Roturier

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Roturier è un termine francese utilizzato dal Medioevo fino allo scoppio della Rivoluzione francese per indicare le persone che non fossero nobili.

Roture è un termine generico per designare l'insieme dei roturier, cioè dei "popolani" in quanto classe sociale inferiore. il termine "roture" è spesso impiegato in senso peggiorativo.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Roturier viene dalla radice latina ruptarius, «colui che rompe la terra»[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

I "Roturier" erano in origine i servi della gleba. Poi sono stati indicati nella Francia dell'Ancien Régime con questo nome i borghesi che vivono delle loro proprietà e dei loro incarichi quando ne avevano, gli artigiani, i lavoratori subordinati, i manovali; in una parola, tutti coloro che non sono nobili o ecclesiastici.

I "popolani" non potevano arrivare, in generale, ai più alti gradi dell'esercito. Solo i popolani che pagavano la Taille e le imposte accessorie della "taille" ("taillon"[2], "crue d'aide"[3], ecc.), erano soggetti unicamente alla corvée e alla milizia.

La legge non era sempre la stessa per i nobili e popolani. Per alcuni reati il "roturier" (cittadino comune) è stato condannato all'impiccagione, il nobile decapitato.

I "roturier" non potevano uscire dal loro stato ed elevati alla nobiltà se non ottenendo dal Re delle lettres de noblesse (lettere di nobiltà)[4], o con l'acquisizione della nobiltà mediante l'acquisto di cariche pubbliche e uffici che la conferivano. La situazione finanziaria di alcuni ricchi borghesi a volte era superiore a quella dei piccoli nobili. C'erano delle terre coltivate da "roturier" che potevano anche appartenere a nobili che erano soggette a tassazione[1]

Nell'Ancien régime, le proprietà si ripartivano tra "beni nobiliari" e "beni roturiers" :

  • il bene roturier per eccellenza era la Censive, una proprietà fondiaria (che può essere nelle mani di un nobile) che doveva un "cens" (Royalty) al suo "signore" diretto;
  • il bene nobiliare per eccellenza era il Feudo; per il suo possesso, anche da un "roturier", era necessario l’atto di fede e di omaggio (promessa di fedeltà al signorotto dominante sotto pena di essere rimosso dalla proprietà) che dava la qualifica di seigneur.

Attualmente[modifica | modifica sorgente]

In passato è stata la regola per i monarchi e gli eredi delle famiglie reali sposarsi con altre famiglie reali, o almeno nobili. Ora tuttavia molti membri delle case reali d'Europa si sposano con dei popolani. Le attuali regine Silvia di Svezia e Sonja di Norvegia sono nate popolane come pure le mogli dei principi eredi della corona di Spagna (Letizia Ortiz), di Danimarca (Mary Donaldson), dei Paesi Bassi (Máxima Zorreguieta Cerruti) e di Norvegia (Mette-Marit Tjessem Høiby).

La parola roturier in senso di plebeo è molto più comunemente usata oggi, anche in paesi dove la nobiltà esiste ancora, fatta eccezione per il Regno Unito (commoner).

Il mestiere definito dall'antica etimologia latina ha dato origine in epoca medievale, specialmente nei territori soggetti agli Estensi, ai cognomi di Spaccaterra, Zappaterra.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Encyclopédie Larousse del XX secolo, Parigi, 1932.
  2. ^ La taillon è una nuova tassa introdotta nel 1549 dal re Enrico II di Francia per soddisfare le crescenti esigenze finanziarie legate al mantenimento degli eserciti.
  3. ^ Incremento delle imposte dovute a particolari tariffe reali.
  4. ^ Grandi Lettere patenti con le quali il Re accordava la nobiltà a un "roturier"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bluche, François. L'Ancien régime: Institutions et société. Collection: Livre de poche. Parigi: Editions de Fallois, 1993. ISBN 2-253-06423-8
  • Salmon, J.H.M. Society in Crisis: France in the Sixteenth Century. Methuen: Londra, 1975. ISBN 0-416-73050-7
  • Bernard Barbiche, Les institutions de la monarchie française à l'époque moderne : XVIe-XVIIIe siècle, Parigi: PUF, collection "Premier Cycle", 1999. ISBN 9782130481959
  • Daniel Dessert, Argent, pouvoir et société au grand siècle, Parigi: Fayard, 1984. ISBN 9782213014852
  • Arlette Jouanna, Philippe Hamon, Dominique Biloghi, Guy Le Thiec, "Finances", La France de la Renaissance: Histoire et Dictionnaire, Parigi: Laffont, 2001.
  • Jean Favier:
    • Finance et fiscalité au bas Moyen Âge, SEDES, coll. « Regards sur l'histoire », Parigi, 1971 (ASIN 2718136995),
    • q.v. Dictionnaire du Moyen Âge, s. dir. Michel Zink, Alain de Libera et Claude Gauvard, PUF, coll. « Quadrige », 2004. ISBN 2-13-054339-1
  • Parte del presente testo proviene dall'undicesima edizione della Encyclopædia Britannica, oggi di pubblico dominio.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]