La dodicesima notte

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La dodicesima notte, o Quel che volete
Commedia in cinque atti
Orsino e Viola - Frederick Richard Pickersgill
Orsino e Viola - Frederick Richard Pickersgill
Autore William Shakespeare
Titolo originale Twelfth Night, or What You Will
Lingua originale Inglese
Composto nel Tra il 1599 e il 1601
Pubblicato nel 1623
Prima assoluta 2 febbraio 1602
Middle Temple Hall, Londra
Personaggi
  • Il duca Orsino, innamorato di Olivia
  • La contessa Olivia
  • Viola, figlia del duca di Messina e sorella gemella di Sebastian
  • Sebastian, figlio del duca di Messina e fratello gemello di Viola
  • Malvolio, maggiordomo di Olivia
  • Antonio, capitano di vascello e amico di Sebastian
  • Sir Toby Belch, zio di Olivia
  • Sir Andrew Aguecheek, amico di Sir Toby e pretendente di Olivia
  • Maria, cameriera di Olivia
  • Fabian, servo di Olivia
  • Feste, buffone di Olivia
  • Valentino, gentiluomo al seguito del Duca
  • Curio, gentiluomo al seguito del Duca
  • Signori, Preti, Marinai, Guardie, Musicanti
 
(EN)
« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »
(IT)
« Se la musica è l'alimento dell'amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will) è una commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.

Il titolo allude alla festa della dodicesima notte (corrispondente all'Epifania) chiamata in questo modo per il numero dei giorni che trascorrono dal Natale fino alla festività. Fu rappresentata con certezza il 2 febbraio 1602 al Middle Temple Hall ed è stato ipotizzato[1] che la prima assoluta sia avvenuta un anno prima, proprio il giorno dell'Epifania. Le sue origini letterarie derivano da Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531.

Ambientata nell'antica regione balcanica dell'Illiria, racconta una storia di amori e inganni, nella quale i gemelli Viola e Sebastian, a seguito di un naufragio, si trovano a conoscere il Duca Orsino e la dama Olivia. Orsino ama Olivia che ne ignora la corte, ma quando si trova davanti al messaggero di Orsino (la giovane Viola che dopo la perdita del fratello si è camuffata da uomo per entrare al servizio del Duca), se ne innamora, scatenando una serie di eventi e imprevisti che condurranno al lieto fine. Una sottotrama, importante ai fini dello svolgimento della trama, vede protagonisti i personaggi che popolano la corte di Olivia: il giullare Feste, il maggiordomo Malvolio, la cameriera Maria, lo zio Sir Toby, il servo Fabian e Sir Andrew Aguecheek. Il maggiordomo Malvolio viene beffato dagli altri cinque che, falsificando una lettera, gli fanno credere di essere oggetto di attenzioni da parte della padrona Olivia.

La dodicesima notte, come tutte le commedie più note di Shakespeare, ha riscosso successo anche nelle epoche successive, e la sua storia viene tuttora rappresentata e adattata in forma teatrale e cinematografica.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La commedia si svolge in Illiria, antica regione dei Balcani occidentali, nel mare Adriatico, questa ambientazione creata da Shakespeare è di pura fantasia. Le prime tre scene introducono ai luoghi e ai personaggi principali dell'opera, con l'eccezione di Olivia, che compare solo nella quinta scena. Il primo atto si apre alla corte del Duca Orsino, nobile gentiluomo d'Illiria, che lamenta il suo amore non corrisposto per la bella Olivia, gentildonna che ha deciso di non concedersi a nessun uomo per sette anni al fine di onorare il lutto per il fratello morto. Inutilmente Orsino manda messaggeri al palazzo della donna: essi non vengono neppure ricevuti. Contemporaneamente, sulla costa, la protagonista femminile Viola ha fatto naufragio, e crede che suo fratello gemello Sebastian sia morto. Interrogando il capitano del bastimento naufragato, viene informata del luogo dove si trova e delle vicende di Orsino e Olivia. Viola decide allora di travestirsi da ragazzo, essendo molto abile in questo, poiché da bambina più volte si era divertita a imitare il fratello, e credendo più sicura la sua posizione come uomo anziché donna, e prende così servizio da Orsino, come paggio, con il nome di Cesario. In casa di Olivia, nel frattempo, il chiassoso zio della ragazza, Sir Toby Belch, intrattenendosi con la cameriera Maria, tesse le lodi del suo compare di bevute Sir Andrew Aguecheek, pretendente alla mano della giovane. Maria lo descrive invece come un perfetto beota e ubriacone, e quando Sir Andrew entra in scena non disattende le aspettative, dimostrandosi tardo e di spirito poco pronto. La quarta scena del primo atto inaugura la prima sequenza della commedia (da I, iv a II, iii), della durata di un giorno, dal mattino a notte inoltrata. Nel palazzo del duca, Orsino incarica Cesario (Viola) di recarsi da Olivia per l'ennesimo messaggio d'amore. A parte, Viola lamenta quanto ingrato sia il compito affidatole, facendoci intendere l'amore che nutre per Orsino. La scena si sposta a casa di Olivia, dove Maria sgrida il giullare Feste per essersi assentato a lungo da palazzo. Sopraggiunti Malvolio e la contessa, entrambi interrogano il matto. Questi offre una esibizione verbale condita da nonsense e ragionamenti non privi di sferzante saggezza, dimostrando infine di non essere lui la testa matta bensì la stessa Olivia. All'arrivo di Viola, Maria avverte la padrona della presenza di un giovane, frattanto intrattenuto da Sir Toby. Olivia è decisa a non ricevere alcun messo, e incarica Malvolio di scacciarlo. Tuttavia, dopo le ferme insistenze di Viola, Olivia, munitasi di velo per celarsi il volto, lo riceve. Nei panni di Cesario, la giovane si dimostra così suadente e di nobile portamento da far innamorare la contessa, pur non avendone l'intenzione. Al termine dell'incontro Cesario (Viola) se ne va con la promessa di tornare per riferire la reazione del Duca Orsino, e inoltre inventa uno stratagemma per poter rivelare i suoi sentimenti al giovane, senza che altri vengano a saperlo: affida a Malvolio un suo anello che sostiene di avere avuto in pegno da Cesario per conto di Orsino, e gli ordina di 'restituirlo' al paggio.

Orsino si strugge d'amore per Olivia, ritratto di Walter Howell Deverell

Il secondo atto si apre sulla riva del mare dove fanno il loro ingresso in scena Sebastian, il gemello di Viola, fino a quel momento fattosi chiamare Roderigo, e il capitano Antonio, il quale mostra di nutrire per lui un profondo attaccamento. Sebastian, crucciato dalla presunta morte della sorella che crede annegata è deciso a recarsi alla corte di Orsino. Antonio, nonostante i nemici che l'uomo sostiene di avere lì, promette di raggiungerlo in seguito. Malvolio frattanto ha raggiunto Cesario in strada e gli ha consegnato in malo modo l'anello. Viola, dopo lo stupore iniziale, intuisce trattarsi di un dono, e comprende le reali intenzioni di Olivia. Cantando la vulnerabilità del cuore femminile, torna verso la corte del duca.

Alla corte di Olivia, seguono altri intrighi: Malvolio è protagonista delle trame burlesche di Maria, di Sir Toby e di Sir Andrew alla presenza del buffone Feste: dopo l'ennesima presa di posizione del maggiordomo che redarguisce Sir Toby del suo comportamento dissoluto, viene architettato alle sue spalle un piano per farlo sfigurare agli occhi di Olivia.[2] Maria, che è capace di imitare la calligrafia della padrona, stilerà una missiva contenente allusioni amorose all'uomo per trarlo in inganno e renderlo protagonista di una clamorosa beffa.

La seconda giornata (da II, iv a IV, i) dura dalla mattina al tramonto ed è la parte più estesa della commedia. Nel suo palazzo, Orsino, non ancora arresosi ai rifiuti di Olivia, dialoga sulla natura dell'amore con Cesario, il servo Curio e Feste, il quale intona canzoni d'amore su richiesta del duca. Viola viene nuovamente incaricata di recarsi da Olivia per conto dell'uomo e a nulla valgono i tentativi della giovane di dissuaderlo. Per allusioni, tenta di esprimere i suoi sentimenti per il duca, fingendo siano diretti a una donna in tutto simile a Orsino, provocando solo l'ignaro commento di quest'ultimo, che lo invita a dirigere le sue attenzioni a una donna giovane, e non ad una matura.

Nel mentre sir Toby, sir Andrew e Fabian attendono da Maria notizie sullo svolgimento della beffa: la donna, concitata dall'aver appena stilato la falsa lettera diretta a Malvolio, informa di averla lasciata in bella vista nel viale che l'uomo a breve percorrerà. Nascostasi la cricca, Malvolio trova la lettera che, con allusioni indirette[3], gli fa credere di essere oggetto delle mire amorose di Olivia. Seguendo le indicazione riportate sulla missiva, Malvolio corre a indossare calze gialle e giarrettiere incrociate che crede amate dalla donna, ignorando invece che, in realtà, ad ella sono invise.

Fabian sprona Viola (nei panni di Cesario) a combattere con Sir Andrew Aguecheek (III, iv)

Il terzo atto vede il ritorno di Cesario alla corte della giovane Olivia, dove incontra Feste, il buffone, che lo annuncia alla contessa. Rimasta sola con Olivia, Viola ne subisce il corteggiamento. Toby, Andrew e Fabian, assistono e commentano la scena: Andrew, pretendente di Olivia, è particolarmente furibondo per le attenzioni che la donna riserva al giovane paggio e viene spinto dai due a sfidarlo a duello. L'azione però è interrotta da Maria che annuncia la vestizione di Malvolio secondo quanto scritto nella falsa missiva.

Sulla strada intrapresa da Sebastian per arrivare da Orsino, il giovane si separa da Antonio il quale, nonostante riveli aver combattuto contro il duca in una precedente battaglia navale sottraendogli del denaro e corra dunque il rischio di essere fatto prigioniero o addirittura giustiziato, non vuole abbandonare Sebastian, per l'affetto che lo lega al giovane. Mentre Sebastian visiterà la città dove sono giunti, Antonio lo aspetterà in una locanda. In via precauzionale, Antonio consegna a Sebastian la borsa dei denari, nella quale sono contenuti i soldi sottratti in passato ad Orsino.

La beffa a Malvolio intanto arriva a compimento: Maria e Olivia sono nel giardino quando giunge, convocato da quest'ultima, il maggiordomo in calze gialle e giarrettiere incrociate, convinto di soddisfare le richieste dell'amata contessa. Al trasecolare di Olivia, Malvolio allude alla finta lettera, citandone dei passi che la donna, ovviamente, non comprende, dubitando del fatto che Malvolio sia uscito di senno. Prega Sir Toby di badare a Malvolio, e resta sola con Cesario. Fabian, Maria e Toby trattano Malvolio come un folle e architettano di chiuderlo, legato, in una stanza. Sir Andrew ha frattanto terminato una lettera di sfida diretta a Cesario, piena di errori e dabbenaggini. Sir Toby, che medita un altro inganno ai danni del compare, lo consiglia di sfidarlo seduta stante. Mentre Andrew si apposta, Toby decide di non consegnare la missiva, ma di riportare a voce a Cesario la sfida a duello.

Olivia prosegue nella sua corte spassionata a Cesario, mentre Viola tenta di frapporre l'amore di Orsino per la donna. La conversazione è interrotta da Sir Toby e Fabian che irrompono annunciando la sfida imminente. Viola, stupita e preoccupata poiché non sa tirar di scherma, tenta di scampare allo scontro. Sir Toby e Fabian rincarano la dose: essendo i due contendenti divisi, fanno credere ad ognuno dei due che l'avversario vanta una capacità di combattimento senza pari, aumentando le ansie sia di Andrew che di Viola. Il duello fa per iniziare quando entra Antonio che prende subito le difese di Viola, scambiandola per Sebastian. L'entrata gli è però fatale dal momento che le guardie di Orsino, riconosciutolo su denuncia di Malvolio, lo arrestano: Antonio chiede a Viola di restituirgli la borsa del denaro affidata in realtà a Sebastian ma la giovane, non sospettando lo scambio di persona, nega di possederla scatenando la delusione, lo sbigottimento e l'ira di Antonio. Antonio si è rivolto a Viola chiamandola «Sebastian», convincendo Viola non della salvezza del fratello ma solo del fatto che, in abiti maschili, la somiglianza al fratello perduto è notevole. Distrutta dai ricordi abbandona il duello, instillando nella mente di Sir Toby, Andrew e Fabian che 'Cesario' sia un ribaldo che abbandona gli amici nel momento del bisogno e che non sia in grado di battersi.

Olivia, Sebastian ed il prete ritratti da William Hamilton
Una scena dell'ultimo atto della commedia: Olivia, incredula sul comportamento di Cesario, interroga il prete per fargli testimoniare sul matrimonio avvenuto con l'uomo.

All'inizio del quarto atto Feste è alla ricerca di Cesario, su ordine di Olivia. Il buffone incontra invece Sebastian. Sopraggiunto Sir Andrew, Sebastian è costretto ad affrontarlo in duello sconfiggendolo in una sola mossa. Al duello accorrono gli astanti tra cui Olivia che, vedendo Sebastian e scambiandolo per Cesario, lo invita a seguirlo a palazzo. Qui Maria incita Feste a infierire sul beffato Malvolio, recandosi da lui nelle vesti di Monsignor Topas, esorcista gallese, per convincerlo della sua pazzia. Non riconoscendolo, Malvolio affida al buffone una lettera da consegnare alla padrona con la quale protesta per la sua situazione. Olivia frattanto ha chiesto a Sebastian di sposarlo. Lui, incredulo di fronte a ciò che considera una sorta di sogno, acconsente.

L'ultima sequenza (da IV, ii a V, i), dalla notte del giorno precedente fino al mattino seguente, inizia con Malvolio rinchiuso come pazzo e prosegue con il matrimonio notturno tra Sebastian e Olivia.

Il quinto atto si apre con l'ingresso di Viola ed Orsino col seguito al palazzo di Olivia. Qui Viola riconosce Antonio come salvatore del duello tra lei e Sir Andrew: al contempo Orsino lo indica come passato nemico. Inutilmente Antonio narra di come ha salvato l'uomo dal naufragio offrendogli la propria borsa di denaro: Viola nega l'accaduto, essendo Sebastian e non lei il reale amico del capitano. L'ingresso di Olivia interrompe il discorso di Antonio, introducendo una particolare conversazione a tre: mentre Orsino tenta inutilmente di dichiararsi a Olivia, questa chiede spiegazioni delle disattese promesse matrimoniali a Cesario, costretta a tacere per non disattendere le volontà del suo padrone, che vede in Viola un intermediario al suo servizio. Il discorso sembra chiarirsi ad Orsino, che vede in Cesario un nemico da affrontare per ottenere il cuore di Olivia: Viola, dal canto suo, cieca d'amore, è pronta a morire per mano dell'uomo amato, facendo intendere ad Olivia di non gradire la sua corte.

L'ingresso del prete in scena porta a conoscenza Orsino del matrimonio tra Olivia e Sebastian, scambiato per Cesario. Nel momento di maggiore confusione entra in scena anche Sir Andrew con la testa fasciata, pronto a giurare di esser stato offeso nel corso di un duello da Cesario, il quale difende invece la sua innocenza. Il colpo di scena è l'ingresso di Sebastian, che si reca da Olivia per scusarsi delle ferite provocate ad Andrew e vede Viola. Riconoscendosi, i gemelli comprendono che le morti erano presunte e gioiscono dell'avvenimento, narrandosi le vicissitudini che li hanno condotti a tali circostanze. Orsino chiede a Viola di vederla in veste da donna, e lei rivela di aver lasciato le vesti a casa di Antonio, ora in galera su denuncia di Malvolio. Orsino vuole ch'egli ritiri la querela quando giunge Feste con la lettera indirizzata ad Olivia scritta da Malvolio: grazie allo sfogo scritto gli astanti capiscono che l'uomo non è uscito fuori di senno e ne ordinano la scarcerazione.

All'arrivo di Malvolio egli chiede spiegazioni sulla lettera d'amore ricevuta dalla padrona, la quale riconosce in essa la falsificazione della propria calligrafia, capendo che si tratta di un inganno architettato ai danni del maggiordomo da parte di Maria e degli altri. Fabian confessa di essere uno degli autori della beffa. Sir Toby, frattanto, entusiasta delle capacità di Maria, vi è convolato a nozze.

Orsino chiede a Viola di essere sua sposa, ed Olivia le promette di essere una sorella sincera e devota: al lieto fine delle due coppie fa da contrasto l'ira di Malvolio, che scopre d'esser stato raggirato e promette vendetta.

Dopo questa scena Feste annuncia agli spettatori, cantando e suonando, la fine della commedia.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Frontespizio della commedia degli Intronati, di cui la zucca industriosa è il simbolo.

Alcuni elementi dell'opera derivano dalla commedia Menecmi di Plauto, dove uno dei due gemelli si reca a Epidamno (Durazzo), in Illiria, in cerca del fratello. La commedia plautina è peraltro all'origine di molti intrecci basati sullo scambio di identità, tra cui La commedia degli errori composta dello stesso Shakespeare dieci anni prima[4].

Gl'ingannati, una commedia italiana allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 e stampata a Venezia nel 1537, fornì la guida principale per la vicenda amorosa[5]. La storia era nota in Inghilterra attraverso le imitazioni e le riscritture del sedicesimo secolo, tra le quali il racconto Of Apolonius and Silla presente nel Rich his Farewell to Military Profession (1581) di Barnabe Rich che Shakespeare potrebbe aver avuto a disposizione. Dell'esatto modo in cui la fonte sia stata trasmessa, tuttavia, non esistono prove documentali[6]. Lo spettacolo era stato messo in scena dagli accademici senesi in seguito ad un sacrificio goliardico accaduto la notte dell'Epifania: avendo ognuno degli uomini bruciato (o finto di bruciare) i pegni d'amore delle proprie donne, queste ultime avevano preteso un risarcimento. Gli accademici composero quindi in tre giorni una commedia, dedicandola alle gentildonne[7][8]. Nel prologo è menzionata espressamente la "notte di beffana" (corrispondente appunto alla dodicesima notte dopo il Natale).

« La favola è nuova e non altronde cavata che della loro industriosa

zucca onde si cavorno anco, la notte di beffana, le sorti vostre [...][8] »

Ne Gl'Ingannati la tredicenne Lelia fugge travestita da uomo, divenendo paggio del cavaliere Flamminio, che l'adopera per trasmettere messaggi d'amore all'ereditiera Isabella. Lo schema amoroso è lo stesso della commedia scespiriana, compreso l'arrivo del gemello Fabrizio e il conseguente scambio di persona. Intorno alla vicenda principale si muove un cospicuo numero di servitori, zanni e fantesche, tra cui Pasquella, che ordisce una beffa a spese dello spagnolo Giglio, pretendente di Isabella, allo scopo di derubarlo.

La commedia senese ebbe una grande diffusione, venendo tradotta e adattata in tutta Europa. Lo studioso britannico Morton Luce, nei suoi studi sulle fonti della commedia, ne elenca ben 12 versioni in diverse lingue[9]. In Francia comparve come Le Sacrifice (poi Les Abusés) nel 1543; in Spagna Lope de Rueda ne propose un adattamento[10]. A Firenze nel 1547 fu rappresentata come Gli Inganni, di Nicolò Secchi, poi stampata nel 1562, mentre una commedia omonima fu pubblicata da Curzio Gonzaga, a Venezia, nel 1592. Una versione in latino con il titolo Laelia fu rappresentata per Lord Essex al Queens' College di Cambridge nel 1595[11]. Dalla storia Matteo Bandello ne ricavò la XXXVI novella della seconda parte della sua raccolta (Nicuola innamorata di Lattanzio va a servirlo vestita da paggio e dopo molti casi seco si marita, e ciò che ad un suo fratello avvenne.), tradotta da Belleforest, a sua volta fonte dell'Apolonius e Silla di Barnabe Rich. Da quest'ultimo Shakespeare sembra aver tratto i maggiori spunti[12]. La congettura deriva da dettagli drammaturgici di quest'ultima versione leggermente differenti dall'originale, e presenti in modo straordinariamente simile nella commedia scespiriana. Nel racconto di Rich il protagonista maschile Apolonius è innamorato di una gentildonna (Julina) che a sua volta si innamora di Silla (giunta fortunosamente a Costantinopoli per amore di Apolonio, mascherata da uomo), credendola Silvio. Quest'ultimo è il fratello di Silla, che infine sposerà Julina. Tra gli elementi nuovi, quello più evidente è il naufragio della nave che trasporta Silla, assente dalle altre fonti[13].

Composizione e stampa[modifica | modifica wikitesto]

Copertina della Dodicesima notte sul First Folio
(EN)
« At our feast we had a play called "Twelve Night, or What You Will", much like "The Comedy of Errors" or "Menaechmi" in Plautus, but most like and near to that in Italian called "Inganni". A good practice in it to make the steward believe his lady-widow was in love with him, by counterfeiting a letter as from his lady, in general term telling him what she liked best in him and prescribing his gesture in smiling, his apparel, etc. and then, when he came to practice, making him believe they took him for mad. »
(IT)
« Alla nostra festa abbiamo avuto una recita chiamata La dodicesima notte oppure Quel che Volete, molto simile a La commedia degli errori o Menaechmi di Plauto, ma molto più vicina a quella che in italiano è chiamata Inganni. Contiene un buon esempio di come far credere ad un maggiordomo che la sua "Signora-Vedova" era innamorata di lui, inviando una lettera falsa da parte della sua Signora, dove gli spiegava tutto ciò che gli piaceva di lui e suggeriva come sorridere, vestirsi, ecc. e poi, quando egli arrivava ad agire, facendogli credere di prenderlo per matto. »
(John Manningham[14][15])

I diari dello studente di giurisprudenza John Manningham sono il primo documento certo che attesti l'esistenza della commedia[16]: Manningham ricorda di avere assistito alla commedia, di cui riporta il titolo completo, il giorno della Candelora (2 febbraio) del 1602 presso la Middle Temple Hall[16], e la definisce simile alla Commedia degli equivoci, ai Menaechmi plautini e a una commedia italiana, da lui chiamata Inganni (il titolo di almeno due delle versioni italiane della commedia degli Intronati).

La composizione, anche ipotizzando una rapida stesura, è quindi senz'altro precedente alle prime settimane del 1602. Quella a cui Manningham ha assistito non può che essere infatti la commedia scespiriana: nel suo resoconto, lo studente descrive senza alcun dubbio la scena di Malvolio. Tuttavia non è accertato che quella fosse la prima rappresentazione.[17].

Secondo lo studioso Leslie Hotson ci sarebbe stata una rappresentazione precedente, il 6 gennaio, 1601: la commedia sarebbe stata composta rapidamente per essere eseguita in onore del duca di Bracciano don Virginio Orsino, in visita a Londra, la sera dell'Epifania del 1601. L'ipotesi è suffragata da una lettera che il duca spedì alla moglie, ma non ci sono elementi di certezza se non la coincidenza fra il nome del personaggio Orsino e quello del duca a cui sarebbe stata offerta, e fra il titolo e le circostanze della rappresentazione: le feste per la dodicesima notte[1].

Il termine a quo per retrodatare l'opera si basa invece su una serie di riferimenti interni al testo dell'opera e sull'assenza di informazioni riguardanti l'opera nel Palladis Tamia, Wits Treasury di Francis Meres del settembre 1598, contenente brevi annotazioni preziose per la cronologia delle opere di Shakespeare. Nel libro si citano svariate opere nuove ma non si fa alcun accenno alla commedia, che quindi non era ancora nota al pubblico. Il testo inoltre rimanda al viaggio di William Barents, il cui resoconto fu pubblicato in Inghilterra nel 1598, a una nuova mappa delle Indie, stampata nel 1600 e allo Shah di Persia, riferimento probabilmente ispirato al racconto della avventure di Anthony Sherley, pubblicate nel 1600 e 1601. Tutti questi dati appaiono ragionevolmente indicare il 1600-1601 come il periodo di probabile stesura del testo[1].

La commedia fu pubblicata postuma, nell'in-folio del 1623, fra le commedie registrate dagli editori Blount e Jaggard come inedite[1].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

L'Illiria storica

La commedia è ambientata in Illiria, tuttavia Shakespeare la intendeva come luogo fantastico; anche la sua popolazione non rispecchiava uno specifico popolo illirico, ma restava neutrale. Il tempo in cui si svolge la commedia è indefinito, quindi l'epoca alla quale più si potrebbe avvicinare è la stessa in cui Shakespeare l'ha scritta.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Lo spettacolo venne creato con l'intento di accontentare sia le aspettative del pubblico popolare sia il gusto più raffinato dei nobili e del mondo accademico. Melchiori, nella sua analisi dell'opera, afferma come la commedia dovesse essere, nelle intenzioni, una «festive comedy, ossia spettacolo inteso non solo per il teatro pubblico, ma anche per la corte e le istituzioni universitarie»[18]. Nel periodo in cui la commedia viene scritta, sono stati edificati i grandi teatri pubblici elisabettiani. Data l'avversione della borghesia puritana londinese nei confronti del teatro (e i conseguenti divieti alle rappresentazioni in vigore nella città di Londra), il pubblico di riferimento della compagnia di Shakespeare, The Lord Chamberlain's Men (compagnia privata, ma "sponsorizzata" dal Ciambellano di corte), era costituito senz'altro dal popolo che affollava gli anfiteatri di periferia ma anche e soprattutto dall'aristocrazia, senza l'appoggio della quale non era possibile ottenere neppure la licenza a rappresentare. Il risultato è un magistrale intervallarsi di registri, alto e basso, in continuo contrasto: la tecnica drammaturgica ormai matura e sperimentata permette a Shakespeare - come in molte commedie precedenti e successive - di combinare linguaggi e temi, riproducendo una struttura collaudata, di sicuro successo, ricca di variazioni.

I personaggi curtensi[modifica | modifica wikitesto]

I personaggi provenienti dalle due corti, o che si trovano a mediare fra esse, fanno parte del nucleo lessicale e narrativo della vicenda principale. Il colto discettare sull'amore, il triangolo sentimentale tra Orsino, Olivia e Viola e le implicazioni comiche che ne derivano, fino all'arrivo di Sebastian e l'ulteriore confusione generata dalla somiglianza tra i due gemelli costituiscono l'asse portante della commedia.

Viola and the Countess (F. R. Pickersgill, 1859). Olivia dichiara il suo amore a Viola, credendola Cesario. III, i.

Viola è la protagonista femminile indiscussa della commedia, figlia del duca di Messalina e sorella gemella di Sebastian. Crede di aver perso il fratello nel corso del naufragio che l'ha portata in terra d'Illiria. Innamoratasi perdutamente del duca Orsino ma sapendolo innamorato a sua volta di Olivia, si finge uomo travestendosi per servirlo a corte. Preso il nome di Cesario, sarà il motore scatenante degli intrighi della commedia.

Il duca Orsino, signore di Illiria, è descritto come giovane virtuoso e gentiluomo, e riconosciuto come tale da Olivia[19]. Non corrisposto, arde d'amore per la donna. A suo tempo, è amato da Viola, che si finge uomo per servirlo e stargli vicino.

La contessa Olivia, contessa di Illiria, celebra il lutto per la morte del fratello celandosi alla vista di coloro che vengono a farle visita tramite un velo che le nasconde il volto. Rifiuta la corte di Orsino per il fioretto autoimpostosi di sette anni di clausura: riceve Viola mascherata da Cesario e se ne innamora, infittendo l'intreccio della commedia.

Olivia vista da Charles Robert Leslie

Sebastian è il figlio del duca di Messalina e fratello gemello di Viola, da lei creduto inizialmente morto nel corso del naufragio che li ha separati. Sebastian crede deceduta invece Viola.

Antonio è capitano di vascello e amico di Sebastian. Da una battuta di Sebastian sappiamo che quest'ultimo viaggiava sotto il falso nome di Roderigo. Esistono teorie più che chiare sul fatto che Antonio sia attratto a livello omoerotico dal giovane Sebastian.[20] All'inizio della vicenda Antonio salva il giovane Sebastian e gli dice che o il giovane sarebbe stato lì con lui oppure alla corte di Orsino ci sarebbero andati insieme, usando la frase:

(EN)
« If you will not murder me for my love, let me be your servant. »
(IT)
« Se non vuoi assassinarmi per l'amore che ti porto, lasciami farti da servo. »
(II, i.)

Gli spiega anche che in Illiria egli è ricercato perché in una guerra antecedente all'inizio della commedia ha ucciso molti dei soldati del conte. Nella quarta scena del terzo atto irrompe nel duello tra Viola/Cesario e Sir Andrew, offrendosi per combattere dalla parte di Cesario, scambiandola per il gemello Sebastian. Dopo il suo arresto, Antonio chiede a Cesario dei soldi che aveva prestato a Sebastian, e al suo diniego prende questo come un tradimento ed esclama: «O, how vile an idol proves this god!» («Invece, era un idolo vile, non un Dio!» III, iv). Quando infine viene portato davanti ad Orsino e Cesario, chiama Sebastian «most ingrateful boy» ( «il più ingrato ragazzo» V, i) per poi perdersi, incredulo, nella visione dei due fratelli. Le sue ultime battute sono, pieno di stupore: «How have you made division of yourself/An apple cleft in two is not more twin/Than these two creatures. Which is Sebastian?» ( «Come ti sei così diviso in due? Una mela spaccata fa due parti meno uguali di queste due creature. Ma chi è Sebastian?» V, i). Sebbene il giovane risponda, spiegando la storia, non sappiamo più nulla di Antonio, di quello che farà alla fine della commedia ed insieme a Malvolio rimane escluso dai festeggiamenti. Come nota Harold Bloom il personaggio può facilmente essere accostato all'Antonio de Il mercante di Venezia, anche lui attratto da un giovane, Bassanio. Secondo il critico Harold Bloom l'Antonio della dodicesima notte potrebbe essere una sorta di parodia di quello del Mercante di Venezia. Pare che questa parte sia stata recitata dallo stesso Shakespeare, come anche l'omonima del Mercante di Venezia[20].

Valentino e Curio sono gentiluomini al seguito del Duca Orsino.

I protagonisti della beffa[modifica | modifica wikitesto]

Malvolio and the Countess (D. Maclise, 1840). Malvolio con le giarrettiere incrociate e Olivia, con Maria accanto. III, iv
(EN)
« Some are born great,
some achieve greatness,
and some have greatness thrust upon 'em. »
(IT)
« Alcuni nascono grandi,
alcuni conquistano la grandezza,
ed altri hanno su di loro una grandezza imposta dall'alto. »
(Malvolio, atto II, scena V)

Un secondo nucleo narrativo è costituito dai personaggi che ruotano intorno al motivo della beffa, Sir Toby, Sir Andrew, Maria, Fabian, il giullare Feste e l'oggetto della beffa: Malvolio. Le vicende che si svolgono intorno all'intrigo e alle sue modalità di esecuzione, pur essendo secondarie rispetto alla narrazione principale, hanno un grande spazio nel testo in contrapposizione con le vicende amorose dei nobili, creando una dialettica tra due mondi differenti e diseguali.

Malvolio, personaggio caratterizzato e di ampio rilievo nella commedia, è il maggiordomo di Olivia, di lei segretamente innamorato. Di carattere irruente, fa parte della schiera dei personaggi comici che animano il sub-plot che si intreccia con la trama principale dell'opera. Alla fine della commedia rimane solo, dichiara di vendicarsi della beffa subita e non viene incluso nei festeggiamenti. Nella commedia, a Malvolio viene attribuito il carattere tipico di un «bacchettone». Va in questo senso una battuta di Maria, che lo paragona ad un puritano: nel paragone è infatti insito un attacco alle municipalità puritane che furono grandi nemiche del teatro, tanto da portare alla chiusura di diversi stabili. Rappresenta l'esatto contrario dei personaggi ai quali si oppone, come Sir Toby e Sir Andrew Aguecheek. Il suo innamoramento per la padrona va insieme con il suo desiderio di innalzamento sociale e le sue fantasticherie di una vita da nobile, in cui indosserebbe la zimarra di velluto damascata, venendo appena dal divano dove ha lasciato Olivia dormiente[21]. Il primo attore ad impersonare il personaggio fu Richard Burbage. Altri famosi attori che lo hanno interpretato a teatro sono stati, tra gli altri: Henry Irving, E. H. Sothern, Herbert Beerbohm Tree, Henry Ainley, John Gielgud, Simon Russell Beale, Maurice Evans e Richard Briers. Alcuni studiosi di Shakespeare ipotizzano che il personaggio di Malvolio fu ispirato dal proprietario terriero puritano Sir Thomas Posthumous Hoby che rimase coinvolto in un famoso caso contro alcuni suoi vicini dello Yorkshire, nel quale li citò in giudizio per essere arrivati senza invito in casa sua, bevuto, giocato a carte, bestemmiato e minacciato di violentare sua moglie, caso che alla fine vinse; la scena alla quale si farebbe riferimento in questa vicenda è quella in cui Malvolio interrompe la festa di notte tarda del trio Toby, Andrew, Feste.[22] Esiste una poesia, scritta dal poeta Eugenio Montale che si intitola Lettera a Malvolio[23]. La dimostrazione dell'importanza di questo personaggio si nota anche dal fatto che la commedia stessa era conosciuta comunemente con il titolo Malvolio[24]

La scena del duello: Sir Toby, Fabian, Sir Andrew e Cesario visti da William Powell Frith

Sir Toby Belch è il personaggio con maggiore spazio nel testo, più ancora della protagonista Viola. Zio di Olivia, si caratterizza per essere un ubriacone: irrompe in scena con rutti (è questo il significato di belch) e battute disdicevoli, aumentando l'effetto comico della sua chiassosa presenza. Si fa promotore del matrimonio tra Andrew e la nipote. Impressionato dalla acutezza di Maria nell'organizzare la beffa ai danni di Malvolio, Sir Toby dichiara di volerla sposare alla fine della commedia.

Sir Andrew Aguecheek, amico di Sir Toby e pretendente di Olivia, è un allocco e non maschera la sua dabbenaggine, rendendosi ridicolo con battute poco salaci.

Maria, cameriera di Olivia, tende (di concerto con gli altri personaggi) una trappola a Malvolio scrivendo una lettera nella quale, imitando la calligrafia della padrona, dichiara il suo amore spassionato per lui. Dopo la beffa a Malvolio che la unisce come complice con Sir Toby alla fine della commedia lo sposa, celebrando le nozze insieme alle due coppie Orsino/Viola-Olivia/Sebastian.

Feste è il buffone di corte di Olivia, detto anche fool o matto, e si produce con i suoi lazzi anche alla corte di Orsino. Protagonista di divertenti parentesi, è anche il latore di diverse canzoni presenti nel testo. Feste non assomiglia ai fool di altri lavori come Il mercante di Venezia o I due gentiluomini di Verona. Rispettivamente Lancillotto Gobbo nel primo e Launce e Speed nel secondo agiscono come punto di svolta comico nell'opera, ad esempio con battute e monologhi dal ritmo molto veloce, o scombinando l'ordine della scena. Feste invece potrebbe assomigliare di più al matto di Re Lear: quando inizialmente appare al cospetto di Olivia subito inizia con battute d'insegnamento, per rispondere alle domande della dama.

(EN)
« For what says Quinalpus? ‘Better a witty fool than a foolish wit.’, virtue that transgresses is but patch’d with sin, and sin that amends is but patch’d with virtue. »
(IT)
« Che dice infatti Quinalpus? Meglio un pazzo di spirito che uno spirito da strapazzo. E come la virtù che degenera ha le toppe di peccato, così il peccato che si emenda ha le pezze di virtù. »
(I, iv.[25])

Di lui si sa poco, e persino il suo arrivo è misterioso: alla domanda perentoria di Maria, che gli chiede dove sia stato, pena l'impiccagione[26] si rifiuta di rispondere.

Fabian è un servo di Olivia, compare di inganni di sir Toby.

Quel che volete[modifica | modifica wikitesto]

Come ritiene il critico e studioso scespiriano Harold Bloom, La dodicesima notte è una delle migliori commedie pure di William Shakespeare, e contiene al suo interno una buona dose di autoironia, «A metà strada tra le feroci ironie di Amleto e l'irriverenza di Troilo e Cressida, superbamente espressa da Tersite.»[27], tra l'altro, probabilmente le due opere che rispettivamente ci furono subito prima e subito dopo della commedia in questione.

La commedia fa parte delle cinque che Shakespeare scrisse negli anni successivi alla costituzione della compagnia dei Chamberlain's Men. Seppure il drammaturgo ormai ricorra sempre più spesso a toni scuri e tragici, mischiando i generi, l'intento giocoso anche nella scelta dei titoli suggerisce la volontà di presentare lo spettacolo come una occasione di intrattenimento, tramite il trucco teatrale del travestimento e dell'inganno, e soprattutto venendo incontro alle aspettative dello spettatore: ciò che verrà rappresentato non ha un vero e proprio titolo, ma è quel che volete, come vi piace. In questo senso si è parlato di drammi d'occasione a proposito di questa e altre commedie di questo periodo[28].

Proprio il doppio titolo della commedia è stato oggetto di dibattito tra gli studiosi. La seconda parte, What You Will («Quel che volete»), richiama immediatamente il titolo di una commedia di poco precedente, As You Like It (Come vi piace). È possibile che il parallelismo fosse voluto, e che questo fosse il titolo originariamente voluto da Shakespeare. Nel 1601, tuttavia, John Marston scrisse e fece rappresentare da una compagnia di giovani una commedia omonima, What You Will, appunto, ed è probabile che vi fosse la necessità di distinguere la nuova commedia da quella di Marston. Anche sul significato della prima parte del titolo, La dodicesima notte, le opinioni sono discordanti. Nella commedia è assente qualsiasi riferimento alle feste dell'Epifania, e l'unica citazione di un dodicesimo giorno viene fatta da Toby Belch nel secondo atto, nella canzone On the twelfth day of December. Le uniche chiavi di interpretazione disponibili sono quelle relative alle fonti (Gl'Ingannati, rappresentata per l'Epifania) e alle circostanze della possibile prima rappresentazione del 1601, ma anche su questo sono stati avanzati dubbi, facendo propendere alcuni studiosi per il carattere casuale del titolo, proprio a sottolineare l'impianto fantasioso della commedia[29].

Travestitismo e metateatro[modifica | modifica wikitesto]

La scelta di un tema legato a travestimenti, scambi di persone e inganni è certamente condizionato dal successo, che già era stato sperimentato, del duplice travestimento di un giovane attore nei panni di una giovane donna, la quale a sua volta è mascherata da uomo.[30]. I personaggi femminili, interpretati da giovinetti, creavano così un gioco ambiguo, confondendo la realtà e la rappresentazione. Lo schema era già stato collaudato ne Il mercante di Venezia e ancor di più in Come vi piace. La confusione di ruoli arrivava al suo massimo allorché l'attore che impersonava una giovane donna (come succede in ben tre commedie consecutive) doveva passare per necessità narrativa ad un ulteriore travestimento maschile

Il gioco del teatro (e il gioco metateatrale interno ad esso) è evidente in alcuni passaggi del testo. Al primo incontro tra Olivia e Cesario (alter ego maschile di Viola) nel primo atto scena quinta la dama le chiede Siete un commediante? (nell'accezione elisabettiana il termine sta per attore[31], la risposta di Viola non sono quel che paio (in inglese il gioco di parole I am not that I play, play=recitare, verrebbe dunque non sono quel che recito) serve a far mostra del ruolo di Cesario, il ruolo che sta recitando, e viene messa tra le molte referenze al teatrale e al teatro dentro il teatro.[32] Un'altra citazione è quella che fa Fabian nel terzo atto alla quarta scena parlando di Malvolio: If this were play'd upon a stage now, I could condemn it as an improbable fiction/ La vedessi in teatro direi che è un po' tirata con le funi[33][34]. Nella seconda scena del quarto atto, Feste recita due parti nella recita a beneficio di Malvolio, alternate tra la voce di Sir Topas e quella di sé stesso.[35] Altre influenze vengono dalla tradizione popolare inglese e si possono vedere nelle canzoni di Feste e nei suoi dialoghi, come la canzone finale nel quinto atto[36] L'ultimo verso della canzone And I'll strive to please you every day/e cercheremo di soddisfarvi ogni giorno è un verso derivante da diversi spettacoli popolari inglesi.[37]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Malvolio and the Countess (D. Maclise), 1840

La commedia si divide nei canonici cinque atti, divisi a loro volta in scene: il primo e secondo atto in cinque, il terzo in quattro, il quarto in tre e l'ultimo in un solo atto.

Dal punto di vista narrativo è riconoscibile una struttura in quattro momenti: protasi, in cui si introducono i personaggi e la situazione; epitasi, lo svolgimento della trama; catastasi, il raggiungimento di un punto in cui la situazione sembra senza via d'uscita; catastrofe ovvero l'epilogo finale, risolutivo della trama e delle vicende dei personaggi[38]. Lo schema è quello teorizzato dai grammatici latini quali Evanzio e Donato e ripreso dalle teorie drammaturgiche dell'umanesimo e del rinascimento[39].

Uno schema fisso contraddistingue anche la dimensione temporale: il dramma si divide in una introduzione e tre giornate differenti, una per ognuno degli altri momenti drammatici. Tuttavia, all'interno del testo ci sono indicazioni contraddittorie riguardo al tempo trascorso, come nel quinto atto in cui si afferma come siano passati ormai tre mesi («...for three months before, no interim, not a minute's vacancy» Antonio, V, i). I luoghi si susseguono con simmetria: la protasi e le giornate, con l'eccezione della sequenza finale, iniziano sempre alla corte di Orsino per poi concludersi a casa di Olivia o nelle vicinanze, dove infine si svolge l'epilogo. All'interno di questo schema fisso si muovono le variazioni, con il ripetersi di questa struttura nelle diverse trame parallele, intrecciate fra loro. L'azione scenica si muove tra le due corti del duca Orsino e della contessa Olivia, e l'attenzione è polarizzata da un lato dalla vicenda principale, e dall'altro dalla beffa ai danni di Malvolio. Quest'ultima vicenda permette la variazione del linguaggio, l'introduzione di alcuni personaggi caratterizzati e in definitiva amplifica la comicità dell'intero dramma[40].

Gli avvenimenti presentati in successione talvolta si stanno svolgendo contemporaneamente, come le prime tre scene del primo atto, alla corte di Orsino, sul luogo del naufragio e alla corte di Olivia. Nella parte centrale delle giornate, con l'eccezione dell'ultima, sono collocati avvenimenti al di fuori delle due ambientazioni principali, spesso interrompendo la sequenza temporale o sovrapponendosi ad essa. Questi intermezzi introducono i personaggi che fungono da mediatori tra le due corti: Viola e il capitano di mare e in seguito Antonio e Sebastian. Le discrepanze spaziali e temporali suggeriscono una dimensione differente dalla realtà, che è in effetti la dimensione fantastica, al di fuori del tempo e dello spazio convenzionali[40].

C'è da ricordare, infatti, che nel quarto atto Antonio racconta di aver passato tre mesi in compagnia di Sebastian: sebbene possano sorgere dubbi se tale periodo fosse quello trascorso in mare o in terra d'Illiria, il dissiparsi degli stessi avviene quando Orsino dice di aver Cesario al suo servizio per un periodo di tre mesi. In questo modo si produce una ellissi della narratio: mentre lo spettatore vive il tempo della rappresentazione con continuità, i personaggi accelerano il tempo della storia narrata permettendo lo scorrere di tre mesi con poche battute, che per convenzione teatrale il pubblico accetta e fruisce senza risentire di alcuna incongruenza.

Rappresentazioni e adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazioni principali[modifica | modifica wikitesto]

Middle Temple Hall ritratta da Thomas Shepherd nel 1830

La Dodicesima notte, o come vi piace fu rappresentata con certezza il giorno della Candelora (2 febbraio) del 1602 presso la Middle Temple Hall. La possibilità di una rappresentazione precedente la sera dell'Epifania del 1601 è una ipotesi suffragata da alcune fonti, ma di cui non è possibile essere certi[1].

Il ruolo di Feste, il clown, fu affidato al nuovo acquisto della compagnia Robert Armin (ingaggiato per sostituire William Kempe), il quale oltre ad essere attore era anche cantante, particolarmente adatto per i ruoli di fool[41]. Si ritiene che della compagnia facessero parte anche John Sinklo (o Sincler), attore noto per la sua magrezza, (a cui fu probabilmente affidato Sir Andrew)[42], Augustine Phillips, Henry Condell, i fratelli Cuthbert e Richard Burbage (Malvolio), oltre allo stesso Shakespeare che probabilmente si riservò la parte di Antonio.

La commedia fu anche uno dei primi lavori di Shakespeare rappresentati all'inizio della Restaurazione, l'adattamento di Sir William Davenant fu fatto nel 1661, con Thomas Betterton nel ruolo di Sir Toby. Samuel Pepys la considerava una "silly play" (sciocca recita), ma la vide tre volte durante il periodo del suo diario, l'11 settembre 1661, il 6 gennaio 1663 ed il 20 gennaio 1669. Un altro adattamento, "Love Betray'd, or, The Agreeable Disappointment" fu fatto nel 1703 ai Lincoln's Inn Fields.

Dopo essersi affermato nei teatri solo attraverso riadattamenti, il testo originale di Shakespeare fu riportato in scena nel 1741, in una produzione del Theatre Royal di Drury Lane.

L'Old Vic

Grandi produzioni furono messe in scena nel 1912 da Harley Granville-Barker, e nel 1914, all'Old Vic. Tuttora figura di frequente nel suo cartellone. Tra le molte messe in scena al Vic:

Lilian Baylis riaprì il Sadler's Wells Theatre nel 1931 con una produzione che vedeva Ralph Richardson nei panni di Sir Toby e John Gielgud come Malvolio. Quest'ultimo diresse anche una versione della commedia allo Shakespeare Memorial Theatre con Laurence Olivier come Malvolio e Vivian Leigh che interpretava sia Viola che Sebastian nel 1955. La più grande produzione di Broadway di sempre fu quella di Margaret Webster nel 1941 con Maurice Evans come Malvolio e Helen Hayes come Viola. Resistette 129 serate, più del doppio di una media produzione di Broadway.

La Royal Shakespeare Company dalla sua fondazione ha inserito la commedia in quasi ogni stagione. John Barton diresse la messa in scena del 1970 con Judi Dench, Donald Sinden, Roger Rees.

La compagnia del Globe Theatre di Londra ha prodotto molte importanti produzioni tutte al maschile della dodicesima notte, come si usava nei tempi di Shakespeare, e messo in primo piano nella stagione del 2002 lo spettacolo che vedeva Mark Rylance, direttore artistico del Globe nei panni di Olivia. Questa stagione fu preceduta a febbraio con la performance della stessa compagnia al Middle Temple Hall, per celebrare il quattrocentesimo anniversario della prima dello spettacolo, nello stesso luogo dove fu fatto.

Tra le più recenti produzioni del Vic, quella di Edward Hall è giunta anche in Italia. Anch'essa con una compagnia interamente maschile, debuttò a Londra il 17 febbraio 2007 con Tony Bell, Jack Tarlton, Jon Trenchard, Tam Williams, Joe Flynn, Dominic Tighe, Dugald Bruce Lockhart, Bob Barret, Jason Baughan, Chris Myles, Simon Scardifield, Alasdair Craig, Tom McDonald[43]

Rappresentazioni in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1950 Giorgio Strehler mise in scena la commedia con Lilla Brignone (Viola) e un applauditissimo Gianni Santuccio nella parte di Malvolio[44]. Nel 2006 una versione diretta da Andrea Buscemi ha visto Oreste Lionello nelle vesti del maggiordomo beffato.[45]

Trasposizioni cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Shakespeare nella cinematografia.

Dall'opera sono stati tratti diversi film:

  • La dodicesima notte (Dvenadtsataya Noch), regia di J. Fried. Con Anna Larionova (Olivia), Anna Lisyanskaya (Maria), Vadim Medvedev (Orsino), Vasili Merkuryev (Malvolio), Katya Luchko (Viola/Sebastian). URSS, 1956
  • Che notte, ragazzi! (1966)
  • Eros Perversion, regia e adattamento di Ron Wertheim, Musical erotico ispirato alla commedia. Italia, 1979.
  • Nel film Shakespeare in Love esiste un riferimento alla dodicesima notte, verso la fine del film, quando la regina Elisabetta I (Judi Dench) chiede a William Shakespeare (Joseph Fiennes) di scrivere una commedia per il giorno dell'Epifania: inoltre Gwyneth Paltrow, che impersona la protagonista femminile, si chiama Viola, come l'eroina della dodicesima notte. Il poeta dichiara allora di far vivere la donna amata che nel frattempo deve andare nel nuovo mondo come protagonista della sua nuova commedia.

Opera[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1820 fu fatta una versione operistica da Frederic Reynolds, con la musica composta da Henry Bishop e rappresentata per la prima volta al Covent Garden[46]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Giorgio Melchiori, Shakespeare, Genesi e struttura delle opere, Bari, Laterza, 1994, p. 365.
  2. ^ Nell'opera Malvolio è definito come puritano, alludendo ai puritani londinesi, responsabili della chiusura di numerosi teatri.
  3. ^ Nel testo sono presenti numerosi giochi di parole, tipici di momenti giocosi delle commedie di Shakespeare.
  4. ^ L'identificazione della commedia plautina come archetipo di successive trame basate sulla gemellarità e sugli scambi di persona è confermato da tutti gli studi critici. Per quanto riguarda la commedia in oggetto, si veda Agostino Lombardo, in William Shakespeare, La dodicesima notte ovvero quel che volete, Feltrinelli, 1993, p. 182. e Massimo Fusillo in Antonio Gargano, Marisa Squillante; Rafael Beltràn, La gemellarità, il nomadismo e la ricerca dell'identità in Il viaggio nella letteratura occidentale tra mito e simbolo, Liguori, 2005, p. 183.
  5. ^ La commedia anonima senese è considerata unanimemente il concreto modello su cui si basa buona parte della struttura de La dodicesima notte. Diffusamente in Melchiori, pp. 365-367.
  6. ^ Richard Proudfoot, Ann Thompson; David Scott Kastan, The Arden Shakespeare Complete Works Paperback Edition, Thomson Learning, 2001, p. 1191.
  7. ^ Nel prologo si descrive alle dame come gli accademici «abbruciarono, come voi vedeste, quelle cose che gli potevano far drizzare la fantasia e crescer l’appetito di voi» e come poi, per farsi perdonare, «quasi in tre di, hanno fatto una comedia; e oggi ve la voglion far vedere e udire, se voi vorrete». Cfr. anche Melchiori, pp. 365-367.
  8. ^ a b Anonimo, Gl'Ingannati in II Sacrificio, Comedia de Gli Intronati, Venezia, 1537.
  9. ^ Morton Luce, Rich's 'Apolonius & Silla,' an original of Shakespeare's 'Twelfth Night', Londra, 1912, p. 7.
  10. ^ Lope de Rueda, los Engañados, rappresentata nel 1556, Valencia, 1567.
  11. ^ Il testo di Laelia su archive.org
  12. ^ Morton Luce, pp. 46-51
  13. ^ Morton Luce, p. 49
  14. ^ William Shakespeare, Smith, Bruce R., Twelfth Night: Texts and Contexts, Boston, Bedford/St Martin's, 2001, p. 2, ISBN 0-312-20219-9.
  15. ^ John Mannigham, Diary of John Manningham, of the Middle Temple, Londra, 1602-1603.
  16. ^ a b Melchiori, p.364
  17. ^ La dodicesima notte. La trasmissione del testo, le fonti - Anna Luisa Zazo - in William Shakespeare, La dodicesima notte, Mondadori 1991
  18. ^ Melchiori, p.370
  19. ^ Atto II, Scena V
  20. ^ a b Bloom p.147
  21. ^ Traduzione di Orazio Costa Giovangigli edita nell'edizione degli Oscar classici Mondadori
  22. ^ Shakespeare A to Z by Charles Boyce, Roundtable Press, 1990
  23. ^ Lettera a Malvolio - Eugenio Montale
  24. ^ Bill Bryson, Il mondo è un teatro, Biblioteca della Fenice, Ugo Guanda Editore, ISBN 978-88-6088-820-4 p. 123
  25. ^ Traduzione di Orazio Costa Giovangigli.
  26. ^ ...tell me where thou hast been,[...]My lady will hang thee for thy absence. (...dimmi dove sei stato, [...] la padrona ti farà impiccare)
  27. ^ Harold Bloom, Shakespeare, L'invenzione dell'uomo, Milano, Rizzoli, 2001.
  28. ^ Melchiori, p.327
  29. ^ La dodicesima notte., nota introduttiva di Goffredo Raponi
  30. ^ «Si doveva continuare a sfruttare il filone del travestimento maschile del ragazzo-attore specializzato in parti di giovane donna, dopo le felici esperienze di The Merchant of Venice e soprattutto di As You Like It.» Melchiori, p.370
  31. ^ Twelfth Night, edited by J.M.Lothian and T.W.Craik, Co. Ltd, 1975.
  32. ^ Righter, Anne: Shakespeare and the Idea of the Play, p. 130. Chatto & Windus, 1962.
  33. ^ Righter, p. 136.
  34. ^ In italiano traduzione di Orazio Costa Giovangigli
  35. ^ Righter, p. 133.
  36. ^ Weimann, Robert: Shakespeare and the Popular Tradition in the Theater: Studies in the Social Dimension of Dramatic Form and Function, p. 41. The Johns Hopkins University Press, 1978.
  37. ^ Weimann, p. 43.
  38. ^ Melchiori, p.374
  39. ^ Giambattista Vico, Commento all'Arte poetica di Orazio, a cura di Guido De Paulis, Guida Editori, 1998, p. 294, ISBN 88-7188-188-5.
  40. ^ a b Melchiori, pp.374-375
  41. ^ FamousClowns.org.
  42. ^ Stanley Wells, Shakespeare & Co.: Christopher Marlowe, Thomas Dekker, Ben Jonson, Thomas Middleton, John Fletcher and the Other Players in His Story, Vintage Books USA, 2008, ISBN 0-307-28053-5.
  43. ^ Recensione su DelTeatro.it
  44. ^ Archivi del Piccolo Teatro.
  45. ^ teatroteatro.it.
  46. ^ Cronologia datata delle opere di Bishop.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti dell'opera[modifica | modifica wikitesto]

Testi critici[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Luisa Zazo, La dodicesima notte. La trasmissione del testo, le fonti in La dodicesima notte, Mondadori, 1991, ISBN 88-04-34805-4.
  • Giorgio Melchiori, Shakespeare. Genesi e struttura delle opere., Laterza, 1994, pp. 364-376, ISBN 88-420-7742-9.
  • Harold Bloom, Shakespeare, L'invenzione dell'uomo, Milano, Rizzoli, 2001, ISBN 88-17-10798-0.
  • Bill Bryson, Il mondo è un teatro, Parma, Guanda, 2007, ISBN 88608882044 .
  • Massimo Fusillo, La gemellarità, il nomadismo e la ricerca dell'identità in Il viaggio nella letteratura occidentale tra mito e simbolo, a cura di A. Gargano, M. Squillante, R. Beltràn, Liguori, 2005, p. 183, ISBN 88-207-3849-X.
  • (EN) Anne Righter, Shakespeare and the Idea of the Play, 1962, Chatto & Windus, ISBN 0-7011-1078-3.
  • (EN) Robert Weimann, Shakespeare and the Popular Tradition in the Theater: Studies in the Social Dimension of Dramatic Form and Function, 1978, The Johns Hopkins University Press, ISBN 0-8018-3506-2.
  • (EN) William Shakespeare, Twelfth Night, a cura di John Maule Lothian e Thomas Wallace Craik, Co. Ltd, 1975.
  • (EN) Charles Boyce, Shakespeare A to Z, 1990, Roundtable Press, ISBN 0-385-31361-6.
  • (EN) Michael Pennington, Twelfth Night: a user's guide, New York, 2000, ISBN 0-87910-950-5.
  • (EN) Richard Proudfoot, Ann Thompson; David Scott Kastan, The Arden Shakespeare Complete Works Paperback Edition, Thomas Nelson Publishers, 1998, ISBN 0-17-443615-7.
  • (EN) Elizabeth Story Donno, Twelfth Night, Cambridge, Cambridge University Press, 2003, ISBN 0-521-53514-X.
  • (EN) William Shakespeare, Smith, Bruce R., Twelfth Night: Texts and Contexts, Boston, Bedford/St Martin's, 2001, ISBN 0-312-20219-9.

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • William Shakespeare, La dodicesima notte, testo originale a fronte, traduzione di C. A. Corsi, a cura di Nemi d'Agostino, Garzanti, 1990, ISBN 88-11-36402-7.

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