla musica, era desideroso di entrare nella stanza (dove vi erano Tranio e Bianca).

I travestimenti e lo scambio dei ruoli danno vita a situazioni ironiche e a malintesi che divertono il pubblico e rompono la drammaticità di alcune scene.

La stessa Caterina appare comica quando sputa sentenze e si infuria come un serpente velenoso, mentre, in casa di Petruccio, essa risveglia la nostra compassione.

Come in tutto il teatro elisabettiano, le commedie di Shakespeare, volte al divertimento del pubblico, non mancano di offrire momenti di profonda riflessione e spunti educativi. Pertanto le commedie di Shakespeare nelle parti più toccanti evita che una commedia si trasformi in un "rosa".

Elementi letterari o cornice[modifica | modifica sorgente]

Le commedie di Shakespeare sono caratterizzate da un lieto fine e da un'atmosfera gioiosa, piuttosto razionale e solo apparentemente ottimistica. I problemi e le discordanze della storia si risolvono sempre in un lieto fine dove però non mancano i toni malinconici ed un senso pessimistico sulla natura precaria della felicità umana.

Shakespeare non ama giocare con gli equivoci, i travestimenti e le sorprese e ci mostra un'umanità affaccendata, che ha poco della riservatezza inglese, la borghesia elisabettiana che esprime l'avidità e la volontà di potere, o una nobiltà fastosa, capricciosa. L'amore è abilmente dipinto nelle commedie, a volte preso in giro, perché sinonimo di superficialità ed ipocrisia. Il grande drammaturgo non mostra le cose come egli crede che siano, ma mostra uomini ciascuno dei quali vede le cose a suo modo.

Per questa commedia, una delle prime opere di Shakespeare, egli si rifà ad opere precedenti di Chaucer e Dunbar, per poi modificarne la tecnica di recitazione e trasformando la violenza puramente fisica subita dai personaggi femminili passati in prevaricazione psicologica per la sua Caterina. Inoltre aggiunge all'intreccio principale la vicenda di Bianca come rovesciamento dei ruoli e gioco tra finzione e realtà.

L'introduzione crea un passaggio dalla realtà al sogno, per poi introdurci nell'azione comico-farsesca della storia. L'azione dura cinque giorni e si basa su scene di contrasto e contrapposizione di personaggi. È proprio da queste opposizioni, di carattere, di tono o di situazione, che nasce l'originalità e la vivacità di questa commedia, benché fra le più semplici e lineari di Shakespeare.

La commedia presenta un'alternanza di registri drammatici e comici. I personaggi utilizzano spesso un linguaggio letterario molto convenzionale ed ornato; Lucenzio e gli altri parlano spesso per frasi fatte, proverbi, con riferimenti a libri, frasi italiane o citazioni latine imperfette. Dal punto di vista del linguaggio vi è anche un certo contrasto tra vecchi e giovani, padri e figli, innamorati dichiarati o nascosti.

Originale è il tono comico-farsesco con cui Shakespeare tratta l'intreccio principale: Petruccio e Caterina possiedono una carica travolgente nei loro furibondi contrasti verbali. Ad esempio il loro primo incontro-scontro, rappresenta un grande momento di teatro perché è l'unico in cui, a parole, Caterina è alla pari di Petruccio. Il loro è un vero e proprio match di battute, frecciate e sottintesi. Essi parlano un linguaggio diretto, spontaneo, irriverente ed arguto, che contrasta con le false ipocrisie dei discorsi di Bianca e tutti gli altri.

Se il tono ironico domina la commedia, non dobbiamo dimenticare che è proprio il momento finale che riporta la concentrazione e fa da contrappunto patetico: frustrata prima, quando era bisbetica, e dopo, quand’è domata, Caterina paga il prezzo di un'educazione e di una rigidità sociale ingiuste.

Analisi tra Petruccio e Caterina[modifica | modifica sorgente]

Petruccio e Caterina, Atti IV.

Shakespeare, durante l'intera narrazione, contrappone i due personaggi tra di loro; all'inizio Petruccio è un uomo allegro e soddisfatto di Caterina, mentre quest’ultima è “bisbetica”, scontrosa ed impaziente. Col proseguimento della narrazione, invece, Petruccio diventa egli “bisbetico” ed irascibile, mentre Caterina diventa desiderosa del suo sposo pur non sopportando il suo senso dell'umorismo.

Nei confronti del matrimonio, Petruccio è desideroso di sposare Caterina, mentre quest’ultima, come già detto, no. Nonostante il disguido tra i due, Petruccio riesce a far ammettere a Caterina di volerlo sposare.

Battista organizza il matrimonio e Caterina, di mala voglia, è obbligata a presentarsi; Petruccio, invece, sapendo di essere atteso da Caterina, giunge al matrimonio in ritardo e vestito con abiti logori e sporchi. Caterina, arrabbiata più che mai e però sempre più desiderosa di sposarlo, cerca di velocizzare le nozze, mentre Petruccio tenta il contrario.

Alla fine Caterina cade tra le sue mani e Petruccio può finalmente “cantar vittoria”.

Rappresentazioni e adattamenti[modifica | modifica sorgente]

Confronto tra la rappresentazione teatrale e quella cinematografica[modifica | modifica sorgente]

La versione cinematografica è, ovviamente, arricchita di particolari e di scenografie, anche esterne.
Le tecniche del cinema permettono, infatti, di attirare maggiormente l'attenzione del pubblico, perché, pur concentrandosi sulla storia di Caterina e Petruccio, esse ci fanno entrare negli ambienti frequentati dai due personaggi, nell'atmosfera sociale del tempo e ci offrono prospettive ed inquadrature diverse rispetto alla staticità teatrale. Nel film è possibile cogliere il gioco degli sguardi tra i due personaggi, apprezzare con più chiarezza il cambiamento psicologico e comportamentale di Caterina ed il colore dei luoghi.
A teatro, invece, l'attenzione è concentrata soprattutto sulla parola e l'atmosfera è meno coinvolgente, ma più riflessiva. La bisbetica domata è tra le più rappresentate e celebri commedie shakespeariane. La versione che Franco Zeffirelli ne fece nel 1966 è tra le più rinomate e celebri; servendosi di una delle più famose coppie cinematografiche quali Richard Burton ed Elizabeth Taylor.

Versioni cinematografiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shakespeare nella cinematografia#La bisbetica domata.
Regia di Azeglio Pineschi e Lamberto Pineschi
Italia (1908)
Regia di D. W. Griffith
Interpreti: Florence Lawrence (Caterina), Arthur Johnson (Petruccio).
USA, 1908
Regia di Arrigo Frusta
Interpreti: Gigetta Morano, Eleuterio Rodolfi
Italia (1913)
Regia di Sam Taylor
Interpreti: Mary Pickford (Caterina), Douglas Fairbanks (Petruccio), Edwin Maxwell (Battista).
USA, 1929
Regia di Ferdinando Maria Poggioli
Interpreti: Lilia Silvi (Caterina), Amedeo Nazzari (Petruccio), Paolo Stoppa (Righetto), Lauro Gazzolo (Battista).
Italia, 1942
Regia di George Schaefer
USA, 1956
Interpreti: Maurice Evans (Petruccio), Lilli Palmer (Caterina).
Regia di George Sidney
USA, 1963
Interpreti: Howard Keel (Fred), Kathryn Grayson (Lilli), Ann Miller
regia Franco Zeffirelli
interpreti Richard Burton (Petruccio), Elizabeth Taylor (Caterina), Michael York (Lucenzio).
USA/Italia, col. 1967; durata: 122'
Regia di Castellano e Pipolo
Interpreti: Adriano Celentano (Elio Codogno), Ornella Muti (Lisa Silvestri), Pippo Santonastaso (don Cirillo)
Italia, 1980
Regia di Gil Junger
Interpreti- Heath Ledger: Patrick Verona (Petruccio), Julia Stiles: Kat Stratford (Caterina)
USA, 1999

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ William Shakespeare - La bisbetica domata

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • William Shakespeare, La bisbetica domata, Mondadori, 2000.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

teatro Portale Teatro: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di teatro