Chiesa di San Giorgio in Velabro

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Coordinate: 41°53′22.49″N 12°28′59.37″E / 41.88958°N 12.483158°E41.88958; 12.483158

Chiesa di San Giorgio in Velabro
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Giorgio
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico paleocristiano
Inizio costruzione IX secolo
Completamento IX secolo
Sito web Sito ufficiale
Il nome
Ettore Roesler Franz, Arco di Giano e San Giorgio al Velabro (1880 circa)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Velabro.

L'appellativo in Velabro, anche nella variante al Velabro, proviene dalla località paludosa dove la chiesa fu eretta, detta appunto dai Romani Velabrum (a vehendis ratibus) etimologia che nel Medioevo fu arbitrariamente cambiata in vellum aureum.

Nel secolo XVI, la chiesa veniva anche detta San Giorgio alla fonte.

Pianta della chiesa

La chiesa di San Giorgio in Velabro è un antico luogo di culto cattolico del centro storico di Roma.

La basilica, costruita nel IX secolo in luogo di una più antica ed in seguito più volte rimaneggiata, sorge nei pressi del cosiddetto Arco di Giano e immediatamente accanto all'Arco degli Argentari, nella piazzetta della Cloaca Massima, non lontano dal luogo in cui la leggenda colloca il ritrovamento dei gemelli Romolo e Remo da parte della lupa.

La chiesa è retta dai Canonici regolari dell'Ordine della Santa Croce ed è sede della diaconia di San Giorgio in Velabro, il cui cardinale titolare è Gianfranco Ravasi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal VI al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di questa chiesa non sono ben note, ma pare che debbano risalire al VI secolo. È, però, nel 570 che papa Gregorio I la innalzò a diaconia cardinalizia. Probabilmente, il cantiere si appoggiò inizialmente ad una precedente edificazione civile di epoca classica (a ciò fa pensare anche la pianta dello stabile, estremamente irregolare, che sembra il prodotto di successive giustapposizioni).

Nel secolo successivo, papa Leone II (682-684) la restaurò e vi unì il culto di san Sebastiano. Il culto a san Giorgio determina l'iniziativa di papa Zaccaria di trasferire dalla Cappadocia la testa del santo in questa chiesa (metà dell'VIII secolo).

Ricaduta in rovina, papa Gregorio IV (827-849) la restaurò dalle fondamenta, aggiunse il portico e la fece decorare di mosaici oggi scomparsi.

Nel 1295, papa Bonifacio VIII ne fece titolare il cardinale Giacomo Stefaneschi, che invitò Pietro Cavallini a dipingerne l'abside e l'adornò di nuove decorazioni.

Nel 1705, il cardinale Imperiali fece rifare il soffitto.

Finalmente, nel 1819, papa Pio VII concesse la chiesa alla Pia Unione dei Fanciulli, retta da monsignor Satolli, che trovando la chiesa molto malandata, la restaurò, conservandone la forma primitiva.

L'attentato del 1993[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bombe del 1992-1993.

Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1993, alle ore 00.08, la chiesa fu oggetto di un attentato, un'esplosione dovuta ad un'auto bomba parcheggiata nei pressi della facciata, carica di circa 100 kg di esplosivo, che ha causato il crollo quasi totale del portico antistante la chiesa.

L'esplosione ha provocato inoltre l'apertura di una larga breccia sul prospetto principale e dissesti statici alle strutture murarie della chiesa e all'annesso convento dei Padri Crocigeri.

Contemporaneamente vi fu un'altra esplosione a San Giovanni in Laterano. Complessivamente i due attentati provocarono 22 feriti. Entrambi gli attentati saranno addebitati a Cosa Nostra, inquadrati in quel periodo che fu definito dagli inquirenti "le stragi del '93".

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il restauro ha riguardato in primis la ricostruzione del portico, completamente distrutto dall'esplosione. Si è verificato che era possibile il recupero di uno degli archi in mattoni collocati originariamente sulla trabeazione del portico, che era crollato a terra, quasi integro. L'arco è stato ricollocato nella propria sede originaria sulla campata centrale del portico attraverso una complessa opera di consolidamento e di ingabbiatura. Si sono quindi recuperati tutti gli elementi d'ornato, capitelli ionici, fasce decorate dei pilastri, trabeazione marmorea, e si è ricomposto un lacerto di affresco altomedievale, scoperto negli anni venti.

Nell'opera di ricostruzione sono stati utilizzati, per le superfici esterne del portico, tutti i mattoni di recupero; all'interno si sono impiegati mattoni nuovi fatti a mano dello stesso tipo e dimensione di quelli antichi, sui quali è stata posta la data della loro collocazione.

Anche le coperture a tetto della chiesa il cui stato fatiscente aveva provocato copiose infiltrazioni d'acqua già prima dell'attentato, sono state accuratamente restaurate. Nel campanile si sono effettuati rinforzi con l'aggiunta di catene e si è proceduto alla pulitura e alla reintegrazione delle parti mancanti.

L'interno della chiesa è stato restaurato, provvedendo alla ricostruzione della breccia aperta dalla bomba sulla facciata e alla ricomposizione e alla originaria ricollocazione dei reperti di età classica ed alto-medievale, particolarmente significativi per la storia del monumento.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa è a capanna, con paramento murario in intonaco color arancione. In basso, è preceduta dal portico, ricostruito dopo l'attentato del 1993. Esso è sorretto da quattro colonne ioniche e, agli angoli, da quattro pilastri del VII secolo. L'architrave presenta la seguente iscrizione del XIII secolo:

Particolare del portico
(LA)
« Stephanus ex Stella, cupiens captare superna
Eloquio rarus virtutum lumine clarus
Expendens aurum studuit renovare pronaulum.
Sumptibus ex propriis tibi fecit, sancte Georgi.
Clericus hic cuius prior ecclesiae fuit huius:
Hic locus ad velum prenomine dicitur auri. »
(IT)
« Stefano della Stella, uomo di rara eloquenza
desideroso di conseguire il supremo perdono,
cercò di rinnovare il pronaolo con suo denaro,
e a sue spese per te, o San Giorgio, fece questo lavoro.
Egli fu priore di questa chiesa,
che dal luogo ove sorge fu detta del vello d'oro. »
(Iscrizione dell'architrave del portico)

La parte superiore della facciata si apre al centro con un rosone circolare e termina con un frontone triangolare. Addossato alla chiesa, sulla sinistra, vi è il campanile a quattro ordini di trifore e, alla base di questo, l'arco degli Argentari (204), uno degli antichi ingressi al foro Boario.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno è asimettrico, più largo in corrispondenza della facciata e più stretto nel fondo, ed è a pianta basilicale, con tre navate separate da file di archi a sesto acuto poggianti su colonne di spoglio in marmo scanalato, di pavonazzetto e granito bigio, ed abside semicircolare in corrispondenza della navata centrale. Il soffitto della navata centrale fu dipinto da Francesco Avalli.

L'altare maggiore è una costruzione paleo-cristiana del VII secolo. L'abside, rialzata rispetto al piano pavimentale e riservata al clero, presenta un affresco, molto restaurato, raffigurante Gesù Salvatore fra i Santi Giorgio, Maria, Pietro e Sebastiano, opera inizialmente attribuita a Giotto che l'avrebbe eseguita nel 1298, ma che l'Hermanin rivendica a Pietro Cavallini. Nella navata di sinistra vi sono frammenti del paliotto e di un recinto presbiteriale, opera bizantina dell'epoca di papa Leone II e di un pluteo dei tempi di Gregorio IV.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ultima campata della navata laterale di sinistra, si trova l'organo a canne della chiesa, costruito nel 1997 dalla ditta organaria neerlandese Pels & Van Leeuwen.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica ed ha consolle a finestra con un'unica tastiera di 56 note e pedaliera dritta di 30 note. La sua disposizione fonica è la seguente:

Manuaal
Roerfluit 8'
Prestant 4'
Gedekte Fluit 4'
Octaaf 2'
Mixtuur IV 1'
Pedaal
Subbas 16'

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]